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Una norma fuori legge

Pubblicato da Federico Tulli su 15 Maggio 2009

FECONDAZIONE ARTIFICIALE«Potremo tornare a seguire la buona pratica medica». Queste poche ma significative parole di Claudia Livi, ginecologa e presidente del Cecos (Centro studi e conservazione ovociti e sperma umani) sintetizzano il quadro delle più immediate conseguenze della sentenza 151/2009 con cui la Corte costituzionale ha messo la parola fine alla querelle interpretativa che si è aperta all’indomani della comunicazione del dispositivo che ha stabilito la parziale incostituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. La presidente del Cecos è intervenuta a Roma al convegno “La cura della sterilità e le tecniche di fecondazione medicalmente assistita. Il futuro dopo la sentenza della Corte costituzionale e le modifiche alla legge 40”, organizzato alla sala Mappamondo della Camera da Amica cicogna, Cerco un bimbo, l’Altra cicogna, Madre provetta e un bambino.it (appena costituitesi in Federazione nazionale dei pazienti infertili) e dall’Associazione Luca Coscioni. Un incontro pensato per fare il punto della situazione dal punto di vista medico in seguito alla bocciatura degli articoli 6 e 14 della legge 40, laddove impongono il limite di impianto di tre embrioni e il divieto di congelarli. Ma che è anche servito a inquadrare la “sentenza 151” in un contesto più ampio, che coinvolge tutti i cittadini e non solo quelli che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita: quello relativo alla battaglia in difesa dello Stato di diritto da leggi deologiche e strumentali al controllo delle nostre scelte personali operato dalle istituzioni politiche. «Una battaglia che comprende altre due storiche sentenze della Consulta», ha ricordato il giurista Stefano Rodotà. Quella del 2007 che ha riconosciuto a Eluana Englaro il diritto a veder riconosciuta la propria volontà di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico, e la sentenza 438/2008 sul consenso informato. «Questo secondo dispositivo – ha aggiunto Rodotà – costituisce un punto di sintesi tra il diritto alla salute e quello all’autodeterminazione, due diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta, e violati da norme come la 40 e quella sul cosiddetto testamento biologico approvata al Senato e in attesa di valutazione alla Camera». Quanto alla sentenza 151/09 (pubblicata mercoledì scorso in Gazzetta e che quindi mette immediatamente in condizione i medici di valutare caso per caso il numero di embrioni da impiantare e l’eventuale crioconservazione di quelli sovrannumerari), Rodotà ha sottolineato, da un lato, che con essa «la guerra contro la distruzione sistematica dello Stato di diritto non è ancora completamente vinta», e dall’altro che «è stato riaperto il discorso sullo statuto giuridico dell’embrione». Pensiamo di non interpretar male le parole del giurista se diciamo che in pratica la Consulta ha demolito l’impostazione ideologica di derivazione cattolica della legge 40 secondo cui l’embrione sarebbe “persona”, e non, come peraltro sostiene tutta la comunità scientifica mondiale, un conglomerato di cellule indistinte. Il perché la battaglia non è completamente vinta lo spiega a left l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica cicogna e vice presidente dell’associazione Luca Coscioni. «Non esiste un diritto a un figlio a ogni costo, ma esiste un diritto alla salute ed è questo che è stato leso dalla 40, secondo la Consulta. Ma rimangono in piedi alcuni passaggi che noi riteniamo incostituzionali riassumibili in tre punti: il divieto dell’eterologa, il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione per le persone fertili ma affette da malattie genetiche e la questione dell’utilizzo per fini scientifici degli embrioni non utili per una gravidanza». Su questi tre punti ci sono dei procedimenti in corso e altri già depositati in diversi tribunali italiani. Per comprendere se il definitivo affossamento di una delle più inique e illiberali norme prodotte dalle destre nella storia d’Italia debba passare ancora per la Corte costituzionale – e non per un (a questo punto) auspicabile dibattito prima pubblico e poi parlamentare – non resta che attendere che la giustizia faccia il suo corso. left 19/2009

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Dietro alle decisioni di Obama

Pubblicato da Federico Tulli su 13 Marzo 2009

obamL’illuminismo e le più innovative acquisizioni della bioetica, alle radici delle scelte sulla libertà di ricerca del neo presidente degli Stati Uniti. A Roma per il festival della Matematica, parla Armando Massarenti, epistemologo e filosofo della scienza firma del Sole 24 Ore  di Federico Tulli


Professor Massarenti, all’Auditorium lei introdurrà la lectio magistralis del premio Nobel per la Chimica Roald Hoffman, dal titolo “Matematica nella chimica?”. Cosa ci fa un filosofo al festival della Matematica?
Anzitutto bisogna fugare un pregiudizio che è della nostra cultura e cioè che la filosofia debba essere per forza legata all’ambito umanistico. Quella è una cultura che ha sempre visto le scienze come una disciplina minore. Addirittura dagli idealisti, come Croce e Gentile, la scienza era considerata disciplina di “serie b”.
Due grandi nomi nel suo campo. Ma la loro idea non è un paradosso se pensiamo al ruolo che oggi riveste la ricerca scientifica?

È peggio di un paradosso. La filosofia per come la intendo è oltremodo legata alle scienze. Non a caso le pagine che curo sul Domenicale del Sole 24 ore si chiamano “Scienza e filosofia”. Pagine in cui, dalla loro nascita nell’86, si è parlato di matematica. Con interventi di filosofia della matematica e anche di logica. Va peraltro detto che, a sua volta, la matematica non avrebbe potuto fare alcuni progressi di grandissima portata tra fine 800 e inizio 900 se non fosse stata legata strettamente a lavori di rigorosi filosofi che parlavano di logica. Come Frege. Difficile dire se lui sia stato un filosofo o un matematico. La sua idea di costruire una lingua universale era un progetto filosofico che voleva tradurre tutte le verità matematiche su basi logiche.
La teoria di Frege, però, ha fallito proprio la prova del riscontro scientifico…

Sì, ma è qui che entra in azione la filosofia della matematica, consentendo di capire come sfruttare i fallimenti ai fini del progresso della conoscenza.
Tutta la filosofia fa speculazioni di questo tipo. O no?
Sì, ma la matematica ha il vantaggio di imporre in maniera molto rigorosa questi limiti. Peraltro, se guardiamo alla filosofia politica o all’etica, scopriamo che da 2500 anni alcuni problemi di fondo sono riproposti costantemente senza che si arrivi a una soluzione. Ma questo non vuol dire che nel frattempo la politica e l’etica non siano progredite. Grazie anche al pensiero filosofico che ragiona di matematica, come di etica e di politica. E che pur senza fornire delle risposte definitive individua delle analogie, tra etica e politica da una parte e matematica dall’altra.
Ci spieghi meglio…

armandomassarenti

Il filosofo della scienza Armando Massarenti

Un esempio di sintesi tra etica, politica e matematica può essere il Teorema della giuria di Condorcet. Il quale dimostrò matematicamente la possibilità di errore di una giuria in una percentuale precisa di sentenze. Questo teorema è un buon argomento contro la pena di morte. Poi c’è la questione della giustizia sociale. Da Platone in poi ci poniamo questo problema. L’esempio che mi piace fare è quello che fino a Montesquieu quasi tutti i trattati dicevano che il potere doveva essere unico perché così era incorruttibile. In realtà poi s’è scoperto che il vero modo per eliminare la grande corruzione che chi comanda porta con se è la divisione dei poteri. Quando l’abbiamo capito, anche se non c’è la dimostrazione scientifica piena, non siamo più tornati indietro. Alla prova dei fatti è una conquista che ci dobbiamo tenere ben stretta, perché se dobbiamo definire cosa è uno Stato di diritto la divisione dei poteri è una delle condizioni irrinunciabili. È un esempio, tra l’altro, molto attuale.
A proposito di attualità, il rigore che insegna il pensiero del matematico può essere utile?
Anche sulle questioni cosiddette bioetiche la matematica può dare una mano. C’è un nesso diretto. Quando Obama dice che la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali diminuirà le sofferenze vuol dire che sta abbracciando una filosofia morale e politica che è vicina a quello che è stato detto volgarmente utilitarismo.
Il discorso di Obama nascondeva, gratta gratta, un background religioso…
Quando parla di sofferenze non usa termini a caso, mira a un auditorio sensibile a certe parole. Ma è un auditorio di cui non fa parte la Chiesa cattolica, che parlando di diritti degli embrioni ha sposato una tesi sbagliata, andando contro tutta la comunità scientifica internazionale e ora anche contro gli Stati Uniti.
Quali sono i rifermenti cultural filosofici del neopresidente americano?
La chiave del discorso di Obama è nella teoria delle scelte pubbliche. Poiché la sua è una decisione finalizzata a minimizzare le sofferenze delle persone che sono coinvolte. Lo spiega bene Jonathan Baron, in Contro la bioetica (Raffaello Cortina). Baron non va contro la bioetica in assoluto, ma contro quella che si basa su principi inamovibili. Come può esserlo quello che dice che l’embrione è persona. Ecco, questo principio crea una serie di conseguenze che violano quello del minimizzare la sofferenza. La proposta di Baron va presa con le pinze, ma come idea di fondo è accettabile: se noi restiamo rigidamente legati al principio – peraltro confutabile – della sacralità della vita, per cui la vita biologica va difesa sempre e comunque, con lo stop alla ricerca con le cellule staminali embrionali causeremmo delle sofferenze che potrebbero essere evitate semplicemente lasciando libera la ricerca.
fractalÈ anche una questione di buon senso…
Già. Tutto il contrario di chi sostiene che lavorare sulle embrionali è inutile e che le staminali adulte fanno già miracoli.
Su questo punto, nel suo Staminalia (Guanda), lei fa una denuncia precisa.

Anzitutto non si può stabilire a priori qual è la ricerca buona e qual è quella cattiva. Quella sulle staminali embrionali è fondamentale perché, come ha detto anche Obama, ma come avverte spesso anche un’illustre scienziata come Elena Cattaneo, è attraverso il loro studio che si può trovare la chiave per progredire anche nel campo della ricerca sulle staminali adulte.
La scienza non lavora per compartimenti stagni…
È il senso della mia presenza al festival della Matematica. Ma tornando alle staminali, sottolineo che persino Shynia Yamanaka, lo scienziato giapponese che riprogrammando le cellule adulte della pelle ha scoperto la possibilità di non passare per l’embrione, sostiene la necessità inderogabile di mettere a confronto le caratteristiche dei due tipi di cellule. In fondo anche qui c’è un modo di ragionare che se fosse usato sistematicamente, attraverso la teoria delle decisioni razionali, eviterebbe moltissime sofferenze. left 10/2009

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Creativi con i numeri

Roma caput mundi mathematicae. Ma, poiché la matematica non ha confini, la prima sessione del Festival 2009 si è svolta a New York, dove il 10 e 11 marzo si è parlato di linguaggio matematico, in tutta la sua verità e bellezza. Sorvolato l’Atlantico, la terza edizione del Festival, organizzato come sempre dal matematico Piergiorgio Odifreddi, quest’anno con il titolo Creazioni e ricreazioni, sarà all’Auditorium di Roma dal 19 al 22 marzo. Salvare il mondo con i numeri è il fil rouge dei due eventi. Se a New York il re dei frattali Benoit Mandelbrot ha parlato del disordine dei mercati, e il Nobel per la Fisica Shelly Glashow ha tenuto una lezione sull’irragionevole efficacia della matematica, a Roma l’eccellenza del pensiero scientifico filosofico ci condurrà nell’intrigante mondo delle creazioni matematiche: con le medaglie Fields Edward Witten, Timothy Gowers e Vaughan Jones, il Nobel per la Fisica Arno Penzias, il fisico Nicola Cabibbo, i Nobel per la Chimica Roald Hoffmann e Richard Ernst, e quelli per l’Economia Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling. Tutti presentati da autorevoli scrittori, filosofi, matematici e giornalisti scientifici. Come Gabriele Beccaria, Marco Cattaneo, Riccardo Chiaberge, Giulio Giorello, Armando Massarenti e Claudio Procesi.

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La scienza non è un’altra religione

Pubblicato da Federico Tulli su 6 Marzo 2009

3310053595_d73e4e45e3Della serie “Perfido tempismo”. Il ministro Sacconi ha escluso le ricerche sulle staminali embrionali dai nuovi bandi per i finanziamenti alla ricerca, creando una discriminazione che va persino contro la proibizionista legge 40 e che allontanerà l’Italia dai finanziamenti Ue. Il fattaccio accade proprio alla vigilia del II congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica organizzato dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito (5-7 marzo, Bruxelles Parlamento Ue). Scienziati, legislatori, uomini politici dei 5 continenti discutono di manipolazione politica della scienza e di confronto tra metodo scientifico e pensiero religioso, cercando di collegare l’attualità scientifica e politica con le esigenze delle persone malate o disabili. Left anticipa alcuni brani delle relazioni del bioeticista Alex Mauron dell’università di Ginevra e di Stephen Minger, direttore del King’s stem cell biology laboratory di Londra (vedi left n. 18/2008). Federico Tulli



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Relativismo epistemologico e dogma religioso: la strana coppia nella battaglia contro la libertà di ricerca scientifica di Alex Mauron


La cultura contemporanea è molto più ambivalente che in passato nei confronti della scienza e talvolta apertamente ostile. Ne sono chiari esempi l’ascesa del movimento Creazionista, che si va diffondendo molto oltre la Bible belt americana in cui esso nacque e la sempre più autoreferenziale opposizione a specifici campi della ricerca biomedica (come ad esempio la ricerca sulle cellule staminali embrionali) da parte di alcune autorità religiose. Inoltre questi conflitti non si limitano a riproporre i vecchi scontri tra scienza e religione, che vertevano su chi avesse l’autorità e la competenza metodologica ad accedere alla verità e a svelarla al mondo. Oggi il relativismo epistemologico e la speculazione sulle presunte implicazioni etiche delle scoperte scientifiche giocano un ruolo molto più ampio. Ad esempio, il tentativo creazionista di confezionare un’alternativa pseudoscientifica alla biologia evoluzionista, quale è la teoria del disegno intelligente, non ha mai avuto successo, eppure tale fallimento non ne compromette la crescente influenza. Infatti tale influenza ha poco a che fare con la scienza in quanto tale e deriva piuttosto dalla fustigazione della visione scientifica, descritta come un materialismo noncurante che conduce alla disperazione e alla perdita della credenza tradizionale in comandamenti morali oggettivi. Ecco una perfetta illustrazione del “sillogismo relativista”:
a. La scienza asserisce che un insieme di fatti e spiegazioni sul mondo – chiamata E – è vera.
b. Se E è vera, ne derivano spiacevoli conseguenze morali e sociali.
c. Ergo E è falsa.
Pur nell’assurdità di una simile illusione, questo modo di ragionare ha conquistato l’ampio sostegno tanto della cultura popolare («la scienza è solo un’altra religione») che di quella erudita (lo strong programme della sociologia della scienza e di altre filosofie irrazionaliste). Così, i dogmatici religiosi si sentono incoraggiati a sostituire il loro proprio marchio di dogma a quella “religione naturalistica” che sarebbe la scienza. Tale alleanza tra atteggiamenti dogmatici e relativistici non è senza precedenti nella storia.

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Potenziale terapeutico e di ricerca delle cellule staminali umane pluripotenti di Stephen Minger

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A partire dalla ricostruzione del sistema ematopoietico, realizzata per la prima volta attraverso il trapianto di midollo osseo negli anni Sessanta, si è nutrito un significativo interesse per il potenziale terapeutico e scientifico delle cellule staminali. L’isolamento di specifiche cellule staminali tissutali multipotenti provenienti da organi di persone adulte e la derivazione di cellule staminali embrionali pluripotenti offrono il potenziale per la rigenerazione di diversi tessuti e organi soggetti a degenerazione legata all’età e a danni traumatici. In un futuro non troppo distante sarà possibile riparare i tessuti cardiaci danneggiati dall’infarto miocardico, sostituire i neuroni perduti a causa del morbo di Parkinson e di Alzheimer, trapiantare nuove cellule produttrici di insulina e cellule mieliniche per gli individui affetti da sclerosi multipla e sostituire ossa e cartilagini consumate con l’età e a causa di malattie infiammatorie. Inoltre, la produzione di popolazioni specifiche di sottotipi definiti di cellule umane ha un enorme potenziale di rivoluzionare la scoperta di nuovi farmaci e l’investigazione dei fondamenti cellulari delle malattie umane. Il campo emergente della Medicina rigenerativa modificherà in modo rilevante la medicina clinica e influenzerà significativamente le nostre percezioni dell’invecchiamento, della salute e della malattia, con una miriade di conseguenze per tutta la società.

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Staminali, tre anni di scoperte

Pubblicato da Federico Tulli su 6 Marzo 2009

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Il genetista giapponese Shinya Yamanaka

«Un indubbio passo in avanti verso il momento in cui cellule adulte fatte tornare “bambine” potranno essere usate per nuove terapie, ma la strada da fare è comunque ancora lunghissima». Si può riassumere così la reazione della comunità scientifica internazionale alla notizia, pubblicata sulla versione online di Nature, che due ricerche condotte in Gran Bretagna e in Canada hanno aperto nuove prospettive alla possibilità di trasformare cellule adulte in cellule staminali pluripotenti, ossia in grado di svilupparsi in più direzioni per formare organi e tessuti di tipo diverso. Le cellule “bambine” ottenute senza passare per l’embrione, le cosiddette cellule pluripotenti indotte, sono state ottenute per la prima volta nel 2006 dall’equipe guidata da Shinya Yamanaka e hanno avuto un impatto rivoluzionario. Tuttavia il loro uso è rimasto chiuso nei laboratori a causa dei rischi di anomalie nello sviluppo cellulare legate all’uso di virus “disarmati”, usati come navetta per veicolare nella cellula i fattori di riprogrammazione. I due lavori appena pubblicati sostituiscono i virus con una sequenza di materiale genetico (trasposone) capace di spostarsi da una posizione all’altra del genoma. Un metodo meno rischioso rispetto a quello di Yamanaka, ma ancora «non completamente esente da rischi» ha commentato la direttrice del laboratorio Cellule staminali dell’università di Milano, Elena Cattaneo. Federico Tulli **left 09/2009**

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Galileo è ancora alla sbarra

Pubblicato da Federico Tulli su 9 Gennaio 2009

In Italia gli scienziati sono ancora visti con sospetto dalle istituzioni. Il fisico Enrico Bellone anticipa a left il suo intervento al festival delle Scienze di Roma di Federico Tulli

galileo_001«Le novità possono mettere a repentaglio le Repubbliche e gli Stati, e allora chi ha il potere, che è ignorante, diventa giudice e piega gli intelligenti». È una breve nota di Galileo Galilei sulla copia del suo Dialogo che portava sempre con sé. Poche frasi che dimostrano quanto il grande scienziato fosse consapevole a cosa andava incontro sposando la nuova cultura scientifica rinascimentale. Quella nata a cavallo tra il ’500 e il ’600 all’esterno delle università e fondata sull’idea del confronto, della «disputa attorno a qualsiasi cosa». Sia essa su matematica, fisica, biologia o ingegneria. È una cultura pubblica, democratica quella che coinvolge Galileo. Si diffonde nel suo tempo quel metodo, ancora attuale, secondo cui chi sostiene una teoria viene invitato a esporre pubblicamente le ragioni per cui pensa che ciò che sta dicendo è vero. «Non ci sono più verità assolute, ma solo verità modificabili attraverso la libera disputa. Galileo è l’erede di questo metodo. E proprio il contenuto scientifico del Dialogo lo porterà a processo» spiega Enrico Bellone, fisico e storico della scienza, nell’anticipare a left alcuni passaggi del suo intervento alla conferenza “Il ruolo della scienza, i doveri della politica”, che si tiene il 15 gennaio a Roma nella giornata di apertura del festival delle Scienze. Un intervento che ruota intorno alla figura dello scienziato pisano perché «quello che è successo a lui con l’Inquisizione accade ancora oggi in Italia ai suoi “eredi” con la politica».
Professor Bellone perché Galileo viene inquisito?
Chi ha capito perfettamente il motivo è l’ambasciatore di Firenze a Roma che ci ha lasciato delle lettere nelle quali raccomanda alla famiglia de’ Medici di convincere Galileo a non insistere sul problema astronomico perché, scrive: «Roma non è luogo di venire a parlar della luna». Il vero problema non è l’astronomia quanto il fatto che le innovazioni introdotte dalle nuove scienze della natura stavano mettendo a soqquadro un insieme di credenze e verità assolute che invece dovevano essere conservate per mantenere il potere. E questo Galilei lo sa.
È finito il processo a Galileo?
No tutt’altro, è in continuo sviluppo. Si pensi a quello che sta succedendo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ai fattori dell’evoluzione o delle biotecnologie. C’è la difesa di un passato che non c’è più fondata su argomenti analoghi a quelli che furono usati contro di lui.
Ci faccia un esempio…
Prendiamo la teoria dell’evoluzione. Essa non riguarda solo l’anatomia dei corpi viventi. Darwin su questo era chiarissimo: coinvolge anche la cultura, il pensiero umano. E oggi la stragrande maggioranza di chi si occupa di neuroscienze guarda a modelli di evoluzione culturale che si ispirano a forme tipiche della biologia evoluzionistica. Modelli in cui, dunque, non c’è più spazio per l’anima. E per i neuroscienziati “mente” è la parola che usiamo per parlare dei processi chimico fisici che avvengono nel cervello.
Una tesi non proprio in linea con il pensiero cattolico. Scienza e fede smetteranno mai di litigare?
È un confronto impossibile, ma precisiamo una cosa. Non è una questione che riguarda solo gli scienziati da una parte e lo Stato vaticano dall’altra. In Italia ci sono moltissimi intellettuali laici che rappresentano la scienza come la forma suprema dell’alienazione umana. Quindi lo scontro risente delle condizioni in cui versa la cultura diffusa. In altri Paesi più civili, più moderni, le cose vanno diversamente. In piena crisi economica il governo francese ha investito 10 miliardi di euro per i suoi centri di ricerca scientifica, perché sa che puntare sulla società della conoscenza aiuta la ricchezza della nazione e il benessere dei cittadini. Un investimento reso possibile da un ambiente culturale, non solo scientifico, estremamente favorevole. Ma questo vale anche in Germania e Gran Bretagna. Per non parlare poi della Spagna. L’Italia fa storia a sé. C’è una posizione diversa nei confronti della scienza che è trasversale e riguarda sia i progressisti che i conservatori. Tutti convinti che l’università sia un luogo da cui si possono tagliare risorse.
Difatti il ministro Tremonti ha tagliato…
Sì, ma non è solo una prassi di questo governo. È un secolo che stiamo tagliando. Peraltro, nonostante il progressivo inaridimento delle risorse finanziarie in Italia resiste un piccolo gruppo di università dove si fa ricerca ad altissimo livello. Di lì escono giovani che francesi, tedeschi, americani ci prendono molto volentieri. In pratica glieli diamo gratis: li formiamo e poi se ne vanno.
Anche dagli Usa Barack Obama lancia importanti segnali con la promessa dello sblocco dei fondi pubblici alla ricerca sulle staminali embrionali…
Certamente, ma non illudiamoci: non so quando cambierà il clima in Italia. C’è un conflitto tra le esigenze della libera ricerca scientifica da un lato e dall’altro una classe politica che o è ostile o è indifferente. Inoltre penso davvero che non ci siano politici in grado di capire che i fondi per la ricerca non sono una spesa ma investimenti per il futuro. I quali, in quanto tali, vanno potenziati altro che tagliati.

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All’Auditorium di Roma è di scena l’Universo

La quarta edizione del festival delle Scienze di Roma è il primo appuntamento italiano dell’Anno internazionale dell’astrofisica, che per noi corrisponde anche all’Anno galileiano, ovvero ai quattrocento anni esatti dalle sue prime osservazioni astronomiche con un cannocchiale. Esplorare l’universo significa per la mente umana raggiungere le frontiere estreme della conoscenza e dunque onorare nel migliore dei modi ciò che ci rende umani, la curiosità, l’esplorazione, la libertà della ricerca. Significa anche saper ascoltare che cosa ha di nuovo da dirci la scienza su questioni fondamentali che riguardano la filosofia e il senso della presenza umana: come ha avuto inizio l’universo, quale teoria può spiegarne la struttura più profonda, se è infinito o finito, se davvero ne conosciamo soltanto una piccola parte, se l’emergere di esseri viventi è una contingenza rara al suo interno o un fenomeno probabile. Leonard Susskind, fra i massimi cosmologi attuali, spiegherà che se l’universo appare così “speciale”, così perfettamente congegnato per accogliere esseri viventi, ciò non richiede affatto di ricorrere a un “disegno”, ma può essere più semplicemente spiegato attraverso le teorie scientifiche in nostro possesso. Queste sono domande che mostrano con grande chiarezza il valore culturale, di cultura tout court, della scienza, e in particolare della ricerca pura. L’indagine cosmologica e le ricerche spaziali sono infatti un esempio di come progetti di ricerca pura possano spesso poi tradursi in ricadute applicative e tecnologicamente avanzate, e viceversa, in un rapporto reciproco che è assurdo spezzare. Certo, può succedere che le risposte che troviamo a quelle domande ci disorientino. Oppure che disobbediscano a principi d’autorità, come Galileo verificò a sue spese. Sarà una coincidenza, ma valorizzare la creatività dei propri scienziati, trattare la scienza come cultura a tutti gli effetti, finanziare la ricerca pura, dare autonomia alla ricerca è ciò che stanno facendo i Paesi con maggiore capacità innovativa in questo momento. Ed è ciò che esattamente la classe politica, bipartisan, di questo Paese non sta facendo da anni.

Telmo Pievani, filosofo della scienza e coordinatore
scientifico del festival


Info:
La manifestazione che si svolge all’auditorium Parco della musica dal 15 al 18 gennaio, promossa dalla Regione Lazio e sostenuta da Filas – finanziaria laziale di sviluppo, è realizzata dalla Fondazione musica per Roma in collaborazione con Codice. Idee per la cultura e con il Planetario e Museo astronomico di Roma. Mentre la direzione scientifica è affidata a Vittorio Bo e Telmo Pievani.
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Left 01/2009** del 9 gennaio 2009


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L’evoluzione di Obama

Pubblicato da Federico Tulli su 29 Dicembre 2008

Stem_Cell_culture03_3463.JPGArrivano dodici mesi da ricordare per la genetica, l’astrofisica e per i fan di Darwin. Inoltre si chiude l’era Bush. La rinascita degli Usa, e non solo, sarà trainata dalla ricerca. Parola del neopresidente di Federico Tulli

Il progresso scientifico si basa su prove e fatti che «non devono mai essere falsati o oscurati dall’ideologia». No, a pronunciare queste parole non è stato il “solito” premier spagnolo José Zapatero in risposta a qualche sussulto antiscientista delle gerarchie vaticane di stanza nell’antico regno di Castiglia. Ad assicurare che dal 2009 con il suo insediamento alla Casa Bianca la scienza tornerà in primo piano è stato il neo presidente Usa, Barack Obama. E forse mai miglior auspicio poteva essere fatto in tempi e luoghi in cui sembrava oramai assodato lo schizofrenico assunto che il progresso dell’umanità dovesse prendere lo slancio da guerre e distruzioni.

In tema di ricerca Obama vuole distinguersi nettamente dal suo predecessore non solo a parole. Prova ne è, anzitutto, la nomina di John Holdren a direttore dell’ufficio Scienze e tecnologia della Casa Bianca. Holdren ha diretto la Pcswa, una Ong che nel 1995 vinse il Nobel per la Pace per il suo impegno a sostegno di uno sviluppo scientifico compatibile con l’equilibrio geopolitico. A dare ulteriore linfa alle ambizioni della comunità scientifica internazionale, che da sempre guarda agli Usa come termometro dei rapporti tra istituzioni e mondo della ricerca, è la scelta di Harold Varmus e di Eric Lander come co-presidenti di Holdren. Varmus ha vinto il Nobel per la medicina nel 1989 per i suoi studi sulle basi genetiche del cancro. Lander ha svolto un ruolo decisivo nel progetto di mappatura del genoma umano aprendo la strada a nuove ricerche su malattie incurabili. Si delineano dunque interessanti prospettive per la ricerca in campo medico, tanto più che tra le prime dichiarazioni di Obama dopo la vittoria elettorale c’è la promessa di riaprire il flusso di finanziamenti pubblici alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Flusso interrotto da Bush jr. nel 2001 su pressione delle lobby cattoliche.

neurons-from-skin-stem-cells_641Nuove importanti risposte potranno poi venire dallo sviluppo dalle scoperte di Shinya Yamanaka della Kyoto University, che nel 2007 è riuscito a creare cellule staminali umane adulte della pelle “riprogrammate” e pluripotenti, con caratteristiche del tutto simili a quelle embrionali. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio sulle embrionali vere e proprie proseguirà di fatto solo grazie ai finanziamenti europei. Tra le altre discipline un risalto particolare sarà dato all’astronomia e a quelle legate all’evoluzionismo. Il 2009, su richiesta dell’Unesco, è stato proclamato dall’Onu Anno internazionale dell’astronomia. E sempre nel 2009, in primavera, il Cern di Ginevra riattiverà l’acceleratore di particelle Lhc dopo il guasto subito nell’ottobre scorso in avvio dei test per ricreare “l’attimo” che ha preceduto il Big bang. In merito alle scienze umane e naturali a fare da catalizzatore è invece il bicentenario della nascita di Charles Darwin. A fornire lo spunto per l’approfondimento di temi che riguardano la genetica, le neuroscienze, la psichiatria, ma anche la paleontologia, l’arte e l’architettura è la mostra “Darwin 1809-2009” organizzata dal filosofo della scienza Telmo Pievani e che sarà inaugurata l’11 febbraio al palazzo delle Esposizioni di Roma. Restando in Italia segnaliamo infine alcuni dei festival scientifici che all’estero ci invidiano, sia per la ricchezza dell’offerta degli argomenti, sia per l’attenzione ricevuta negli anni da parte del grande pubblico. A marzo, dal 19 al 22, l’Auditorium di Roma ospita il festival della Matematica e il tema scelto da Piergiorgio Odifreddi che ne cura l’organizzazione è “Creazioni e ricreazioni matematiche”. Il mese clou sarà, come sempre, ottobre. In programma dal 3 al 19 la sesta edizione di BergamoScienza e, dal 23 ottobre al 1 novembre, con la parola chiave “Futuro”, il festival Genova scienza. Mostre scientifiche e artistiche, laboratori, exhibit, conferenze, incontri, tavole rotonde, caffè scientifici. Ce n’è per tutti.

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C’è un tesoro in quelle cellule

Pubblicato da Federico Tulli su 21 Novembre 2008

Il punto sulla ricerca nel campo delle staminali adulte il 21 novembre alla Bicocca di Milano. Con il Premio Sapio una prestigiosa kermesse scientifica dedicata ai temi delle biotecnologie di Federico Tulli

neurons_astroglia-m2Le applicazioni cliniche e le più avanzate prospettive terapeutiche delle cellule staminali adulte. È questo il tema centrale della giornata di studio dedicata alle biotecnologie della decima edizione del premio Sapio che si svolge il 21 novembre all’università Bicocca di Milano. Istituito dall’omonimo gruppo imprenditoriale attivo nel settore dei gas tecnici e medicinali, il premio propone dunque anche quest’anno una ricca sessione di eventi dedicata alle novità nel campo della ricerca sulle cellule staminali. Nel 2007 erano state le embrionali le protagoniste dei contributi divulgativi dei maggiori esperti mondiali (tra cui Elena Cattaneo direttrice di UniStem dell’università degli studi di Milano, e Giulio Cossu dell’Istituto scientifico San Raffaele di Milano). La giornata di studio del 2008 è invece dedicata alle sorelle “maggiori” con il convegno “Cellule staminali adulte: applicazioni terapeutiche e prospettive di ricerca”. Un evento che prevede una serrata scaletta di interventi e lectio magistralis tenute dai più importanti scienziati di tutto il mondo. Da Eliane Gluckman, ematologa del Saint Luis hospital di Parigi, a Giuliano Grazzini, del Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di sanità, che fanno il punto sulle incoraggianti ricerche sulle cellule staminali da cordone ombelicale. Ad Angelo Vescovi del dipartimento di Biotecnologia e bioscienze dell’università Bicocca, che nella sessione pomeridiana parlerà delle «prospettive della ricerca sulle cellule staminali neuronali e delle sue applicazioni cliniche». A molti altri ancora. Il 2008 è stato un anno fecondo per l’avanzamento degli studi sulle adulte lungo la via della cura delle malattie degenerative. Basti pensare alle notizie che giungono dal Giappone dove il gruppo di lavoro guidato Shinya Yamanaka prosegue negli esperimenti che dimostrano la possibilità di indurre la trasformazione di fibroblasti in cellule staminali pluripotenti, vale a dire di riprogrammare le adulte facendole comportare come embrionali. Via, questa, che solo due anni fa appariva impensabile. Ma grandi progressi sono stati compiuti anche negli studi sulle cellule staminali cordonali per terapia trapiantologica. A tal proposito di particolare rilevanza è l’intervento di Eliane Gluckman, che è stata il primo medico al mondo ad aver eseguito il primo trapianto di sangue del cordone ombelicale pienamente riuscito. Era il 1988 e la Gluckman operò un bimbo di cinque anni affetto da Anemia di Fanconi, al quale non era stata pronosticata alcuna possibilità di sopravvivenza. A 20 anni dall’operazione il paziente è in buona salute e i suoi sistemi sanguigno e immunitario sono del tutto ripristinati. Da quel giorno i trapianti di questo tipo sono rapidamente aumentati. Secondo quanto annunciato dall’ematologa francese alla conferenza della International society for cellular therapy, tenutasi a Berlino, a metà 2006 erano stati realizzati nel mondo oltre 10.000 trapianti con cellule cordonali. Oggi questa tecnica fa parte del trattamento di gravi malattie del sangue, del sistema immunitario e di alcune forme di cancro. Alla luce di tutto ciò non si può non definire paradossale la situzione italiana. Il 2008 è stato l’anno record di deposito all’estero delle cellule del cordone ombelicale dei loro neonati da parte delle mamme italiane. Si calcola che a fine anno saranno più di 10.000 con un aumento di oltre il 40 per cento rispetto al 2007. Cifre importanti cui fa da contraltare l’assenza di un quadro normativo su conservazione e donazione del cordone tutt’altro che chiaro. Caratterizzato soprattutto dal fatto che la crioconservazione autologa delle cellule cordonali non è permessa, al contrario di quanto avviene nel resto d’Europa. Una delle mille storture legislative del nostro Paese in tema di ricerca scientifica e cura delle malattie degenerative. Ma questa è un’altra storia.

Left 47/2008

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Ricerca allo sfascio

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Ottobre 2008

«Le scarse risorse destinate alla ricerca scientifica in Italia vanno ai soliti 40 centri privilegiati che hanno diritto per legge a presentare la richiesta di finanziamento pubblico. Mentre un singolo scienziato non può chiedere soldi per portare avanti il proprio progetto di ricerca, ancorché valido. Anche per questo la situazione italiana è un unicum che non esiste in nessun altro Paese al mondo». È l’impietosa analisi dei «mali della scienza» nel Belpaese di Giuseppe Benagiano, presidente della commissione Cellule staminali del ministero del Welfare. Lo scienziato è intervenuto a Viareggio per il Festival della salute, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei. Benagiano ha puntato il dito sugli «ostacoli istituzionali» alla ricerca: «Non c’è volontà politica di modificare questo stato di cose. E i centri avvantaggiati hanno persone di fiducia quale che sia il vento politico del momento». Non meno critica la posizione di Elena Cattaneo, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell’università degli studi di Milano. «La scienza è una cosa seria. E facendole mancare i finanziamenti si sottostimano le sue potenzialità. Mentre è una delle discipline su cui si fonda la nostra speranza di stare meglio nel futuro». Secondo la Cattaneo, «abolire i clientelismi e mettere in competizione le idee servirebbe anche a far vincere i progetti migliori e far fruttare i finanziamenti. Fondi che, se devono andare sempre ai soliti, senza alcun criterio di merito, è bene che non aumentino».  Federico Tulli

Left 40/2008

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L’uomo inamovibile

Pubblicato da Federico Tulli su 23 Novembre 2007

Quando in Italia si parla di ricerca scientifica, da qualche anno, l’uomo giusto nel posto giu­sto deve essere sempre di Scienza e vita. Così è ancora Enrico Garaci, confermato per la terza volta, e da due go­verni diversi, presidente dell’Istituto superiore di sanità, a smistare i finanziamenti pubblici alla ricerca scientifi­ca in campo medico. Una no­mina contestata, sia dall’elite scientifica sia da esponenti del centrosinistra, con i radi­cali in prima linea. Avanguardia di questa prima linea è la deputata della Rosa nel pugno Donatella Poretti che negli ultimi mesi ha presen­tato tre interrogazioni parla­mentari al ministro della Sa­lute LiviaTurco per sapere che fine hanno fatto e a chi è stata assegnata la decina di milioni di euro perla ricerca scientifica tra il 2001 (dall’allora governo Berlusconi) e il 2007. Tanti soldi, la cui desti­nazione non è stata mai del tutto chiarita dallo stesso Ga­raci incaricato di gestirli.

Onorevole Poretti, come mai bisogna fare tre interroga­zioni per sapere che uso vie­ne fatto del denaro pubblico per la ricerca in Italia?

In realtà solo le prime due in­terrogazioni riguardavano i 7,5 milioni di euro della ge­stione Garaci nell’era Berlu­sconi. Dalle risposte si è per­cepito che sono stati distri­buiti in maniera abbastanza maldestra. Garaci ci ha ri­sposto di telefonare all’Iss se vogliamo sapere chi ha vinto quei bandi. Tradotto: “Non ho intenzione di rispondere”. Fatto sta che sui siti web del ministero e dell’Istituto non c’è più traccia dei bandi. La terza interpellanza, del 13 novembre, invece, fa seguito a una lettera del 10 novem­bre al ministro Turco in cui Elena Cattaneo, Paolo Bian­co e Ranieri Cancedda, illu­stri ricercatori a livello mon­diale nel campo delle stami­nali embrionali, hanno de­nunciato che «circostanze che destano grande preoccu­pazione» fanno capire che i fondi della Finanziaria 2007 per la ricerca sulle staminali, circa due milioni di euro, so­no già stati erogati senza l’e­missione di alcun bando pubblico e solo a chi si occu­pa di staminali adulte.

La lettera al ministro è arriva­ta dopo che a settembre scor­so Garaci aveva risposto pic­che alle stesse istanze dei tre ricercatori, come anticipato dal numero 40 di Left. Mistero sui destinatari dei soldi, si ri­pete la storia pure con un ministro del centrosinistra?

Anche se non ho ancora otte­nuto risposta (mentre andia­mo in stampa Poretti ci dice che forse la Turco risponderà giovedì 22, ndr) c’è già stata una piccola anticipazione. I fondi del 2007 non sono an­cora stati assegnati, però in qualche modo c’era un pro­getto in cui i nomi erano stati già decisi. Lo stesso Angelo Vescovi ha detto che lui avrebbe ricevuto dei soldi.

Le mail a Garaci e la lettera al ministro di Cattaneo, Bianco e Cancedda, non erano dunque campate in aria?

Non lo erano. Una confer­ma, oltre che da Vescovi, ar­riva da voci interne all’Iss, dove si sapeva che era così.

C’è qualcosa di positivo in tut­ta questa vicenda?

Aver denunciato queste voci prima che i fondi venissero ufficialmente assegnati, po­trebbe contribuire a rendere la procedura più trasparente. Lo stesso Garaci ha detto che presto verrà emesso un ban­do. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti.

Saldo in sella il presidente dell’Iss, nonostante la bocciatu­ra subita al Senato prima della sua rielezione.

Vedremo. È stato affiancato da Monica Pezzoni, sottose­gretario di Rosy Bindi quan­do era alla Sanità e braccio destro della Turco. Per inciso va detto che la Pezzoni è fini­ta al posto dell’ex direttore generale dell’Iss, Sergio Li­cheri, licenziato da Garaci dopo aver denunciato alla magistratura la malagestione dei 7,5 milioni del 2001. Secondo Li­cheri, quei soldi sarebbero passati per un conto corrente bancario “esterno” all’Iss, e inizial­mente sarebbero stati addirittura dieci milioni».

Left 47/2008 ** Federico Tulli

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