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Biotestamento, il centro destra non ammette discussioni

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Luglio 2009

testbioA quattro mesi dalle feroci polemiche che nel marzo scorso si sono concluse al Senato con l’approvazione del ddl Calabrò, la legge sul testamento biologico è stata calendarizzata in commissione Affari sociali della Camera. Con una sorta di perversa continuità il passaggio al primo ramo del Parlamento, che parte l’8 luglio prossimo, al contrario di quanto si auspicava, si preannuncia carico di tensioni. Con uno dei colpi bassi all’etichetta politica a cui ci ha abituato, la maggioranza ha fatto carta straccia dell’accordo con l’opposizione che prevedeva di discutere prima il testo sulle terapie del dolore e cure palliative e poi quello sul biotestamento. Anche per rompere l’incomunicabilità tra le forze politiche deflagrata con il caso di Eluana Englaro, era stata la stessa commissione Affari sociali guidata dal centrodestra ad assumere l’impegno di prendere in carico la lettura del ddl Calabrò solo dopo aver mandato in Aula la norma sulle cure palliative. Un altro segnale che 120 giorni di silenzio non sono serviti ad “ammorbidire” le rispettive posizioni si può cogliere nell’intervista rilasciata all’Avvenire dal ministro Sacconi. Dalle pagine del quotidiano dei vescovi, il titolare del Welfare ha riaffermato la volontà del governo di procedere a tappe forzate per quanto riguarda la legge sul biotestamento. Anche per il “punto” da cui è stato lanciato, il suo è un messaggio che lascia poco spazio a dubbi.

Una seduta della commissione Affari sociali alla Camera dei deputati

Una seduta della commissione Affari sociali alla Camera dei deputati

Il testo licenziato al Senato non si discute, tanto meno la possibilità di rivedere il passaggio ideologico e antiscientifico che tramuta l’alimentazione e l’idratazione forzata da terapia (riconosciuta in tutto il mondo come tale) a «sostegno vitale» per il malato terminale. «Le premesse non sono delle migliori», commenta a Terra la senatrice radicale del Pd e componente della commissione Salute Donatella Poretti. «Chi aveva sperato che la Camera avrebbe modificato radicalmente o messo a dormire il ddl Calabrò purtroppo era stato troppo ottimista». Secondo Poretti non è tanto un problema di numeri, «siamo in democrazia e decide la maggioranza», quanto di «rispetto degli accordi». Al Senato, ricorda, «erano stati dichiarati inammissibili tutti gli emendamenti sulle cure palliative, proprio perché la Affari sociali della Camera stava esaminando quel testo». Dunque c’era l’accordo di darsi una scaletta (a una camera il biotestamento all’altra le cure palliative) non solo in seno alla commissione, ma addirittura tra i due rami parlamentari. «Evidentemente – commenta Poretti – al centrodestra non interessano le cure palliative ma solo fare delle leggi manifestamente ideologiche come testimonia la questione su alimentazione e idratazione. Per loro occuparsi di chi muore tra atroci dolori è una questione secondaria». Dal quotidiano Terra ** Federico Tulli **

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Biotestamento, in Aula va in onda la legge farsa

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Marzo 2009

09059ufuansaIl Senato fa marcia indietro ed elimina il vincolo giuridico della dichiarazione anticipata di trattamento. Casson (Pd): «Questa norma è una presa in giro» di Federico Tulli

«Surreale». È la parola più usata al Senato nel corso degli interventi che si sono susseguiti per tutta la mattinata di ieri durante le operazioni di voto agli  emendamenti posti agli articoli del ddl Calabrò sul testamento biologico. Emendamenti tutti bocciati, quelli dell’opposizione, tranne uno dell’Udc: quello che stabilisce che le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) non sono vincolanti per il medico. Surreale, appunto. Mesi di feroci polemiche tra le diverse forze politiche sul varo di una legge «che deve andare a colmare un vuoto normativo» e poi, al dunque, si decide che la volontà espressa da una persona di fronte a un notaio con tanto di testimoni e proprio medico curante al seguito (operazione che, per essere valida quando “serve”, dovrà essere rinnovata ogni tre anni) non costituisce un vincolo giuridico per il medico che si dovesse venire a trovare quella persona come proprio paziente in stato terminale. Per la cronaca, come era  prevedibile, tutti e 9 gli articoli del ddl Calabrò sono stati approvati. Mentre in serata l’intero testo è stato licenziato dal Senato con 150 voti a favore, 123  contrari e 3 astensioni, ed è ora atteso dal vaglio della Camera. Anche l’esito del voto a Montecitorio è scontato. Ma per comprendere quale sarà il clima politico delle prossime settimane vale la pena ricordare che l’emendamento dell’Udc era stato bocciato in Commissione proprio dalla maggioranza. Lo ha sottolineato Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, spiegando che «questa norma, così com’è impostata, è solo una presa in giro per i cittadini, perché si fanno fare delle dichiarazioni che non hanno alcun senso, di cui altre persone possono fare quello che vogliono».

Duro anche il commento della capogruppo dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, la quale ha avvertito la maggioranza che la nuova legge è incostituzionale e che «c’è un limite oltre il quale la finzione non si può reggere, in questa Aula e anche davanti al Paese».  Dal canto suo l’Idv ha annunciato l’intenzione di raccogliere le firme per un referendum abrogativo. Impermeabile alle critiche il relatore del ddl, Raffaele Calabrò: «Credo che il testo non corra rischi di incostituzionalità», ha osservato. Per poi accusare la Finocchiaro di avere «una visione un po’ distorta delle Dat. Vorrebbe – ha detto Calabrò – che fossero vincolanti, senza però rendersi conto che quello che  ho deciso oggi può non corrispondere un domani, perché saranno cambiate la scienza e la medicina». La legge, ha concluso, «prevede invece che il medico potrà dialogare con il fiduciario di chi ha rilasciato le dichiarazioni per cercare di capire, alla luce delle conoscenze scientifiche, cosa si può fare». Sorge spontanea la domanda: ma allora a cosa serve redigere il biotestamento? – Terra, quotidiano del 27 marzo 2009

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Testamento biologico, c’era una volta la laicità dello Stato

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Marzo 2009

senatoIl Senato boccia gli emendamenti dell’opposizione sull’esclusione dell’alimentazione forzata. Oggi il voto finale. L’amarezza di Englaro di Federico Tulli

La crociata del centrodestra sul testamento biologico giunge (vittoriosa per i crociati) al termine. Il voto finale al Senato sul ddl Calabrò è fissato per la tarda serata di oggi, con una seduta che andrà avanti a oltranza. Non si prevedono sorprese nell’urna, dove spesso in questi giorni di votazioni serrate i senatori sono stati chiamati al voto segreto. Pertanto, tra poche ore, la norma sul biotestamento salirà di diritto sul podio tutto berlusconiano delle leggi di ispirazione vaticana, dove già brilla la più antiscientifica e illiberale in assoluto: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Tutto si è deciso nella giornata di ieri con la bocciatura degli emendamenti relativi al punto cardine del ddl, quelli che chiedevano l’esclusione dell’alimentazione forzata del paziente in stato terminale dagli obblighi imposti per legge al medico. Obblighi previsti dall’articolo 3 comma 6 (che considera l’alimentazione forzata un atto assistenziale e non di cura) e che di fatto impediranno a ciascuno di noi di redigere un vero testamento di  ne vita, esercitando il diritto stabilito dall’articolo 32 della Costituzione di disporre liberamente del nostro corpo. Visto l’esito finale, la strategia dell’opposizione di rallentare l’iter di approvazione della legge tramite la presentazione di migliaia di emendamenti si è rivelata inutile. Ed è risultata fallimentare quella di puntare sulla segretezza del voto per cercare di spaccare il centrodestra su un tema illiberale come quello dell’alimentazione forzata. I crociati di Berlusconi hanno infatti serrato diligentemente i ranghi, mentre chi ha confermato l’esistenza di due ben distinte anime nella stessa formazione politica alla fine è stato il Partito democratico. Con il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, che presentava un emendamento soppressivo del comma 6 e la teodem Emanuela Baio Dossi che le votava contro. Nemmeno l’intervento di Ignazio Marino, medico e senatore Pd di dichiarata fede cattolica, ha fatto breccia nella coscienza dei suoi ferventi colleghi: «Ogni trattamento sanitario può essere rifiutato dalla persona. Queste non sono parole di un pericoloso sovversivo, ma di Aldo Moro. Il Senato oggi tradisce quello spirito e cancella la nostra libertà di scelta rispetto alle terapie mediche». Fatta la legge non resta che sottolineare l’amarezza di Beppino Englaro espressa ai microfoni di un’emittente romana: «Annullare l’idea costituzionale del diritto inviolabile della libertà della persona è inaccettabile. È assurdo confondere la naturalità con l’artificialità o non capire che l’alimentazione forzata, come riconosciuto dal mondo scientifico, è una terapia. Ed è indegno protrarre artificialmente il vivere. Il modo migliore di tutelare la vita umana, è affidare le decisioni al riguardo a chi la vive. La sentenza della Cassazione per la vicenda di Eluana – ha concluso Englaro – va nella direzione dei principi di uno stato laico, nel rispetto del dettato costituzionale. La legge che il Parlamento approverà e soprattutto la reazione dei cittadini ci dimostreranno se siamo davvero in uno Stato laico».  Terra, quotidiano del 26 marzo 2009

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Un compagno che non ha sbagliato

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Gennaio 2009

compagno-darwinDarwin era destinato alla politica. È la suggestiva tesi che Nicola Nosengo e Daniela Cipolloni sviluppano in Compagno Darwin - L’evoluzione è di destra o di sinistra? (Sironi) in libreria dal 5 febbraio prossimo. Secondo i due autori, entrambi giornalisti scientifici, le strumentalizzazioni del pensiero del rivoluzionario naturalista inglese sono iniziate ancor prima della pubblicazione di L’origine delle specie, arrivando fino a noi e alle nostre polemiche quotidiane: basta ricordare il “caso Letizia Moratti”, quando qualcuno decise di eliminare l’evoluzionismo dai programmi di scuola per far spazio al creazionismo. Quella di Nosengo e Cipolloni è una ricostruzione – leggera, a tratti divertita – dell’accoglienza del darwinismo in politica e nella comunità scientifica. Da Marx ai liberali, dai creazionisti americani a quelli nostrani, dai titoli dei giornali alle Chiese ai Parlamenti: Darwin è di destra o di sinistra a seconda delle epoche e dei problemi che vengono guardati attraverso le lenti della sua teoria. Il libro mostra che a destra e a sinistra c’è sempre stato un atteggiamento oscillante, e l’evoluzionismo è stato a tratti usato per giustificare posizioni, spesso forzandolo, abbracciandolo quando serviva a una causa e attaccandolo quando risultava scomodo. Un delitto? No, questo è il mestiere della politica. Left 4/2009  f.t.

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Verso la fine della Chiesa

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Dicembre 2008

chiesa1Che la Chiesa sia in crisi non lo si deduce solo dai toni sregolati usati dalle gerarchie vaticane nel tentare di imporre le proprie idee retrive  su bioetica, aborto, contraccezione ai cittadini italiani. Il declino è testimoniato anche dalle pressioni sulla politica affinché sia preclusa ai credenti di religione islamica la possibilità di erigere luoghi di culto nel nostro Paese. Atteggiamento, questo, in piena contraddizione con l’articolo 3 della Costituzione e che trova sponda nel razzismo leghista del Nord Est, come racconta Toni Fontana nel suo libro-reportage L’apartheid. Viaggio nel regime di segregazione che sta nascendo nel Nord-Est (Nutrimenti). Ma ciò che meno lascia scampo alle possibilità di un futuro per questo potere millenario è l’abbandono della pratica religiosa da parte dei giovani. Oramai solo un under 18 su 5 va a messa e neanche con regolarità. La palma dei “rivoluzionari” spetta ai ragazzi valdostani con il 15,7 per cento, secondo quanto emerge da Giovani allo specchio (Franco Angeli), una ricerca dell’università della Valle d’Aosta. Il curatore dello studio, Giuseppe Giordan spiega che i giovani valdostani «si identificano a livello etnico-culturale con il cattolicesimo, ma presentano un tasso di secolarizzazione molto alto e non partecipano ai riti». Le parrocchie rimangono «centro di aggregazione», ma «le vecchie agenzie di socializzazione non funzionano più». Par di capire che, beghine a parte, oramai in chiesa ci si va più che altro per rimorchiare. Dopo di che si “socializza” laicamente in altri luoghi. Magari più appartati. Left 51 ** Federico Tulli

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Carta straccia

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Ottobre 2008

Che fine ha fatto il codice deontologico che impegna i giornalisti italiani a non usare un linguaggio xenofobo? La denuncia di Tana De Zulueta
di Federico Tulli

La firma del Protocollo deontologico per i giornalisti italiani denominato Carta di Roma sembrava proprio una buona notizia. Il governo Berlusconi si era appena insediato e l’accordo siglato nel giugno scorso da Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti, impegnando i firmatari a non usare un linguaggio xenofobo nel riferire notizie che riguardano gli stranieri, comunitari e non, denotava un buon tempismo. A distanza di tre mesi si deve constatare che purtroppo è stata sonoramente disattesa. Lo evidenzia a left Tana De Zulueta, giornalista ed ex parlamentare dei Verdi. «Penso che in Italia vi sia una caparbia indisponibilità ad aprire una riflessione sul rapporto tra media e razzismo sia da parte dei giornalisti sia della politica. Due mondi qui da noi molto contigui». E questo, secondo De Zulueta, è un dato oramai consolidato. «Ricordo che quando Storace era presidente della vigilanza Rai gli segnalai esempi di rappresentazione degli stranieri che violavano le norme più elementari di correttezza. Norme elementari per altri Paesi, ma di cui in Italia non si era mai parlato».

In quel caso De Zulueta evidenziava il ricorso costante a stereotipi razziali. Come l’uso di «marea gialla» per descrivere l’arrivo di numerosi cinesi. «Storace non mi rispose mai – sottolinea De Zulueta -, ma la cosa triste è che gli altri componenti della commissione si limitarono a sorridere». Negli anni poco o nulla è cambiato. È lì a testimoniarlo la foto diffusa nell’agosto scorso dai media che ritrae una giovane donna nigeriana in cella stesa a terra, mezza nuda e sporca di polvere. In un altro Paese sarebbero scattate delle azioni legali. In Gran Bretagna, ad esempio, sarebbe stata a rischio la licenza di chi ha diffuso quell’immagine. E allora in questo quadro il peggio poteva succedere, spiega la giornalista, «perché si sono costituiti gli anticorpi culturali». Così è accaduto che i media siano diventati cassa di risonanza di un discorso esplicitamente razzista. «E questo per i migranti è una forma di difficoltà costante, a livello esistenziale quasi tragico». Il multiculturalismo, «bella parola di cui anche la sinistra si è riempita la bocca», qui da noi è ben lungi dall’essere riconosciuto come tesoro irrinunciabile. «Ci vuole proprio una presa d’atto forte – chiosa Tana De Zulueta -. Serve una scossa che può essere data dagli artisti stranieri. Magari con un Gomorra sull’immigrazione che scuota un Paese che si compiace con troppa facilità di se stesso. Ma anche il cinema ha grandi possibilità di far passare questi discorsi». Qualcuno, come Mazzacurati ne La giusta distanza ci ha provato, ma sembra piuttosto un caso isolato. «Ci vorrebbe un’azione politica oltre che artistica, ma in questa fase non ne vedo la possibilità perché abbiamo la classe politica più razzista d’Europa».

Left 40/2008

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La fine della Storia

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Settembre 2008

«Ancora con questo 20 settembre? Avete rotto con la Resistenza». Se lo è sentito dire da un consigliere del primo municipio di Roma il presidente capitolino dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, Francesco Paoletti, nel chiedere il via libera al concerto per celebrare la Breccia di Porta Pia. Stessa musica, è il caso di dire, nell’ufficio di gabinetto del sindaco Alemanno. «Mi hanno chiesto cosa fosse successo il 20 settembre a Roma», ha raccontato Paoletti durante le celebrazioni (trasmesse da Radio radicale) della vittoria che 138 anni fa sancì la fine del potere temporale. Fine alla quale non si rassegnano i cattolici di Militia christi. Che a Porta Pia hanno deposto una corona per i 16 mercenari morti nel difendere il Soglio pontificio, i suoi privilegi e i suoi forzieri. E una fine cancellata dalla Storia anche da certa politica de noantri se la liberazione di Roma e l’unità d’Italia vengono pubblicamente sfregiate e il vicesindaco Dc, Mario Cutrufo, lì presente, non muove un muscolo. E se – per la prima volta dal 1871 – il generale Antonino Torre (delegato di Alemanno alla memoria) non si perita di ricordare il nome dei 16 papalini omettendo di citare quello dei 48 bersaglieri morti. Già, i bersaglieri. Come l’hanno presa? «Non ci riteniamo affatto offesi dal generale Torre, anzi siamo stati felici e onorati che sia intervenuta una persona così capace». Parola del presidente dell’Associazione nazionale bersaglieri, generale Pochesci. Che di nome fa Benito.  Federico Tulli

Left 39/2008

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Viaggio nel silenzio della Chiesa sui preti pedofili

Pubblicato da Federico Tulli su 8 Agosto 2008

«Accadde una domenica pomeriggio. In genere, si giocava a calcetto nel cortile del seminario. Invece quella volta don Bruno mi invitò nella sua camera a riposare. Spesso noi ragazzi entravamo nelle camere degli assistenti. Magari per fare due chiacchere. Invece quel pomeriggio lui mi spogliò, mi baciò, e poi abusò di me. Dopo andò in bagno. Quando tornò mi chiese solo: “Ti sei sporcato?”. Mi diceva che la nostra era solo un’amicizia, un’amicizia particolare, divina. E io gli credevo. Mi diceva che era normale e che era giusto. E anche che non dovevo dirlo a nessuno, perché avrei suscitato invidie, gelosie. Io non lo dissi. Neanche quando l’abuso si ripeté. Era un uomo di Dio: con lui pregavo, mi fidavo. Ciecamente». Marco Marchese aveva 12 anni quando fu violentato la prima volta da don Bruno Puleo. Gli abusi proseguirono per 4 anni, durante i quali Marco subì in silenzio. Fino a quando si rivolse al superiore del suo violentatore. Questi lo invitò a «non preoccuparsi e proseguire nel suo cammino religioso». Comincia così il Viaggio nel silenzio (Chiarelettere) di Vania Lucia Gaito, la psicologa che nel 2007 ha sottotitolato in italiano e pubblicato su bispensiero.it il video della Bbc, mai mostrato nel nostro Paese, sulle migliaia di casi di pedofilia che hanno coinvolto uomini di Chiesa, Sex, crimes and Vatican. In poco tempo il video fu scaricato 5 milioni di volte. «Accadde anche qualcos’altro – scrive l’autrice -. Mi arrivarono centinaia di email. Di protesta, di ringraziamento, di indignazione. In mezzo c’erano lettere di chi aveva subito abusi. Una sola volta o a lungo. Ma sempre in silenzio». Nel libro l’autrice dà la parola ad alcune di queste persone. Viene fuori un quadro agghiacciante della Chiesa e di come si svolge l’educazione nei seminari. Al centro la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale che spiega la tendenza diffusa alla pedofilia. Non è un caso che di recente tutte le diocesi americane abbiano chiuso i seminari minori. Come pure colpisce che la convenzione dei diritti del minore dell’Onu non sia mai stata firmata dal Vaticano. E ancora che in Italia sono ancora aperti 123 seminari minori. Nel libro ci si ritrova irretiti in tante storie come quella di Marco, tutte simili tra loro, nonostante si siano svolte a migliaia di chilometri di distanza. Negli Usa ad esempio. Con l’incredibile scandalo e l’omertà della diocesi di Boston e del cardinale Bernard Law. Che ora è arciprete a santa Maria Maggiore a Roma e che come tanti suoi colleghi, pur avendo solide prove di colpevolezza, si è sempre e solo limitato a spostare in altra curia ogni prete accusato di pedofilia da una o dieci o decine di vittime. Negli Usa s’incrocia per un attimo pure la figura di Ratzinger, l’attuale papa, che in Texas, grazie all’ascesa al soglio pontificio, è riuscito a evitare la comparizione, come imputato, a un processo contro la diocesi di Houston, che per coprire un seminarista «aveva seguito fedelmente le indicazioni del Crimen sollicitationis e del successivo Ad exequandam». Documenti che obbligano al vincolo di segretezza, pena la scomunica, i vescovi che vengono a conoscenza di casi di pedofilia che coinvolgono preti. Ad exequandam è stato redatto e firmato da Ratzinger, citato dunque in giudizio per aver «ostacolato il corso della giustizia» Usa. Ciò che balza agli occhi è come anche in questo caso il Vaticano mantenga un atteggiamento di totale incuranza per le vittime e quasi distaccato nei confronti dei preti violentatori o presunti tali. Atteggiamento che non si manifesta nei confronti di chi si sposa o lascia la Chiesa. Come racconta all’autrice Alessandro Pasquinelli, un ex prete oggi sposato. «La Chiesa usa la riduzione allo stato laicale per gettare fumo negli occhi, pur di non fronteggiare il problema dei preti sposati». «Ma tutti i sacerdoti pedofili sono ridotti allo stato laicale?», gli chiede la Gaito. «Neanche per sogno!», risponde Alessandro. «La Chiesa ha pochissimi sacerdoti, non può mica permettersi di gettarli via così. Preferisce buttare via chi s’innamora, piuttosto che i pedofili. Certi scandali si possono soffocare, nascondere, ma un sacerdote che si sposa non può essere occultato».       Federico Tulli

Left 32-33/08

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Le spie che vengono dal Vaticano

Pubblicato da Federico Tulli su 8 Agosto 2008

Il papato è una delle più longeve istituzioni mondiali e ha sempre avuto pesanti ingerenze sulla scena politica internazionale. Per rafforzare questo potere nel 1566, per ordine dell’inquisitore Pio V, è stata fondata la Santa alleanza, i servizi segreti vaticani. Obiettivo prioritario: uccidere l’eretica Elisabetta I d’Inghilterra e appoggiare l’ascesa al trono della cattolica Maria Stuart. Da allora fino ai giorni nostri l’intelligence pontificia, cui Pio X nel 1913 ha affiancato il Sodalitium pianum (il controspionaggio), è stata fedele strumento dei papi per l’esercizio del potere dentro e fuori le mura Vaticane. Nell’Entità, (Fazi editore) Eric Frattini ricostruisce con precisione (e piglio narrativo) i cinque secoli di vita della Santa alleanza. Struttura che le altre agenzie internazionali di spionaggio chiamano, appunto, Entità. Sin dalla fondazione, la sua esistenza non è mai stata ammessa da nessuno dei pontefici. Ma, come scrive Frattini, è il classico segreto di Pulcinella: «Nei suoi cinque secoli di storia l’ombra dell’Entità si è materializzata nella lotta contro Elisabetta I o nella strage della notte di San Bartolomeo; nell’impresa dell’Invincibile Armata; nell’assassinio di Guglielmo d’Orange e del re Enrico IV di Francia; nella guerra di Successione spagnola e nella crisi con la Francia dei cardinali Richelieu e Mazzarino; nell’attentato contro re Giuseppe I del Portogallo; durante la Rivoluzione francese e ad Austerlitz; nell’ascesa e caduta di Napoleone; nella guerra di Cuba e in quella di Secessione americana; nelle relazioni segrete con il kaiser Guglielmo II, prima, e con Adolf Hitler, poi; nella vicenda dell’oro croato e dell’organizzazione Odessa; nella lotta contro il gruppo terrorista Settembre nero o il comunismo; nelle vicende finanziarie dello Ior e nelle sue relazioni con la massoneria, la mafia e il traffico di armi; nella creazione di società in paradisi fiscali o nel finanziamento a dittatori di destra come Somoza o Videla; e perfino nell’appoggio a sindacati di sinistra come il Solidarnosc di Walesa». La prima edizione dell’Entità è del 2004, con i fatti accaduti durante il papato di Giovanni Paolo II, assai poco consoni a un “papa santo”. Questa nuova edizione è aggiornata con le vicende dei servizi vaticani sotto papa Benedetto XVI. Dal caso Paetz, l’arcivescovo emerito di Poznan, uno dei 39 religiosi elencati in una lista di informatori e collaboratori dei servizi segreti del regime comunista polacco. Allo scontro con Amnesty international, che si verificò quando il cardinale Martino, presidente del Consiglio per la giustizia e la pace, chiese pubblicamente ai fedeli di ritirare il loro appoggio all’organizzazione perché in alcuni casi, era favorevole all’aborto; ai rapporti tesi con la Cina, alla manipolazione dei dati dell’enciclopedia on line Wikipedia per modificare alcuni contenuti, come quello della biografia di Gerry Adams, leader dello Sinn Fein, il gruppo repubblicano cattolico dell’Irlanda del Nord e braccio politico dell’Ira. Simon Weisenthal, il famoso cacciatore di nazisti ha dichiarato in un’intervista: «Il migliore e più efficace servizio di spionaggio che conosco al mondo è quello del Vaticano». Eric Frattini ci spiega perché.  Federico Tulli

Left 32-33/08

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Violenza di Stato

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Maggio 2008

La legge 40 lede i diritti umani. Per questo motivo decine di coppie hanno denunciato l’Italia alla Commissione europea. L’obiettivo è costringere il governo a rivedere il testo, pena l’apertura di una procedura d’infrazione di Federico Tulli

Mentre in Gran Bretagna si approva una legge rivoluzionaria sulla fecondazione assistita (Pma), in Italia, a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della legge 40/04 nulla è cambiato a livello legislativo. Anzi. Ciò che prepotentemente emerge, anche dalle relazioni parlamentari depositate nelle scorse legislature, sono i danni gravi che la legge 40 ha prodotto nelle centinaia di coppie che, per motivi diversi, si sono trovate a scontrarsi con le assurde restrizioni imposte dalla norma.

I dati parlano di un aumento del 21 per cento del rischio di gravidanze plurime, di una netta diminuzione delle nascite e dei successi delle tecniche. E le coppie, abbandonate dallo Stato italiano, scelgono altre vie e vanno all’estero, seguendo il flusso del cosiddetto turismo procreativo (tecnica peraltro vietata in base all’articolo 4 comma 3 della legge). Quelle più giovani, maggiormente a rischio di gravidanze plurime, scelgono cliniche straniere per congelare gli embrioni e per trasferirne uno o due per volta. Stessa scelta obbligata per le coppie fertili portatrici o affette da patologie genetiche che non possono accedere alla diagnosi di preimpianto, meno invasiva per la salute della donna rispetto alle indagini prenatali che hanno il medesimo intento di rilevare patologie trasmesse al nascituro. Ma per chi non si può permettere economicamente questi “viaggi” resta solo la legge 40, i cui risultati nefasti sono evidenti agli occhi di tutti. Tranne che dei tre governi che si sono succeduti nel corso di questi quattro lunghi anni.

Ora le vittime di questo obbrobrio legale hanno cominciato a giocarsi un’altra carta. Quella della denuncia della legge alla Commissione europea con l’obiettivo di ottenere da Bruxelles l’intimazione nei confronti dello Stato italiano a rivedere il testo di legge, pena l’apertura di un procedura d’infrazione. «Questa norma viola le leggi comunitarie sulla tutela della dignità umana, del diritto alla salute e dell’equità dei trattamenti sanitari che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini europei indipendentemente dallo Stato di residenza o in cui si richiede la prestazione, ed esclude troppe categorie dall’accesso alle tecniche di fecondazione», spiega l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica cicogna onlus. Sono dieci, ma almeno altre 60 sono già in preparazione, le denunce arrivate in questi giorni a Bruxelles da parte di coppie “vittime” della legge 40. In questa iniziativa i pazienti hanno ottenuto il sostegno oltre che di Amica cicogna onlus, anche dell’Associazione Luca Coscioni e delle altre associazioni di sostegno, Cerco un bimbo, Unbambino.it, L’Altra cicogna onlus e Madre provetta onlus. «Questo è il segno – chiosa Filomena Gallo – che le coppie, i cittadini italiani, si sentono profondamente e intimamente violati nei propri diritti da una legge che mal si adatta alle evoluzioni scientifiche di questi anni, e che non sa rispondere alle necessità dei pazienti in difficoltà».

Left 22/2008

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