Meno matrimoni in chiesa, più divorzi e figli al di fuori delle nozze. Su sesso, affetti e salute gli italiani hanno smesso di seguire il Vaticano. left anticipa il Rapporto 2009 dell’Osservatorio sulla laicità di Federico Tulli
Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il senatore, lo stesso che definisce «banalizzazione della vita» l’eventuale decisione di abortire per via farmacologica cui avrebbero diritto le donne italiane con l’entrata in commercio della pillola Ru486, ha poi precisato: «Siamo fermamente convinti della necessità di una norma di carattere generale, in grado di tutelare il fondamentale principio di uguaglianza fin dal momento del concepimento». Questa proposta, che trasformata in legge sarebbe una pietra tombale per la norma 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è solo l’ultima di una lunga serie di entrate a gamba tesa delle istituzioni contro diritti civili faticosamente acquisiti. Si sommerebbe, infatti, alla legge 40/04 sulla fecondazione assistita, giudicata cinque anni dopo l’entrata in vigore parzialmente incostituzionale dall’Alta corte perché viola gli articoli 3 e 32 della Carta. Oppure ancora al ddl Calabrò sul testamento biologico, che impone il ricorso al sondino per l’alimentazione forzata, in barba al diritto all’autodeterminazione che sempre la nostra Costituzione riconosce ai malati. Interventi “duri”, che se da un lato ricalcano fedelmente le indicazioni ora della Conferenza episcopale italiana, ora di altre gerarchie dello Stato Vaticano, dall’altro dicono di una classe politica che si muove nella direzione opposta a quella della società civile che dovrebbe rappresentare. E dicono pure di un potere, quello della Chiesa cattolica, costretto a serrare le fila (e alzare il tiro sulla altrui libertà di pensiero) per bilanciare una costante quanto inesorabile perdita di incisività e appeal culturale e religioso nei confronti dei cittadini italiani. Queste considerazioni trovano adeguato sostegno nei numeri del Quinto rapporto sulla secolarizzazione in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale. Il documento viene presentato stamane a Roma nell’ambito del convegno internazionale “La secolarizzazione in Europa”, organizzato dalla Fondazione Critica liberale in collaborazione con lo European liberal forum. left anticipa i passaggi più significativi della relazione di Silvia Sansonetti, ricercatrice in Politiche sociali all’università Sapienza di Roma, da cui emerge la tendenza laica «del mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani, circa aspetti della loro vita potenzialmente legati ai valori di riferimento della religione cattolica». I numeri parlano chiaro. Diminuzione dei matrimoni concordatari e dei battesimi, crescita delle unioni civili, dei divorzi e del numero di figli nati al di fuori del matrimonio. (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)
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Pedofilia nel clero
La Chiesa in bancarotta
Nella cattolicissima Irlanda sono circa 800, tra religiosi, sacerdoti e suore, le persone sotto processo per oltre 30mila casi di violenza sessuale. In totale, se condannati, il Vaticano dovrà pagare 1,1 miliardi di euro alle loro vittime. Il caso irlandese ricalca fedelmente quanto avvenuto nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Qui, fino a oggi, sono 4.392 i sacerdoti denunciati per pedofilia. Mentre i risarcimenti già versati in seguito a condanne definitive ammontano a 2,6 miliardi di dollari. Una somma che ha portato sull’orlo della bancarotta la Chiesa dello Stato che adotta come motto nazionale: “In God we trust”. In Italia, il fenomeno sembra essere ancora sommerso. Sono 73 i casi di violenza su minori e oltre 235 le vittime di sacerdoti e religiosi.
Prebende
Due Stati, un contribuente
Tra contributi diretti, finanziamenti e agevolazioni, ogni anno l’Italia dà 4,5 miliardi di euro alla Chiesa. La somma, secondo stime molto prudenti, si articola in vari filoni tra cui: un miliardo di euro dell’otto per mille, 950 milioni per gli stipendi di 22mila insegnanti di religione e 700 milioni di euro che Stato ed enti locali versano in base a convenzioni su scuola e sanità. Poi ci sono i tanti vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode. Come lo sconto del 50 per cento su Ires e Irap, l’esenzione sull’Ici (da 400 a 700 milioni di euro. Fonte Anci) e le agevolazioni per il turismo cattolico. Per quanto riguarda le rendite immobiliari, secondo l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata ne La questua (Feltrinelli) il Vaticano possiede circa il 20 per cento del patrimonio immobiliare complessivo italiano.
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Basta abusi vaticani
Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla. Intervista al neo segretario dei radicali italiani, Mario Staderini di Simona Maggiorelli
La società italiana si va sempre più laicizzando. Aumentano i divorzi, sono sempre meno le persone che vanno a scuola dai preti e non solo». Di fronte ai dati del nuovo Rapporto sulla secolarizzazione di Critica liberale e Cgil nuovi diritti, il neosegretario dei Radicali Mario Staderini non ha molti dubbi: «Nessuno segue più gli anacronismi del Vaticano». Ma se da molti anni ormai nel vivere e nel sentire quotidiano degli italiani si riconosce una laicità di fondo, l’avvocato Staderini (anche per il suo lavoro con l’associazione Anticlericale.net) avverte: «Che la società civile sia sempre più distante dal catechismo non significa, però, che si riduca l’influenza della Chiesa e il potere delle gerarchie vaticane in Italia». In un Paese dove ogni dì tv e giornali si occupano del papa e riportano i pareri del clero su ogni tema e senza contraddittorio «lo strapotere mediatico della Chiesa cattolica – chiosa Staderini- condiziona gli orientamenti politici degli italiani. Ma c’è anche un’influenza “culturale” che la Chiesa esercita sui più giovani con le fiction a sfondo religioso. Solo un esempio: vent’anni fa che un gruppo di liceali venisse al Partito radicale, come è accaduto, ad attaccare croci e slogan fondamentalisti era inimmaginabile. Non c’era l’humus culturale. Allora passavano i film di Magni sulla Roma papalina. Ora ci sono don Matteo e fiction agiografiche su madre Teresa. Le sparate vaticane trovano poi un terreno già pronto».
Lo Scisma sommerso fra Chiesa e società di cui parlava lo storico Prini si va ricomponendo?
C’è il rischio che quella spaccatura evidente venga ricomposta a forza. Certo non è un processo che parte dal basso, dalla vita quotidiana. Ma devo aggiungere anche che, se l’influenza “culturale” della Chiesa è in prospettiva la più pericolosa, non si può trascurare quella economica: sulla scuola, sulla sanità, sui beni culturali, sul turismo. Qui il Vaticano è un player determinante. Con tutti i vantaggi dell’8 per mille, delle agevolazioni fiscali, delle banche.
In Vaticano spa, Nuzzi scrive di conti correnti intestati a mafiosi e a politici ma anche di soldi a Riina e Provenzano per finanziare un nuovo partito di centro. Ora la riapertura del caso Orlandi ci riporta ai soldi sporchi che la banda della Magliana prestava al Vaticano. Lo Ior continua a gettare un’ombra nera sulla democrazia italiana?
E’ certo che lo Ior è al di fori delle convenzioni internazionali sul riciclaggio del denaro e sulla trasparenza. Dunque tutto può succedere. Se i magistrati italiani indagano su eventuali conti aperti nello Ior devono fare una rogatoria internazionale. E il Vaticano non ha nessun obbligo di rispondere. Accadde già con Marcinkus.
Il terzo punto è l’intromissione politica della Chiesa. A Il Fatto lei ha detto: mai con la destra “Dio, patria e famiglia”. Ed è chiarissimo. Ora però, anche se per Marx la «religione era oppio dei popoli», da Togliatti in poi la nostra sinistra ha sempre avuto sudditanza al pensiero religioso e “deferenza” verso il Vaticano. Perché?
Quella che lei chiama deferenza è in realtà una sudditanza al potere politico, economico e culturale del Vaticano. Serve a non inimicarsi quel potere che fa partire direttive a cui destra e sinistra si genuflettono. Tanto più oggi con partiti ridotti a oligarchie e a gruppi di potere se non d’affari. Così, per intenderci, se in Emilia Romagna la Cei spende 100 milioni di euro per nuove chiese, le cooperative rosse del cemento devono ambire a quelle commesse. Da parte sua la destra cavalca in modo perfino becero i diktat della Chiesa. Usa la croce come arma politica.
Il cardinal Ruini dice che la religione è antropologia. Di fronte a una Chiesa che propaganda la dottrina come scienza, perché i partiti di sinistra esitano a fare proprie le scoperte scientifiche che, per esempio, liberano la donna che decide di abortire dalle accuse di assassinio?
Ruini ha messo su una macchina gigantesca con una strategia dichiarata. (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)
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Vivrai nel dolore
Nascita, vita, amore malattia e morte: i cinque passaggi fondamentali dell’esistenza umana che il cristianesimo “presidia” da sempre. Ribaltandone il senso di Ilaria Bonaccorsi
Durante l’incontro con gli artisti del 21 novembre monsignor Ravasi, annunciando la presenza della Santa sede alla Biennale di Venezia 2011, ha dichiarato: «Vorrei rivolgermi a sette-otto artisti di altissimo livello e di tutto il mondo, a cominciare dall’Africa. E dare loro come spunto i primi undici capitoli della Genesi perché lì si trovano già tutti i temi fondamentali: la creazione, il male, la coppia, l’amore, la violenza familiare e sociale, la decreazione e la rovina…». Il lupo, evidentemente, non perde né il pelo né il vizio. Il cristianesimo infatti, fin dalle origini, più che rivoluzionare la vita degli esseri umani, “presidiò” i momenti topici della loro vita: la nascita, la vita, l’amore, la malattia e la morte divennero “il pane” per i denti del cristianesimo. Vennero costruiti apparati simbolici, liturgici, rituali e agiografici. Fu cambiata persino la misurazione del tempo: dall’origine del mondo si passò alla natività del Cristo. Fu inventato un tempo “ante” e un tempo “post”. L’inizio, il cardine del tempo, divenne la nascita di Gesù: quel dio incarnato che era morto e risorto per noi esseri umani, tutti uguali perché tutti peccatori. E ogni cosa, valore, affetto subì un ribaltamento, una trasfigurazione: la fiducia divenne fede, la malattia divenne male, la morte divenne la vera vita, e così via. Ripercorriamo i passaggi fondamentali. La nascita – Il cristianesimo è la religione del peccato originale che rende, ancor prima di essere nati, “non umani”. La nascita infatti, sino alla somministrazione del rito del battesimo, per il cristiano è un fatto meramente biologico. Nasciamo tutti uguali, tutti peccatori, è il battesimo a renderci “umani”. Bene dice Ezechiele: «Vi prenderò di mezzo alle genti… Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli io vi purificherò; vi darò un cuore nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». È il battesimo che regala l’anima all’uomo e che lo include nella comunitas christiana immettendolo in un preciso percorso di “redenzione”. La vita – E’ un dono di Dio. Solo lui te la dà, ed è “umana” solo se c’è l’anima nel corpo. Il problema quindi fu quello di capire se l’anima preesistesse al corpo o lo animasse successivamente. Vi fu un primo cristianesimo, ancora aristotelico, nel quale si teorizzava un’evoluzione progressiva dell’embrione, caratterizzata da un primo stadio vegetale, un secondo stadio legato al nascere delle sensazioni e uno finale, nel quale compariva l’anima razionale. Ancora sant’Agostino (354-430 d.C.) sosteneva l’animazione successiva al concepimento. Il soffio dell’anima entrava nell’embrione maschio al 40° giorno dalla fecondazione, e in quello femminile al 90°. E così San Tommaso (1225-1274 d.C.): «Dio introduce l’anima razionale solo quando il feto è un corpo già formato». Tre secoli dopo il vento girò, quando Thomas Fyens, medico e filosofo di Lovanio (1567-1631) negò la teoria aristotelica dei tre stadi sostenendo che l’anima razionale veniva infusa da Dio non oltre il terzo giorno dal concepimento. L’anima, dunque, preesisteva al corpo. Questa tesi portò a conseguenze estreme, come quella del 1658 di procedere al battesimo obbligatorio di tutti i feti abortivi, trasformati a quel punto in homines dubii. Il Sant’Uffizio con Innocenzo XI (1676) stabilì che il concepito doveva essere considerato “persona” fin dal primo momento. L’idea “cristiana”, da sempre e per sempre, di uomo e di vita è di un essere sub (o non) umano (non possiamo dire animale, perché gli animali non hanno il peccato originale), malvagio perché peccatore, salvato solo dalla discesa dell’anima, dono di Dio che lo rende umano. L’amore - (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)
























È questo l’ultimo dei tre editoriali del direttore di Jesus sull’argomento Concilio-Lefebvriani. Quattro mesi dopo viene sostituito alla guida del mensile. Ai fini della ricostruzione storica dello scisma vale ora la pena fare un salto indietro di otto anni ed evidenziare alcune frasi del primo dei tre articoli, quello scritto nel novembre del 2000 dal titolo “Paura del concilio”: «Ricordate monsignor Marcel Lefebvre? – scrive Marras -. Era quel pio vescovo, fondatore della Fraternità San Pio X, che non riuscì mai a mandare giù il Vaticano II. E che, dopo una serie di virulenti attacchi ai Papi che avevano ispirato e appoggiato il rinnovamento conciliare, nel 1988 consacrò, senza il consenso di Roma, quattro vescovi. Da qui lo scisma. Il paesino svizzero di Ecône, sede della Fraternità San Pio X, divenne così il laboratorio dell’integrismo cattolico, ispirando più o meno direttamente ogni contestazione al rinnovamento liturgico e teologico, allo spirito di dialogo in campo ecumenico e interreligioso. Lefebvre diceva che l’Anticristo aveva preso possesso dei Sacri palazzi: “Mercenari, lupi, ladri, comunisti e massoni si sono introdotti nel governo della Chiesa…”. Se i toni non sono più quelli violenti e aggressivi di allora, le censure e le critiche di oggi alla Chiesa di Roma e al Papa sono le stesse. Di nuovo pare esserci (“e questo ci inquieta davvero”, osservava il direttore di Jesus) un riavvicinamento tra la comunità scismatica dei lefebvriani e alcuni settori della Chiesa cattolica». Già, inquietante, anche perché, ricordiamo, era il novembre del 2000, ma sembra storia di oggi.