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Tabacco: Marlboro classic multata in Francia per pubblicità ingannevole

Pubblicato da Federico Tulli su 11 Gennaio 2008

Contro il fumo la Francia sembra fare sul serio. A pochi giorni dall’entrata in vigore del divieto di accendersi una sigaretta nei bistrot, divieto che solo pochi mesi fa sembrava impensabile da adottare in un paese così affezionato a questa tradizione, la corte di appello di Parigi ha condannato la ditta d’abbigliamento Marlboro classic a una multa di 50 mila euro per pubblicità ingannevole a favore del tabacco. È questo il risultato di una serie di denunce presentate dal Comitato nazionale contro il tabacco (Cntc) sin dal 2003, quando ha tentato di far interdire dai giudici francesi le insegne affisse in tutti i punti vendita del marchio. Che Oltralpe viene distribuito da Valentino fashion group da quando ha ottenuto da una filiale della holding di Marlboro classic, la Philip Morris, una licenza per l’utilizzo del brand. Anche se l’importo della sanzione è modesto, la decisione dei giudici appare un duro colpo per la casa di abbigliamento che in Francia possiede più di 300 punti vendita tra negozi, succursali e boutique in franchising. Ma ancor di più sembra chiara l’intenzione dei magistrati di restringere il raggio d’azione di quel tipo di marketing che, abbinando un marchio di sigarette a un prodotto di tutt’altro settore, tenta di aggirare le rigide norme europee, cui la Francia si è da poco adeguata completamente, contro la pubblicità ingannevole a favore delle sigarette.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Fumo sotto controllo

Pubblicato da Federico Tulli su 31 Agosto 2007

La distribuzione del tabacco in Italia è nelle mani di una società di servizi. Che non molla la presa. Nonostante i pareri delle Authority europea e italiana
di Federico Tulli

La riorganizzazione del mercato della distribuzione del tabacco è di fronte a un bivio. O fallisce entro i prossimi tre mesi, oppure l’attuale sorta di monopolio privato cederà il passo al processo di liberalizzazione. Che si è inceppato subito dopo la vendita all’asta dell’Ente tabacchi italiano, che nel 2003 ha dato il via alla privatizzazione dell’intero settore, produzione e distribuzione di sigarette. Comunque sia, dalla riapertura dei lavori parlamentari e fino al varo della Finanziaria 2008 ne vedremo delle belle. Il via lo darà il presidente della Commissione finanze del Senato, Giorgio Benvenuto, che ha già annunciato un’interrogazione parlamentare per «approfondire le motivazioni per cui, a distanza di cinque mesi dalla scadenza del termine del primo aprile scorso indicato in Finanziaria, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) non ha ancora emanato i decreti di riordino del mercato della distribuzione». Benvenuto si riferisce a 5 commi (dal numero 94 al 98) inseriti «con il fine di rimettere in movimento il meccanismo di apertura alla concorrenza» della gestione dei depositi fiscali, ovvero gli impianti in cui viene stoccato il 90 per cento dei quasi 100 miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro Paese.

Mentre il vicepresidente della Commissione finanze della Camera, Francesco Tolotti , precisa: «Il comma 97, in particolare, è la chiave di volta per l’avvio del superamento del monopolio privato. Se applicato, concederebbe l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia», la società di servizi del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo della distribuzione dei lavorati al tabacco, che ha la gestione dei 250 depositi italiani. «Quel comma», conclude Tolotti, «è stato pensato col fine preciso di permettere a chiunque, privato o azienda, di esercitare l’attività di depositi fiscali in concorrenza a Logista». Il senatore Benvenuto concorda: «Vanno superati i problemi per l’applicazione di questa norma, dovuti alle notevoli pressioni affinché sia cassata o modificata, perché i Monopoli hanno sempre sostenuto che è di difficile attuazione». E chiosa: «Ciò non toglie che sia doverosa una interrogazione al riguardo». A gettare un’ombra sulla natura delle “difficoltà” cui si riferisce il senatore Benvenuto è il fatto che l’incaricato all’emissione del decreto (come stabilito dal comma 97) sia lo stesso direttore generale dell’Aams, Giorgio Tino, che ha seduto nel consiglio di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006.

Nell’agenda parlamentare dei nodi da sciogliere per favorire un miglior funzionamento della distribuzione dei tabacchi lavorati – mercato che frutta al Tesoro entrate per oltre 10 miliardi di euro l’anno, e da cui dipendono i 15 miliardi di euro di fatturato alla produzione, oltre agli stipendi di circa 200.000 lavoratori, tra coltivatori, trasportatori e tabaccai – c’è poi la questione relativa alla mancata stipula, da parte di Logista, della cauzione che garantisce il versamento allo Stato dell’accisa applicata alle sigarette. Tema complesso in quanto la cauzione sarebbe necessaria al rilascio dell’autorizzazione da parte dei Monopoli, come sancisce il decreto ministeriale numero 67 del 1999. Che però dice anche che i Monopoli possono esonerare dall’obbligo di cauzione «le ditte private affidabili e di notoria solvibilità». Vale a dire che Logista ha il diritto di non stipulare alcuna polizza, ma solo se prima l’Aams ha emesso un decreto di esonero. Cosa che, secondo quanto appreso da left, non è mai avvenuta. Non a caso sul decreto, e sull’interpretazione che ne hanno dato i Monopoli per autorizzare il gestore della distribuzione, si stanno concentrando le attenzioni dell’Authority europea per la concorrenza, dopo che già nei mesi scorsi quella italiana ha emesso un importante parere, a oggi inascoltato. Entrambe sollecitate dalle denunce di molti imprenditori che da nord a sud si sono visti chiedere la polizza di garanzia dall’Aams per aprire i depositi, e che quindi si sono sentiti negare la possibilità di competere ad armi pari con l’unica azienda del settore. E l’atteggiamento dell’Amministrazione è doppiamente anomalo, se si pensa che in ogni caso avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione di esentare Logista all’Authority europea, in quanto il beneficio accordato supera i 200.000 euro di valore (il premio annuale della polizza si aggira intorno ai 150 milioni di euro). Richiesta che a Bruxelles non è mai arrivata. Così, oltre alla violazione del decreto del 1999, si configura un aiuto di Stato e relativa procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Come se non bastasse, sulla vicenda della cauzione si è pronunciato anche il Garante della concorrenza, Antonio Catricalà. Che il 28 settembre 2006 ha emesso un inequivocabile parere: «In merito a tale regolamentazione (il decreto, ndr), si rileva in primo luogo che essa ha istituito un trattamento ingiustificatamente differenziato a seconda della proprietà, pubblica o privata, delle imprese con riferimento al pagamento della cauzione. La sopra citata normativa appare, tuttavia, in grado di determinare distorsioni del funzionamento del mercato anche oggi, nella fase successiva alla conclusione del processo di privatizzazione». L’inserimento in Finanziaria 2007 dei famosi 5 commi ha poi testimoniato che Catricalà, almeno sulla carta, non è rimasto inascoltato dalle istituzioni. Fatto sta che, secondo quanto denunciato da Agemos (l’associazione che rappresenta i delegati alla gestione della distribuzione contrattualizzati da Logista) e da Assotabaccai (l’organizzazione sindacale del 15 per cento circa delle rivendite italiane), Logista ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo nei loro confronti dettando regole e tariffe di trasporto molto onerose, senza incontrare alcuna resistenza. Oltre a non aver rinnovato alla scadenza circa la metà dei 520 contratti con i delegati; contratti che erano attivi quando nel 2005 ha acquisito la gestione dei depositi.

«Storture generate da un monopolio privato, reso ancor più solido dal potere contrattuale che deriva dalla distribuzione delle sigarette di due multinazionali del calibro di Philip Morris e British american tabacco», ha commentato Lamberto Lasagni, il vicepresidente di Assotabaccai. A metà luglio scorso, per esempio, i fumatori italiani hanno rischiato di rimanere senza sigarette per colpa di un guasto al sistema elettronico di Logista che organizza lo smistamento degli ordini delle rivendite. Un episodio passato quasi completamente sotto silenzio. Il che la dice lunga sul peso che Logista esercita e sugli interessi che le ruotano intorno. Il blocco del sistema, infatti, non comporta solo un danno d’immagine per la società del gruppo Altadis, ma anche una riduzione del flusso miliardario delle accise verso l’erario. Ebbene, come mai il governo non ha colto l’occasione per rimarcare che, se il blocco dell’attività dell’unico gestore della distribuzione riconosciuto dalla legge mette a rischio vitali flussi di cassa per lo Stato, non si può più rimandare l’emissione del decreto di apertura del mercato ad altri attori? La risposta è presto data. Secondo quanto appreso da left quei regolamenti sono “bloccati” da resistenze interne alla stessa maggioranza. Ci sarebbe addirittura chi punta a sopprimere con la Finanziaria 2008 i “soliti” 5 commi della manovra 2007.

E qui veniamo all’ultimo capitolo della vicenda, che chiama ancor più direttamente in causa i tabaccai. Sembra infatti che se si dovesse rompere “l’unitarietà” (o monopolio che dir si voglia) della distribuzione, «sarebbe a forte rischio l’esclusiva di vendita delle sigarette riconosciuta loro dallo Stato». È quanto denunciato da Giovanni Risso, il presidente della Federazione italiana tabaccai, associazione che rappresenta il restante 85 per cento delle rivendite. Dice Risso, nel corso della sua relazione all’Assemblea nazionale della Fit del 18 giugno scorso: «La Finanziaria 2007 porta con sé qualche strascico attualmente dormiente e potenzialmente pericoloso. Desta in noi vivo e fondato timore quanto previsto dal comma 97, la cui applicazione potrebbe avere un effetto assai negativo sull’attuale assetto distributivo dei tabacchi lavorati in Italia». In pratica, secondo la Fit, l’eventuale emissione dei decreti da parte del direttore generale dell’Aams avrebbe l’effetto opposto rispetto a quanto previsto da chi ha inserito quegli articoli in Finanziaria. Un tesi contestata con forza dall’Agemos, nel corso dell’ultima assemblea nazionale del 28 luglio. Tanto che tra i punti deliberati c’è l’esortazione a fare «una riflessione profonda su tutto il sistema di trasporto garantito, imposto a suo tempo da Fit e Logista e che ha dimostrato nei fatti la sua inadeguatezza». L’accostamento tra la Fit e l’unico attore della distribuzione non dev’essere casuale se si pensa che Giovanni Risso, come riportato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX del 30 giugno scorso, siede nel consiglio di amministrazione di Logista con nomina fino a settembre 2009. Insomma, un vero guazzabuglio di interessi. Non resta che aspettare la prossima Finanziaria per scoprire chi resterà con un cerino acceso in mano.

Left 35/2007

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Come aggirare il divieto di vendita di sigarette ai minori, istruzioni per l’uso

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Giugno 2007

In previsione dell’innalzamento del limite di età in cui sarà vietato fumare (da 16 a 18 anni), come annunciato dal ministro della Salute Livia Turco durante l’ultima giornata mondiale contro il fumo, i produttori di sigarette vogliono piazzare in luoghi pubblici strategici centinaia di distributori automatici. La legge è ancora in embrione ma l’inganno è già stato trovato. Queste macchinette infatti, come dimostrano numerose statistiche, sono proprio il mezzo di rifornimento preferito dei minorenni di qualsiasi parte del globo visto che consente loro di comprare indisturbati quanti più pacchetti desiderano. Dunque l’obiettivo delle multinazionali del tabacco è chiaro: non rimetterci nemmeno un centesimo sfruttando le incongruenze della legislazione antifumo del nostro paese – il divieto assoluto di installazione che vige in molte parti del mondo è notoriamente il metodo più efficace per contrastare il fumo tra i minori – e il gusto per la trasgressione tipico dei giovani. Come sempre in prima linea in queste cose c’è la Philip Morris che, mentre da un lato nel suo sito www. philipmorrisinternational.com scrive : “Non vogliamo che i minori fumino”, dall’altro, tramite la Fil Tabacchi, un’organizzazione fiancheggiatrice, guidata dall’ex parlamentare, nonché ex presidente della commissione Finanze della Camera, Renzo Patria, ha nesso in piedi una gigantesca operazione di lobby coinvolgendo i Monopoli di Stato, le Ferrovie e persino il ministero della Salute. Obiettivo: ottenere le necessarie autorizzazioni dal ministero della Salute e dalle Ferrovie dello Stato per istallare distributori nei pressi dei tabaccai (entro i dieci metri previsti dal regolamento dell’Aams) che hanno rivendite nelle stazioni ferroviarie.

Per comprendere in che modo questa mossa del maggior produttore di sigarette del nostro paese può comportare l’omicidio in culla dell’estensione del divieto di fumare a tutti i minori annunciato dal ministro Turco è sufficiente sciorinare un po’ di dati. Cominciamo col dire che a sostegno dei numeri c’è un provvedimento con cui il 17 dicembre 1998 il ministero della Salute richiamò il ministero delle Finanze e i Monopoli a intervenire consentendo l’eventuale installazione dei distributori automatici esclusivamente all’interno delle rivendite. A quanto pare quel provvedimento finalizzato proprio a impedire l’accesso indisturbato dei minori all’acquisto di tabacco è rimasto lettera morta. Ebbene, secondo un’indagine Doxa commissionata dall’Istituto superiore di sanità, è vero che gli italiani comprano quasi sempre le sigarette dal tabaccaio (85,5 per cento contro il 7,5 per cento che usa i distributori automatici), ma è altrettanto vero che la percentuale di chi non entra nelle rivendite per acquistare tabacco è quasi il doppio (13,7 per cento) nel caso dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Una prassi confermata anche da un recente studio eseguito negli Stati Uniti dall’università del Massachusetts per accertare l’abilità dei giovani (ragazzi tra i 12 ed i 17 anni) a procurarsi tabacco a scapito dei divieti di vendita ai minori. I ricercatori Usa hanno scoperto che ha avuto un buon fine il 34,8 per cento dei tentativi di acquisto dai rivenditori e ai distributori automatici con o senza dispositivi di blocchi di chiusura. Dei tentativi riusciti ben il 75 per cento ha riguardato l’acquisto dalle macchinette automatiche.

A nulla serve inoltre, nel nostro paese, l’obbligo di tenere attivi i distributori automatici di sigarette solo dalle 21 alle 7 del mattino. I tempi in cui da piccoli si andava a letto subito dopo Carosello sono passati da un pezzo, hanno commentato a più riprese le maggiori organizzazioni di tutela dei consumatori. Men che meno si dimostra efficace la circolare emanata dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) l’11 gennaio 2007 che “al fine di evitare che il prelievo delle sigarette possa essere effettuato da soggetti minori di sedici anni”, ha posto l’obbligo di istallare “presso le rivendite o nelle immediate adiacenze, nonché presso i pubblici esercizi, esclusivamente distributori automatici dotati di sistema di lettura automatica di documenti contenenti l’indicazione anagrafica degli utenti”. In questo scenario assume particolare significato l’arrivo di oggi a Genova del bus della campagna ‘Noi non dobbiamo fumare’ voluta dal Moige (Movimento italiano genitori) e dalla Fit (Federazione italiana tabaccai) per prevenire “l’accesso al fumo da parte dei minori” sensibilizzando gli adulti, in special modo i tabaccai: “Non solo perché lo dice la legge – sottolinea una nota del Moige – ma anche perché lo dicono il buon senso e numerose ricerche che confermano la maggiore pericolosità del fumo per gli adolescenti”. Come non ricordare però che è stata proprio la Fit a lanciare lo scorso anno l’idea di istallare lettori ottici nei distributori automatici. Già, perché, è quasi superfluo sottolineare quanto sia semplice per qualsiasi ragazzino farsi prestare un documento dall’amico o dal fratello maggiore, magari in cambio di qualche sigaretta. Ancora più preoccupante il fatto che proprio in base a questo quadro lo scorso anno il Moige abbia dato il via alla campagna di prevenzione dell’accesso al fumo in età giovanile insieme alla Fit con il patrocinio dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – l’autorità che recependo il provvedimento del ministero della Salute avrebbe potuto obbligare i tabaccai a piazzare i distributori all’interno delle rivendite, ma non lo ha mai fatto – dell’Istituto italiano di medicina sociale e dell’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani), e con il contributo delle multinaziuonali del tabacco. All’operazione si è unita anche Logista, la società che detiene in pratica il monopolio della distribuzione delle sigarette. A parte Philip Morris, infatti, secondo quanto appreso dal VELINO anche Altadis, la holding di Logista, è impegnata a installare presso le tabaccherie macchinette automatiche caricate per il 75 per cento di Gauloises, il prodotto di punta di quello che è anche il leader europeo della distribuzione.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Sigarette: Philip Morris punta al tesoretto della distribuzione

Pubblicato da Federico Tulli su 11 Giugno 2007

Quando un ingranaggio funziona male a volte può bastare un granello di polvere per bloccare definitivamente l’intera macchina. Invischiato in un rigido regime di monopolio privato il mercato italiano della distribuzione del tabacco rischia di far naufragare a causa di ‘soli’ 150 milioni il lento processo di liberalizzazione di tutto il sistema che, considerando la produzione di sigarette, raggiunge un giro d’affari di 15 miliardi di euro l’anno. Quei milioni corrispondono all’incirca a quanto risparmiato ogni anno da Logista Italia – l’unica società titolare della gestione di tutti i depositi fiscali da cui vengono smistati alle rivendite i quasi 100 miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro paese – per essere stata esonerata dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) dalla stipula di una cauzione annuale a garanzia del pagamento dell’accisa sulle sigarette che transitano nei suoi depositi. Tale cauzione è prevista dall’articolo 5 del D.m. 67/99 sulla libera concorrenza del mercato nella distribuzione di tabacco lavorato. Essa garantisce allo Stato di ricevere gli oltre dieci miliardi di euro di tasse, che frutta la vendita dei pacchetti di sigarette, incassati dal gestore dei depositi per conto del Tesoro. Lo stesso articolo 5 attribuisce ai “Monopoli la facoltà di esonerare dal predetto obbligo le ditte affidabili e di notoria solvibilità previe visure nel Bollettino dei protesti e acquisizione di idonee referenze bancarie”. Ed è proprio in base a questo comma che Logista ha potuto usufruire del beneficio che, dunque, è a norma di legge. Ciò che ha ridotto al lumicino la possibilità di competere con essa bloccando di fatto la liberalizzazione del settore è che Logista sia l’unica azienda a cui l’Aams ha concesso l’esonero dalla cauzione da quando alla fine del 2004 ha acquisito la titolarità della gestione dei depositi italiani di sigarette. Ci si domanda pertanto quale sia il criterio e il discrimine con cui i Monopoli autorizzano questa esenzione visto che, per esempio, non l’hanno accordata a Philip Morris quando ha fatto richiesta di concessione per la gestione di depositi attraverso cui organizzare in proprio la distribuzione. Una vera stranezza che ha tutto l’aspetto di un precedente creato ad arte.


Se infatti l’Aams non ha ritenuto solvibile e affidabile il secondo produttore al mondo di tabacco e primo in Italia, è facile immaginare quali e quante difficoltà abbiano incontrato in questi anni le piccole o medie aziende che, in linea con le intenzioni del governo di liberalizzare il settore della distribuzione, hanno chiesto il permesso di aprire nuovi siti di smistamento delle sigarette alle tabaccherie. Per avere un’idea più precisa di quanto possa essere stata vincolante quella “facoltà di esonero” basti dire che Logista – oltre a essere titolare di tutti i depositi fiscali italiani – è contraente del 99 per cento dei contratti di distribuzione per le aziende che producono sigarette in Italia. Siamo dunque ben lontani da un mercato allargato e concorrenziale nonostante le intenzioni dello Stato di ammodernare il mercato del tabacco. Come d’altronde confermato anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che il 28 settembre 2006 – sollecitata da molti imprenditori che da Nord a Sud si sono visti chiedere la cauzione dall’Aams per aprire i depositi e che quindi si sono sentiti negare la possibilità di competere ad armi pari con Logista – ha emesso un inequivocabile parere (il 33146/06) a firma del presidente Antonio Catricalà: “In merito a tale regolamentazione (l’articolo 5 del D.m. 67/99), si rileva in primo luogo che essa ha istituito un trattamento ingiustificatamente differenziato a seconda della proprietà, pubblica o privata, delle imprese con riferimento al pagamento della cauzione. La sopra citata normativa appare, tuttavia, in grado di determinare distorsioni del funzionamento del mercato anche oggi, nella fase successiva alla conclusione del processo di privatizzazione”. Dunque l’articolo 5 del D.m. 67/99 appare come una sorta di arma usata da un’azienda pubblica per decidere chi deve entrare e chi no nella distribuzione di sigarette in Italia. Arma oltretutto molto potente se si pensa che chi opera la selezione chiedendo o meno la cauzione, e cioè il direttore generale dell’Aams Giorgio Tino, è stato consigliere di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006. Fatto sta che quel parere di Catricalà dopo circa nove mesi è ancora lettera morta. E questo nonostante l’inserimento in Finanziaria del decreto sulle modalità di riordino della “gestione dei depositi fiscali di sigarette” previsto nell’articolo 97. Norma introdotta a dicembre 2006 dal governo proprio per correggere la situazione di monopolio e riequilibrare il settore della distribuzione dei tabacchi. Essa infatti concede l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia. Ebbene, quel decreto doveva essere emanato entro il 31 marzo scorso ma dopo oltre due mesi ancora non se ne vedono le tracce. Perché il limite è “perentorio ma non ordinatorio”, hanno spiegato all’Aams. Sollecitati dal VELINO proprio perché chi deve firmare quel decreto e aggiustare l’ingranaggio, si legge nell’articolo 97, è “il direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.

In questa situazione di stand by si è inserita la Philip Morris intenzionata come non mai a ottenere il controllo del mercato della distribuzione dei tabacchi. Il maggior produttore di sigarette italiano ed europeo, forte anche del potere contrattuale che lo lega ad Altadis – il gruppo franco spagnolo leader europeo della distribuzione di cui Logista fa parte – intende imporre un proprio uomo come direttore generale della società di distribuzione. Il nome è quello dell’ex funzionario dei Monopoli e massimo esperto di gestione dei depositi fiscali, Valerio Borghese, attualmente in Finmeccanica. E gradito anche all’Agemos – l’Associazione sindacale che rappresenta i Delegati alla gestione dei Depositi fiscali locali (Dfl) e territoriali di Logista Italia che, oltre alla distribuzione, organizza i servizi relativi alla logistica, amministrazione e gestione di dati connessi allo scarico, all’immagazzinamento nonché alla rivendita del tabacco lavorato alle 57 mila tabaccherie disseminate in tutta Italia –, il cui benestare, come vedremo, è risultato due volte determinante per favorire le strategie di Philip Morris. La storia è questa. Con Borghese la riorganizzazione del mercato della distribuzione andrebbe nella direzione auspicata dall’Agemos. Che il 19 aprile scorso ha annunciato la rottura degli accordi sindacali con il monopolista della distribuzione per via della sua decisione di non rinnovare i contratti a 120 dei 250 gestori di Depositi fiscali locali in scadenza il 31 gennaio 2008. Philip Morris non ha mai gradito questa strategia di Logista, cavallo di battaglia dell’ex Ad Maurizio Zaccheo che è stato costretto a dimettersi all’inizio dell’anno in quanto la chiusura dei Dfl (Logista ne ha già dismessi circa 250 sui 520 rilevati nel 2004 da British american tobacco) metterebbe in difficoltà migliaia di tabaccherie ‘periferiche’ con una inevitabile contrazione delle vendite di sigarette. Mentre è noto che il modello di distribuzione diffusa e capillare era il pallino di Borghese quando stava ai Monopoli. Il che rende chiaro l’obiettivo di Philip Morris. A parte la soluzione delle beghe sindacali con Agemos, l’ingresso di Borghese in Logista consentirebbe alla multinazionale del tabacco di dichiarare scacco al monopolio della distribuzione facendo passare la propria strategia senza correre il rischio di incappare nelle maglie dell’Antitrust.
La partita però non finisce qui perché in realtà l’obiettivo finale di Pm è di acquistare Logista e gestire direttamente la distribuzione dei propri prodotti. Il punto è come fare visto che, come detto, al momento la legge consente solo a Logista di esercitare il ruolo di gestore e l’acquisizione di questa società da parte di Philip Morris, leader della produzione, configurerebbe una situazione di dominio assoluto del mercato italiano del tabacco? Il ragionamento è semplice. Se i produttori concorrenti avessero il permesso di farsi distribuire le sigarette da un soggetto diverso da Pm-Logista l’Autorithy non avrebbe nulla da ridire perché verrebbe a cadere (almeno sulla carta) la posizione dominante dell’attuale monopolista e il sistema si ritroverebbe in una corretta situazione di liberalizzazione dato che tutti produttori di sigarette potrebbero avere una propria rete distributiva. Vale a dire proprio ciò che si può verificare grazie alla conversione in decreto da parte dell’Aams dell’articolo 97 dell’ultima Finanziaria. Peccato però che, al di fuori di quelle controllate oggi in Italia da Logista, le strutture idonee alla funzione di depositi si contino sul palmo di una mano. Ben poca cosa di fronte alle 250 strutture, capaci di contenere e smistare i cento miliardi di sigarette vendute nel nostro paese, che Philip Morris si troverebbe a gestire tramite l’acquisizione di Logista con il benestare dell’Antitrust. Si delinea pertanto la paradossale situazione in cui il governo, nel tentativo di riequilibrare il sistema distributivo, finisce con l’affossare l’intera liberalizzazione del mercato del tabacco mettendo in ginocchio tutti i produttori di sigarette concorrenti di chi già oggi è leader indiscusso delle vendite.
(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Philip Morris, come dominare il mercato in barba all’Antitrust

Pubblicato da Federico Tulli su 14 Maggio 2007

Scacco matto in due mosse. Tante ne mancano a Philip Morris per ottenere il controllo del mercato della distribuzione dei tabacchi in Italia, il cui monopolio è attualmente nelle mani di Logista, una società del gruppo franco–spagnolo Altadis leader europeo del settore. Il maggior produttore di sigarette italiano ed europeo, forte anche del potere contrattuale che lo lega ad Altadis e Logista – circa il 60 per cento di sigarette distribuite in Italia sono di marca Philip Morris e in Europa la situazione non è dissimile – intende imporre un proprio uomo come direttore generale della società di distribuzione. Il nome è quello dell’ex funzionario dei Monopoli e massimo esperto di gestione dei depositi fiscali, Valerio Borghese, attualmente in Finmeccanica. E gradito anche all’Agemos – l’Associazione sindacale che rappresenta i Delegati alla gestione dei Depositi fiscali locali (Dfl) e territoriali di Logista Italia che, oltre alla distribuzione, organizza i servizi relativi alla logistica, amministrazione e gestione di dati connessi allo scarico, all’immagazzinamento nonché alla rivendita del tabacco lavorato alle 57 mila tabaccherie disseminate in tutta Italia –, il cui benestare, come vedremo, è risultato due volte determinante per favorire le strategie di Philip Morris. La storia è questa. Con Borghese la riorganizzazione del mercato della distribuzione andrebbe nella direzione auspicata dall’Agemos. Che il 19 aprile scorso ha annunciato la rottura degli accordi sindacali con il monopolista della distribuzione per via della sua decisione di non rinnovare i contratti a 120 dei 250 gestori di Depositi fiscali locali in scadenza il 31 gennaio 2008. Philip Morris non ha mai gradito questa strategia di Logista, cavallo di battaglia dell’ex Ad Maurizio Zaccheo che è stato costretto a dimettersi all’inizio dell’anno in quanto la chiusura dei Dfl (Logista ne ha già dismessi circa 250 sui 520 rilevati nel 2004 da British american tobacco) metterebbe in difficoltà migliaia di tabaccherie ‘periferiche’ con una inevitabile contrazione delle vendite di sigarette. Mentre è noto che il modello di distribuzione diffusa e capillare era il pallino di Borghese quando stava ai Monopoli. Il che rende chiaro l’obiettivo di Philip Morris. A parte la soluzione delle beghe sindacali con Agemos, l’ingresso di Borghese in Logista consentirebbe alla multinazionale del tabacco di dichiarare scacco al monopolio della distribuzione facendo passare la propria strategia senza correre il rischio di incappare nelle maglie dell’Antitrust.

La partita però non finisce qui perché in realtà l’obiettivo finale di Pm è di acquistare Logista e gestire direttamente la distribuzione dei propri prodotti. Il punto è come fare visto che al momento la legge consente solo a Logista di esercitare il ruolo di gestore e l’acquisizione di questa società da parte di Philip Morris, leader della produzione, configurerebbe una situazione di dominio assoluto del mercato italiano del tabacco? Il ragionamento è semplice. Se i produttori concorrenti avessero il permesso di farsi distribuire le sigarette da un soggetto diverso da Pm-Logista l’Autorithy non avrebbe nulla da ridire perché verrebbe a cadere (almeno sulla carta) la posizione dominante dell’attuale monopolista e il sistema si ritroverebbe in una situazione di completa liberalizzazione. Quanto a questa è solo questione di tempo, quello che occorre al direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di stato (Aams), Giorgio Tino, per emanare il decreto sulle modalità di riordino della “gestione dei depositi fiscali di sigarette” previsto nell’articolo 97 dell’ultima Finanziaria. Norma introdotta dal governo proprio per correggere la situazione di monopolio nel settore della distribuzione dei tabacchi. Essa concede infatti l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia. Vale a dire che tutti produttori di sigarette potranno avere una propria rete distributiva. Peccato però che, al di fuori di quelle controllate oggi in Italia da Logista, le strutture idonee alla funzione di Dfl si contino sul palmo di una mano. Ben poca cosa di fronte ai 250 depositi capaci di distribuire i cento miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro paese che si troverebbe a gestire Philip Morris tramite l’acquisizione di Logista con il benestare dell’Antitrust. Dunque tutto ruota intorno all’articolo 97, da mesi al centro anche di frizioni tra il governo e i Monopoli. Va ricordato infatti che Tino – il quale pur essendo il direttore generale dei Monopoli ha fatto parte del Consiglio di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006 – avrebbe dovuto emettere il decreto che intacca il potere del monopolista della distribuzione entro il 31 marzo scorso. Cosa che si è guardato dal fare anche perché, come precisato al VELINO dall’Aams, quel limite non è perentorio ma ordinatorio: “Nel senso che nella Finanziaria non c’è alcun divieto di superare i 90 giorni dal primo gennaio 2007 per il varo del regolamento”. L’attesa di Tino ha in un primo momento spiazzato chi nel governo punta sul comma 97 per correggere le storture della privatizzazione del 2003. Difatti le iniziali pressioni sul dg dell’Aams sono state allentate dall’esecutivo per convincere Logista ad accordarsi con Agemos sulla questione dei 120 contratti da tagliare. Pressione che dopo l’improvvisa rottura delle trattative tra i due del 19 aprile scorso è risalita a mille atmosfere. Sembra dunque, come detto, solo questione di giorni l’emanazione del regolamento che sulla carta apre il mercato della distribuzione a chiunque, mentre di fatto lo consegna a un unico soggetto. Che questa volta è Philip Morris, inseritasi nella partita con il ‘colpo-Borghese’. Si delinea pertanto la paradossale situazione in cui il governo, partito per riequilibrare il sistema distributivo, finisce col mettere in ginocchio tutti i produttori di sigarette concorrenti di chi già oggi è leader indiscusso delle vendite. Scacco matto.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Fumo, UE: aumenta ogni giorno la multa all’Italia

Pubblicato da Federico Tulli su 17 Ottobre 2006

Il governo italiano non avrebbe alcuna intenzione, almeno per ora, di evitare il processo presso la Corte di giustizia europea per il mancato adeguamento del diritto italiano alla Direttiva europea 2003/33/CE che vieta “la pubblicità al fumo a mezzo stampa, per radio, su internet e attraverso la sponsorizzazione di manifestazioni sportive o culturali”. È quanto ha appreso il VELINO alla rappresentanza diplomatica italiana presso l’Unione Europea: “Fino ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione da Roma riguardo eventuali mosse da compiere per evitare di finire in giudizio”. Il deferimento è stato annunciato il 12 ottobre scorso dalla Commissione europea e spesso in casi del genere passano anche tre mesi prima che la cancelleria della Corte di giustizia riceva la documentazione di Bruxelles. In effetti sono passati solo pochi giorni dall’ultimo atto che precede l’avvio del giudizio che potrebbe costare all’Italia molti milioni di euro di multa. Ma, secondo i bene informati, comincerebbero proprio in questa fase le vere trattative tra governo deferito e Commissione per trovare un accordo che blocchi la spedizione del deferimento alla Cdg. Va detto, però, che la vicenda si trascina oramai dal 5 aprile scorso e da allora la Commissione europea non ha mai ricevuto da Roma alcun segnale di impegno a ricomporre la frattura in via stragiudiziale. Risale a oltre sei mesi fa, infatti, l’avvio della procedura d’infrazione contro l’Italia per aver disatteso l’obbligo di recepire correttamente le linee guida della più importante Direttiva europea in materia di lotta al fumo e tutela della salute pubblica. Poi, il 25 luglio, constatata l’assoluta immobilità del governo italiano la Commissione ha compiuto il secondo passo dell’iter notificando la messa in mora. Infine, passati circa due mesi, di fronte all’assenza di motivazioni o impegno da parte dell’Italia ad adeguare l’ordinamento interno alla direttiva UE, Bruxelles non ha potuto che comunicare il deferimento presso la Cdg europea. Ora, in caso di condanna l’Italia rischia di pagare circa centomila euro per ogni giorno di mancato recepimento della Direttiva a partire da quello della sentenza della Corte di giustizia. Per il nostro Paese sarebbe un epilogo a dir poco inspiegabile.

La 2003/33/CE è la più importante legislazione in materia di lotta al fumo e tutela della salute pubblica e la Costituzione italiana al primo comma dell’articolo 32 sancisce: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Per non dire dell’adesione italiana alla Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco particolarmente sensibile alle conseguenze sui giovani della sponsorizzazione di eventi sportivi da parte di produttori di sigarette. A tale proposito non manca chi, come il Codacons, l’ex ministro della salute Girolamo Sirchia e l’Assotabaccai, fa notare da tempo che l’inerzia del governo è sintomo di forti pressioni delle lobby del tabacco composte dalle grandi multinazionali produttrici e distributrici di sigarette oltre che da giornalisti, uomini politici e dirigenti di amministrazioni pubbliche. Non è un caso, hanno sottolineato più volte al VELINO dal Codacons, che la Formula 1 e il motomondiale, particolarmente seguiti dal pubblico italiano (si parla di una media di 28 milioni ad evento), siano sponsorizzati dai maggiori produttori di tabacco e che la rassegna stampa sportiva del lunedì mattina si trasformi in un plateale spot per le più famose marche di bionde senza che l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato commini le multe previste per legge. Basta sfogliare, ad esempio, la Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, per rendersi conto di quali siano gli interessi in ballo per la Philip Morris o la RJ Reynolds (che producono rispettivamente Marlboro e Camel), ha denunciato ripetutamente il presidente del Codacons, Marco Ramadori: “Certi eventi sportivi sono emanazione diretta delle multinazionali del tabacco e stanno ancora in piedi solo per pubblicizzare sigarette”. E questo succede, pare di capire, con l’avallo dello Stato.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Contrabbando, UE: Philip Morris deve 275 mln di euro all’Italia

Pubblicato da Federico Tulli su 12 Ottobre 2006

Individuata come responsabile di contrabbando di sigarette, la Philip Morris, il colosso mondiale del tabacco, per evitare sanzioni più serie anche dal punto di vista penale, pagherà all’Unione Europea, in base a una transazione fatta nel 2004, la somma di un miliardo 250 milioni di dollari, pari a circa 2.500 miliardi delle vecchie lire. Questi denari andranno divisi tra la UE e dieci paesi che hanno subito danni in seguito alla complicità della Philip Morris con il contrabbando. All’Italia spetteranno 275 milioni di euro che dovranno essere versati in 12 anni con rate di 23 milioni.

La vicenda si trascina sin dai primi mesi del 2004. Philip Morris International, per porre fine alle battaglie legali che la vedevano protagonista in molti paesi dell’Unione con l’accusa di aver contrabbandato bionde, propose un concordato. A luglio dello stesso anno la Commissione annunciò la chiusura delle controversie aperte nei confronti della Philip Morris “per collusione nel contrabbando di sigarette” attraverso un accordo che prevedeva, si legge nel comunicato Ue IP/04/882, oltre al pagamento di un miliardo 250 milioni di dollari “l’impegno a rafforzare le proprie procedure di controllo e a limitare i suoi volumi di vendita, affinché restino in linea con la domanda del mercato”. L’accusa avanzata da Bruxelles era infatti che la multinazionale fornisse troppe sigarette ai paesi con una bassa tassazione sul tabacco incoraggiandoli di fatto al contrabbando verso gli stati con tassazione più alta. Questa tesi è sempre stata respinta dalla Philip Morris che comunque alla fine ha accettato le richieste della Commissione. Inoltre, si legge ancora nel comunicato Ue, al fine di garantire la maggiore collaborazione possibile con le autorità nazionali e comunitarie “Philip Morris deve indicare su determinati imballaggi informazioni sul mercato previsto per la vendita al dettaglio, deve apporre sulle stecche di sigarette etichette con codici a barre leggibili tramite lettore ottico, infine dare attuazione ad altre procedure utili per tracciare e localizzare i suoi prodotti”. Dopo la firma la UE e la Philip Morris precisarono che quel miliardo e 250 milioni di dollari non era una multa, ma un pagamento volontario per “dimenticare l’ostilità del passato e cooperare”. E’ dunque, a più di due anni dall’accordo che Bruxelles ha annunciato le percentuali di spartizione tra la UE e i dieci governi danneggiati dal contrabbando e la contraffazione di sigarette: oltre all’Italia, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna, che si divideranno circa 105 milioni di dollari l’anno in base al danno erariale subito. Dando un occhiata alla tabella delle percentuali di risarcimento, si scopre che l’Italia fu la più vessata dall’attività di Philip Morris visto che riceverà il 28,63 per cento della somma complessiva, cioè circa 29 milioni di dollari (22 milioni di euro) ogni anno fino al 2015. Poco più di quanto spetta alla Germania, che otterrà il 24,6 per cento, vale a dire un risarcimento annuo di circa 26 milioni di dollari.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Tabacco: flop in Commissione la distribuzione resta squilibrata

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Settembre 2006

Resta irrisolto il problema della liberalizzazione della distribuzione del tabacco italiano. Si è infatti conclusa con un nulla di fatto l’indagine istruita dalla commissione Finanze della Camera per fare chiarezza sui meccanismi di un settore che dopo la privatizzazione del 2003 non si è mai liberalizzato, col risultato di ritrovarsi fortemente sbilanciato a favore di Logista, la multinazionale spagnola leader in Europa. Nell’audizione di oggi, secondo quanto si è appresso in Commissione, i vertici della British American Tobacco riferendosi al breve periodo in cui la multinazionale americana è stata proprietaria di Etinera (la partecipata statale che gestiva tutti i depositi finanziari italiani), hanno dichiarato di non sentire alcun obbligo verso vicende passate e di non avere intenzione di ricorrere a distributori alternativi a Logista. Una mossa, quest’ultima, che ha lasciato alla commissione il compito di individuare in quale modo garantire maggiore concorrenza visto che la distributrice spagnola gestisce oltre l’ottanta per cento della produzione nazionale di sigarette, mentre dieci operatori si spartiscono il restante venti per cento. Ed erano stati proprio i piccoli distributori a sollevare presso la Commissione i problemi derivanti da un mercato troppo squilibrato, lamentando lo strapotere di Logista sin da quando nel 2004 ha acquistato Etinera dalla Bat.

A questo punto, considerato anche l’esito negativo dell’audizione di luglio alla quale era stata convocata Logista, e visto che la Commissione ha deciso di non sentire Philip Morris, l’altro grande cliente degli spagnoli, par di capire che la palla passerà all’Unione europea, da sempre molto attenta ai processi di liberalizzazione rimasti incompiuti. Si prevedono tempi lunghi. Dal canto suo Logista ha sempre rigettato le accuse di essere monopolista privato della distribuzione nel mercato italiano. “Il mercato italiano – aveva detto l’Ad di Logista, Maurizio Zaccheo, al VELINO – è libero e questo è dimostrato dal fatto che oltre a noi operano altri dieci distributori indipendenti. Respingiamo quindi con forza le accuse di essere monopolisti della distribuzione”. All’obiezione secondo cui Logista controlla oltre l’80 per cento del mercato Zaccheo aveva replicato: “Il merito degli accordi con i grandi produttori è da imputare alla maggiore convenienza delle nostre offerte rispetto ai concorrenti. Se Philip Morris, che produce il 53 per cento di sigarette italiane e Bat, che si attesta intorno al 27 per cento, hanno scelto di fruire dei nostri servizi è perchè garantiamo la qualità che risponde alle loro esigenze”. Lo stesso discorso vale per Japan Tobacco, aveva precisato Zaccheo: nessun monopolio ma grande efficienza. E, soprattutto, pieno rispetto delle regole stabilite dai due governi che hanno gestito la privatizzazione del mercato italiano”. D’altronde, “non a caso anche all’estero (Francia, Spagna, Portogallo) la nostra società è il distributore più utilizzato dalle grandi aziende del tabacco”. Quella di influenzare pesantemente il mercato della distribuzione non è l’unica polemica che vede coinvolta Logista.

Nei giorni scorsi Lamberto Lasagni, vice presidente di Assotabaccai, l’associazione che rappresenta circa il cinque per cento delle rivenditorie italiane, aveva denunciato interessi comuni di multinazionali del tabacco e Logista per l’applicazione e il mantenimento di prezzi bassi sui pacchetti delle sigarette più pregiate. “Respingiamo in toto queste illazioni”, aveva commentato con forza Zaccheo: “L’accusa di partecipare ad un cartello che si occuperebbe di fissare prezzi è priva di senso. Logista è completamente estranea alle dinamiche di determinazione dei prezzi delle sigarette visto che come previsto dalla legge questa è una prerogativa dei produttori, semmai la nostra società è tra quelle che ne subiscono le conseguenze”. Quanto alla partecipazione della Federazione Italiana Tabaccai (l’associazione che rappresenta il 95 per cento delle rivenditorie) nell’azionariato di Logista, altra accusa mossa da Lasagni, Zaccheo aveva risposto che “è frutto di invenzione da parte di persone che dovrebbero documentarsi prima di esprimere certe affermazioni. Logista Italia è posseduta al 100 per cento da Logista S.A., la capogruppo spagnola”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Tabacco, FIT: “Non decidiamo noi il prezzo delle sigarette”

Pubblicato da Federico Tulli su 21 Settembre 2006

In relazione alla recenti dichiarazioni rilasciate al VELINO dal vice presidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni, in merito alla pubblicità ed ai prezzi del tabacco, il presidente della Federazione Italiana Tabaccai, Giovanni Risso, replica: “È fondamentale chiarire che i prezzi dei pacchetti di sigarette sono determinati, secondo quanto dettato dalle disposizioni di legge in materia, con decreto del Direttore Generale dell’AAMS su richiesta dei vari produttori e sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Inoltre il prezzo minimo di vendita, che è rapportato al costo per il pubblico della sigaretta più venduta, è stato pensato dal legislatore per una precisa ragione di tutela della salute pubblica, in quanto considerato dissuasivo dall’acquisto dei tabacchi, soprattutto nei confronti dei più giovani. Pertanto, come è facile evincere, la FIT non ha alcuna voce in capitolo per determinare tale prezzo e nulla fa in tal senso. È anzi riscontrabile che la nostra associazione nulla ha a che vedere con ingerenze in poteri che non le competono, visto che ormai da anni è impegnata a contrastare i ripetuti incrementi di prezzo delle sigarette attraverso iniziative che rientrano rigorosamente nell’alveo della sua attività istituzionale di tutela della categoria che rappresenta. Ciò in virtù del fatto che è provato, da quanto già successo in Francia e in Gran Bretagna, che l’aumento del costo delle sigarette determini una diminuzione delle vendite solamente attraverso i canali autorizzati, facendo di contro esplodere il mercato illegale del contrabbando”. Riguardo a ciò, prosegue il presidente Risso, “coincidenza vuole che anche in Italia la recente recrudescenza del fenomeno del contrabbando si sia manifestata nel momento in cui i prezzi hanno iniziato ad aumentare in modo significativo, con la conseguenza della diminuzione delle entrate dal canale di vendita legale, attraverso il quale, non va dimenticato, confluiscono nelle casse dello Stato circa i tre quarti del prezzo di un pacchetto di sigarette. Inoltre, cosa assai grave, dai canali illegali vengono acquistate sigarette prodotte senza alcun minimo rispetto delle norme igienico-sanitarie che sono imposte ai produttori autorizzati: tabacchi che non sono conformi ai contenuti massimi di sostanze nocive – catrame, nicotina e monossido di carbonio – che sono imposti al canale distributivo legale e che l’AAMS sottopone a rigide direttive e controlla periodicamente. Le prove delle azioni della FIT in tal senso e l’evidenza della sua posizione sono nei resoconti dei recenti incontri fra i suoi vertici ed autorevoli rappresentanti del Governo nonché facilmente riscontrabili sulle rassegne stampa degli ultimi mesi, nelle quali è chiara e netta la contrarietà della FIT all’aumento dei prezzi per i motivi fin qui espressi”. Infine, conclude Risso, nel rigettare qualsiasi tipo di accusa, “va precisato che la FIT non possiede, né ha mai posseduto, azioni della Logista”.

A sua volta, il vice presidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni, nella sua intervista del 19 settembre scorso aveva dichiarato al VELINO: “La presenza sui giornali di tutte queste foto a marchi di sigarette, come Fortuna, Camel, Marlboro, stampati sulle tute o sulle moto dei corridori motociclistici, quando a noi lo Stato proibisce di regalare ai clienti un accendino per ogni stecca di sigarette perché invoglia a fumare, la dice lunga sul potere dei soggetti privati che gestiscono il mercato del tabacco in Italia”. Oggetto dell’accusa del vicepresidente di Assotabaccai Lamberto Lasagni sono i grandi produttori di sigarette e Logista, la società spagnola che gestisce da monopolista privato la distribuzione dei lavorati al tabacco in virtù dei contratti stipulati con le aziende produttrici (Philip Morris, British American Tobacco, RJ Reynolds, Japan Tobacco, etc) che operano in Italia. Quello della pubblicità indiretta alle marche da fumo attraverso i media, di cui si trova continuamente traccia sui giornali non è, racconta Lasagni al VELINO, “l’unico esempio di strapotere delle multinazionali: un discorso analogo va fatto sul costo dei pacchetti di sigarette. Può sembrare un paradosso, ma se fosse troppo alto i produttori e quindi Logista, guadagnerebbero di meno perché venderebbero di meno. E allora, visto che il costo del pacchetto in Italia è tra i più bassi del mondo, in pratica si può dire che, fatto salvo il prezzo minimo a 3,20 euro, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato non decide nulla che non sia di gradimento di Logista. E questo accade col benestare dei produttori, ma anche dell’altra associazione, la Federazione italiana tabaccai, visto che è azionista per il cinque per cento proprio della società spagnola”. Dunque, ricapitolando, il mercato italiano del tabacco è composto da BAT e PM, che vendono oltre il 90 per cento dei circa 93 miliardi di sigarette fumate in Italia, da poche altre aziende che si dividono il restante dieci per cento, da un unico distributore che gestisce tutti i depositi fiscali, e da due associazioni che rappresentano i tabaccai, di cui una è azionista del monopolista privato che rifornisce le 55 mila rivendite di sigarette. Alla luce di questo, considerando lo smisurato potere economico dei soggetti in campo – aziende che fatturano decine di miliardi di euro l’anno – si spiega come mai trovi enormi difficoltà nel raggiungere gli obiettivi sperati ogni campagna pubblica di disincentivo al fumo. Come quella che si tradusse nel 2004 nella decisione del governo di fissare i prezzi minimi sui pacchetti di sigarette. Una conferma di insuccesso che arriva anche dalle parole di Lasagni.

“Ovviamente – precisa il vice presidente di Assotabaccai al VELINO – noi pensiamo che ognuno debba essere libero di fumare ma, a parte quel sei per cento che ha smesso per via della legge Sirchia, non abbiamo notato particolari rinunce dei fumatori di fronte all’imposizione di un prezzo del pacchetto che parte da 3,20 euro”. Una mossa, questa del governo che, favorendo il consumo di sigarette di qualità, oramai poco più costose di quelle scadenti, da una parte ha fatto scattare una procedura dell’Unione europea contro l’Italia per aver infranto la direttiva che regola la concorrenza, dall’altra risulta inefficace anche di fronte agli studi pubblicati tra il 1999 e il 2006 da Banca mondiale, Organizzazione mondiale della sanità e Istituto superiore di sanità. Ognuna di queste analisi è giunta alla conclusione che i fumatori diminuiscono in proporzione di un forte aumento del prezzo del pacchetto, e che a permettere il successo dell’operazione è l’inasprimento delle accise e non l’imposizione di prezzi minimi seppur alti. “È una tesi – conclude Lasagni – che in parte condivido. Sono dell’idea che chi fuma pagherebbe anche dieci euro, ma certo non si disincentiva il fumo fissando prezzi che portano il costo delle marche minori ad un solo euro di differenza da quello delle più famose”.

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Fumo, Assotabaccai: “Pubblicità e prezzi, mercato falsato”

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Settembre 2006

“La presenza sui giornali di tutte queste foto a marchi di sigarette, come Fortuna, Camel, Marlboro, stampati sulle tute o sulle moto dei corridori motociclistici, quando a noi lo Stato proibisce di regalare ai clienti un accendino per ogni stecca di sigarette perché invoglia a fumare, la dice lunga sul potere dei soggetti privati che gestiscono il mercato del tabacco in Italia”. Oggetto dell’accusa del vicepresidente di Assotabaccai Lamberto Lasagni sono i grandi produttori di sigarette e Logista, la società spagnola che gestisce da monopolista privato la distribuzione dei lavorati al tabacco in virtù dei contratti stipulati con le aziende produttrici (Philip Morris, British American Tobacco, RJ Reynolds, Japan Tobacco, etc) che operano in Italia.

Quello della pubblicità indiretta alle marche da fumo attraverso i media, di cui si trova continmuamente traccia sui giornali non è, racconta Lasagni al VELINO, “l’unico esempio di strapotere delle multinazionali: un discorso analogo va fatto sul costo dei pacchetti di sigarette. Può sembrare un paradosso, ma se fosse troppo alto i produttori e quindi Logista, guadagnerebbero di meno perché venderebbero di meno. E allora, visto che il costo del pacchetto in Italia è tra i più bassi del mondo, in pratica si può dire che, fatto salvo il prezzo minimo a 3,20 euro, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato non decide nulla che non sia di gradimento di Logista. E questo accade col benestare dei produttori, ma anche dell’altra associazione, la Federazione italiana tabaccai, visto che è azionista per il cinque per cento proprio della società spagnola”. Dunque, ricapitolando, il mercato italiano del tabacco è composto da BAT e PM, che vendono oltre il 90 per cento dei circa 93 miliardi di sigarette fumate in Italia, da poche altre aziende che si dividono il restante dieci per cento, da un unico distributore che gestisce tutti i depositi fiscali, e da due associazioni che rappresentano i tabaccai, di cui una è azionista del monopolista privato che rifornisce le 55 mila rivendite di sigarette.

Alla luce di questo, considerando lo smisurato potere economico dei soggetti in campo – aziende che fatturano decine di miliardi di euro l’anno – si spiega come mai trovi enormi difficoltà nel raggiungere gli obiettivi sperati ogni campagna pubblica di disincentivo al fumo. Come quella che si tradusse nel 2004 nella decisione del governo di fissare i prezzi minimi sui pacchetti di sigarette. Una conferma di insuccesso che arriva anche dalle parole di Lasagni. “Ovviamente – precisa il vice presidente di Assotabaccai al VELINO – noi pensiamo che ognuno debba essere libero di fumare ma, a parte quel sei per cento che ha smesso per via della legge Sirchia, non abbiamo notato particolari rinunce dei fumatori di fronte all’imposizione di un prezzo del pacchetto che parte da 3,20 euro”. Una mossa, questa del governo che, favorendo il consumo di sigarette di qualità, oramai poco più costose di quelle scadenti, da una parte ha fatto scattare una procedura dell’Unione europea contro l’Italia per aver infranto la direttiva che regola la concorrenza, dall’altra risulta inefficace anche di fronte agli studi pubblicati tra il 1999 e il 2006 da Banca mondiale, Organizzazione mondiale della sanità e Istituto superiore di sanità. Ognuna di queste analisi è giunta alla conclusione che i fumatori diminuiscono in proporzione di un forte aumento del prezzo del pacchetto, e che a permettere il successo dell’operazione è l’inasprimento delle accise e non l’imposizione di prezzi minimi seppur alti. “È una tesi – conclude Lasagni – che in parte condivido. Sono dell’idea che chi fuma pagherebbe anche dieci euro, ma certo non si disincentiva il fumo fissando prezzi che portano il costo delle marche minori ad un solo euro di differenza da quello delle più famose”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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