Decine di storie di violenze su minori da parte di preti scuotono l’Italia. Sulla prevenzione si lavora poco e male. La denuncia della scrittrice e psicologa Vania Lucia Gaito di Federico Tulli
Dottoressa Gaito, in poche settimane i casi di Bolzano, Verona e Casal di Principe. Rischiamo di fare la fine degli Usa, dove, una volta rotto il silenzio decennale imposto dai vescovi in osservanza del Crimen sollicitationis, sono stati accertati migliaia di casi di violenza pedofila commessi da uomini di Chiesa?
Il pericolo è più che reale. Non siamo di fronte a casi isolati. E qualcosa in Italia comincia a emergere. Ma quando una storia arriva sulla stampa nazionale di rado è messa in relazione con le altre vicende simili che si verificano in tutta la penisola. L’opinione pubblica perde così la possibilità di cogliere il filo che c’è tra questi abusi. Col risultato che da noi ancora non si parla in maniera aperta della pedofilia nel clero. Soprattutto non si racconta perché questo fenomeno non si arresta. Cosa d’altronde impossibile se prima non si scopre qual è la sua genesi.
L’abuso di preti nei confronti di minori ha una genesi completamente diversa da quello che si verifica in ambito familiare. La pedofilia clericale è spesso figlia del tipo di educazione che viene impartita nei seminari. Non è un caso se la Carta dei diritti del fanciullo delle Nazioni unite (1989), proibisce l’istituzionedei seminari minori. Nel documento, che il Vaticano non ha mai sottoscritto, si spiega che i bambini devono rimanere in famiglia per crescere nell’ambiente più consono a uno sviluppo normale. Per impedire cioè che avvenga uno “strappo” educativo proprio negli anni in cui si entra nell’età adolescenziale, quella più delicata dal punto di vista della definizione della sessualità. Ebbene, questi seminari sono oramai chiusi in quasi tutto il mondo, ma in Italia ce ne sono ancora 123.
Dove si trovano?
Sono dislocati specie al Sud e nel Nordest. Vero è che stanno chiudendo, ma non per rispetto della direttiva Onu quanto perché sono in calo le “vocazioni”. Tranne appunto che in certe regioni dove certa “cultura” permane. Che è quella di chi si fida ciecamente e pensa che entrando in seminario il proprio figlio vada in un ambiente protetto. Ora, a parte la disgustosa vicenda del Provolo – e sfido chiunque a parlare ancora di casi isolati – basta pensare a quanto racconta nel mio libro Marco Marchese, abusato per quattro anni all’interno di un seminario dal suo insegnate, don Bruno Puleo. Ciò che emerge dalla storia di Marco è la demonizzazione della figura femminile, una visione pesantissima, sessuofobica che dagli educatori ricade su dei ragazzini nel pieno dello sviluppo adolescenziale. E che vedono condannato il proprio corpo come se fosse la fonte del peccato. Questo atteggiamento manicheo, nichilistico è veramente deleterio per la psiche di un adolescente. Tanto più se poi viene violentato dalla stessa persona che lo dovrebbe “educare”.
È vero che Puleo non è stato nemmeno un giorno in carcere?
Sì, patteggiando meno di tre anni è stato affidato ai servizi sociali. Fortunatamente dal 2006 il patteggiamento per casi di pedofilia non è più permesso.
Come giudica la legislazione italiana al riguardo?
Assolutamente arretrata visto che prevede ancora la prescrizione del reato. Cosa che, per dire, la Svizzera ha abolito. Subire un abuso non significa automaticamente avere la forza di denunciarlo. Come prima cosa la violenza devasta l’autostima della persona che la subisce. Inoltre il pedofilo è molto spesso una persona di cui tanto la famiglia quanto il bambino si fidano. È seduttivo nei confronti del bimbo, non agisce in maniera violenta, lo blandisce approfittando della sua naturale fiducia nel prossimo. Questo incide talmente nel profondo che raccontare quanto subito richiede una forza che il pedofilo stesso ha distrutto. E che per essere recuperata, laddove è possibile, a volte richiede decenni. Ma questa cosa in Italia non è percepita.
Dopo gli scandali Usa, come ha gestito le proprie responsabilità il Vaticano?
Per comprenderlo basta raccontare dell’ultimo viaggio oltreoceano di papa Ratzinger. Mentre era in volo disse che la pedofilia è un peccato gravissimo, e che è incompatibile con il sacerdozio. Che fosse compatibile in realtà noi non lo abbiamo mai pensato, ma lui ha sentito la necessità di precisarlo. E poi nei fatti con chi si è accompagnato nelle due tappe americane di Washington e New York? Nella capitale era con il cardinale Francis George. Questo signore sapeva dell’esistenza di accuse contro padre Daniel McCormack. Ma non ha mai fatto nulla. McCormack fu arrestato nel 2005 e condannato a cinque anni per abusi su bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Oggi George è presidente della Conferenza episcopale Usa. A New York, invece, l’anfitrione di Benedetto XVI era il cardinale Egan, un altro che non si è certo distinto per un’accanita lotta ai sacerdoti pedofili della sua diocesi. Allora mi chiedo, questa pulizia che il papa dice di voler fare all’interno della Chiesa da dove dovrebbe partire se non dai vertici? Diciamoci la verità: il Vaticano ha perso oltre 120mila sacerdoti e non può permettersi di lasciarne tornare altri alla vita laica. La priorità è questa.
Di cosa si occuperà nel suo prossimo libro?
Racconterò le responsabilità della Chiesa, talvolta dirette, talvolta indirette, negli ultimi tre genocidi del secolo scorso: Argentina, Rwanda e Canada. Responsabilità passate praticamente sotto silenzio, anche dei media. Basta guardare come alla sua morte si è celebrato il cardinale Pio Laghi, che era quello che andava a giocare a tennis con il genocida Eduardo Masera.
A parte il documentario “Unrepentant” di Kevin Annett, che ha vinto diversi premi internazionali ma che in Italia ha trovato diffusione solo online su arcoiris.tv, del genocidio in Canada non se ne è mai sentito parlare apertamente…
I giornali pubblicarono la notizia del primo ministro Harper che chiedeva scusa ai nativi canadesi, risarciti con 5 miliardi di dollari. E si dimenticarono di dire “perché”. In certi casi emerge la capacità tutta italiana di dare una notizia… senza darla. Non si disse che alla base di quanto è successo c’era l’Indian act del 1874 alla cui stesura aveva contribuito una commissione cattolica. Non si disse del genocidio di oltre 50mila bambini commesso dai responsabili religiosi delle scuole dove per decenni i bambini nativi sono stati rinchiusi e costretti a professare la religione cristiana.
Tutto questo sarà denunciato?
Sì, dettagliatamente.
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Sotto la tonaca l’orco
L’ultimo in ordine di tempo è il caso di don Giorgio Galli, parroco del Corpus domini di Bolzano. Condannato in sede civile a risarcire con la cifra record di 760mila euro la sua piccola vittima, avendone abusato dal 1989 al 1994. Pochi giorni prima un altro prete, il vice parroco della chiesa del Santissimo Salvatore a Casal di Principe (Caserta), don Marco Cerullo, ha subito la condanna penale, in primo grado, a 6 anni e 8 mesi. Sentenza impugnata, «perché ritenuta troppo mite», dai legali del bimbo di 12 anni costretto dal prete (che era suo insegnante di religione a scuola) a un rapporto orale in una strada di campagna. Colto in flagrante dai carabinieri, Cerullo tentò anche una fuga in auto. C’è poi il caso del Provolo di Verona, l’istituto per sordomuti dove, secondo la denuncia di 67 ex allievi, per oltre 30 anni fino al 1984 decine di bambini e ragazzi che vi erano ospitati sarebbero stati violentati e seviziati da almeno 25 uomini tra preti e “fratelli laici”. La vicenda sembra destinata a non arrivare mai a processo, poiché gli uomini denunciati dalle loro presunte vittime non hanno rinunciato ad avvalersi della prescrizione. Come ha fatto don Gallo. Dal canto suo il vescovo Giuseppe Zenti, responsabile del Provolo, tace. Interpellato da L’espresso che ha fatto venire alla luce la storia, con una nota scritta ha replicato di impegnarsi a «seguire le indicazioni del codice di diritto canonico. Nella speranza che presto sia raggiunto l’obiettivo di conoscere la verità dei fatti». Speranza vana. Secondo la giustizia italiana il reato di abuso su minori cade in prescrizione dopo 10 anni. Un criterio simile (prescrizione 10 anni dopo il compimento della maggiore età della vittima) è applicato dal De delicti gravioribus, al quale si riferisce Zenti, che è il codice del Vaticano firmato dall’allora cardinal Ratzinger, che si occupa dei “gravi delitticontro la morale” compiuti da uomini di Chiesa (vedi left n.3/2009). f.t.
**left 13/2009 del 3 aprile**











Torneremo sulla Luna e l’uomo su Marte non è più fantascienza. Il famoso astronauta italiano Umberto Guidoni: “Dalle rivoluzioni in astronomia i grandi progressi dell’umanità” 
Arrivano dodici mesi da ricordare per la genetica, l’astrofisica e per i fan di Darwin. Inoltre si chiude l’era Bush. La rinascita degli Usa, e non solo, sarà trainata dalla ricerca. Parola del neopresidente
Nuove importanti risposte potranno poi venire dallo sviluppo dalle scoperte di Shinya Yamanaka della Kyoto University, che nel 2007 è riuscito a creare cellule staminali umane adulte della pelle “riprogrammate” e pluripotenti, con caratteristiche del tutto simili a quelle embrionali. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio sulle embrionali vere e proprie proseguirà di fatto solo grazie ai finanziamenti europei. Tra le altre discipline un risalto particolare sarà dato all’astronomia e a quelle legate all’evoluzionismo. Il 2009, su richiesta dell’Unesco, è stato proclamato dall’Onu Anno internazionale dell’astronomia. E sempre nel 2009, in primavera, il Cern di Ginevra riattiverà l’acceleratore di particelle Lhc dopo il guasto subito nell’ottobre scorso in avvio dei test per ricreare “l’attimo” che ha preceduto il Big bang. In merito alle scienze umane e naturali a fare da catalizzatore è invece il bicentenario della nascita di Charles Darwin. A fornire lo spunto per l’approfondimento di temi che riguardano la genetica, le neuroscienze, la psichiatria, ma anche la paleontologia, l’arte e l’architettura è la mostra “Darwin 1809-2009” organizzata dal filosofo della scienza Telmo Pievani e che sarà inaugurata l’11 febbraio al palazzo delle Esposizioni di Roma. Restando in Italia segnaliamo infine alcuni dei festival scientifici che all’estero ci invidiano, sia per la ricchezza dell’offerta degli argomenti, sia per l’attenzione ricevuta negli anni da parte del grande pubblico. A marzo, dal 19 al 22, l’Auditorium di Roma ospita il festival della Matematica e il tema scelto da Piergiorgio Odifreddi che ne cura l’organizzazione è “Creazioni e ricreazioni matematiche”. Il mese clou sarà, come sempre, ottobre. In programma dal 3 al 19 la sesta edizione di BergamoScienza e, dal 23 ottobre al 1 novembre, con la parola chiave “Futuro”, il festival Genova scienza. Mostre scientifiche e artistiche, laboratori, exhibit, conferenze, incontri, tavole rotonde, caffè scientifici. Ce n’è per tutti.



