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Cellule staminali, la ricerca non si ferma. Il Vaticano se ne faccia una ragione

Pubblicato da Federico Tulli su 6 Novembre 2009

È davvero possibile curare l’infertilità con le “embrionali”?  Tre eminenti studiosi e un bioeticista commentano il caso aperto da Nature di Federico Tulli

“Adulte 58, embrionali 0: tra staminali non c’è partita”. Si era in piena campagna referendaria contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita quando il 24 maggio 2005 l’Avvenire se ne uscì con questo titolo sparato a tutta pagina. L’articolo, poi, sviluppava il concetto: «Se le pesiamo sulla bilancia dei fatti e non su quella della propaganda le staminali embrionali rivelano un’imbarazzante inferiorità rispetto a quelle adulte. Nei laboratori di tutto il mondo, infatti, dalle staminali adulte sono stati ottenuti benefici per 58 malattie. E le cellule tratte da embrione, quelle che – se prevalessero i sì ai referendum – ci farebbero guarire da infermità di ogni tipo stando ai suggestivi ma ingannevoli slogan della campagna pro-referendum? Allo stato attuale la loro utilità clinica è pari a zero. Allora perché insistere?». Quel referendum, condizionato dalla martellante propaganda della Conferenza episcopale, finì come sappiamo. La legge è rimasta in vigore, e solo la perseveranza delle coppie di pazienti infertili ha permesso alla Corte costituzionale, a distanza di quattro anni, di smascherarne le ideologiche e antiscientifiche incongruenze denunciate dai sostenitori del referendum (vedi il dossier “Tutti pazzi per gli embrioni”, Avvenimenti del 7 giugno 2005). Oggi altri nodi vengono al pettine. E in queste pagine, con l’aiuto degli scienziati Fulvio Gandolfi, Carlo Flamigni, Elena Cattaneo e del presidente del centro studi biogiuridici Ecsel, Luca Marini, risponderemo anche a quelle due domande del quotidiano dei vescovi. L’occasione di un seria valutazione dell’importanza e dello stato della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane ci è fornita dai risultati di uno studio condotto alla Stanford university (California), pubblicati su Nature. I ricercatori Usa, guidati dal biologo Renee Reijo-Pera, sono riusciti a riprodurre una riserva di cellule germinali – cioè quelle riproduttive capostipiti di ovociti e spermatozoi- e contano di ripetere l’esperimento partendo da cellule staminali della pelle. Ma l’aspetto più importante è che per la prima volta sono stati osservati in azione i geni che regolano le tappe di formazione delle cellule germinali (gameti) nell’embrione umano. Potrebbe quindi essere stata imboccata la strada verso la comprensione di molti casi di sterilità. Inoltre, secondo Reijo-Pera, la scoperta del meccanismo alla base della formazione delle cellule germinali permetterà in futuro, per ciascuna persona colpita da infertilità, di produrre “in proprio” una riserva di gameti su misura.

«Ancora una volta si è visto a cosa servono veramente le cellule staminali in generale e le embrionali in particolare. Cioè a studiare dei meccanismi che altrimenti non sarebbe possibile osservare direttamente, specie nell’uomo», dice a left il professor Gandolfi del dipartimento di Scienze animali all’università di Milano e vice direttore del progetto Gemini (Maternal interaction with gametes and embryo). «Lo studio di Nature – spiega – è l’ultimo di una lunga serie di lavori di questo tipo iniziati nel 2003. Quando per la prima volta si è visto che le cellule staminali embrionali, oltre a tutta una serie di tessuti, possono fornire anche le cellule germinali da cui poi derivano i gameti maschili e femminili (spermatozoi e ovuli)». Nell’uomo la gametogenesi non era mai stata studiata direttamente come invece già accade nel topo o in qualsiasi altro animale da laboratorio. Da qui a individuare delle terapie per l’infertilità quanto è lungo il passo? «Si è ancora molto lontani dall’ottenere dei veri ovociti e dei veri spermatozoi. Dal punto di vista funzionale siamo solo ai primi abbozzi di gameti, a una distanza di anni luce – sempre in termini funzionali – dall’ottenere degli embrioni. In senso fisiologico, queste cellule devono fare moltissimi chilometri per acquistare funzionalità. Ammesso che questo abbia un senso anche per la terapia contro la fertilità». è ancora presto, dunque, per sapere se e quando certe intuizioni si tradurranno in risultati concreti in campo medico.

«Spesso fanno notizia gli aspetti più spettacolari di uno studio e si perde di vista la reale importanza degli approcci di tipo sperimentale – precisa Gandolfi -. Questo filone di ricerca sulle cellule staminali, embrionali e non, viene venduto come la cura immediata di tante malattie. Di certo in tempi brevi nessuno è in grado di mantenere un’eventuale promessa di terapie cellulari. Ma lo studio delle staminali è sicuramente fonte notevole di conoscenze di base che poi porteranno a importanti progressi terapeutici. Accade oggi con l’infertilità quanto succedeva una decina di anni fa quando lo studio sui tumori fece da propulsore a gran parte della biologia cellulare. Allo stesso modo – conclude Gandolfi – l’immunologia ha fatto dei passi da gigante con la “scusa” dell’Aids».

Anche il professor Carlo Flamigni, libero docente in Clinica ostetrica e ginecologica e componente del Comitato nazionale di bioetica, pone l’accento sull’importanza della ricerca di base. «Questo – ci spiega – è il primo studio che è riuscito a produrre cellule primordiali della linea germinale. Mentre è lontana la produzione di ovociti e spermatozoi umani. Non ci sono prove che da questi gameti potranno “uscire” degli “embrioni embrioni”, né che questi saranno perfettamente normali. Ma resta un esperimento di grande valore scientifico e clinico: servirà per capire molte cose sulla biologia dei gameti, e, in un futuro non prevedibile, aprirà la strada alla soluzione di molti casi di sterilità». Infine un commento sull’inevitabile (in Italia) levata di scudi delle schiere cattoliche contro i risvolti etici legati alla scoperta. «Giornali prestigiosi hanno titolato “Forse bambini senza genitori”. Questa è una sciocchezza straordinaria, perché quando si otterrà un embrione e poi nascerà un bambino avrà un patrimonio genetico di due persone reali, non inventate in laboratorio. I paladini dell’etica – sottolinea Flamigni – dimenticano sempre che ciò che conta per un bambino non è il Dna del padre ma il rapporto che è capace di dare».

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«Un grande passo verso la conoscenza»

Intervista a Elena Cattaneo, direttrice del Centro di ricerca sulle cellule staminali della Statale
di Milano

Professoressa Cattaneo, qual è il grande merito della scoperta annunciata su Nature?
Secondo me la grandiosità di questa scoperta è nell’avanzamento di conoscenza. Si tratta di un risultato che permette di aprire una finestra su qualcosa che prima ci era impossibile studiare.
Si parla di possibili terapie per l’infertilità.
L’infertilità è legata a un problema nella formazione delle cellule germinali. Ma per poter studiare cosa c’è che non va occorre riprodurre in laboratorio le fasi che portano allo sviluppo di queste cellule. Una terapia ci sarà nel momento in cui si arriverà a capire di più su questi meccanismi. Alla Stanford si è compiuto un passo importante in questa direzione. È la prima volta che si ripercorre in laboratorio la transizione da cellula staminale umana a gameti. E il prodotto finale, in base alle caratteristiche presentate nel lavoro, è altamente qualificato.
Ci dica di più…
Le cellule staminali embrionali umane su cui hanno lavorato i colleghi americani sono pluripotenti, cioè in grado di formare i 250 tipi cellulari del nostro organismo, comprese le cellule germinali. Loro sono riusciti a indirizzare quelle cellule embrionali verso il solo differenziamento germinale. Ripercorrendo il tragitto quasi completamente. Dico quasi, per non sembrare troppo ottimista. Ora quindi si ha la possibilità di studiare come si formano le germinali. E si può anche studiare come fa una cellula che ha un corredo di 46 cromosomi (come tutte le nostre cellule) a dare origine a gameti (ovuli o spermatozoi) che invece hanno un corredo di 23 cromosomi. Si tratta della meiosi, un fenomeno che conosciamo da centinaia di anni ma che ancora non ha una spiegazione.
Tre anni fa Shinya Yamanaka riuscì a riprodurre in laboratorio cellule embrionali partendo da staminali adulte, posando una pietra miliare nell’avanzamento della ricerca in questo campo. La nuova scoperta è paragonabile a livello di importanza a quella dello scienziato giapponese?
Lo studio pubblicato su Nature, come tutte le prime scoperte è certamente degno di grande attenzione. Poi però una scoperta è veramente tale quando resiste alla verifica del tempo e degli altri colleghi. La differenza con quella di Yamanka è nel fatto che il fenomeno che ora si può studiare “esiste” nel nostro corpo. La suggestione dell’esperimento è che ha riprodotto in laboratorio qualcosa di esistente in natura ma mai osservato prima. Nel caso di Yamanaka, invece, si è seguito un programma che in natura non esiste. Anzi, forse vorremmo proprio che non succeda.
Vale a dire?
Lui ha modificato geneticamente cellule della pelle facendole tornare indietro allo stadio di staminali embrionali umane. Però pur essendo un processo artificiale è anche esso un metodo di sfondamento che ha rivoluzionato la biologia. Noi pensavamo che il Dna della pelle fosse impacchettato in un modo impossibile da “aggredire” e invece scopriamo che è assolutamente plastico. È “bastato” inserire quattro geni per spingerlo a modificarsi e a tornare indietro nel tempo. Quindi anzitutto studiare come fa il Dna a essere plastico è interessantissimo. Poi, ovviamente, tale ricerca potrà avere delle ripercussioni in ambito clinico.
Lo studio della Stanford university sarebbe stato possibile in Italia?
Nel nostro Paese si può lavorare sulle staminali embrionali umane perché la legge lo permette. Ma, come insegna la vicenda del bando dei fondi alla ricerca (vedi box, ndr) che esclude espressamente i progetti di studio sulle staminali umane, c’è che mette in pratica strategie “alternative” che bypassano la permissività della norma. Indubbiamente oggi si fa tanta fatica a lavorare in questo campo. Oramai arriviamo ultimi anche sulla riprogrammazione delle adulte usata nel metodo Yamanaka. Perché è impensabile lavorare su queste cellule senza poter fare tranquillamente una comparazione con le “originali” che si intende riprodurre. Come del resto ha fatto Yamanaka e accade in tutto il mondo. Il che rende inspiegabile anche l’esultanza di coloro che hanno definito “etiche” le cellule riprodotte dal collega giapponese. Il veto governativo, poi, impedisce ai nostri giovani di farsi il curriculum necessario per accedere ai bandi europei. Un danno incalcolabile.
Con le sue colleghe ha presentato appello al Consiglio di Stato.
Il punto critico per tutta la ricerca, per qualsiasi disciplina, è fino a che punto un governo può interferire su aspetti tecnico scientifici. Io non credo che possa farlo in assoluto, perché me lo dice la Costituzione. Un governo ha funzioni amministrative, identifica le tematiche su cui vuole investire. Ma non ha certo le competenze per porre veti su strumenti o filoni di ricerca. Altrimenti vorrebbe dire che un ministro domani può aprire un bando per ricerche su particelle atomiche a esclusione dei neutroni. Nel caso delle embrionali il governo ha impedito l’accesso al bando senza dare spiegazioni. Del resto non c’è ragione, nemmeno scientifica, per escludere questo filone di ricerca. Come dimostra lo studio pubblicato su Nature. Nessuno che abbia un po’ di intelligenza può dire che quella sulle staminali è una ricerca è inutile.         Federico Tulli

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Finanziamenti alla ricerca, il divieto senza senso

Lo scorso marzo il governo Berlusconi ha espressamente escluso le ricerche sulle cellule staminali embrionali umane dai nuovi bandi per i finanziamenti pubblici. Creando così una discriminazione a favore di chi studia le “adulte”, che va persino contro il proibizionismo di cui gronda la legge 40. La norma, infatti, ha tante contraddizioni ma non vieta lo studio su linee cellulari embrionali umane. Dopo l’immotivata decisione dell’esecutivo, Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna – rispettivamente direttrice del centro di ricerca sulle Cellule staminali della Statale di Milano, farmacologa dell’università di Firenze e biologa all’università di Pavia – hanno fatto ricorso al Tar Lazio e, dopo la bocciatura, al Consiglio di stato. L’appello si terrà entro dicembre. La battaglia in difesa del diritto a fare ricerca sulle embrionali è seguita con attenzione dalla scienza mondiale. Come testimoniano due articoli pubblicati su Nature e Science, e il sucesso della sottoscrizione aperta dall’Associazione Coscioni per sostenere le spese legali delle tre ricercatrici, che ha raccolto 15mila euro (info www.lucacoscioni.it).

Un Avvenire poco chiaro

Al contrario di quanto sostenuto dall’Avvenire, nel 2005 non c’era traccia (nel mondo) di prove scientifiche dei «benefici per 58 malattie ottenuti da staminali adulte».Come ha detto  il direttore dell’Istituto cellule staminali al San Raffaele di Milano, Giulio Cossu, al congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica organizzato a marzo dall’Associazione Coscioni, «le uniche trattate con successo col trapianto di cellule staminali sono varie malattie del sangue, una forma rara di malattia genetica della cute, le ustioni della cute e della cornea. Per molte altre malattie genetiche la sperimentazione pre clinica sta dando risultati promettenti ma serve tempo prima che si arrivi a una sperimentazione clinica nelle condizioni migliori per ottenere risultati positivi e ridurre al minimo i rischi connessi a una terapia del tutto nuova».

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Legge 40, inadeguata

Intervista a Luca Marini, vice presidente del Comitato nazionale di bioetica

Professor Marini, la realizzazione di ovociti e spermatozoi “artificiali” potrebbe portare in Italia alla riapertura del dibattito bioetico in materia di procreazione medicalmente assistita?
Sì. La scoperta della Stanford university è affascinante e stimolerà ulteriori progressi scientifici in ordine alla conoscenza delle cause ancora inesplorate dell’infertilità. Tali progressi potranno gettare una nuova luce nel campo dei trattamenti contro la sterilità e portare, in prospettiva, a una revisione dei presupposti scientifici, tecnici e morali della legge 40. è ovvio che occorrerà valutare anche la sostenibilità bioetica e biogiuridica delle applicazioni tecnologiche e commerciali di tali progressi, allo scopo di evitare forme di mercificazione del corpo umano. E’ questo, del resto, il ruolo specifico della bioetica: fornire opzioni etiche necessarie per orientare le scelte di politica normativa concernenti la sostenibilità di taluni sviluppi tecno industriali del progresso scientifico.
Lei è professore di Diritto internazionale alla Sapienza di Roma. Pensando al punto in cui è arrivata la divulgazione scientifica in Paesi come la Gran Bretagna,qual è secondo lei il percorso da seguire?
Ritengo prioritario promuovere la cultura dell’informazione scientifica corretta, obiettiva e fondata, volta a favorire l’informazione e la formazione consapevole del pubblico non specialistico. Il problematico rapporto scienza società non potrà dirsi risolto se i cittadini non saranno correttamente informati: solo la conoscenza consente di sostenere liberamente e consapevolmente il progresso, sia quello scientifico, che quello tecnologico e industriale.
Lei ha detto che «la scoperta di questi giorni può gettare una nuova luce nel campo dei trattamenti contro la sterilità e portare, in prospettiva, a una revisione dei presupposti scientifici, tecnici e morali della legge 40».
In virtù di un principio generale, tutti gli strumenti del diritto, e del biodiritto in particolare, dovrebbero essere periodicamente rivisti alla luce del progresso scientifico e tecnologico. Pertanto, la scoperta fatta a Stanford potrebbe condurre alla riapertura del dibattito sulla legge sulla procreazione medicalmente assistita (Pma), che, erroneamente, si riteneva concluso dopo l’entrata in vigore della legge 40.
Quale sarà il ruolo del Cnb in caso di riapertura del dibattito?
Ogni nuova scoperta scientifica dovrebbe costituire l’occasione per rifondare il rapporto scienza società sulle basi di consapevolezza e compartecipazione che ho ricordato poc’anzi. Auguriamoci che la scoperta della Stanford university serva, in Italia, a far indirizzare in questo senso anche l’azione del Cnb, che negli ultimi tempi è apparso attento a ridefinire soprattutto i suoi assetti interni.
Federico Tulli – left 44/2009

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Il caso Hwang è chiuso. Lo scienziato smascherato pure in tribunale

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Ottobre 2009

Riconosciuto colpevole di frode dalla Procura di Seoul il ricercatore che nel 2004 aveva annunciato la clonazione di cellule staminali embrionali umane. Nel 2006 i suoi colleghi d’università scoprirono che aveva manipolato i dati di Federico Tulli

Con tre anni di ritardo rispetto alla comunità scientifica internazionale, la giustizia ordinaria della Corea del Sud ha condannato per frode lo scienziato Hwang Woo-suk, in relazione alle sue ricerche sulle cellule staminali embrionali umane. Secondo un tribunale di Seoul, nel 2004, Hwang (noto anche per aver creato Snuppy, il primo cane clonato della storia) ingannò la comunità mondiale con la sua presunta clonazione di embrioni umani, che in un primo momento sembrava aver aperto grandi speranze in particolare nella cura del morbo di Alzheimer. Dopo aver dimostrato che Hwang diventò direttore della prima banca mondiale di cellule madri proprio grazie alla falsificazione dei risultati dei suoi studi sugli embrioni umani, la Procura di Seoul ha chiesto una condanna di quattro anni. Considerando la differenza di fuso orario con l’Italia la pena dovrebbe essere resa nota nel corso della giornata odierna. La storia di una delle più celebri tentate truffe in ambito scientifico ha inizio nel 2004, quando lo scienziato sudcoreano annuncia su Science di essere riuscito a clonare un embrione umano e a ricavarne cellule madri. Lo stesso avviene in un altro articolo pubblicato nel 2005 sempre a firma di Hwang. Ma, l’anno successivo, una commissione di inchiesta dell’università di Seul scoprì che Hwang aveva falsificato gli esperimenti. Nell’immediato, questo causò in Corea del Sud il divieto di fare ricerca sulle staminali fino a marzo del 2007, quando il Comitato etico genetico diede di nuovo il permesso ma solo in caso di utilizzo di ovuli scartati dall’inseminazione artificiale. A livello internazionale, invece, la notizia della frode di Hwang fu cavalcata soprattutto dai detrattori della ricerca sulle cellule staminali embrionali. è il caso ad esempio dell’Italia, dove nel 2004 con l’approvazione della legge 40 sulla fecondazione assistita e poi nel 2005 con la bocciatura del referendum che quella legge voleva modificare profondamente, si è via via acuita la frattura tra la comunità scientifica che, salvo alcune rare eccezioni, chiedeva di poter fare ricerca sia sulle staminali adulte che su quelle embrionali, e le istituzioni fortemente orientate invece sulle posizioni ideologiche della Chiesa romana. Laddove questa, annullando secoli di progresso scientifico, considera l’embrione un essere umano. «La condanna di Hwang conferma ciò che il mondo della ricerca aveva dimostrato in tempi molto brevi, ma questo non è un caso che può essere tirato per la giacca da una parte o dall’altra», osserva Armando Massarenti, epistemologo e autore di Staminalia. Le cellule “etiche” e i nemici della scienza (Guanda). Secondo Massarenti, tutta la vicenda, in fondo, mette in luce i caratteri positivi della scienza: «è importante riflettere sul fatto che di fronte a una prassi truffaldina di questo genere non c’è altro ambito dell’attività umana in cui tale prassi viene smascherata così velocemente». Non a caso le frodi nel campo della ricerca di base sono molto rare. Mentre, purtroppo, ben diverso è il discorso relativo alle promesse di false cure a base di cellule staminali adulte e che Massarenti documenta con precisione in Staminalia. «Il discredito gettato da Wang nei confronti della ricerca e le speranze alimentate dai suoi annunci non sono nulla in confronto alla speculazione praticata sulla pelle di persone affette da malattie genetiche, da parte di chi millanta cure possibili con le “nemiche” delle staminali embrionali». Una speculazione operata da medici in diversi Paesi del mondo, ma alimentata anche dai media con false notizie. In Italia, ad esempio, il 24 maggio 2005 il titolo di un famoso quotidiano recitava così: “Adulte 58, embrionali 0. Tra staminali non c’è partita”. Dove 58 sta per le malattie curate. La realtà è che finora le uniche trattate con successo col trapianto di staminali adulte sono alcune malattie del sangue, una forma rara di malattia genetica della cute, le ustioni della cute e della cornea. Terra, il primo quotidiano ecologista

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Un voto per la ricerca

Pubblicato da Federico Tulli su 5 Giugno 2009

L'europarlamento di Strasburgo

L'europarlamento di Strasburgo

Se negli Stati Uniti la ricerca sulle cellule staminali è stato uno dei cavalli (vincenti) di battaglia del neo presidente Obama, nonché uno dei temi centrali della sua campagna elettorale, in Italia non un solo riferimento è stato fatto da parte dei media in vista delle europee. Inoltre, se si eccettua la Lista Bonino-Pannella, non un solo soggetto politico-elettorale ha speso una parola in favore di un eventuale impegno a battersi per lo sviluppo di questa ricerca. Eppure sarà l’assemblea che esce dalla tornata elettorale del 6-7 giugno a decidere, nel 2013, sul rifinanziamento dei progetti di studio sulle embrionali. Un rifinanziamento vitale per gli scienziati italiani a cui, per motivi ideologici, il ministero del Welfare preclude la partecipazione ai bandi nazionali.
Nel corso dell’ultima Conferenza sulle cellule staminali all’Accademia dei Lincei, l’eurodeputato Marco Cappato, nel ricordare che si deve alla battaglia dell’Associazione Luca Coscioni l’esistenza di quei fondi Ue, ha denunciato la situazione: «Il compromesso raggiunto sulla finanziabilità della ricerca sulle linee cellulari ottenute dagli embrioni sovrannumerari è un compromesso fragile. Il Vaticano è già al lavoro in Europa per estendere le proibizioni nei prossimi anni. Entro il 2012 dovrà essere terminata la co-decisione tra Parlamento europeo e Consiglio sulle nuove regole, ma la politica italiana finge di non accorgersene». left 22/2009 **Federico Tulli**

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Una norma fuori legge

Pubblicato da Federico Tulli su 15 Maggio 2009

FECONDAZIONE ARTIFICIALE«Potremo tornare a seguire la buona pratica medica». Queste poche ma significative parole di Claudia Livi, ginecologa e presidente del Cecos (Centro studi e conservazione ovociti e sperma umani) sintetizzano il quadro delle più immediate conseguenze della sentenza 151/2009 con cui la Corte costituzionale ha messo la parola fine alla querelle interpretativa che si è aperta all’indomani della comunicazione del dispositivo che ha stabilito la parziale incostituzionalità della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. La presidente del Cecos è intervenuta a Roma al convegno “La cura della sterilità e le tecniche di fecondazione medicalmente assistita. Il futuro dopo la sentenza della Corte costituzionale e le modifiche alla legge 40”, organizzato alla sala Mappamondo della Camera da Amica cicogna, Cerco un bimbo, l’Altra cicogna, Madre provetta e un bambino.it (appena costituitesi in Federazione nazionale dei pazienti infertili) e dall’Associazione Luca Coscioni. Un incontro pensato per fare il punto della situazione dal punto di vista medico in seguito alla bocciatura degli articoli 6 e 14 della legge 40, laddove impongono il limite di impianto di tre embrioni e il divieto di congelarli. Ma che è anche servito a inquadrare la “sentenza 151” in un contesto più ampio, che coinvolge tutti i cittadini e non solo quelli che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita: quello relativo alla battaglia in difesa dello Stato di diritto da leggi deologiche e strumentali al controllo delle nostre scelte personali operato dalle istituzioni politiche. «Una battaglia che comprende altre due storiche sentenze della Consulta», ha ricordato il giurista Stefano Rodotà. Quella del 2007 che ha riconosciuto a Eluana Englaro il diritto a veder riconosciuta la propria volontà di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico, e la sentenza 438/2008 sul consenso informato. «Questo secondo dispositivo – ha aggiunto Rodotà – costituisce un punto di sintesi tra il diritto alla salute e quello all’autodeterminazione, due diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta, e violati da norme come la 40 e quella sul cosiddetto testamento biologico approvata al Senato e in attesa di valutazione alla Camera». Quanto alla sentenza 151/09 (pubblicata mercoledì scorso in Gazzetta e che quindi mette immediatamente in condizione i medici di valutare caso per caso il numero di embrioni da impiantare e l’eventuale crioconservazione di quelli sovrannumerari), Rodotà ha sottolineato, da un lato, che con essa «la guerra contro la distruzione sistematica dello Stato di diritto non è ancora completamente vinta», e dall’altro che «è stato riaperto il discorso sullo statuto giuridico dell’embrione». Pensiamo di non interpretar male le parole del giurista se diciamo che in pratica la Consulta ha demolito l’impostazione ideologica di derivazione cattolica della legge 40 secondo cui l’embrione sarebbe “persona”, e non, come peraltro sostiene tutta la comunità scientifica mondiale, un conglomerato di cellule indistinte. Il perché la battaglia non è completamente vinta lo spiega a left l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica cicogna e vice presidente dell’associazione Luca Coscioni. «Non esiste un diritto a un figlio a ogni costo, ma esiste un diritto alla salute ed è questo che è stato leso dalla 40, secondo la Consulta. Ma rimangono in piedi alcuni passaggi che noi riteniamo incostituzionali riassumibili in tre punti: il divieto dell’eterologa, il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione per le persone fertili ma affette da malattie genetiche e la questione dell’utilizzo per fini scientifici degli embrioni non utili per una gravidanza». Su questi tre punti ci sono dei procedimenti in corso e altri già depositati in diversi tribunali italiani. Per comprendere se il definitivo affossamento di una delle più inique e illiberali norme prodotte dalle destre nella storia d’Italia debba passare ancora per la Corte costituzionale – e non per un (a questo punto) auspicabile dibattito prima pubblico e poi parlamentare – non resta che attendere che la giustizia faccia il suo corso. left 19/2009

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Piaghe vaticane

Pubblicato da Federico Tulli su 24 Aprile 2009

Enormi progressi nella ricerca. Una classe politica non all’altezza. Il  fisiologo Piergiorgio Strata, direttore scientifico dell’Ebri, racconta vent’anni di neuroscienze in Italia di Federico Tulli

06353cc2-ansaÈ un anno di ricorrenze importanti, il 2009, per le neuroscienze. Specie in Italia. Cade infatti in questi giorni il compleanno della “regina” della disciplina, come è stata definita Rita Levi Montalcini dal suo collega di Nobel per la Medicina dell’86 Stanley Cohen. Il 22 aprile la Montalcini ha compiuto 100 anni. E sono 20 quelli trascorsi dalla decisione del Congresso degli Stati Uniti di istituire il “Decennio del cervello”. Un’iniziativa destinata a dare uno stimolo decisivo alle neuroscienze, grazie al varo di ingenti fondi garantiti da leggi ad hoc. «Fu un impulso che ebbe notevoli ripercussioni anche in Italia» racconta a left il neurofisiologo Piergiorgio Strata, copresidente dell’Associazione Coscioni e direttore scientifico dell’Ebri che ha patrocinato il convegno “The brain in health and disease” per celebrare I 100 anni della Montalcini. «Pochi mesi dopo l’input del Congresso Usa – ricorda Strata – l’allora ministro Ruberti con cui collaboravo aderì all’iniziativa varando un decreto. Fu l’Italia, per prima, a rispondere all’appello americano». Con quel decreto il nostro governo prendeva atto dello sviluppo delle neuroscienze e della sua inevitabile interazione con altre discipline: dalla medicina alla fisica, dalla matematica alla biologia molecolare, dalla psichiatria alla filosofia.

Professor Strata, qual è il valore e il portato delle neuroscienze oggi?

È importante studiare il cervello per almeno tre motivi. Il primo è che con l’aumento dell’età media sono cresciute in maniera esponenziale le malattie degenerative che colpiscono l’uomo in questo organo. Con la fine della vita intorno ai 50 anni raramente si verificavano patologie senili come l’Alzheimer o il Parkinson. La ricerca di cure efficaci in questa direzione era poco stimolata. Al contrario di quanto accadeva, per esempio, in campo oncologico. Il secondo motivo è che l’acquisizione di nuove conoscenze produce sempre benessere. Vale la pena di investire per studiare il cervello umano e cercare di capire come emergono le facoltà mentali. Il terzo fattore è solo a prima vista materiale. Le malattie del sistema nervoso oltre a colpire il paziente hanno un impatto sulla società non solo economico. Basti pensare alle difficoltà di rapporto tra i malati di Alzheimer e i loro familiari.

La Montalcini di recente ha sottolineato che non ci sono più barriere tra umanesimo e scienza. Se pensiamo al dibattito sul testamento biologico è evidente che almeno in Italia di barriere ce ne siano ancora tra scienza e politica..

La vicenda di Eluana mostra una classe politica intenzionata a rinforzarle. Altro che abbatterle. Tutto ilmontalcini contrario di quanto accade in altri Paesi che spesso la stessa politica propone come modello da seguire. Senza dover ricordare l’importanza dei primi interventi di Obama in favore della ricerca sulle embrionali, cito la Gran Bretagna dove la Dana foundation sta compiendo sforzi enormi per creare e diffondere tra i cittadini inglesi una cultura delle neuroscienze. L’obiettivo è far capire al grande pubblico l’importanza del progresso in questo campo.

Con la polemica sulle staminali e il caso Eluana è emerso che le neuroscienze sono particolarmente invise ai nostri governanti…

Quella di certa politica sembra una coazione a ripetere. La storia di Rita Levi Montalcini insegna che la ricerca scientifica ha possibilità di sviluppo solo dove è lasciata libera di esprimersi senza condizionamenti. Sotto il regime fascista la nostra grande scienziata ebbe l’intuizione del “fattore di crescita delle cellule nervose”. Ma solo una volta giunta negli Usa, libera di lavorare, ha potuto ottenere risultati concreti.

Tutto il contrario di quanto accade per le staminali embrionali…

C’è un’influenza del Vaticano sulle nostre istituzioni assolutamente inaccettabile. Tanto quanto lo è la sua ingerenza nel dibattito scientifico. Un’intrusione che è alla base della profonda disinformazione culturale nel nostro Paese. Prendiamo la storia della Englaro. La scienza ha dimostrato che le facoltà mentali senza substrato fisico non possono esistere. Ma il fisico da solo non basta, ci vuole anche un substrato funzionale. La nostra corteccia cerebrale è la sede delle sensazioni, la cui attività è organizzata dalle strutture talamiche, che sono una sorta di direttore d’orchestra. La corteccia cerebrale di Eluana era necrotizzata al punto che c’era una disconnessione di questo direttore d’orchestra con tutto il resto e quindi c’erano le basi fisiche per dire che l’orchestra non poteva suonare più. Eluana non poteva più avere attività mentale.

Ma c’è chi crede nell’anima e sostiene che questa può anche non essere nel cervello. Per cui Eluana doveva continuare a vivere…

Per prima cosa non era vita umana. Secondo, a queste argomentazioni non bisognerebbe rispondere, anche se sempre più spesso si sentono fare da persone colte. E, invece, siamo piombati in una sorta di clima da stadio con i riflettori puntati sulla ricerca da due fazioni contrapposte di “tifosi”. E ci si ritrova a sentire che le staminali adulte sono meglio di quelle embrionali. Oppure che no, sono queste il futuro. La realtà è che la ricerca scientifica, come dimostra la storia della Montalcini, non può avanzare se chiusa in compartimenti stagni. Se imbrigliata. Tutti e due i filoni di studio sono utili per aumentare le nostre cososcenze. E pretendere di studiare solo le adulte, come vuole qualcuno, per far acquisire all’Italia il primato mondiale in questo campo sono tutte chiacchere.


Gocce di vitalità

Forse il segreto della lucidità e vitalità della scienziata italiana Rita Levi Montalcini si cela proprio nel Ngf, il fattore di crescita nervoso, che nel 1986 le è valso il premio Nobel per la Medicina. «Rita prende tutti i giorni il Ngf in forma di gocce oculari per problemi alla vista», ha raccontato Pietro Calissano, vicepresidente dell’Ebri (European brain research institute), che da 44 anni collabora con la celebre scienziata, a margine del convegno dal titolo “The brain in health and disease” organizzato al Campidoglio di Roma per celebrare i cento anni della “regina delle neuroscienze”. «L’idea – ha spiegato Calissano – è che in qualche modo la sostanza benefica raggiunga il cervello, favorendone la naturale plasticità. Insomma, forse proprio nella sua scoperta da Nobel si cela il segreto della vitalità della centenaria più famosa d’Italia».

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Il “fattore” Rita

copj13La storia della scoperta per la quale nel 1986 Rita Levi Montalcini ha ricevuto il Nobel per la Medicina insieme a Stanley Cohen. In Cronologia di una scoperta (Baldini Castoldi Dalai) la grande neuroscienziata ci racconta non tanto e solo gli esiti di una mirabile ricerca ma di una lunga avventura scientifica i cui sviluppi non smettono di dare frutti. Nel primo dopoguerra, trasferitasi negli Stati Uniti per un breve soggiorno di studio che sarebbe invece durato trent’anni, l’illustre scienziata si dedicò allo studio in vitro di embrioni di pollo nei quali aveva innestato un tumore maligno di topo. Il Nerve growth factor (Ngf), scoperto nel 1952 come fattore capace di potenziare i processi di crescita e differenziazione di neuroni, è oggi considerata una molecola a ben più ampio raggio di azione. Il lungo viaggio nel cervello e nel sistema nervoso intrapreso dalla Montalcini 60 anni fa, continua tuttora ad affascinare sia gli studiosi, per gli scenari impensabili che ha aperto, sia i non addetti ai lavori per il rigore e la coerenza che fanno della donna e dello scienziato Rita Levi Montalcini un caso unico nel panorama scientifico internazionale.

left 16/2009

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Dietro alle decisioni di Obama

Pubblicato da Federico Tulli su 13 Marzo 2009

obamL’illuminismo e le più innovative acquisizioni della bioetica, alle radici delle scelte sulla libertà di ricerca del neo presidente degli Stati Uniti. A Roma per il festival della Matematica, parla Armando Massarenti, epistemologo e filosofo della scienza firma del Sole 24 Ore  di Federico Tulli


Professor Massarenti, all’Auditorium lei introdurrà la lectio magistralis del premio Nobel per la Chimica Roald Hoffman, dal titolo “Matematica nella chimica?”. Cosa ci fa un filosofo al festival della Matematica?
Anzitutto bisogna fugare un pregiudizio che è della nostra cultura e cioè che la filosofia debba essere per forza legata all’ambito umanistico. Quella è una cultura che ha sempre visto le scienze come una disciplina minore. Addirittura dagli idealisti, come Croce e Gentile, la scienza era considerata disciplina di “serie b”.
Due grandi nomi nel suo campo. Ma la loro idea non è un paradosso se pensiamo al ruolo che oggi riveste la ricerca scientifica?

È peggio di un paradosso. La filosofia per come la intendo è oltremodo legata alle scienze. Non a caso le pagine che curo sul Domenicale del Sole 24 ore si chiamano “Scienza e filosofia”. Pagine in cui, dalla loro nascita nell’86, si è parlato di matematica. Con interventi di filosofia della matematica e anche di logica. Va peraltro detto che, a sua volta, la matematica non avrebbe potuto fare alcuni progressi di grandissima portata tra fine 800 e inizio 900 se non fosse stata legata strettamente a lavori di rigorosi filosofi che parlavano di logica. Come Frege. Difficile dire se lui sia stato un filosofo o un matematico. La sua idea di costruire una lingua universale era un progetto filosofico che voleva tradurre tutte le verità matematiche su basi logiche.
La teoria di Frege, però, ha fallito proprio la prova del riscontro scientifico…

Sì, ma è qui che entra in azione la filosofia della matematica, consentendo di capire come sfruttare i fallimenti ai fini del progresso della conoscenza.
Tutta la filosofia fa speculazioni di questo tipo. O no?
Sì, ma la matematica ha il vantaggio di imporre in maniera molto rigorosa questi limiti. Peraltro, se guardiamo alla filosofia politica o all’etica, scopriamo che da 2500 anni alcuni problemi di fondo sono riproposti costantemente senza che si arrivi a una soluzione. Ma questo non vuol dire che nel frattempo la politica e l’etica non siano progredite. Grazie anche al pensiero filosofico che ragiona di matematica, come di etica e di politica. E che pur senza fornire delle risposte definitive individua delle analogie, tra etica e politica da una parte e matematica dall’altra.
Ci spieghi meglio…

armandomassarenti

Il filosofo della scienza Armando Massarenti

Un esempio di sintesi tra etica, politica e matematica può essere il Teorema della giuria di Condorcet. Il quale dimostrò matematicamente la possibilità di errore di una giuria in una percentuale precisa di sentenze. Questo teorema è un buon argomento contro la pena di morte. Poi c’è la questione della giustizia sociale. Da Platone in poi ci poniamo questo problema. L’esempio che mi piace fare è quello che fino a Montesquieu quasi tutti i trattati dicevano che il potere doveva essere unico perché così era incorruttibile. In realtà poi s’è scoperto che il vero modo per eliminare la grande corruzione che chi comanda porta con se è la divisione dei poteri. Quando l’abbiamo capito, anche se non c’è la dimostrazione scientifica piena, non siamo più tornati indietro. Alla prova dei fatti è una conquista che ci dobbiamo tenere ben stretta, perché se dobbiamo definire cosa è uno Stato di diritto la divisione dei poteri è una delle condizioni irrinunciabili. È un esempio, tra l’altro, molto attuale.
A proposito di attualità, il rigore che insegna il pensiero del matematico può essere utile?
Anche sulle questioni cosiddette bioetiche la matematica può dare una mano. C’è un nesso diretto. Quando Obama dice che la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali diminuirà le sofferenze vuol dire che sta abbracciando una filosofia morale e politica che è vicina a quello che è stato detto volgarmente utilitarismo.
Il discorso di Obama nascondeva, gratta gratta, un background religioso…
Quando parla di sofferenze non usa termini a caso, mira a un auditorio sensibile a certe parole. Ma è un auditorio di cui non fa parte la Chiesa cattolica, che parlando di diritti degli embrioni ha sposato una tesi sbagliata, andando contro tutta la comunità scientifica internazionale e ora anche contro gli Stati Uniti.
Quali sono i rifermenti cultural filosofici del neopresidente americano?
La chiave del discorso di Obama è nella teoria delle scelte pubbliche. Poiché la sua è una decisione finalizzata a minimizzare le sofferenze delle persone che sono coinvolte. Lo spiega bene Jonathan Baron, in Contro la bioetica (Raffaello Cortina). Baron non va contro la bioetica in assoluto, ma contro quella che si basa su principi inamovibili. Come può esserlo quello che dice che l’embrione è persona. Ecco, questo principio crea una serie di conseguenze che violano quello del minimizzare la sofferenza. La proposta di Baron va presa con le pinze, ma come idea di fondo è accettabile: se noi restiamo rigidamente legati al principio – peraltro confutabile – della sacralità della vita, per cui la vita biologica va difesa sempre e comunque, con lo stop alla ricerca con le cellule staminali embrionali causeremmo delle sofferenze che potrebbero essere evitate semplicemente lasciando libera la ricerca.
fractalÈ anche una questione di buon senso…
Già. Tutto il contrario di chi sostiene che lavorare sulle embrionali è inutile e che le staminali adulte fanno già miracoli.
Su questo punto, nel suo Staminalia (Guanda), lei fa una denuncia precisa.

Anzitutto non si può stabilire a priori qual è la ricerca buona e qual è quella cattiva. Quella sulle staminali embrionali è fondamentale perché, come ha detto anche Obama, ma come avverte spesso anche un’illustre scienziata come Elena Cattaneo, è attraverso il loro studio che si può trovare la chiave per progredire anche nel campo della ricerca sulle staminali adulte.
La scienza non lavora per compartimenti stagni…
È il senso della mia presenza al festival della Matematica. Ma tornando alle staminali, sottolineo che persino Shynia Yamanaka, lo scienziato giapponese che riprogrammando le cellule adulte della pelle ha scoperto la possibilità di non passare per l’embrione, sostiene la necessità inderogabile di mettere a confronto le caratteristiche dei due tipi di cellule. In fondo anche qui c’è un modo di ragionare che se fosse usato sistematicamente, attraverso la teoria delle decisioni razionali, eviterebbe moltissime sofferenze. left 10/2009

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Creativi con i numeri

Roma caput mundi mathematicae. Ma, poiché la matematica non ha confini, la prima sessione del Festival 2009 si è svolta a New York, dove il 10 e 11 marzo si è parlato di linguaggio matematico, in tutta la sua verità e bellezza. Sorvolato l’Atlantico, la terza edizione del Festival, organizzato come sempre dal matematico Piergiorgio Odifreddi, quest’anno con il titolo Creazioni e ricreazioni, sarà all’Auditorium di Roma dal 19 al 22 marzo. Salvare il mondo con i numeri è il fil rouge dei due eventi. Se a New York il re dei frattali Benoit Mandelbrot ha parlato del disordine dei mercati, e il Nobel per la Fisica Shelly Glashow ha tenuto una lezione sull’irragionevole efficacia della matematica, a Roma l’eccellenza del pensiero scientifico filosofico ci condurrà nell’intrigante mondo delle creazioni matematiche: con le medaglie Fields Edward Witten, Timothy Gowers e Vaughan Jones, il Nobel per la Fisica Arno Penzias, il fisico Nicola Cabibbo, i Nobel per la Chimica Roald Hoffmann e Richard Ernst, e quelli per l’Economia Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling. Tutti presentati da autorevoli scrittori, filosofi, matematici e giornalisti scientifici. Come Gabriele Beccaria, Marco Cattaneo, Riccardo Chiaberge, Giulio Giorello, Armando Massarenti e Claudio Procesi.

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Staminali, tre anni di scoperte

Pubblicato da Federico Tulli su 6 Marzo 2009

flickr

Il genetista giapponese Shinya Yamanaka

«Un indubbio passo in avanti verso il momento in cui cellule adulte fatte tornare “bambine” potranno essere usate per nuove terapie, ma la strada da fare è comunque ancora lunghissima». Si può riassumere così la reazione della comunità scientifica internazionale alla notizia, pubblicata sulla versione online di Nature, che due ricerche condotte in Gran Bretagna e in Canada hanno aperto nuove prospettive alla possibilità di trasformare cellule adulte in cellule staminali pluripotenti, ossia in grado di svilupparsi in più direzioni per formare organi e tessuti di tipo diverso. Le cellule “bambine” ottenute senza passare per l’embrione, le cosiddette cellule pluripotenti indotte, sono state ottenute per la prima volta nel 2006 dall’equipe guidata da Shinya Yamanaka e hanno avuto un impatto rivoluzionario. Tuttavia il loro uso è rimasto chiuso nei laboratori a causa dei rischi di anomalie nello sviluppo cellulare legate all’uso di virus “disarmati”, usati come navetta per veicolare nella cellula i fattori di riprogrammazione. I due lavori appena pubblicati sostituiscono i virus con una sequenza di materiale genetico (trasposone) capace di spostarsi da una posizione all’altra del genoma. Un metodo meno rischioso rispetto a quello di Yamanaka, ma ancora «non completamente esente da rischi» ha commentato la direttrice del laboratorio Cellule staminali dell’università di Milano, Elena Cattaneo. Federico Tulli **left 09/2009**

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Cure pericolose

Pubblicato da Federico Tulli su 6 Marzo 2009

Vere cliniche per false guarigioni. Dilaga in tutto il mondo il “turismo terapeutico”, un fenomeno alimentato dalle false illusioni create da una antiscientifica campagna mediatica mondiale, non solo cattolica, a favore delle staminali adulte. E che ha favorito il diffondersi sul web di cliniche online che dall’Ucraina al Messico, dal Costa Rica alla Thailandia alla Cina promettono guarigioni, a base di staminali adulte, ai malati di circa 70 tra le più gravi patologie degenerative, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica e l’Alzheimer. Spiega Giulio Cossu, direttore dell’istituto cellule staminali al San Raffaele di Milano, in occasione del congresso mondiale per la Libertà di ricerca scientifica (5-7 marzo, Bruxelles): «La ricerca sulle staminali promette lo sviluppo di terapie per malattie gravi per le quali oggi non esiste una cura efficace. Finora le uniche trattate con successo col trapianto di cellule staminali sono varie malattie del sangue, una forma rara di malattia genetica della cute, le ustioni della cute e della cornea. Per molte altre malattie genetiche la sperimentazione pre-clinica sta dando risultati promettenti, ma serve tempo prima che si arrivi a una sperimentazione clinica nelle condizioni migliori per ottenere risultati positivi e ridurre al minimo i rischi connessi a una terapia del tutto nuova». In questo contesto assume particolare importanza la “revoca” del blocco imposto da Bush nel 2001 ai finanziamenti federali Usa per la ricerca sulle staminali embrionali. «L’ordine esecutivo sarà firmato a breve dal presidente Obama», ha detto il consigliere, David Axelrod. Non era dunque solo una promessa elettorale quella di Obama e la notizia ha portato entusiasmo negli ambienti scientifici non solo perché si ripone estrema fiducia nel lavoro se svolto su tutte le linee cellulari. C’è infatti la convinzione che l’“apertura” di Obama può colpire direttamente le “truffe sulla sofferenza” e alimentare la fiducia dell’opinione pubblica verso l’eticità della ricerca scientifica. Federico Tulli **left 9/2009**

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