Frodi alimentari, ogni giorno un’allerta. In Italia si “tarocca” di tutto. Le leggi ci sono ma i controlli scarseggiano. E la gente non si fida più. Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo: «Colpa anche della cattiva informazione» di Federico Tulli
In principio fu l’aviaria. Forse il più clamoroso caso di disinformazione mediatica e scientifica su scala mondiale dei tempi recenti. Un bluff secondo per dimensioni solo a quello geniale di Orson Welles che il 30 ottobre del 1938, dalla radio, riuscì a convincere l’intera popolazione degli Stati Uniti che la Terra era appena stata invasa dagli alieni. Ma almeno Welles scherzava. Chi si è inventato il pericolo per l’uomo di essere contagiato dal virus H5N1 semplicemente mangiando carne avicola, no. E la gente, ovunque nel mondo, ha smesso di comprare pollo. Anche dopo che è stato dimostrato che è impossibile ammalarsi per colpa di una coscia rosolata allo spiedo. Troppo tardi. La questione della sicurezza alimentare, che andava comunque sollevata per via dell’abbattimento delle barriere commerciali internazionali che aveva dato il la a un colossale traffico di derrate prodotte fuori da ogni controllo sanitario, ormai era aperta. Nel modo, però, sbagliato. Tante notizie molto confuse sulla pericolosità di determinati alimenti, invece di contribuire ad aumentare il senso di sicurezza di chi fa la spesa hanno sortito, nel tempo, esattamente l’opposto. Abbiamo chiesto a Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori più diffusa in Italia, come fare per districarsi nella giungla dei falsi allarmi alimentari, ma anche delle false promesse commerciali e delle scintillanti etichette di cibi “di moda”.
La sicurezza alimentare è la questione più sentita dagli italiani insieme al caroprezzi. Eppure le nostre leggi sono ritenute tra le più avanzate. Come mai?
In assoluto sono tra le leggi più complete. Nelle nostre analisi pubblicate sul mensile dell’associazione abbiamo sempre rilevato l’estrema qualità della legislazione e del grado di tutela che questa garantisce alla salubrità dei prodotti e quindi alla salute dei consumatori. Lo testimonia il successo internazionale della tradizione alimentare italiana e il fatto che sia considerata ovunque sostanzialmente sana. Nonostante questo nei cittadini abbiamo riscontrato un diffuso senso di sfiducia verso ciò che arriva in tavola.
Da cosa può dipendere?
In parte dal fatto che ogni tanto degli scandali alimentari suscitano grande clamore. Anche per via della spettacolarizzazione che ne fanno i mass media. Così accade che certo allarmismo getti nel panico la stragrande maggioranza delle persone provocando il crollo nelle vendite dei prodotti.
Come nel caso dell’aviaria?
Non solo. Quello dell’aviaria è un caso abbastanza particolare perché probabilmente l’intensità dell’allarme è stata creata ad hoc per vendere scorte di vaccini ormai prossimi alla scadenza. Vaccini che poi si sono rivelati assolutamente inutili contro questo genere d’influenza. Come sempre in questi casi c’è un fondamento di verità: in particolari situazioni si sono verificati alcuni casi di contagio da animale a uomo, ma le cronache che ne sono derivate non avevano nulla di scientifico oppure i fatti erano spiegati in modo superficiale. E la gente è andata in confusione. Lo stesso è accaduto con la recente storia delle mozzarelle di bufala “alla diossina”.
Anche qui si è trattato di disinformazione?
Se ne è parlato come fosse un problema nuovo. In realtà la questione “diossina” è aperta da tanti anni e riguarda un po’ tutti i prodotti di origine animale. In questo caso la sfiducia dei consumatori si è rivelata fondata, ma è stato il coinvolgimento della criminalità organizzata a rendere “clamorosa” la notizia.Ed è passato in secondo piano il problema della scarsità e inefficacia dei controlli visto che la diossina contamina i nostri pascoli da decenni.
Ottime leggi ma applicate male, sembra un classico caso all’italiana…
Questi controlli sono affidati a tante competenze diverse: ministero della Salute, ministero dell’Agricoltura, Guardia di finanza, carabinieri del Nas. Organismi che in molti casi risultano poco coordinati. E poi c’è la tendenza delle istituzioni a non far emergere determinate notizie.
Ci spieghi meglio.
Mentre il compito di comunicare sulla sicurezza, sull’educazione alimentare e sulle novità della ricerca in questo campo dovrebbe essere affidato a un organismo scientifico indipendente, quello di informare i cittadini sulla pericolosità di un alimento spetta allo Stato. Ma in Italia non accade. Lo abbiamo verificato per le mozzarelle e anche per l’inchiostro che contaminava le confezioni del latte per bambini. In alcuni casi le autorità sono perfettamente al corrente del problema e fanno di tutto perché non emerga, nell’interesse dei produttori. Con i quali spesso si mettono d’accordo per trovare una soluzione. Il risultato è che i consumatori si fanno l’idea che ci tengano all’oscuro di tutto. Poi, quando il bubbone scoppia, magari sotto forma di scoop giornalistico dai titoli roboanti, diventa panico.
Un meccanismo informativo scorretto.
Sì, tra l’altro nessuno comunica mai il cessato allarme. Per questo ci aspettiamo che da un momento all’altro rispunti fuori anche l’aviaria.
Sicurezza a tavola vuol dire anche una corretta dieta e alimentazione. Altroconsumo conduce da tempo una battaglia contro il rischio obesità per i bimbi. Finiremo come gli Usa o in Cina?
Il problema dell’obesità è comune a tutti i Paesi industrializzati. Ci siamo concentrati sull’obesità infantile perché i bambini sono dei soggetti molto vulnerabili. Nella nostra campagna chiediamo soprattutto di intervenire sulla pubblicità: le sue esche (regalini, sorprese) attirano i più piccoli verso il cibo troppo ricco di zuccheri, grassi e sale. Avviandoli a una dieta che avrà pesanti ripercussioni sulla salute in età adulta. Ma i claim pubblicitari irretiscono anche i genitori. Lo abbiamo rilevato in uno studio appena pubblicato. Nella mentalità comune i cereali per la colazione sono un’ottima alternativa a merendine e snack confezionati. Il nostro test dimostra però che non tutti i prodotti sono uguali: alcuni fiocchi sono stracolmi di zucchero; altri di acidi grassi trans o insaturi (i meno sani); qualcuno esagera con il sale. Ognuno di questi ingredienti è riportato in etichetta, ma spessissimo un genitore lo ignora perché attirato dal claim salutistico che campeggia sulla confezione. Uno stratagemma questo che presto sarà vietato ai produttori che non presenteranno adeguata documentazione scientifica che provi l’effettiva salubrità del loro prodotto.
Left 46/2008







