Articoli e altre storie

© riproduzione riservata

Posts contrassegnato dai tag ‘Ricerca scientifica’

La pillola del giorno dopo va di traverso al Vaticano

Pubblicato da Federico Tulli su 24 Ottobre 2009

Nuovo attacco della Cei contro il Norlevo e la legge 194. Questa volta a spacciare il contraccettivo per farmaco abortivo è stato il segretario generale Mariano Crociata. Suo “l’invito” ai farmacisti italiani a fare obiezione di coscienza di Federico Tulli

Come ha dimostrato l’unico studio scientifico sino a oggi esistente, la pillola del giorno dopo, poiché impedisce l’ovulazione, non è un farmaco abortivo. Ma, specie in Italia, viene sovente accostata alla legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, oppure addirittura confusa con la pillola abortiva Ru486. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello sollevato dal segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), monsignor Mariano Crociata. Intervenuto ieri al Congresso dei farmacisti cattolici in corso a Roma, Crociata ha affermato che, essendo prevista dalla legge sull’aborto per i medici, «l’obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti» che si trovano a dover vendere farmaci a base di levonorgestrel. È questo un principio attivo contenuto nel Norlevo che è, appunto, la cosiddetta pillola del giorno dopo. Secondo il monsignore, estendere il riconoscimento del diritto a fare obiezione ai farmacisti significa permettere loro di «non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia ». Pertanto, in conclusione, Crociata ha precisato che «il diritto-dovere all’obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti, perché la questione della vita e della sua difesa e promozione non è una prerogativa dei soli cristiani». Sollecitato da Terra, il presidente nazionale dell’ordine dei Farmacisti, Andrea Mandelli, ha così commentato le parole del monsignore: «Ho il massimo rispetto per l’autorità religiosa che giustamente lancia un monito di natura morale, quindi alzo le mani e mi arrendo immediatamente. Ma credo che il problema del levonorgestrel e della eventuale possibilità di fare obiezione richieda un intervento da parte di chi è predisposto a dare risposte ai cittadini, cioè il Parlamento italiano». Nel precisare che al momento in Senato giacciono almeno un paio di proposte normative che vanno in questa direzione, Mandelli chiarisce poi perché al momento in farmacia non si può fare obiezione di coscienza: «Il farmacista, che in generale deve sempre dispensare il farmaco prescritto dal medico, non può sapere il motivo per cui questi – che a sua volta con la ricetta perfeziona il patto col cliente-paziente – ha prescritto un determinato composto chimico». Un discorso che vale tanto più per il levonorgestrel contenuto nel Norlevo, poiché «consente di affrontare due o tre tipi diversi di problemi, tra cui l’endometriosi». L’intervento a gamba tesa del segretario della Cei contro la pillola del giorno dopo è stato commentato anche dalla senatrice Radicali-Pd e segretaria in commissione Igiene e sanità, Donatella Poretti: «Il ritornello del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti per la vendita di un contraccettivo, come è la pillola del giorno dopo, sta diventando una grottesca rappresentazione di una crociata senza senso. Per tutelare il diritto alla vita e per evitare l’aborto – ha aggiunto Poretti – monsignor Crociata farebbe meglio a promuovere l’astinenza dal sesso o i diversi metodi contraccettivi: naturali, meccanici, chimici o chirurgici. Ma evidentemente si preferisce la strada più subdola del creare confusione, avvicinando la pillola contraccettiva a quella abortiva, e facendo credere che in farmacia si vendano pillole abortive. L’unico modo perché un farmacista possa decidere cosa vendere – ha concluso l’esponente radicale – è trasformare le farmacie in esercizi commerciali privati che rispettino vincoli di sicurezza per i farmaci. E dove i cittadini vadano sapendo che in una farmacia cattolica non gli venderanno un preservativo, così come in un ristorante vegetariano non gli cucineranno un pollo arrosto». Terra, il primo quotidiano ecologista

Pubblicato su Salute | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Lascia un commento »

Quei dubbi sul fine vita nemici della scienza

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Settembre 2009

Al Festival della salute di Viareggio, un testo siglato da bioeticisti e filosofi mette in discussione il concetto di morte cerebrale stabilito dal protocollo di Harvard di Federico Tulli

Dalla fitta messe di documenti elaborati nel corso dei quattro giorni del Festival della che si chiude oggi a Viareggio spicca senza dubbio quello redatto al workshop “Morte cerebrale e donazione di organi. Etica e scienza a confronto”. Le conclusioni del convegno, organizzato dal senatore Pd Ignazio Marino, medico e presidente della Commissione d’inchiesta su efficacia ed efficienza del Ssn, mettono difatti in discussione un punto fermo della scienza medica mondiale in tema di definizione della morte di un essere umano, il protocollo di Harvard del 1968. E, anche se non in maniera esplicita, entrano a gamba tesa nel dibattito pubblico sul testamento biologico che da un paio di anni si è sviluppato in Italia. «Il concetto di morte cerebrale va rivisto secondo nuovi criteri che tengano conto della pratica clinica», dicono gli esperti, tra cui il filosofo Giovanni Boniolo della Fondazione Ifom, e Stuart Youngner, bioeticista della Cwr university di Cleveland. «I criteri di morte cerebrale – si legge ancora – hanno avuto una funzione di protezione nei confronti dei pazienti, nel contesto del reperimento e del trapianto di organi. Il mondo scientifico sta ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali, sociali della morte cerebrale e come questo concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose». Pertanto «si dovrebbe evitare di ispirarsi a una rigida ortodossia, mantenendo invece un’apertura mentale su un tema così complesso e controverso», riconsiderando tra l’altro «definizioni troppo rigide come la cessazione “irreversibile di tutte le funzioni dell’intero cervello” (protocollo di Harvard), poiché è convinzione comune l’inapplicabilità di tali criteri nella pratica clinica». Diciamo subito che facendo riferimento «a criteri che tengano conto della pratica clinica» risulta poco comprensibile il nesso con l’evoluzione del concetto di morte «in relazione alle differenze religiose». Giova peraltro ricordare che nel 2008 i neurologi Latronico, Zamperetti, Bellomo e Defanti (il medico di Eluana Englaro) hanno proposto di sostituire la definizione di “morte cerebrale” con “coma apneico irreversibile”, poiché sarebbe «più consona ai nuovi criteri diagnostici che si avvalgono dei dati della flussimetria cerebrale (Cta)», come osserva la neonatologa Maria Gabriella Gatti nella rivista scientifica Il sogno della farfalla. «La Cta – spiega la Gatti – ci dice se il sangue arriva o no al cervello, confermando la diagnosi di morte in base al “silenzio elettrico assoluto”», (erroneamente detto “elettroencefalogramma piatto”). Non si vede pertanto come una convinzione religiosa possa modificare ciò che tecnica e pratica dimostrano essere irreversibile, la “morte cerebrale”. Così definita quando i potenziali elettrici registrati con l’elettroencefalogramma non superano la soglia di 2 microvolt. Terra, il primo quotidiano ecologista

Pubblicato su Salute | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

Un voto per la ricerca

Pubblicato da Federico Tulli su 5 Giugno 2009

L'europarlamento di Strasburgo

L'europarlamento di Strasburgo

Se negli Stati Uniti la ricerca sulle cellule staminali è stato uno dei cavalli (vincenti) di battaglia del neo presidente Obama, nonché uno dei temi centrali della sua campagna elettorale, in Italia non un solo riferimento è stato fatto da parte dei media in vista delle europee. Inoltre, se si eccettua la Lista Bonino-Pannella, non un solo soggetto politico-elettorale ha speso una parola in favore di un eventuale impegno a battersi per lo sviluppo di questa ricerca. Eppure sarà l’assemblea che esce dalla tornata elettorale del 6-7 giugno a decidere, nel 2013, sul rifinanziamento dei progetti di studio sulle embrionali. Un rifinanziamento vitale per gli scienziati italiani a cui, per motivi ideologici, il ministero del Welfare preclude la partecipazione ai bandi nazionali.
Nel corso dell’ultima Conferenza sulle cellule staminali all’Accademia dei Lincei, l’eurodeputato Marco Cappato, nel ricordare che si deve alla battaglia dell’Associazione Luca Coscioni l’esistenza di quei fondi Ue, ha denunciato la situazione: «Il compromesso raggiunto sulla finanziabilità della ricerca sulle linee cellulari ottenute dagli embrioni sovrannumerari è un compromesso fragile. Il Vaticano è già al lavoro in Europa per estendere le proibizioni nei prossimi anni. Entro il 2012 dovrà essere terminata la co-decisione tra Parlamento europeo e Consiglio sulle nuove regole, ma la politica italiana finge di non accorgersene». left 22/2009 **Federico Tulli**

Pubblicato su Politiche sanitarie | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Lascia un commento »

Legge 40, cinque anni di guai

Pubblicato da Federico Tulli su 13 Febbraio 2009

71808488Troppi divieti, discriminazione delle coppie meno abbienti, scarsa informazione. Ecco le ricadute sociali della norma berlusconiana sulla fecondazione assistita, secondo il quadro desolante dell’indagine Censis di Federico Tulli

«Lo studio del Censis sull’infertilità in Italia, per la prima volta, ha dato voce a chi è direttamente coinvolto, ed è evidente la condanna della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, perché mette a rischio la salute di chi la subisce in prima persona: le donne». A cinque anni dall’entrata in vigore di quella che è ritenuta la più antiscientista (e forse anche la più anticostituzionale) delle leggi berlusconiane, il Centro studi investimenti sociali, su mandato della fondazione Serono, ha condotto la prima grande indagine sulle ricadute sociali della norma, e l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione di pazienti infertili Amica cicogna ne commenta l’esito a left. Era la prima volta che un istituto di ricerca si rivolgeva ai soggetti direttamente interessati e anche il giudizio sull’efficacia della legge 40 espresso dalle 606 coppie intervistate, che hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita, è risultato decisamente impietoso: troppi divieti, scarsa informazione, discriminazione di chi è meno abbiente. Dati alla mano, appare totale la divergenza tra le intenzioni del legislatore e i risultati dell’applicazione della norma. Secondo il Censis a essere penalizzate sono le coppie meno preparate culturalmente ed economicamente più modeste. Un divario che emerge, per esempio, nei tempi medi di attesa: 10,4 mesi per le più istruite e 21,3 per quelle meno colte. Inoltre 7,7 coppie su 10 sono convinte che la legge penalizzi chi ha meno possibilità economiche, e l’80 per cento si sente svantaggiato rispetto a chi vive in altri Paesi europei. Mentre il 71 per cento sostiene che la legge si preoccupi troppo degli aspetti etici, addirittura il 77,4 dice che la norma ha ridotto le probabilità di diventare genitori. Infine, tra le coppie insoddisfatte dalla legge, il 50,2 per cento si dichiarano cattoliche. «Sono diversi gli elementi preoccupanti che emergono dalla ricerca del Censis», commenta Filomena Gallo. «Per prima cosa, rispetto allo scenario che si presentava prima della legge 40, non “pesa” più solo la differenza di reddito e quindi la possibilità di accedere a centri pubblici o privati. I troppi divieti imposti dalla norma, su tutti quello di fecondazione eterologa, spingono le coppie a rivolgersi all’estero. Cosa che ovviamente non tutti si possono permettere, ma che comunque significa anche non avere le garanzie sanitarie che si avevano in Italia prima della legge 40». flickr3A tal proposito il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, nel corso della presentazione dello studio del Censis aveva osservato: «Da noi ci sono troppi centri che spesso fanno una politica sbagliata. C’è pubblicità negativa sui dati. Bisognerebbe vedere quanti vanno all’estero pur potendo ottenere le stesse cose in Italia. Sono gli stessi centri a fare cattiva politica attaccando la legge 40 e non promuovendosi». Quella dell’informazione è un’altra questione irrisolta di questa legge. «In Italia – sottolinea la presidente di Amica cicogna – il tabù nei confronti dell’infertilità è forte quanto quello che c’è verso la sessualità umana. Senza un deciso cambiamento culturale, con la sola legge non si va da nessuna parte. Svolta che si può verificare solo tramite un vero dibattito e una corretta informazione. Spesso però – prosegue Filomena Gallo – gli schieramenti politici preferiscono far emergere solo i commenti di chi è pro e di chi è contro le tecniche di fecondazione assistita, senza mai rivolgere l’attenzione alle coppie». Tra l’altro, come ha denunciato il presidente di Cecos Italia, Andrea Borini, «la legge 40 prevede fondi per favorire l’accesso all’informazione, ma non sono mai stati utilizzati». Una classica situazione di stallo all’italiana, ma che forse ora è stata intaccata semplicemente dando voce alle persone direttamente interessate. Left 06/2009

**

Prove di Costituzione

È fissata per il 31 marzo prossimo l’udienza dinanzi alla Corte costituzionale per valutare i punti sollevati nel 2008 dalle ordinanze dei Tribunali di Firenze e Roma sulla legge 40. Sotto accusa gli articoli 6 e 13 che impongono il divieto di revoca del consenso informato, il limite di impianto di tre embrioni e il divieto di congelarli.

Pubblicato su Politiche sanitarie | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

Tavola bandita

Pubblicato da Federico Tulli su 14 Novembre 2008

Frodi alimentari, ogni giorno un’allerta. In Italia si “tarocca” di tutto. Le leggi ci sono ma i controlli scarseggiano. E la gente non si fida più. Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo: «Colpa anche della cattiva informazione» di Federico Tulli

In  principio fu l’aviaria. Forse il più clamoroso caso di disinformazione mediatica e scientifica su scala mondiale dei tempi recenti. Un bluff secondo per dimensioni solo a quello geniale di Orson Welles che il 30 ottobre del 1938, dalla radio, riuscì a convincere l’intera popolazione degli Stati Uniti che la Terra era appena stata invasa dagli alieni. Ma almeno Welles scherzava. Chi si è inventato il pericolo per l’uomo di essere contagiato dal virus H5N1 semplicemente mangiando carne avicola, no. E la gente, ovunque nel mondo, ha smesso di comprare pollo. Anche dopo che è stato dimostrato che è impossibile ammalarsi per colpa di una coscia rosolata allo spiedo. Troppo tardi. La questione della sicurezza alimentare, che andava comunque sollevata per via dell’abbattimento delle barriere commerciali internazionali che aveva dato il la a un colossale traffico di derrate prodotte fuori da ogni controllo sanitario, ormai era aperta. Nel modo, però, sbagliato. Tante notizie molto confuse sulla pericolosità di determinati alimenti, invece di contribuire ad aumentare il senso di sicurezza di chi fa la spesa hanno sortito, nel tempo, esattamente l’opposto. Abbiamo chiesto a Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori più diffusa in Italia, come fare per districarsi nella giungla dei falsi allarmi alimentari, ma anche delle false promesse commerciali e delle scintillanti etichette di cibi “di moda”.
La sicurezza alimentare è la questione più sentita dagli italiani insieme al caroprezzi. Eppure le nostre leggi sono ritenute tra le più avanzate. Come mai?
In assoluto sono tra le leggi più complete. Nelle nostre analisi pubblicate sul mensile dell’associazione abbiamo sempre rilevato l’estrema qualità della legislazione e del grado di tutela che questa garantisce alla salubrità dei prodotti e quindi alla salute dei consumatori. Lo testimonia il successo internazionale della tradizione alimentare italiana e il fatto che sia considerata ovunque sostanzialmente sana. Nonostante questo nei cittadini abbiamo riscontrato un diffuso senso di sfiducia verso ciò che arriva in tavola.
Da cosa può dipendere?
In parte dal fatto che ogni tanto degli scandali alimentari suscitano grande clamore. Anche per via della spettacolarizzazione che ne fanno i mass media. Così accade che certo allarmismo getti nel panico la stragrande maggioranza delle persone provocando il crollo nelle vendite dei prodotti.
Come nel caso dell’aviaria?
Non solo. Quello dell’aviaria è un caso abbastanza particolare perché probabilmente l’intensità dell’allarme è stata creata ad hoc per vendere scorte di vaccini ormai prossimi alla scadenza. Vaccini che poi si sono rivelati assolutamente inutili contro questo genere d’influenza. Come sempre in questi casi c’è un fondamento di verità: in particolari situazioni si sono verificati alcuni casi di contagio da animale a uomo, ma le cronache che ne sono derivate non avevano nulla di scientifico oppure i fatti erano spiegati in modo superficiale. E la gente è andata in confusione. Lo stesso è accaduto con la recente storia delle mozzarelle di bufala “alla diossina”.
Anche qui si è trattato di disinformazione?
Se ne è parlato come fosse un problema nuovo. In realtà la questione “diossina” è aperta da tanti anni e riguarda un po’ tutti i prodotti di origine animale. In questo caso la sfiducia dei consumatori si è rivelata fondata, ma è stato il coinvolgimento della criminalità organizzata a rendere “clamorosa” la notizia.Ed è passato in secondo piano il problema della scarsità e inefficacia dei controlli visto che la diossina contamina i nostri pascoli da decenni.
Ottime leggi ma applicate male, sembra un classico caso all’italiana…
Questi controlli sono affidati a tante competenze diverse: ministero della Salute, ministero dell’Agricoltura, Guardia di finanza, carabinieri del Nas. Organismi che in molti casi risultano poco coordinati. E poi c’è la tendenza delle istituzioni a non far emergere determinate notizie.
Ci spieghi meglio.
Mentre il compito di comunicare sulla sicurezza, sull’educazione alimentare e sulle novità della ricerca in questo campo dovrebbe essere affidato a un organismo scientifico indipendente, quello di informare i cittadini sulla pericolosità di un alimento spetta allo Stato. Ma in Italia non accade. Lo abbiamo verificato per le mozzarelle e anche per l’inchiostro che contaminava le confezioni del latte per bambini. In alcuni casi le autorità sono perfettamente al corrente del problema e fanno di tutto perché non emerga, nell’interesse dei produttori. Con i quali spesso si mettono d’accordo per trovare una soluzione. Il risultato è che i consumatori si fanno l’idea che ci tengano all’oscuro di tutto. Poi, quando il bubbone scoppia, magari sotto forma di scoop giornalistico dai titoli roboanti, diventa panico.
Un meccanismo informativo scorretto.
Sì, tra l’altro nessuno comunica mai il cessato allarme. Per questo ci aspettiamo che da un momento all’altro rispunti fuori anche l’aviaria.
Sicurezza a tavola vuol dire anche una corretta dieta e alimentazione. Altroconsumo conduce da tempo una battaglia contro il rischio obesità per i bimbi. Finiremo come gli Usa o in Cina?
Il problema dell’obesità è comune a tutti i Paesi industrializzati. Ci siamo concentrati sull’obesità infantile perché i bambini sono dei soggetti molto vulnerabili. Nella nostra campagna chiediamo soprattutto di intervenire sulla pubblicità: le sue esche (regalini, sorprese) attirano i più piccoli verso il cibo troppo ricco di zuccheri, grassi e sale. Avviandoli a una dieta che avrà pesanti ripercussioni sulla salute in età adulta. Ma i claim pubblicitari irretiscono anche i genitori. Lo abbiamo rilevato in uno studio appena pubblicato. Nella mentalità comune i cereali per la colazione sono un’ottima alternativa a merendine e snack confezionati. Il nostro test dimostra però che non tutti i prodotti sono uguali: alcuni fiocchi sono stracolmi di zucchero; altri di acidi grassi trans o insaturi (i meno sani); qualcuno esagera con il sale. Ognuno di questi ingredienti è riportato in etichetta, ma spessissimo un genitore lo ignora perché attirato dal claim salutistico che campeggia sulla confezione. Uno stratagemma questo che presto sarà vietato ai produttori che non presenteranno adeguata documentazione scientifica che provi l’effettiva salubrità del loro prodotto.

Left 46/2008

Pubblicato su Sicurezza alimentare | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

No del Parlamento Ue alla clonazione animali per scopi alimentari

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Settembre 2008

Con 622 voti favorevoli, 32 contrari e 25 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita la Commissione a presentare proposte volte a vietare a scopi di approvvigionamento alimentare la clonazione di animali, l’allevamento di animali clonati o della loro progenie e l’immissione in commercio di carne o prodotti lattieri ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie. Così come l’importazione di animali clonati, della loro progenie, del seme e degli embrioni di animali clonati o della loro progenie nonché la carne e i prodotti lattieri ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie. In tale contesto, è precisato, occorrerà tenere conto delle raccomandazioni dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e dell’Ege (Gruppo europeo per l’etica nella scienza e nelle nuove tecnologie).

Il Parlamento, infatti, ritiene che la clonazione “costituisce una grave minaccia all’immagine e alla sostanza del modello agricolo europeo” che si basa sulla qualità dei prodotti, sui principi ecocompatibili e sul rispetto di standard rigorosi di benessere degli animali. Sostiene inoltre che l’impatto della clonazione degli animali per scopi alimentari “non è ancora stato adeguatamente studiato”. Ricorda inoltre che la clonazione “ridurrebbe significativamente la diversità genetica del patrimonio zootecnico, aumentando le probabilità che intere mandrie siano decimate da malattie alle quali sono suscettibili”.

I deputati sottolineano poi che i procedimenti di clonazione “mostrano bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni trasferiti e gli animali clonati”, molti dei quali “muoiono precocemente per collasso cardiovascolare, immunodeficienze, insufficienza epatica, difficoltà respiratorie, disfunzioni renali e anomalie muscoloscheletriche”. Ricordano inoltre che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha osservato che i tassi di mortalità e di malattia dei cloni “sono più elevati rispetto a quelli degli animali concepiti per via sessuale, e che i disturbi e gli aborti in fase avanzata della gravidanza possono avere ripercussioni sulla salute delle madri in affitto”. Notano infine che il Gruppo europeo sull’etica “contesta la legittimità etica della clonazione di animali a scopi alimentari e ritiene che non vi siano argomentazioni convincenti che giustifichino la produzione alimentare ottenuta dai cloni e dalla loro progenie”.

La clonazione animale a scopi alimentari è da oltre 18 mesi al centro di un serrato dibattito a livello comunitario, sia scientifico sia politico, in seguito all’approvazione negli Stati Uniti da parte delle autorità competenti di questo sistema di produzione di animali da macello. Lo scorso 24 luglio l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), su sollecitazione di Bruxelles, ha espresso la propria valutazione scientifica degli eventuali rischi per la salute umana derivanti dal mangiare bistecche e latte prodotti da animali clonati. Rischi che secondo l’Efsa non sussistono. Il parere dell’Efsa riguarda in particolare la sicurezza nel consumo di carne e latte provenienti da mucche, maiali, capre e pecore clonate, ed esclude gli aspetti etici di competenza del Gruppo europeo sull’etica. Per quanto riguarda invece la salute degli esemplari nati attraverso il processo di clonazione, cioè il trasferimento del nucleo delle cellule somatiche (Scnt), l’Efsa ha espresso dei dubbi.

Non ci sono evidenze di una qualche differenza, in termini di sicurezza, tra i cibi derivati da animali clonati rispetto a quelli provenienti da allevamenti tradizionali”, ha spiegato il direttore del comitato scientifico Efsa Vittorio Silano. “Peraltro – ha aggiunto – nonostante gli studi scientifici in questo campo siano in aumento, le evidenze sono ancora poche. Il che ha costituito una vera e propria sfida per la realizzazione di questo rapporto”. Allo stesso modo sono ancora pochi i dati relativi al possibile effetto ambientale legato alla presenza di animali clonati. Mentre “qualche problema in più, rispetto a quanto si registra tra gli animali nati in maniera naturale, si rileva nella salute degli esemplari ottenuti tramite Scnt”. A tal proposito Silano ha suggerito di “seguire costantemente la salute e il benessere degli animali clonati durante tutto il loro ciclo vitale”. E ancora, di “monitorare l’immunocompetenza degli animali clonati, e misurare la loro capacità o meno di trasmettere le malattie”. (Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale)

Pubblicato su Sicurezza alimentare | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

Quel gas inodore e radioattivo

Pubblicato da Federico Tulli su 8 Agosto 2008

l radon uccide quanto il fumo, ma le leggi lo sottovalutano

Il radon è un gas radioattivo naturale inodore e incolore prodotto dal decadimento dell’uranio presente nel terreno e che si diffonde nell’aria del sottosuolo che è in costante scambio con quella dell’atmosfera. Non è un caso dunque se l’Organizzazione mondiale della sanità lo indica come la causa principale del tumore polmonare, dopo il fumo. Tuttavia, come denuncia Giovanni D’agata del dipartimento Tutela del consumatore di Italia dei valori, pare che da anni la legislazione italiana ne abbia dimenticato gli effetti. Esiste solo una vecchia normativa (Dl 241/00) che vincola ai controlli negli edifici pubblici, mentre sono del tutto ignorati quelli privati. In ambienti aperti, la concentrazione del radon non raggiunge quasi mai livelli pericolosi, mentre può concentrarsi in maniera potenzialmente dannosa per la salute nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro). È noto da tempo che interventi di risanamento possono ridurre notevolmente l’impatto della presenza di questo killer silenzioso all’interno degli edifici. Lo stesso vale per le strutture di nuova costruzione, grazie a tecniche che si basano sulla ventilazione e aspirazione naturale o forzata dell’aria del suolo. Alcune statistiche sulle morti connesse al radon lo indicano come causa diretta per oltre 20.000 decessi ogni anno nella sola Unione europea e oltre 3.000 in Italia. La ricerca scientifica e tecnologica può fornire gli strumenti adatti per ridurre queste cifre, ma senza una nuova legge in Italia è impossibile difendersi.  Federico Tulli

Left 32-33/08

Pubblicato su Salute | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento »

Per i trenta anni di Louise

Pubblicato da Federico Tulli su 25 Luglio 2008

La sottosegretaria Roccella apre un dibattito per soli clericali

Mentre Louise Brown, la prima bimba in provetta nata il 25 luglio 1978 a Oldham (Gb), compie 30 anni, in Italia c’è ancora chi mette in discussione l’eticità e l’importanza dei progressi scientifici della fecondazione assistita. E lo fa nel peggiore dei modi, in maniera ideologica e senza contraddittorio. È il caso del seminario istituzionale “I figli della provetta” organizzato dal ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, e in particolare dalla sottosegretaria Eugenia Roccella, a cui i rappresentanti dell’opposizione sono stati invitati, «ma solo per assistere». La denuncia è dei senatori del Pd Vittoria Franco, Ignazio Marino, Fiorenza Bassoli, Magda Negri, Colomba Mongiello, Marilena Adamo e Donatella Poretti. In Italia, solo nel 2006 i neonati con la Pma sono stati 7.507. Nel mondo, da Louise in poi, sono oltre 4 milioni i bambini nati grazie alla Pma. La scienza ha tagliato traguardi un tempo fantascientifici. Ed è già proiettata nel futuro. Si preconizza ( da qui a 30 anni) l’utero artificiale e la creazione di cellule uovo e di spermatozoi da cellule adulte. E anche la possibilità di correggere in utero difetti genetici causa di malattie. Di tutto ciò al seminario non s’è discusso. «La Roccella organizza convegni per soli clericali», ha spiegato Vittoria Franco presentando un’interrogazione parlamentare sottoscritta dai sei colleghi del Pd, «per sapere dal ministro Sacconi se non si debba prevedere di offrire un’ulteriore occasione di dibattito». In attesa di una risposta del ministro, facciamo gli auguri a Louise.

Left 30/2008  * * Federico Tulli

Pubblicato su Bioetica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Lascia un commento »

Violenza di Stato

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Maggio 2008

La legge 40 lede i diritti umani. Per questo motivo decine di coppie hanno denunciato l’Italia alla Commissione europea. L’obiettivo è costringere il governo a rivedere il testo, pena l’apertura di una procedura d’infrazione di Federico Tulli

Mentre in Gran Bretagna si approva una legge rivoluzionaria sulla fecondazione assistita (Pma), in Italia, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della legge 40/04 nulla è cambiato a livello legislativo. Anzi. Ciò che prepotentemente emerge, anche dalle relazioni parlamentari depositate nelle scorse legislature, sono i danni gravi che la legge 40 ha prodotto nelle centinaia di coppie che, per motivi diversi, si sono trovate a scontrarsi con le assurde restrizioni imposte dalla norma.

I dati parlano di un aumento del 21 per cento del rischio di gravidanze plurime, di una netta diminuzione delle nascite e dei successi delle tecniche. E le coppie, abbandonate dallo Stato italiano, scelgono altre vie e vanno all’estero, seguendo il flusso del cosiddetto turismo procreativo (tecnica peraltro vietata in base all’articolo 4 comma 3 della legge). Quelle più giovani, maggiormente a rischio di gravidanze plurime, scelgono cliniche straniere per congelare gli embrioni e per trasferirne uno o due per volta. Stessa scelta obbligata per le coppie fertili portatrici o affette da patologie genetiche che non possono accedere alla diagnosi di preimpianto, meno invasiva per la salute della donna rispetto alle indagini prenatali che hanno il medesimo intento di rilevare patologie trasmesse al nascituro. Ma per chi non si può permettere economicamente questi “viaggi” resta solo la legge 40, i cui risultati nefasti sono evidenti agli occhi di tutti. Tranne che dei tre governi che si sono succeduti nel corso di questi quattro lunghi anni.

Ora le vittime di questo obbrobrio legale hanno cominciato a giocarsi un’altra carta. Quella della denuncia della legge alla Commissione europea con l’obiettivo di ottenere da Bruxelles l’intimazione nei confronti dello Stato italiano a rivedere il testo di legge, pena l’apertura di un procedura d’infrazione. «Questa norma viola le leggi comunitarie sulla tutela della dignità umana, del diritto alla salute e dell’equità dei trattamenti sanitari che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini europei indipendentemente dallo Stato di residenza o in cui si richiede la prestazione, ed esclude troppe categorie dall’accesso alle tecniche di fecondazione», spiega l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica cicogna onlus. Sono dieci, ma almeno altre 60 sono già in preparazione, le denunce arrivate in questi giorni a Bruxelles da parte di coppie “vittime” della legge 40. In questa iniziativa i pazienti hanno ottenuto il sostegno oltre che di Amica cicogna onlus, anche dell’Associazione Luca Coscioni e delle altre associazioni di sostegno, Cerco un bimbo, Unbambino.it, L’Altra cicogna onlus e Madre provetta onlus. «Questo è il segno – chiosa Filomena Gallo – che le coppie, i cittadini italiani, si sentono profondamente e intimamente violati nei propri diritti da una legge che mal si adatta alle evoluzioni scientifiche di questi anni, e che non sa rispondere alle necessità dei pazienti in difficoltà».

Left 22/2008

Pubblicato su Salute | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Lascia un commento »

La fabbrica dei bugiardini

Pubblicato da Federico Tulli su 25 Gennaio 2008

Nel foglio illustrativo del Meropur, un farmaco contro la sterilità, manca l’indicazione  del rischio di patologie infettive. Dal 2006 le associazioni di pazienti chiedono di aggiornarlo. Ma l’Italia non riesce a ottenere il via libera dall’Agenzia europea di Federico Tulli

Bugiardino di nome e di fatto. È il foglietto illustrativo del Meropur, un farmaco a base di gonadotropine di derivazione umana, sostanze ad azione ormonale impiegate nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) con lo scopo di stimolare il più possibile l’ovaio a produrre i follicoli. Dal 2006, le associazioni italiane di pazienti con problemi di infertilità, sollecitando gli enti competenti – il ministero della Salute, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l’Istituto superiore di sanità (Iss) e l’Agenzia europea per i medicinali (Emea) – tentano inutilmente di farlo completare con la dicitura che avverte della possibilità per chi lo assume di contrarre patologie virali. Il caso è stato sollevato su iniziativa di Amica cicogna, Cerco un bimbo, Un bambino.it, L’altra cicogna, dopo che alcuni pazienti in terapia per la Pma hanno scoperto che il Meropur venduto in Francia (con il nome di Menopur) riporta l’avvertenza che invece manca nella confezione italiana. Anche se la letteratura non segnala alcun caso di infezione di patologie virali, per comprendere quanto sia importante la completezza delle informazioni, basti dire che Oltralpe a chi assume medicinali a base di gonadotropine di derivazione umana è vietato donare il sangue. «A luglio 2007, passato un anno dalla prima segnalazione al ministero della Salute – racconta l’avvocato Filomena Gallo, presidente di Amica cicogna -, ci siamo accorti che sul Meropur mancava ancora la preziosa avvertenza ai pazienti, che nel frattempo è stata inserita nel bugiardino di tutte le gonadotropine da urinari. Pertanto, come nel 2006 abbiamo segnalato l’anomalia al ministero e all’Aifa. Ma a oggi non è cambiato nulla, ed è l’unico bugiardino di farmaci della sua categoria venduti in Italia ancora incompleto». Dal canto suo l’Aifa ha dichiarato a left di aver «fatto tutto quello che doveva fare per aggiornare il bugiardino del Meropur». Il problema, spiega l’Agenzia del farmaco è che «non è una modifica che l’Italia può fare in autonomia, perché il medicinale, approvato in Danimarca, è stato adottato nel nostro Paese con la procedura del mutuo riconoscimento e quindi siamo vincolati alle decisioni del governo danese». In pratica, al danno si aggiunge la beffa, dato che questa procedura è considerata come una sorta di corsia preferenziale per raggiungere nuovi Stati quando un farmaco è già stato approvato da un’autorità competente di uno degli altri Paesi dell’Unione europea. Ma allora perché nel Meropur commercializzato in Francia l’avvertenza contro i potenziali rischi derivati da agenti infettivi è riportata? «Probabilmente – risponde l’Aifa – hanno adottato il farmaco con la procedura nazionale e non del mutuo riconoscimento. Comunque sia – conclude l’Agenzia del farmaco – abbiamo sollecitato due volte le autorità danesi e ci hanno risposto di essere in attesa della decisione dell’Emea». Da sette mesi. A quanto pare nulla può nemmeno l’Istituto superiore di sanità: «Abbiamo già espresso all’Aifa, dietro sua richiesta, un parere positivo riguardo l’opportunità di inserire nel cosiddetto bugiardino dei farmaci di derivazione umana utilizzati nella fecondazione assistita le avvertenze riferite agli eventuali potenziali rischi. Ci risulta, inoltre, che le nostre osservazioni sono state accolte dalle autorità regolatorie italiane e che ne siano state tratte a livello nazionale tutte le possibili dovute conseguenze». Il resto, cioè l’anomalo caso che riguarda il Meropur, conclude l’Iss «riguarda le procedure della registrazione dei farmaci e la modalità degli stampati, che non sono di nostra competenza». «Se c’è una regola che vale su tutti i farmaci di derivazione umana – replica Gallo – non ci spieghiamo come mai in tutto questo tempo ancora non si è pervenuti a una soluzione di questo problema. A nostro avviso – prosegue – l’Aifa dovrà risolvere immediatamente la questione senza aspettare ulteriori pareri dell’Emea. Che comunque si è già espressa quando è intervenuto il parere positivo dell’Iss. Ci aspettiamo un segnale del ministro della Salute nell’interesse della tutela della sicurezza di malati che, per la fecondazione assistita, sono già sottoposti a innumerevoli controindicazioni. Non è proprio il caso – conclude la presidente di Amica cicogna – di aggravarli di ulteriori disagi».

**

Un farmaco di troppo

Il Meropur è entrato in commercio in Italia nel luglio 2006 ed è un farmaco simile al Menogon che però nelle avvertenze riporta la corretta informazione sui rischi di infezioni virali. Entrambi farmaci etici di classe A – possono cioè essere venduti solo dietro presentazione di ricetta medica, e possono essere dispensati in regime assistenziale dal Servizio sanitario nazionale – sono prodotti dalla stessa casa farmaceutica. Per tutti e due il principio attivo è la menotropina, ma il Meropur contiene meno residui umani (estratti da urine di donne in menopausa). Quest’ultimo costa 17 euro per unità, mentre il Menogon ne costa solo 5. Quindi i pazienti sterili che assumono il Meropur, che oltretutto è entrato in commercio successivamente al “gemello”, non solo costano di più alla Sanità, ma non ricevono corrette informazioni. In questo caso chi rischia insieme ai pazienti sono l’Aifa e il ministero della Salute, passibili di denuncia da parte dei cittadini per mancata informazione sui  pericoli legati all’assunzione del farmaco. Peraltro non si spiega come mai l’intera classe di gonadotropine da urinari sia ancora in commercio, visto che a disposizione dei pazienti che fanno la Pma ci sono farmaci sintetici che, essendo ricombinanti, non presentano il rischio di far contrarre patologie virali. Left 04/2008

Pubblicato su Politiche sanitarie | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento »