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Quei dubbi sul fine vita nemici della scienza

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Settembre 2009

Al Festival della salute di Viareggio, un testo siglato da bioeticisti e filosofi mette in discussione il concetto di morte cerebrale stabilito dal protocollo di Harvard di Federico Tulli

Dalla fitta messe di documenti elaborati nel corso dei quattro giorni del Festival della che si chiude oggi a Viareggio spicca senza dubbio quello redatto al workshop “Morte cerebrale e donazione di organi. Etica e scienza a confronto”. Le conclusioni del convegno, organizzato dal senatore Pd Ignazio Marino, medico e presidente della Commissione d’inchiesta su efficacia ed efficienza del Ssn, mettono difatti in discussione un punto fermo della scienza medica mondiale in tema di definizione della morte di un essere umano, il protocollo di Harvard del 1968. E, anche se non in maniera esplicita, entrano a gamba tesa nel dibattito pubblico sul testamento biologico che da un paio di anni si è sviluppato in Italia. «Il concetto di morte cerebrale va rivisto secondo nuovi criteri che tengano conto della pratica clinica», dicono gli esperti, tra cui il filosofo Giovanni Boniolo della Fondazione Ifom, e Stuart Youngner, bioeticista della Cwr university di Cleveland. «I criteri di morte cerebrale – si legge ancora – hanno avuto una funzione di protezione nei confronti dei pazienti, nel contesto del reperimento e del trapianto di organi. Il mondo scientifico sta ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali, sociali della morte cerebrale e come questo concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose». Pertanto «si dovrebbe evitare di ispirarsi a una rigida ortodossia, mantenendo invece un’apertura mentale su un tema così complesso e controverso», riconsiderando tra l’altro «definizioni troppo rigide come la cessazione “irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello” (protocollo di Harvard), poiché è convinzione comune l’inapplicabilità di tali criteri nella pratica clinica». Diciamo subito che facendo riferimento «a criteri che tengano conto della pratica clinica» risulta poco comprensibile il nesso con l’evoluzione del concetto di morte «in relazione alle differenze religiose». Giova peraltro ricordare che nel 2008 i neurologi Latronico, Zamperetti, Bellomo e Defanti (il medico di Eluana Englaro) hanno proposto di sostituire la definizione di “morte cerebrale” con “coma apneico irreversibile”, poiché sarebbe «più consona ai nuovi criteri diagnostici che si avvalgono dei dati della flussimetria cerebrale (Cta)», come osserva la neonatologa Maria Gabriella Gatti nella rivista scientifica Il sogno della farfalla. «La Cta – spiega la Gatti – ci dice se il sangue arriva o no al cervello, confermando la diagnosi di morte in base al “silenzio elettrico assoluto”», (erroneamente detto “elettroencefalogramma piatto”). Non si vede pertanto come una convinzione religiosa possa modificare ciò che tecnica e pratica dimostrano essere irreversibile, la “morte cerebrale”. Così definita quando i potenziali elettrici registrati con l’elettroencefalogramma non superano la soglia di 2 microvolt. Terra, il primo quotidiano ecologista

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Biotestamento: Legge inutile. Sacconi pure

Pubblicato da Federico Tulli su 11 Settembre 2009

Verso il convegno “Dall’esistenza alla vita”. Allo studio concetti cardine dello specifico umano. L’anestesista di Welby, Mario Riccio, denuncia: «Su biotestamento ed eutanasia il ministro vuol fare confusione» di Federico Tulli

«È urgente colmare il vuoto» legislativo sul testamento biologico, perché la magistratura, in occasione del caso Englaro, «ha introdotto di fatto un percorso eutanasico». Zelante, alla riapertura dei lavori parlamentari, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi interviene sulla questione del biotestamento. Le implicazioni bioetiche relative al fine vita umana, saranno tra i temi discussi il 19 settembre prossimo alla facoltà di Scienze dell’università di Roma Tre nel corso del convegno “Dall’esistenza alla vita” (vedi left n. 35/2009). Una giornata di scienza per fare chiarezza su concetti per i quali pare che in Italia abbiano l’esclusiva la Chiesa e i politici che ne seguono fedelmente i dettami. Tra gli esperti invitati a partecipare c’è l’anestesista Mario Riccio. Al medico che ha assistito Piergiorgio Welby left ha rivolto alcune domande.

Si può parlare di eutanasia nel caso di Eluana?

Parlando di testamento biologico ed eutanasia il ministro mette insieme due parole “magiche” tanto distanti tra loro che i Radicali hanno chiesto di fare due leggi: una sull’eutanasia, l’altra sul fine vita. Inoltre Sacconi crea confusione definendo atto eutanasico quello che invece è rifiuto delle cure. Due situazioni che non possono essere assimilate, anche perché oggi in Italia l’eutanasia è un reato, mentre il rifiuto delle cure è garantito dalla Costituzione. Posso poi citare Stefano Rodotà quando dice che sull’argomento esiste un pieno giuridico. Tanto pieno che il caso Englaro e quello di Welby sono stati risolti con il diritto vigente.

Dunque, non occorre l’intervento del legislatore?

Facendo riferimento al vegetativo permanente, il ddl Calabrò diventa una legge ad personam, inapplicabile in tutti i casi che non sono simili a quello della Englaro. Ignora infatti che sono diversi i casi clinici in cui serve ricondursi alla volontà di un paziente che non è più competent, senza per questo essere vegetativo. Come nelle gravi forme di demenza. Ecco un ulteriore punto di debolezza del testo invocato da Sacconi. Più di un nuova norma può essere utile una legge quadro che si richiami ai dettati nazionali, in particolare alla Costituzione, e internazionali, come la Convenzione di Oviedo, ratificata anni fa ma ancora priva dei decreti attuativi.

Un gran polverone è stato sollevato pure sulla questione della sofferenza. I cattolici e il centrodestra sostengono che se la Englaro è stata sedata prima di morire è perché provava dolore.

Qui bisogna riprendere le “carte” giuridiche, aggiungendo aspetti tecnici. Nel vegetativo persistente la possibilità di soffrire per fame e sete è assolutamente esclusa. Questo risultato è venuto fuori dall’autopsia di Terry Schiavo e verrà fuori dai dati di quella di Eluana. Il caso italiano è particolare. I giudici hanno voluto inserire la sedazione nel protocollo, secondo me per un ulteriore scrupolo. Ma lei è morta per disidratazione e questo comporta uno stato di incapacità di intendere e di volere, quindi di soffrire.

Senza capacità di pensiero non si può percepire dolore?

Per soffrire, cioè provare sensazioni particolarmente elaborate, ci deve essere tutta la corteccia cerebrale funzionante. Perché il dolore è una sensazione particolarmente raffinata che richiede il funzionamento di tutti centri del nostro cervello. Ma la corteccia nel vegetativo persistente non non esiste più, è totalmente bruciata. Eluana aveva le funzioni di respiro, attività cardiaca, diuresi e temperatura che non vengono regolate nella corteccia cerebrale e che non hanno bisogno di una capacità di autocoscienza. left 36/2009

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Biotestamento, il centro destra non ammette discussioni

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Luglio 2009

testbioA quattro mesi dalle feroci polemiche che nel marzo scorso si sono concluse al Senato con l’approvazione del ddl Calabrò, la legge sul testamento biologico è stata calendarizzata in commissione Affari sociali della Camera. Con una sorta di perversa continuità il passaggio al primo ramo del Parlamento, che parte l’8 luglio prossimo, al contrario di quanto si auspicava, si preannuncia carico di tensioni. Con uno dei colpi bassi all’etichetta politica a cui ci ha abituato, la maggioranza ha fatto carta straccia dell’accordo con l’opposizione che prevedeva di discutere prima il testo sulle terapie del dolore e cure palliative e poi quello sul biotestamento. Anche per rompere l’incomunicabilità tra le forze politiche deflagrata con il caso di Eluana Englaro, era stata la stessa commissione Affari sociali guidata dal centrodestra ad assumere l’impegno di prendere in carico la lettura del ddl Calabrò solo dopo aver mandato in Aula la norma sulle cure palliative. Un altro segnale che 120 giorni di silenzio non sono serviti ad “ammorbidire” le rispettive posizioni si può cogliere nell’intervista rilasciata all’Avvenire dal ministro Sacconi. Dalle pagine del quotidiano dei vescovi, il titolare del Welfare ha riaffermato la volontà del governo di procedere a tappe forzate per quanto riguarda la legge sul biotestamento. Anche per il “punto” da cui è stato lanciato, il suo è un messaggio che lascia poco spazio a dubbi.

Una seduta della commissione Affari sociali alla Camera dei deputati

Una seduta della commissione Affari sociali alla Camera dei deputati

Il testo licenziato al Senato non si discute, tanto meno la possibilità di rivedere il passaggio ideologico e antiscientifico che tramuta l’alimentazione e l’idratazione forzata da terapia (riconosciuta in tutto il mondo come tale) a «sostegno vitale» per il malato terminale. «Le premesse non sono delle migliori», commenta a Terra la senatrice radicale del Pd e componente della commissione Salute Donatella Poretti. «Chi aveva sperato che la Camera avrebbe modificato radicalmente o messo a dormire il ddl Calabrò purtroppo era stato troppo ottimista». Secondo Poretti non è tanto un problema di numeri, «siamo in democrazia e decide la maggioranza», quanto di «rispetto degli accordi». Al Senato, ricorda, «erano stati dichiarati inammissibili tutti gli emendamenti sulle cure palliative, proprio perché la Affari sociali della Camera stava esaminando quel testo». Dunque c’era l’accordo di darsi una scaletta (a una camera il biotestamento all’altra le cure palliative) non solo in seno alla commissione, ma addirittura tra i due rami parlamentari. «Evidentemente – commenta Poretti – al centrodestra non interessano le cure palliative ma solo fare delle leggi manifestamente ideologiche come testimonia la questione su alimentazione e idratazione. Per loro occuparsi di chi muore tra atroci dolori è una questione secondaria». Dal quotidiano Terra ** Federico Tulli **

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Cronaca di due leggi vergogna

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Aprile 2009

Fecondazione assistita, ricerca sulle staminali embrionali, identità medica. Dopo il primo stop della Consulta agli articoli che violano la salute della donna, ora si dichiari l’incostituzionalità del ddl sul testamento biologico di Federico Tulli

Per la legge 40 una sonora bocciatura della Consulta

Mentre andiamo in stampa la Corte costituzionale è appena uscita dalla camera di consiglio dove si era riunita per valutare la legittimità costituzionale della legge 40 sulla procreazione medicalmente assitita (Pma). La norma è stata giudicata parzialmente illegittima dall’Alta corte. I giudici hanno infatti dichiarato «l’illegittimità costituzionale» dell’«unico e contemporaneo impianto» di tre embrioni (articolo 14 comma 2). Allo stesso modo è incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo 14 laddove non prevede che il «trasferimento degli embrioni, “da realizzare non appena possibile”, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». Nel mirino dei giudici, dunque, due passaggi della legge che minano il diritto alla salute. L’obbligo di contemporaneo impianto di tre embrioni è  infatti causa di parti plurigemellari tra le donne più giovani, mentre è spesso insufficiente per chi ricorre alla  fecondazione assistita in età più avanzata. La qual cosa comporta il ricorso a più tentativi di impianto. Ciò che invece la Corte ha dichiarato inammissibili, «per difetto di rilevanza nei giudizi principali», sono le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3 (irrevocabilità del consenso della donna) e 14, commi 1 e 4. Il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. «La pentola clericale della legge 40 è stata fatta senza il coperchio costituzionale – commentano Marco Cappato e Rocco Berardo dell’associazione Luca Coscioni -. I casi individuali arrivati alla Consulta hanno dimostrato quanto piena di ideologia sia stata la stesura della legge “italiana” sulla fecondazione assistita». Secondo i due politici radicali è ora urgente riuscire a imprimere una svolta anche sulla questione centrale per milioni di malati: quella di destinare le migliaia di embrioni sovrannumerari, invece che alla spazzatura, alla ricerca. A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50 per cento) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa.
Dopo lo scempio dell’approvazione in Senato del ddl Calabrò sul testamento biologico, finalmente la buona notizia della bocciatura “costituzionale” di questa brutta legge. La cui storia – che il nostro settimanale ha denunciato sin da quando fu proposta – ha tanti significativi punti in comune con il ddl sul testamento biologico appena approvato al Senato. Entrambe, antiscientifiche e ispirate a dogmi religiosi, attaccano violentemente una serie di diritti civili dati oramai per acquisiti. Almeno fino a quando la destra berlusconiana non è arrivata al governo. E l’opposizione le si è sistematicamente
sgretolata di fronte, lacerata da mille contraddizioni interne sui temi etici. f.t.

Un registro contro l’accanimento

Mina Welby

Mina Welby

Mina WelbyIl bersaglio grosso è l’istituzione di un registro comunale per i testamenti biologici. È nel mirino dei Radicali  che stanno raccogliendo le firme per una delibera di iniziativa popolare al Comune di Roma. Quello retto da Gianni Alemanno, uno dei più accaniti sostenitori del ddl Calabrò. Nel frattempo la breccia è stata aperta da Sandro Medici, “minisindaco” Pd del X municipio della Capitale, dove vivono oltre 180mila persone. Tra le proteste dell’opposizione, Medici ha istituito un registro che sarà inaugurato la prossima settimana dal testamento biologico di Mina Welby, la moglie di Piergiorgio.

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Luca e Piergiorgio, due eroi civili

Luca e Maria Antonietta Coscioni

Luca e Maria Antonietta Coscioni

«Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza  mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti». In piena battaglia referendaria contro la legge 40 sulla Pma, così scriveva Luca Coscioni ne Il  maratoneta (ed. Stampa Alternativa). Siamo all’inizio del 2005. Di lì a poco la pressione della Conferenza episcopale italiana sull’opinione pubblica avrebbe stroncato le possibilità di riuscita del referendum abrogativo. Una vittoria  della Chiesa e della destra asservita alle gerarchie vaticane, che rappresentò la posa della prima pietra per la nascita di quello Stato etico di recente paventato niente meno che da Gianfranco Fini. Uno Stato che con una sola norma è riuscito a violentare la dignità della donna (la cui salute ha valore secondario rispetto a quella dell’embrione assunto al rango di essere umano), ledere l’identità medica (con l’obbligo del contestuale impianto nell’utero di tre embrioni), umiliare la ricerca scientifica (con lo stop all’utilizzo di nuove linee cellulari embrionali). Luca Coscioni è poi morto nel febbraio del 2006, lasciandoci in eredità, insieme a quel prezioso libro, la memoria della sua battaglia civile e politica nelle file dei Radicali, condotta senza sosta fino all’ultimo giorno di vita. Un impegno che si è tradotto concretamente nella storica vittoria dei Radicali con il via libera dell’Unione europea ai fondi comunitari per la ricerca sulle staminali embrionali. Gli unici finanziamenti che oggi consentono alla ricerca italiana in questo campo – un tempo all’avanguardia – di mantenersi al passo con quella internazionale.

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Piergiorgio Welby

Guardando alla storia umana e politica di Coscioni e della legge contro cui si è battuto non si può non pensare a Piergiorgio Welby e al ddl sul cosiddetto testamento biologico appena varato dal Senato e in attesa di passare  all’esame definitivo della Camera. Come Luca, Piergiorgio era affetto da sclerosi laterale amiotrofica. E come lui  trasformò la propria condizione di malato terminale in una strenua battaglia politica per il rispetto del diritto alla salute e alla tutela della dignità umana garantiti dall’articolo 32 della Costituzione. Una battaglia per il diritto di morire di morte naturale, senza cioè essere più sottoposto a un inutile quanto doloroso accanimento terapeutico, rappresentato dal ventilatore polmonare. Nell’estate del 2006 Welby chiede che gli sia staccato. È malato da oltre 40 anni: la distrofia muscolare progressiva gli è stata diagnosticata nel 1963. Negli anni Ottanta perde l’uso delle gambe. Poi l’ultimo stadio: insufficienza respiratoria. Welby entra in coma e quando si risveglia è tracheotomizzato e  immobilizzato al letto. Da questo momento può respirare solo col ventilatore e comunicare solo tramite computer. Scrive indicando le lettere con gli occhi. Sono questi, d’ora in poi, la sua voce. Che fa sentire sul web sul sito dei  radicali italiani, dove ha aperto un forum dedicato all’eutanasia (www.calibano.ilcannocchiale.it). E che fa sentire nel suo libro Lasciatemi morire (Rizzoli) che conclude a settembre, tre mesi prima che l’anesesista Mario Riccio gli stacchi il respiratore.
Quando il libro va in stampa Welby ha quasi del tutto perso ogni capacità di comunicare anche attraverso gli occhi. Sono le settimane in cui la lettera che scrive al presidente Napolitano e che fa da prologo al libro mantiene alto il  dibattito sull’eutanasia e il testamento biologico. «Io amo la vita Presidente – scrive Welby -. Vita è la donna che ti  ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né malinconico né un maniaco depresso (come accertò lo psichiatra Alessandro Grispini, ndr). Morire non mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita. È solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche». Quell’insensato accanimento che secondo il ddl approvato al Senato ora va imposto per legge. A chiunque si trovi in quelle condizioni. left 13/2009

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Biotestamento, in Aula va in onda la legge farsa

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Marzo 2009

09059ufuansaIl Senato fa marcia indietro ed elimina il vincolo giuridico della dichiarazione anticipata di trattamento. Casson (Pd): «Questa norma è una presa in giro» di Federico Tulli

«Surreale». È la parola più usata al Senato nel corso degli interventi che si sono susseguiti per tutta la mattinata di ieri durante le operazioni di voto agli  emendamenti posti agli articoli del ddl Calabrò sul testamento biologico. Emendamenti tutti bocciati, quelli dell’opposizione, tranne uno dell’Udc: quello che stabilisce che le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) non sono vincolanti per il medico. Surreale, appunto. Mesi di feroci polemiche tra le diverse forze politiche sul varo di una legge «che deve andare a colmare un vuoto normativo» e poi, al dunque, si decide che la volontà espressa da una persona di fronte a un notaio con tanto di testimoni e proprio medico curante al seguito (operazione che, per essere valida quando “serve”, dovrà essere rinnovata ogni tre anni) non costituisce un vincolo giuridico per il medico che si dovesse venire a trovare quella persona come proprio paziente in stato terminale. Per la cronaca, come era  prevedibile, tutti e 9 gli articoli del ddl Calabrò sono stati approvati. Mentre in serata l’intero testo è stato licenziato dal Senato con 150 voti a favore, 123  contrari e 3 astensioni, ed è ora atteso dal vaglio della Camera. Anche l’esito del voto a Montecitorio è scontato. Ma per comprendere quale sarà il clima politico delle prossime settimane vale la pena ricordare che l’emendamento dell’Udc era stato bocciato in Commissione proprio dalla maggioranza. Lo ha sottolineato Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, spiegando che «questa norma, così com’è impostata, è solo una presa in giro per i cittadini, perché si fanno fare delle dichiarazioni che non hanno alcun senso, di cui altre persone possono fare quello che vogliono».

Duro anche il commento della capogruppo dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, la quale ha avvertito la maggioranza che la nuova legge è incostituzionale e che «c’è un limite oltre il quale la finzione non si può reggere, in questa Aula e anche davanti al Paese».  Dal canto suo l’Idv ha annunciato l’intenzione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo. Impermeabile alle critiche il relatore del ddl, Raffaele Calabrò: «Credo che il testo non corra rischi di incostituzionalità», ha osservato. Per poi accusare la Finocchiaro di avere «una visione un po’ distorta delle Dat. Vorrebbe – ha detto Calabrò – che fossero vincolanti, senza però rendersi conto che quello che  ho deciso oggi può non corrispondere un domani, perché saranno cambiate la scienza e la medicina». La legge, ha concluso, «prevede invece che il medico potrà dialogare con il fiduciario di chi ha rilasciato le dichiarazioni per cercare di capire, alla luce delle conoscenze scientifiche, cosa si può fare». Sorge spontanea la domanda: ma allora a cosa serve redigere il biotestamento? – Terra, quotidiano del 27 marzo 2009

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Testamento biologico, c’era una volta la laicità dello Stato

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Marzo 2009

senatoIl Senato boccia gli emendamenti dell’opposizione sull’esclusione dell’alimentazione forzata. Oggi il voto finale. L’amarezza di Englaro di Federico Tulli

La crociata del centrodestra sul testamento biologico giunge (vittoriosa per i crociati) al termine. Il voto finale al Senato sul ddl Calabrò è fissato per la tarda serata di oggi, con una seduta che andrà avanti a oltranza. Non si prevedono sorprese nell’urna, dove spesso in questi giorni di votazioni serrate i senatori sono stati chiamati al voto segreto. Pertanto, tra poche ore, la norma sul biotestamento salirà di diritto sul podio tutto berlusconiano delle leggi di ispirazione vaticana, dove già brilla la più antiscientifica e illiberale in assoluto: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Tutto si è deciso nella giornata di ieri con la bocciatura degli emendamenti relativi al punto cardine del ddl, quelli che chiedevano l’esclusione dell’alimentazione forzata del paziente in stato terminale dagli obblighi imposti per legge al medico. Obblighi previsti dall’articolo 3 comma 6 (che considera l’alimentazione forzata un atto assistenziale e non di cura) e che di fatto impediranno a ciascuno di noi di redigere un vero testamento di  ne vita, esercitando il diritto stabilito dall’articolo 32 della Costituzione di disporre liberamente del nostro corpo. Visto l’esito finale, la strategia dell’opposizione di rallentare l’iter di approvazione della legge tramite la presentazione di migliaia di emendamenti si è rivelata inutile. Ed è risultata fallimentare quella di puntare sulla segretezza del voto per cercare di spaccare il centrodestra su un tema illiberale come quello dell’alimentazione forzata. I crociati di Berlusconi hanno infatti serrato diligentemente i ranghi, mentre chi ha confermato l’esistenza di due ben distinte anime nella stessa formazione politica alla fine è stato il Partito democratico. Con il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, che presentava un emendamento soppressivo del comma 6 e la teodem Emanuela Baio Dossi che le votava contro. Nemmeno l’intervento di Ignazio Marino, medico e senatore Pd di dichiarata fede cattolica, ha fatto breccia nella coscienza dei suoi ferventi colleghi: «Ogni trattamento sanitario può essere rifiutato dalla persona. Queste non sono parole di un pericoloso sovversivo, ma di Aldo Moro. Il Senato oggi tradisce quello spirito e cancella la nostra libertà di scelta rispetto alle terapie mediche». Fatta la legge non resta che sottolineare l’amarezza di Beppino Englaro espressa ai microfoni di un’emittente romana: «Annullare l’idea costituzionale del diritto inviolabile della libertà della persona è inaccettabile. È assurdo confondere la naturalità con l’artificialità o non capire che l’alimentazione forzata, come riconosciuto dal mondo scientifico, è una terapia. Ed è indegno protrarre artificialmente il vivere. Il modo migliore di tutelare la vita umana, è affidare le decisioni al riguardo a chi la vive. La sentenza della Cassazione per la vicenda di Eluana – ha concluso Englaro – va nella direzione dei principi di uno stato laico, nel rispetto del dettato costituzionale. La legge che il Parlamento approverà e soprattutto la reazione dei cittadini ci dimostreranno se siamo davvero in uno Stato laico».  Terra, quotidiano del 26 marzo 2009

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Eluana, il reato è non sospendere

Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

leggeIntervista al giudice della Corte di appello di Milano e cofondatore della Consulta di Bioetica, Amedeo Santosuosso: «Omissione di atti d’ufficio per chi non l’accoglie. Le Regioni devono eseguire le sentenze» di Federico Tulli

«Ci sono ancora resistenze di tipo politico che prima o poi dovranno cedere. Ma dal punto di vista giuridico la vicenda Englaro si è definitivamente chiusa nel novembre scorso». Amedeo Santosuosso, magistrato della Corte d’appello di Milano, cofondatore e componente della Consulta di bioetica, sgombra subito il campo da qualsiasi dubbio: «La mancata esecuzione della sentenza della Cassazione, che ha riconosciuto il diritto di Eluana alla sospensione dell’alimentazione artificiale cui è sottoposta, può configurare gli estremi di un reato. Un grave reato». La dolorosissima vicenda di questa ragazza che dal 18 gennaio di 17 anni fa, contro la propria volontà, è mantenuta artificialmente in “vita” e costretta in una stanza di ospedale, prima in coma e poi in stato vegetativo permanente, è dunque prossima all’epilogo.

Gudice Santosuosso, dopo la sentenza sembrava chiaro che non ci potessero essere più impedimenti al rispetto della volontà di Eluana. Eppure prima c’è stato l’atto di indirizzo del ministro Sacconi, che vieta la sospensione della nutrizione artificiale a tutti i pazienti in stato vegetativo, e poi una clinica di Udine che si è tirata indietro poco dopo aver dichiarato la propria disponibilità ad accogliere la donna…

Ribadisco, in termini giuridici la questione è chiusa. Il punto centrale è che le strutture del Servizio sanitario nazionale sono chiamate per legge a realizzare il diritto alla salute dei cittadini. Questo è scritto esplicitamente nella legge istitutiva del Ssn. La Corte di cassazione ha detto che Eluana ha il diritto alla salute, che significa diritto di scegliere i trattamenti ai quali sottoporsi o non sottoporsi. E quindi ha detto, la Cassazione, che Eluana Englaro aveva manifestato il rifiuto di questi trattamenti, e che oggi questo rifiuto può essere confermato tramite il padre.

Questo significa anche che nessun medico può fare “obiezione di coscienza”?santosuosso_a

La struttura che rifiuta di ricevere Eluana Englaro per un qualsiasi motivo, etico, religioso o politico che sia, rischia di commettere un reato. E anche abbastanza grave, perché comporta la denuncia in sede penale per omissione di atti di ufficio.

Ma allora che valore ha l’atto del ministro Sacconi?

Nessuno. Dal punto di vista giuridico è infondato e inconsistente, pertanto non vincola nessuno. Inoltre la clinica di Udine ha parlato di “minacce subite”, dunque in questo caso siamo su un piano diverso. Quello che posso dire è che io dal ministro Sacconi mi aspetterei che si preoccupasse che il Ssn funzioni. Nel senso anche di garantire l’esecuzione dei provvedimenti della magistratura.

Se quell’atto non è vincolante perché c’è chi ha parlato di conflitto tra istituzioni?

Non c’è alcun conflitto perché le Regioni sono responsabili oggi quanto lo erano ieri del fatto di dare esecuzione alle sentenze della magistratura. Così come è illegittimo da un punto di vista amministrativo il provvedimento della Regione Lombardia che si è rifiutata di indicare al padre di Eluana Englaro la struttura presso la quale potesse essere ricoverata. Un rifiuto che era illegittimo prima dell’atto di indirizzo, e che rimane illegittimo ora. La responsabilità delle decisioni in materia sanitaria è rimessa alle Regioni secondo l’organizzazione del Ssn. Sono loro che hanno il potere e il dovere di dare esecuzione. Va peraltro sottolineato che sinora non si è posto il problema del singolo medico nella specifica struttura che ha opposto un rifiuto di fronte alla richiesta di ricovero della ragazza da parte del padre. Left 03/2009

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Diario di un medico perbene

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Dicembre 2008

Eutanasia, testamento biologico, bioetica. Confronti ancora aperti a due anni dal decesso di Welby. Un punto di vista laico nel libro dell’anestesista che lo ha assistito di Federico Tulli

marioriccio«Vorrei che i sogni perduti o abbandonati al mattino vicino al dentifricio o quelli traditi per vigliaccheria o per calcolo cinico o per timore degli altri ritrovassero la strada e rimanessero al mio fianco per farmi compagnia e vorrei morire all’alba insieme a loro». Piergiorgio Welby se ne è andato due anni fa, verso le 23 del 20 dicembre. Non è morto all’alba, la sorte gli ha risparmiato altre sei ore di dolorosa agonia. Sorte che ha il nome del medico anestesista Mario Riccio, il quale due mesi dopo aver letto l’appello tramite cui Welby chiedeva al presidente Napolitano di essere lasciato morire si assunse la responsabilità di fare quanto invocato: dopo aver sedato il paziente lo distacca dal respiratore artificiale che lo tiene in vita. La distrofia muscolare diagnosticata a Welby nel 1963, quando era diciottenne, ha progressivamente consumato il suo corpo, ma non certo il suo pensiero, nell’arco di oltre 40 anni di vita. Pochi esseri umani al mondo hanno convissuto così tanto tempo con questa terrificante malattia che per oltre un decennio, fino alla fine, lo ha “costretto” in vita attaccato a un respiratore artificiale, immobile in un letto. Welby ha formulato quelle frasi, nel 2002, su una tastiera virtuale con la punta dell’indice, così come tante altre citate in Storia di una morte opportuna – Il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby (Sironi editore) scritto da Riccio insieme alla giornalista Gianna Milano. Un libro che è la raccolta degli appunti che l’anestesista ha tenuto durante i giorni della morte di Welby e poi nei mesi successivi. E che offre al lettore un punto di vista sulla vicenda medica nonché sull’aspro confronto che si è sviluppato in Italia fin dall’appello di Welby e che prosegue tuttora a causa di una storia molto simile: quella di Eluana Englaro. Ma il diario è pure il resoconto dell’iter processuale al quale Riccio è stato sottoposto, fino alla sentenza di proscioglimento. Iter in cui è stato coinvolto nonostante i tribunali avessero riconosciuto a Welby il diritto civile di sospendere la cura. E nonostante anche la commissione disciplinare dell’Ordine dei medici di Cremona avesse archiviato il procedimento contro di lui. «Che un medico abbia ritenuto suo dovere attuare quel diritto – si legge nella terza di copertina – crea un precedente deontologico, politico, culturale». Una tesi che trova sponda nelle parole pronunciate da Amedeo Santosuosso, magistrato alla Corte d’appello di Milano e cofondatore della consulta di Bioetica, durante una presentazione di Storia di una morte opportuna. Dice Santosuosso: «Quando alcuni giuristi citano il diritto alla vita prevista dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo per dire che non si può fare quello che ha fatto Mario Riccio io dico che si dimenticano un altro articolo della convenzione che dice che sono proibiti i trattamenti inumani e degradanti. Come lo sono il costringere una persona a vivere una condizione che non gli consente reazione, in modo caritatevole, per giunta contro la sua acclarata volontà. La doverosità di quello che ha fatto Riccio è una doverosità morale». Nel dialogo con l’esperienza umana e professionale dell’anestesista di Welby, la Milano ha steso un ricco commentario al testo che fa da sfondo agli eventi narrati: la cronaca, il dibattito politico, bioetico e culturale, i documenti giudiziari che contribuiscono a fare chiarezza su accanimento terapeutico, consenso o rifiuto delle terapie, diritto al morire, cure palliative, testamento biologico ed eutanasia. Un prezioso vademecum nei tempi in cui la sottosegretaria al Welfare con delega ai temi etici, Eugenia Roccella, commentando la sentenza della Cassazione che riconosce a Eluana il diritto che sia rispettata la sua volontà di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico (tramite idratazione e alimentazione artificiale) dice:  « La Conferenza episcopale ha stabilito una serie di paletti che devono essere messi se vogliamo offrire quelle garanzie minime nel rapporto tra medico e paziente». Left 51/2008

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Una prece per la Costituzione

Pubblicato da Federico Tulli su 21 Novembre 2008

Secondo il leghista Cota «i giudici non possono sostituirsi a Dio»

331254293_5387d41baeLa corsa al baciapilismo della classe politica italiana è uno sport oramai più in voga del calcio. Questa volta la molla che ha spinto fior di parlamentari ad abiurare il concetto di laicità dello Stato è la definitiva sentenza che ribadisce il diritto di Eluana Englaro a ottenere il rispetto della propria volontà di non essere sottoposta a inutili terapie, avendo cessato di vivere quasi 17 anni fa. Poco dopo il verdetto della Cassazione un esercito di politici cattolici, dormienti o meno, ha occupato gli spazi tv per commentarlo. E, potere della fede, esimi professionisti dell’Aula, molti dei quali laureati in materie umanistiche, si sono tramutati in “medici esperti” disquisendo chi di idratazione di una persona in stato vegetativo permanente, chi di terapie. Par di vederli in camice bianco a portare bottiglia e panino a una ragazza che per i danni cerebrali subiti non può più sentire fame e sete. La gara a chi la diceva più originale è stata una contesa a due. Ecco la sottosegrearia Roccella dire che quando Umberto Veronesi parla di irreversibilità «sbaglia lui». E poi c’è l’astro nascente del  bossismo, il presidente dei deputati della Lega nord, Roberto Cota, classe 1968. «I giudici non possono sostituirsi al padreterno e decidere della vita», ha tuonato Cota. «Per evitare che accadano ancora cose del genere – ha precisato – il Parlamento deve fare una legge». Legge che quindi, seguendo il filo del Cota-pensiero, dovrebbe (e)seguire idettami dell’altissimo o di chi per lui. C’è qualcosa che non torna.

Federico Tulli Left 47/2008

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