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Il monopolio non va in fumo

Pubblicato da Federico Tulli su 22 Febbraio 2008

Diminuiscono le sigarette consumate e crescono le entrate, grazie all’aumento delle accise. Ci guadagna l’erario, ma anche Logista, società privata che gestisce i magazzini di stoccaggio delle bionde. Le liberalizzazioni non sono riuscite a scalfirla
di Federico Tulli

In Italia si fuma di meno, ma la passione degli italiani per le bionde rimane un grande affare per lo Stato. Il 2007, terzo anno dall’entrata in vigore della legge Sirchia (la normativa che ha introdotto il divieto di fumo nei luoghi pubblici e negli uffici), si è chiuso con una debole ma significativa contrazione delle vendite: -1,04 per cento rispetto al 2006. Ma l’erario ha comunque incassato il 3,2 per cento in più dalle accise sul pacchetto.
In pratica lo scorso anno sono state vendute oltre 94 mila tonnellate, circa mille in meno (corrispondenti a 50 milioni di pacchetti) delle 95.829 tonnellate con cui si è chiuso il 2006. Considerata una popolazione che conta quasi 12 milioni di fumatori, in media si tratta di quattro pacchetti da 20 a testa fumati in meno in un anno. Ovvero: in dodici mesi gli italiani hanno rinunciato ad accendere un miliardo di sigarette. Allo stesso tempo il gettito fiscale dei tabacchi lavorati è stato di circa 13 miliardi di euro, 420 milioni in più rispetto al 2006. Se alla contrazione delle vendite hanno contribuito le restrizioni imposte dalla Sirchia alle abitudini dei fumatori, il risultato fiscale è figlio della politica di progressivi e cadenzati aumenti dei prezzi delle sigarette. Dal 2003, anno in cui la legge antifumo è entrata in discussione alla Camera (dibattito durato due anni), il pacchetto da 20 è aumentato mediamente di 1,2 euro. Un rincaro superiore al 40 per cento, che proietta l’Italia nella scia dei Paesi nordici dell’Ue, dove la leva dei prezzi – in assenza di una rigida normativa di tutela della salute dei fumatori – è usata come arma principale per combattere i danni provocati dal fumo. Se al governo, dal punto di vista fiscale, l’annata 2007 è andata più che bene, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il tentativo di riordino del mercato della distribuzione caratterizzato dal monopolio esercitato da Logista.

Non hanno infatti mai visto la luce i “decreti di riordino” previsti dalla Finanziaria 2007, che l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato avrebbe dovuto emanare entro il 31 marzo dello scorso anno. Scopo dei decreti era, appunto, rimettere in movimento il meccanismo di liberalizzazione della distribuzione dei lavorati del tabacco, avviato nel 2004 con la privatizzazione dell’intero settore. Uno dei provvedimenti in particolare concedeva l’esercizio dell’attività di depositi fiscali (i magazzini di stoccaggio delle bionde) «anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia». E proprio per questo era considerato la chiave di volta per superare il monopolio privato della gestione dei depositi, attraverso cui viene smistato alle rivendite oltre il 90 per cento dei quasi 95 miliardi di sigarette fumate nel nostro paese. Come è noto Logista – azienda di servizi del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo nella distribuzione di sigarette – ha l’esclusiva della distribuzione per tutti i maggiori produttori e al tempo stesso la titolarità della gestione di tutti i depositi italiani ancora attivi (più di 200). Una posizione di privilegio, questa, più volte denunciata da Agemos (l’associazione che rappresenta i delegati alla gestione della distribuzione contrattualizzati da Logista) e Assotabaccai (l’organizzazione del 15 per cento circa delle rivendite italiane), nei cui confronti Logista ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo dettando regole e tariffe senza incontrare alcuna resistenza. Timidi segnali di miglioramento si sono intravisti solo negli ultimi giorni, come spiega il vicepresidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni: «Anche se oramai la distribuzione è completamente nelle mani di Logista, e nonostante abbiano continuato indisturbati nella loro politica di chiusura dei depositi fiscali, attraverso l’entrata a regime del sistema di ordinativi on line e della consegna a domicilio, alcune cose sono migliorate. Significativa in tal senso – prosegue Lasagni – è stata la decisione di Logista di venire incontro alle nostre richieste di abbassare i prezzi della consegna porta a porta. Ora, dunque, anche se ci sono tabaccai che si ritrovano il deposito di rifornimento più vicino a oltre 200 chilometri, non sarà più sconveniente farsi rifornire direttamente dal distributore».

Il risultato raggiunto da Assotabaccai
se da un lato si traduce nella salvaguardia di centinaia di posti di lavoro (non rischiano più infatti di chiudere le tabaccherie nelle zone più periferiche del Paese), dall’altro consolida un sistema di monopolio che, in quattro anni, due governi di segno opposto non sono riusciti a scardinare.

Left 8/2008

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Fumo sotto controllo

Pubblicato da Federico Tulli su 31 Agosto 2007

La distribuzione del tabacco in Italia è nelle mani di una società di servizi. Che non molla la presa. Nonostante i pareri delle Authority europea e italiana
di Federico Tulli

La riorganizzazione del mercato della distribuzione del tabacco è di fronte a un bivio. O fallisce entro i prossimi tre mesi, oppure l’attuale sorta di monopolio privato cederà il passo al processo di liberalizzazione. Che si è inceppato subito dopo la vendita all’asta dell’Ente tabacchi italiano, che nel 2003 ha dato il via alla privatizzazione dell’intero settore, produzione e distribuzione di sigarette. Comunque sia, dalla riapertura dei lavori parlamentari e fino al varo della Finanziaria 2008 ne vedremo delle belle. Il via lo darà il presidente della Commissione finanze del Senato, Giorgio Benvenuto, che ha già annunciato un’interrogazione parlamentare per «approfondire le motivazioni per cui, a distanza di cinque mesi dalla scadenza del termine del primo aprile scorso indicato in Finanziaria, l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) non ha ancora emanato i decreti di riordino del mercato della distribuzione». Benvenuto si riferisce a 5 commi (dal numero 94 al 98) inseriti «con il fine di rimettere in movimento il meccanismo di apertura alla concorrenza» della gestione dei depositi fiscali, ovvero gli impianti in cui viene stoccato il 90 per cento dei quasi 100 miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro Paese.

Mentre il vicepresidente della Commissione finanze della Camera, Francesco Tolotti , precisa: «Il comma 97, in particolare, è la chiave di volta per l’avvio del superamento del monopolio privato. Se applicato, concederebbe l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia», la società di servizi del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo della distribuzione dei lavorati al tabacco, che ha la gestione dei 250 depositi italiani. «Quel comma», conclude Tolotti, «è stato pensato col fine preciso di permettere a chiunque, privato o azienda, di esercitare l’attività di depositi fiscali in concorrenza a Logista». Il senatore Benvenuto concorda: «Vanno superati i problemi per l’applicazione di questa norma, dovuti alle notevoli pressioni affinché sia cassata o modificata, perché i Monopoli hanno sempre sostenuto che è di difficile attuazione». E chiosa: «Ciò non toglie che sia doverosa una interrogazione al riguardo». A gettare un’ombra sulla natura delle “difficoltà” cui si riferisce il senatore Benvenuto è il fatto che l’incaricato all’emissione del decreto (come stabilito dal comma 97) sia lo stesso direttore generale dell’Aams, Giorgio Tino, che ha seduto nel consiglio di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006.

Nell’agenda parlamentare dei nodi da sciogliere per favorire un miglior funzionamento della distribuzione dei tabacchi lavorati – mercato che frutta al Tesoro entrate per oltre 10 miliardi di euro l’anno, e da cui dipendono i 15 miliardi di euro di fatturato alla produzione, oltre agli stipendi di circa 200.000 lavoratori, tra coltivatori, trasportatori e tabaccai – c’è poi la questione relativa alla mancata stipula, da parte di Logista, della cauzione che garantisce il versamento allo Stato dell’accisa applicata alle sigarette. Tema complesso in quanto la cauzione sarebbe necessaria al rilascio dell’autorizzazione da parte dei Monopoli, come sancisce il decreto ministeriale numero 67 del 1999. Che però dice anche che i Monopoli possono esonerare dall’obbligo di cauzione «le ditte private affidabili e di notoria solvibilità». Vale a dire che Logista ha il diritto di non stipulare alcuna polizza, ma solo se prima l’Aams ha emesso un decreto di esonero. Cosa che, secondo quanto appreso da left, non è mai avvenuta. Non a caso sul decreto, e sull’interpretazione che ne hanno dato i Monopoli per autorizzare il gestore della distribuzione, si stanno concentrando le attenzioni dell’Authority europea per la concorrenza, dopo che già nei mesi scorsi quella italiana ha emesso un importante parere, a oggi inascoltato. Entrambe sollecitate dalle denunce di molti imprenditori che da nord a sud si sono visti chiedere la polizza di garanzia dall’Aams per aprire i depositi, e che quindi si sono sentiti negare la possibilità di competere ad armi pari con l’unica azienda del settore. E l’atteggiamento dell’Amministrazione è doppiamente anomalo, se si pensa che in ogni caso avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione di esentare Logista all’Authority europea, in quanto il beneficio accordato supera i 200.000 euro di valore (il premio annuale della polizza si aggira intorno ai 150 milioni di euro). Richiesta che a Bruxelles non è mai arrivata. Così, oltre alla violazione del decreto del 1999, si configura un aiuto di Stato e relativa procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Come se non bastasse, sulla vicenda della cauzione si è pronunciato anche il Garante della concorrenza, Antonio Catricalà. Che il 28 settembre 2006 ha emesso un inequivocabile parere: «In merito a tale regolamentazione (il decreto, ndr), si rileva in primo luogo che essa ha istituito un trattamento ingiustificatamente differenziato a seconda della proprietà, pubblica o privata, delle imprese con riferimento al pagamento della cauzione. La sopra citata normativa appare, tuttavia, in grado di determinare distorsioni del funzionamento del mercato anche oggi, nella fase successiva alla conclusione del processo di privatizzazione». L’inserimento in Finanziaria 2007 dei famosi 5 commi ha poi testimoniato che Catricalà, almeno sulla carta, non è rimasto inascoltato dalle istituzioni. Fatto sta che, secondo quanto denunciato da Agemos (l’associazione che rappresenta i delegati alla gestione della distribuzione contrattualizzati da Logista) e da Assotabaccai (l’organizzazione sindacale del 15 per cento circa delle rivendite italiane), Logista ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo nei loro confronti dettando regole e tariffe di trasporto molto onerose, senza incontrare alcuna resistenza. Oltre a non aver rinnovato alla scadenza circa la metà dei 520 contratti con i delegati; contratti che erano attivi quando nel 2005 ha acquisito la gestione dei depositi.

«Storture generate da un monopolio privato, reso ancor più solido dal potere contrattuale che deriva dalla distribuzione delle sigarette di due multinazionali del calibro di Philip Morris e British american tabacco», ha commentato Lamberto Lasagni, il vicepresidente di Assotabaccai. A metà luglio scorso, per esempio, i fumatori italiani hanno rischiato di rimanere senza sigarette per colpa di un guasto al sistema elettronico di Logista che organizza lo smistamento degli ordini delle rivendite. Un episodio passato quasi completamente sotto silenzio. Il che la dice lunga sul peso che Logista esercita e sugli interessi che le ruotano intorno. Il blocco del sistema, infatti, non comporta solo un danno d’immagine per la società del gruppo Altadis, ma anche una riduzione del flusso miliardario delle accise verso l’erario. Ebbene, come mai il governo non ha colto l’occasione per rimarcare che, se il blocco dell’attività dell’unico gestore della distribuzione riconosciuto dalla legge mette a rischio vitali flussi di cassa per lo Stato, non si può più rimandare l’emissione del decreto di apertura del mercato ad altri attori? La risposta è presto data. Secondo quanto appreso da left quei regolamenti sono “bloccati” da resistenze interne alla stessa maggioranza. Ci sarebbe addirittura chi punta a sopprimere con la Finanziaria 2008 i “soliti” 5 commi della manovra 2007.

E qui veniamo all’ultimo capitolo della vicenda, che chiama ancor più direttamente in causa i tabaccai. Sembra infatti che se si dovesse rompere “l’unitarietà” (o monopolio che dir si voglia) della distribuzione, «sarebbe a forte rischio l’esclusiva di vendita delle sigarette riconosciuta loro dallo Stato». È quanto denunciato da Giovanni Risso, il presidente della Federazione italiana tabaccai, associazione che rappresenta il restante 85 per cento delle rivendite. Dice Risso, nel corso della sua relazione all’Assemblea nazionale della Fit del 18 giugno scorso: «La Finanziaria 2007 porta con sé qualche strascico attualmente dormiente e potenzialmente pericoloso. Desta in noi vivo e fondato timore quanto previsto dal comma 97, la cui applicazione potrebbe avere un effetto assai negativo sull’attuale assetto distributivo dei tabacchi lavorati in Italia». In pratica, secondo la Fit, l’eventuale emissione dei decreti da parte del direttore generale dell’Aams avrebbe l’effetto opposto rispetto a quanto previsto da chi ha inserito quegli articoli in Finanziaria. Un tesi contestata con forza dall’Agemos, nel corso dell’ultima assemblea nazionale del 28 luglio. Tanto che tra i punti deliberati c’è l’esortazione a fare «una riflessione profonda su tutto il sistema di trasporto garantito, imposto a suo tempo da Fit e Logista e che ha dimostrato nei fatti la sua inadeguatezza». L’accostamento tra la Fit e l’unico attore della distribuzione non dev’essere casuale se si pensa che Giovanni Risso, come riportato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX del 30 giugno scorso, siede nel consiglio di amministrazione di Logista con nomina fino a settembre 2009. Insomma, un vero guazzabuglio di interessi. Non resta che aspettare la prossima Finanziaria per scoprire chi resterà con un cerino acceso in mano.

Left 35/2007

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Come aggirare il divieto di vendita di sigarette ai minori, istruzioni per l’uso

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Giugno 2007

In previsione dell’innalzamento del limite di età in cui sarà vietato fumare (da 16 a 18 anni), come annunciato dal ministro della Salute Livia Turco durante l’ultima giornata mondiale contro il fumo, i produttori di sigarette vogliono piazzare in luoghi pubblici strategici centinaia di distributori automatici. La legge è ancora in embrione ma l’inganno è già stato trovato. Queste macchinette infatti, come dimostrano numerose statistiche, sono proprio il mezzo di rifornimento preferito dei minorenni di qualsiasi parte del globo visto che consente loro di comprare indisturbati quanti più pacchetti desiderano. Dunque l’obiettivo delle multinazionali del tabacco è chiaro: non rimetterci nemmeno un centesimo sfruttando le incongruenze della legislazione antifumo del nostro paese – il divieto assoluto di installazione che vige in molte parti del mondo è notoriamente il metodo più efficace per contrastare il fumo tra i minori – e il gusto per la trasgressione tipico dei giovani. Come sempre in prima linea in queste cose c’è la Philip Morris che, mentre da un lato nel suo sito www. philipmorrisinternational.com scrive : “Non vogliamo che i minori fumino”, dall’altro, tramite la Fil Tabacchi, un’organizzazione fiancheggiatrice, guidata dall’ex parlamentare, nonché ex presidente della commissione Finanze della Camera, Renzo Patria, ha nesso in piedi una gigantesca operazione di lobby coinvolgendo i Monopoli di Stato, le Ferrovie e persino il ministero della Salute. Obiettivo: ottenere le necessarie autorizzazioni dal ministero della Salute e dalle Ferrovie dello Stato per istallare distributori nei pressi dei tabaccai (entro i dieci metri previsti dal regolamento dell’Aams) che hanno rivendite nelle stazioni ferroviarie.

Per comprendere in che modo questa mossa del maggior produttore di sigarette del nostro paese può comportare l’omicidio in culla dell’estensione del divieto di fumare a tutti i minori annunciato dal ministro Turco è sufficiente sciorinare un po’ di dati. Cominciamo col dire che a sostegno dei numeri c’è un provvedimento con cui il 17 dicembre 1998 il ministero della Salute richiamò il ministero delle Finanze e i Monopoli a intervenire consentendo l’eventuale installazione dei distributori automatici esclusivamente all’interno delle rivendite. A quanto pare quel provvedimento finalizzato proprio a impedire l’accesso indisturbato dei minori all’acquisto di tabacco è rimasto lettera morta. Ebbene, secondo un’indagine Doxa commissionata dall’Istituto superiore di sanità, è vero che gli italiani comprano quasi sempre le sigarette dal tabaccaio (85,5 per cento contro il 7,5 per cento che usa i distributori automatici), ma è altrettanto vero che la percentuale di chi non entra nelle rivendite per acquistare tabacco è quasi il doppio (13,7 per cento) nel caso dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Una prassi confermata anche da un recente studio eseguito negli Stati Uniti dall’università del Massachusetts per accertare l’abilità dei giovani (ragazzi tra i 12 ed i 17 anni) a procurarsi tabacco a scapito dei divieti di vendita ai minori. I ricercatori Usa hanno scoperto che ha avuto un buon fine il 34,8 per cento dei tentativi di acquisto dai rivenditori e ai distributori automatici con o senza dispositivi di blocchi di chiusura. Dei tentativi riusciti ben il 75 per cento ha riguardato l’acquisto dalle macchinette automatiche.

A nulla serve inoltre, nel nostro paese, l’obbligo di tenere attivi i distributori automatici di sigarette solo dalle 21 alle 7 del mattino. I tempi in cui da piccoli si andava a letto subito dopo Carosello sono passati da un pezzo, hanno commentato a più riprese le maggiori organizzazioni di tutela dei consumatori. Men che meno si dimostra efficace la circolare emanata dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) l’11 gennaio 2007 che “al fine di evitare che il prelievo delle sigarette possa essere effettuato da soggetti minori di sedici anni”, ha posto l’obbligo di istallare “presso le rivendite o nelle immediate adiacenze, nonché presso i pubblici esercizi, esclusivamente distributori automatici dotati di sistema di lettura automatica di documenti contenenti l’indicazione anagrafica degli utenti”. In questo scenario assume particolare significato l’arrivo di oggi a Genova del bus della campagna ‘Noi non dobbiamo fumare’ voluta dal Moige (Movimento italiano genitori) e dalla Fit (Federazione italiana tabaccai) per prevenire “l’accesso al fumo da parte dei minori” sensibilizzando gli adulti, in special modo i tabaccai: “Non solo perché lo dice la legge – sottolinea una nota del Moige – ma anche perché lo dicono il buon senso e numerose ricerche che confermano la maggiore pericolosità del fumo per gli adolescenti”. Come non ricordare però che è stata proprio la Fit a lanciare lo scorso anno l’idea di istallare lettori ottici nei distributori automatici. Già, perché, è quasi superfluo sottolineare quanto sia semplice per qualsiasi ragazzino farsi prestare un documento dall’amico o dal fratello maggiore, magari in cambio di qualche sigaretta. Ancora più preoccupante il fatto che proprio in base a questo quadro lo scorso anno il Moige abbia dato il via alla campagna di prevenzione dell’accesso al fumo in età giovanile insieme alla Fit con il patrocinio dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – l’autorità che recependo il provvedimento del ministero della Salute avrebbe potuto obbligare i tabaccai a piazzare i distributori all’interno delle rivendite, ma non lo ha mai fatto – dell’Istituto italiano di medicina sociale e dell’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani), e con il contributo delle multinaziuonali del tabacco. All’operazione si è unita anche Logista, la società che detiene in pratica il monopolio della distribuzione delle sigarette. A parte Philip Morris, infatti, secondo quanto appreso dal VELINO anche Altadis, la holding di Logista, è impegnata a installare presso le tabaccherie macchinette automatiche caricate per il 75 per cento di Gauloises, il prodotto di punta di quello che è anche il leader europeo della distribuzione.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Sigarette: Philip Morris punta al tesoretto della distribuzione

Pubblicato da Federico Tulli su 11 Giugno 2007

Quando un ingranaggio funziona male a volte può bastare un granello di polvere per bloccare definitivamente l’intera macchina. Invischiato in un rigido regime di monopolio privato il mercato italiano della distribuzione del tabacco rischia di far naufragare a causa di ‘soli’ 150 milioni il lento processo di liberalizzazione di tutto il sistema che, considerando la produzione di sigarette, raggiunge un giro d’affari di 15 miliardi di euro l’anno. Quei milioni corrispondono all’incirca a quanto risparmiato ogni anno da Logista Italia – l’unica società titolare della gestione di tutti i depositi fiscali da cui vengono smistati alle rivendite i quasi 100 miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro paese – per essere stata esonerata dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams) dalla stipula di una cauzione annuale a garanzia del pagamento dell’accisa sulle sigarette che transitano nei suoi depositi. Tale cauzione è prevista dall’articolo 5 del D.m. 67/99 sulla libera concorrenza del mercato nella distribuzione di tabacco lavorato. Essa garantisce allo Stato di ricevere gli oltre dieci miliardi di euro di tasse, che frutta la vendita dei pacchetti di sigarette, incassati dal gestore dei depositi per conto del Tesoro. Lo stesso articolo 5 attribuisce ai “Monopoli la facoltà di esonerare dal predetto obbligo le ditte affidabili e di notoria solvibilità previe visure nel Bollettino dei protesti e acquisizione di idonee referenze bancarie”. Ed è proprio in base a questo comma che Logista ha potuto usufruire del beneficio che, dunque, è a norma di legge. Ciò che ha ridotto al lumicino la possibilità di competere con essa bloccando di fatto la liberalizzazione del settore è che Logista sia l’unica azienda a cui l’Aams ha concesso l’esonero dalla cauzione da quando alla fine del 2004 ha acquisito la titolarità della gestione dei depositi italiani di sigarette. Ci si domanda pertanto quale sia il criterio e il discrimine con cui i Monopoli autorizzano questa esenzione visto che, per esempio, non l’hanno accordata a Philip Morris quando ha fatto richiesta di concessione per la gestione di depositi attraverso cui organizzare in proprio la distribuzione. Una vera stranezza che ha tutto l’aspetto di un precedente creato ad arte.


Se infatti l’Aams non ha ritenuto solvibile e affidabile il secondo produttore al mondo di tabacco e primo in Italia, è facile immaginare quali e quante difficoltà abbiano incontrato in questi anni le piccole o medie aziende che, in linea con le intenzioni del governo di liberalizzare il settore della distribuzione, hanno chiesto il permesso di aprire nuovi siti di smistamento delle sigarette alle tabaccherie. Per avere un’idea più precisa di quanto possa essere stata vincolante quella “facoltà di esonero” basti dire che Logista – oltre a essere titolare di tutti i depositi fiscali italiani – è contraente del 99 per cento dei contratti di distribuzione per le aziende che producono sigarette in Italia. Siamo dunque ben lontani da un mercato allargato e concorrenziale nonostante le intenzioni dello Stato di ammodernare il mercato del tabacco. Come d’altronde confermato anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che il 28 settembre 2006 – sollecitata da molti imprenditori che da Nord a Sud si sono visti chiedere la cauzione dall’Aams per aprire i depositi e che quindi si sono sentiti negare la possibilità di competere ad armi pari con Logista – ha emesso un inequivocabile parere (il 33146/06) a firma del presidente Antonio Catricalà: “In merito a tale regolamentazione (l’articolo 5 del D.m. 67/99), si rileva in primo luogo che essa ha istituito un trattamento ingiustificatamente differenziato a seconda della proprietà, pubblica o privata, delle imprese con riferimento al pagamento della cauzione. La sopra citata normativa appare, tuttavia, in grado di determinare distorsioni del funzionamento del mercato anche oggi, nella fase successiva alla conclusione del processo di privatizzazione”. Dunque l’articolo 5 del D.m. 67/99 appare come una sorta di arma usata da un’azienda pubblica per decidere chi deve entrare e chi no nella distribuzione di sigarette in Italia. Arma oltretutto molto potente se si pensa che chi opera la selezione chiedendo o meno la cauzione, e cioè il direttore generale dell’Aams Giorgio Tino, è stato consigliere di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006. Fatto sta che quel parere di Catricalà dopo circa nove mesi è ancora lettera morta. E questo nonostante l’inserimento in Finanziaria del decreto sulle modalità di riordino della “gestione dei depositi fiscali di sigarette” previsto nell’articolo 97. Norma introdotta a dicembre 2006 dal governo proprio per correggere la situazione di monopolio e riequilibrare il settore della distribuzione dei tabacchi. Essa infatti concede l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia. Ebbene, quel decreto doveva essere emanato entro il 31 marzo scorso ma dopo oltre due mesi ancora non se ne vedono le tracce. Perché il limite è “perentorio ma non ordinatorio”, hanno spiegato all’Aams. Sollecitati dal VELINO proprio perché chi deve firmare quel decreto e aggiustare l’ingranaggio, si legge nell’articolo 97, è “il direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”.

In questa situazione di stand by si è inserita la Philip Morris intenzionata come non mai a ottenere il controllo del mercato della distribuzione dei tabacchi. Il maggior produttore di sigarette italiano ed europeo, forte anche del potere contrattuale che lo lega ad Altadis – il gruppo franco spagnolo leader europeo della distribuzione di cui Logista fa parte – intende imporre un proprio uomo come direttore generale della società di distribuzione. Il nome è quello dell’ex funzionario dei Monopoli e massimo esperto di gestione dei depositi fiscali, Valerio Borghese, attualmente in Finmeccanica. E gradito anche all’Agemos – l’Associazione sindacale che rappresenta i Delegati alla gestione dei Depositi fiscali locali (Dfl) e territoriali di Logista Italia che, oltre alla distribuzione, organizza i servizi relativi alla logistica, amministrazione e gestione di dati connessi allo scarico, all’immagazzinamento nonché alla rivendita del tabacco lavorato alle 57 mila tabaccherie disseminate in tutta Italia –, il cui benestare, come vedremo, è risultato due volte determinante per favorire le strategie di Philip Morris. La storia è questa. Con Borghese la riorganizzazione del mercato della distribuzione andrebbe nella direzione auspicata dall’Agemos. Che il 19 aprile scorso ha annunciato la rottura degli accordi sindacali con il monopolista della distribuzione per via della sua decisione di non rinnovare i contratti a 120 dei 250 gestori di Depositi fiscali locali in scadenza il 31 gennaio 2008. Philip Morris non ha mai gradito questa strategia di Logista, cavallo di battaglia dell’ex Ad Maurizio Zaccheo che è stato costretto a dimettersi all’inizio dell’anno in quanto la chiusura dei Dfl (Logista ne ha già dismessi circa 250 sui 520 rilevati nel 2004 da British american tobacco) metterebbe in difficoltà migliaia di tabaccherie ‘periferiche’ con una inevitabile contrazione delle vendite di sigarette. Mentre è noto che il modello di distribuzione diffusa e capillare era il pallino di Borghese quando stava ai Monopoli. Il che rende chiaro l’obiettivo di Philip Morris. A parte la soluzione delle beghe sindacali con Agemos, l’ingresso di Borghese in Logista consentirebbe alla multinazionale del tabacco di dichiarare scacco al monopolio della distribuzione facendo passare la propria strategia senza correre il rischio di incappare nelle maglie dell’Antitrust.
La partita però non finisce qui perché in realtà l’obiettivo finale di Pm è di acquistare Logista e gestire direttamente la distribuzione dei propri prodotti. Il punto è come fare visto che, come detto, al momento la legge consente solo a Logista di esercitare il ruolo di gestore e l’acquisizione di questa società da parte di Philip Morris, leader della produzione, configurerebbe una situazione di dominio assoluto del mercato italiano del tabacco? Il ragionamento è semplice. Se i produttori concorrenti avessero il permesso di farsi distribuire le sigarette da un soggetto diverso da Pm-Logista l’Autorithy non avrebbe nulla da ridire perché verrebbe a cadere (almeno sulla carta) la posizione dominante dell’attuale monopolista e il sistema si ritroverebbe in una corretta situazione di liberalizzazione dato che tutti produttori di sigarette potrebbero avere una propria rete distributiva. Vale a dire proprio ciò che si può verificare grazie alla conversione in decreto da parte dell’Aams dell’articolo 97 dell’ultima Finanziaria. Peccato però che, al di fuori di quelle controllate oggi in Italia da Logista, le strutture idonee alla funzione di depositi si contino sul palmo di una mano. Ben poca cosa di fronte alle 250 strutture, capaci di contenere e smistare i cento miliardi di sigarette vendute nel nostro paese, che Philip Morris si troverebbe a gestire tramite l’acquisizione di Logista con il benestare dell’Antitrust. Si delinea pertanto la paradossale situazione in cui il governo, nel tentativo di riequilibrare il sistema distributivo, finisce con l’affossare l’intera liberalizzazione del mercato del tabacco mettendo in ginocchio tutti i produttori di sigarette concorrenti di chi già oggi è leader indiscusso delle vendite.
(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Philip Morris, come dominare il mercato in barba all’Antitrust

Pubblicato da Federico Tulli su 14 Maggio 2007

Scacco matto in due mosse. Tante ne mancano a Philip Morris per ottenere il controllo del mercato della distribuzione dei tabacchi in Italia, il cui monopolio è attualmente nelle mani di Logista, una società del gruppo franco–spagnolo Altadis leader europeo del settore. Il maggior produttore di sigarette italiano ed europeo, forte anche del potere contrattuale che lo lega ad Altadis e Logista – circa il 60 per cento di sigarette distribuite in Italia sono di marca Philip Morris e in Europa la situazione non è dissimile – intende imporre un proprio uomo come direttore generale della società di distribuzione. Il nome è quello dell’ex funzionario dei Monopoli e massimo esperto di gestione dei depositi fiscali, Valerio Borghese, attualmente in Finmeccanica. E gradito anche all’Agemos – l’Associazione sindacale che rappresenta i Delegati alla gestione dei Depositi fiscali locali (Dfl) e territoriali di Logista Italia che, oltre alla distribuzione, organizza i servizi relativi alla logistica, amministrazione e gestione di dati connessi allo scarico, all’immagazzinamento nonché alla rivendita del tabacco lavorato alle 57 mila tabaccherie disseminate in tutta Italia –, il cui benestare, come vedremo, è risultato due volte determinante per favorire le strategie di Philip Morris. La storia è questa. Con Borghese la riorganizzazione del mercato della distribuzione andrebbe nella direzione auspicata dall’Agemos. Che il 19 aprile scorso ha annunciato la rottura degli accordi sindacali con il monopolista della distribuzione per via della sua decisione di non rinnovare i contratti a 120 dei 250 gestori di Depositi fiscali locali in scadenza il 31 gennaio 2008. Philip Morris non ha mai gradito questa strategia di Logista, cavallo di battaglia dell’ex Ad Maurizio Zaccheo che è stato costretto a dimettersi all’inizio dell’anno in quanto la chiusura dei Dfl (Logista ne ha già dismessi circa 250 sui 520 rilevati nel 2004 da British american tobacco) metterebbe in difficoltà migliaia di tabaccherie ‘periferiche’ con una inevitabile contrazione delle vendite di sigarette. Mentre è noto che il modello di distribuzione diffusa e capillare era il pallino di Borghese quando stava ai Monopoli. Il che rende chiaro l’obiettivo di Philip Morris. A parte la soluzione delle beghe sindacali con Agemos, l’ingresso di Borghese in Logista consentirebbe alla multinazionale del tabacco di dichiarare scacco al monopolio della distribuzione facendo passare la propria strategia senza correre il rischio di incappare nelle maglie dell’Antitrust.

La partita però non finisce qui perché in realtà l’obiettivo finale di Pm è di acquistare Logista e gestire direttamente la distribuzione dei propri prodotti. Il punto è come fare visto che al momento la legge consente solo a Logista di esercitare il ruolo di gestore e l’acquisizione di questa società da parte di Philip Morris, leader della produzione, configurerebbe una situazione di dominio assoluto del mercato italiano del tabacco? Il ragionamento è semplice. Se i produttori concorrenti avessero il permesso di farsi distribuire le sigarette da un soggetto diverso da Pm-Logista l’Autorithy non avrebbe nulla da ridire perché verrebbe a cadere (almeno sulla carta) la posizione dominante dell’attuale monopolista e il sistema si ritroverebbe in una situazione di completa liberalizzazione. Quanto a questa è solo questione di tempo, quello che occorre al direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di stato (Aams), Giorgio Tino, per emanare il decreto sulle modalità di riordino della “gestione dei depositi fiscali di sigarette” previsto nell’articolo 97 dell’ultima Finanziaria. Norma introdotta dal governo proprio per correggere la situazione di monopolio nel settore della distribuzione dei tabacchi. Essa concede infatti l’esercizio dell’attività di depositi fiscali anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia. Vale a dire che tutti produttori di sigarette potranno avere una propria rete distributiva. Peccato però che, al di fuori di quelle controllate oggi in Italia da Logista, le strutture idonee alla funzione di Dfl si contino sul palmo di una mano. Ben poca cosa di fronte ai 250 depositi capaci di distribuire i cento miliardi di sigarette fumate ogni anno nel nostro paese che si troverebbe a gestire Philip Morris tramite l’acquisizione di Logista con il benestare dell’Antitrust. Dunque tutto ruota intorno all’articolo 97, da mesi al centro anche di frizioni tra il governo e i Monopoli. Va ricordato infatti che Tino – il quale pur essendo il direttore generale dei Monopoli ha fatto parte del Consiglio di amministrazione di Logista dal 29 marzo 2005 al 18 agosto 2006 – avrebbe dovuto emettere il decreto che intacca il potere del monopolista della distribuzione entro il 31 marzo scorso. Cosa che si è guardato dal fare anche perché, come precisato al VELINO dall’Aams, quel limite non è perentorio ma ordinatorio: “Nel senso che nella Finanziaria non c’è alcun divieto di superare i 90 giorni dal primo gennaio 2007 per il varo del regolamento”. L’attesa di Tino ha in un primo momento spiazzato chi nel governo punta sul comma 97 per correggere le storture della privatizzazione del 2003. Difatti le iniziali pressioni sul dg dell’Aams sono state allentate dall’esecutivo per convincere Logista ad accordarsi con Agemos sulla questione dei 120 contratti da tagliare. Pressione che dopo l’improvvisa rottura delle trattative tra i due del 19 aprile scorso è risalita a mille atmosfere. Sembra dunque, come detto, solo questione di giorni l’emanazione del regolamento che sulla carta apre il mercato della distribuzione a chiunque, mentre di fatto lo consegna a un unico soggetto. Che questa volta è Philip Morris, inseritasi nella partita con il ‘colpo-Borghese’. Si delinea pertanto la paradossale situazione in cui il governo, partito per riequilibrare il sistema distributivo, finisce col mettere in ginocchio tutti i produttori di sigarette concorrenti di chi già oggi è leader indiscusso delle vendite. Scacco matto.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Tabacchi: in crisi la privatizzazione del sistema distributivo

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Aprile 2007

Il livello di tensione nel mercato della distribuzione di sigarette è ormai prossimo al punto di rottura. L’Agemos, Associazione sindacale che riunisce oltre il 90 per cento dei venditori e distributori di tabacco lavorato, sta seriamente valutando la possibilità di interrompere ogni rapporto sindacale con Logista, la società di gestione della rete distributiva a cui fanno capo i 250 Depositi fiscali locali (Dfl) di sigarette dislocati su tutto il territorio nazionale acquistati da Bat nel 2004. Una mossa che potrebbe sancire il definitivo fallimento del processo di privatizzazione e liberalizzazione del settore avviato nel 2003 con la vendita da parte del Tesoro dell’Ente tabacchi italiano (Eti) alla British american tobacco (Bat). “Il 19 aprile scorso Logista non ci ha mostrato alcun piano industriale per quanto riguarda la distribuzione, al contrario di quanto convenuto prima dell’incontro, né è stata in grado di iniziare la discussione per il rinnovo dei contratti dei 250 Dfl che scadranno il 31 gennaio 2008 – ha spiegato al VELINO Paolo Campanella, presidente Agemos – pertanto abbiamo immediatamente convocato il consiglio nazionale dove probabilmente si deciderà di interrompere il rapporto e convocare l’Assemblea Nazionale di tutti gli iscritti”. Una decisione che dipende essenzialmente da Logista, precisa Campanella: “Se non ci comunicherà nel dettaglio il piano industriale nonché gli elementi essenziali del nuovo contratto su cui aprire una chiara e trasparente trattativa sindacale, l’assemblea nazionale sarà costretta ad adottare azioni sindacali immediate, non escludendo di procedere all’interruzione di una parte dei prodotti distribuiti da Logista con modalità che verranno definite”. Dietro la decisione di Logista di non presentare il piano industriale all’Agemos ci sarebbe la volontà di ridurre di 120 unità gli attuali 250 Dfl. Una mossa che la società del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo della distribuzione di tabacchi, ha già compiuto nel 2005 chiudendo oltre 250 dei 520 Dfl che l’anno prima aveva acquistato per 500 milioni di euro da Bat.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Tabacco: flop in Commissione la distribuzione resta squilibrata

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Settembre 2006

Resta irrisolto il problema della liberalizzazione della distribuzione del tabacco italiano. Si è infatti conclusa con un nulla di fatto l’indagine istruita dalla commissione Finanze della Camera per fare chiarezza sui meccanismi di un settore che dopo la privatizzazione del 2003 non si è mai liberalizzato, col risultato di ritrovarsi fortemente sbilanciato a favore di Logista, la multinazionale spagnola leader in Europa. Nell’audizione di oggi, secondo quanto si è appresso in Commissione, i vertici della British American Tobacco riferendosi al breve periodo in cui la multinazionale americana è stata proprietaria di Etinera (la partecipata statale che gestiva tutti i depositi finanziari italiani), hanno dichiarato di non sentire alcun obbligo verso vicende passate e di non avere intenzione di ricorrere a distributori alternativi a Logista. Una mossa, quest’ultima, che ha lasciato alla commissione il compito di individuare in quale modo garantire maggiore concorrenza visto che la distributrice spagnola gestisce oltre l’ottanta per cento della produzione nazionale di sigarette, mentre dieci operatori si spartiscono il restante venti per cento. Ed erano stati proprio i piccoli distributori a sollevare presso la Commissione i problemi derivanti da un mercato troppo squilibrato, lamentando lo strapotere di Logista sin da quando nel 2004 ha acquistato Etinera dalla Bat.

A questo punto, considerato anche l’esito negativo dell’audizione di luglio alla quale era stata convocata Logista, e visto che la Commissione ha deciso di non sentire Philip Morris, l’altro grande cliente degli spagnoli, par di capire che la palla passerà all’Unione europea, da sempre molto attenta ai processi di liberalizzazione rimasti incompiuti. Si prevedono tempi lunghi. Dal canto suo Logista ha sempre rigettato le accuse di essere monopolista privato della distribuzione nel mercato italiano. “Il mercato italiano – aveva detto l’Ad di Logista, Maurizio Zaccheo, al VELINO – è libero e questo è dimostrato dal fatto che oltre a noi operano altri dieci distributori indipendenti. Respingiamo quindi con forza le accuse di essere monopolisti della distribuzione”. All’obiezione secondo cui Logista controlla oltre l’80 per cento del mercato Zaccheo aveva replicato: “Il merito degli accordi con i grandi produttori è da imputare alla maggiore convenienza delle nostre offerte rispetto ai concorrenti. Se Philip Morris, che produce il 53 per cento di sigarette italiane e Bat, che si attesta intorno al 27 per cento, hanno scelto di fruire dei nostri servizi è perchè garantiamo la qualità che risponde alle loro esigenze”. Lo stesso discorso vale per Japan Tobacco, aveva precisato Zaccheo: nessun monopolio ma grande efficienza. E, soprattutto, pieno rispetto delle regole stabilite dai due governi che hanno gestito la privatizzazione del mercato italiano”. D’altronde, “non a caso anche all’estero (Francia, Spagna, Portogallo) la nostra società è il distributore più utilizzato dalle grandi aziende del tabacco”. Quella di influenzare pesantemente il mercato della distribuzione non è l’unica polemica che vede coinvolta Logista.

Nei giorni scorsi Lamberto Lasagni, vice presidente di Assotabaccai, l’associazione che rappresenta circa il cinque per cento delle rivenditorie italiane, aveva denunciato interessi comuni di multinazionali del tabacco e Logista per l’applicazione e il mantenimento di prezzi bassi sui pacchetti delle sigarette più pregiate. “Respingiamo in toto queste illazioni”, aveva commentato con forza Zaccheo: “L’accusa di partecipare ad un cartello che si occuperebbe di fissare prezzi è priva di senso. Logista è completamente estranea alle dinamiche di determinazione dei prezzi delle sigarette visto che come previsto dalla legge questa è una prerogativa dei produttori, semmai la nostra società è tra quelle che ne subiscono le conseguenze”. Quanto alla partecipazione della Federazione Italiana Tabaccai (l’associazione che rappresenta il 95 per cento delle rivenditorie) nell’azionariato di Logista, altra accusa mossa da Lasagni, Zaccheo aveva risposto che “è frutto di invenzione da parte di persone che dovrebbero documentarsi prima di esprimere certe affermazioni. Logista Italia è posseduta al 100 per cento da Logista S.A., la capogruppo spagnola”.

(Il Velino agenzia stampa quotidiana nazionale) Federico Tulli

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Tabacco, FIT: “Non decidiamo noi il prezzo delle sigarette”

Pubblicato da Federico Tulli su 21 Settembre 2006

In relazione alla recenti dichiarazioni rilasciate al VELINO dal vice presidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni, in merito alla pubblicità ed ai prezzi del tabacco, il presidente della Federazione Italiana Tabaccai, Giovanni Risso, replica: “È fondamentale chiarire che i prezzi dei pacchetti di sigarette sono determinati, secondo quanto dettato dalle disposizioni di legge in materia, con decreto del Direttore Generale dell’AAMS su richiesta dei vari produttori e sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Inoltre il prezzo minimo di vendita, che è rapportato al costo per il pubblico della sigaretta più venduta, è stato pensato dal legislatore per una precisa ragione di tutela della salute pubblica, in quanto considerato dissuasivo dall’acquisto dei tabacchi, soprattutto nei confronti dei più giovani. Pertanto, come è facile evincere, la FIT non ha alcuna voce in capitolo per determinare tale prezzo e nulla fa in tal senso. È anzi riscontrabile che la nostra associazione nulla ha a che vedere con ingerenze in poteri che non le competono, visto che ormai da anni è impegnata a contrastare i ripetuti incrementi di prezzo delle sigarette attraverso iniziative che rientrano rigorosamente nell’alveo della sua attività istituzionale di tutela della categoria che rappresenta. Ciò in virtù del fatto che è provato, da quanto già successo in Francia e in Gran Bretagna, che l’aumento del costo delle sigarette determini una diminuzione delle vendite solamente attraverso i canali autorizzati, facendo di contro esplodere il mercato illegale del contrabbando”. Riguardo a ciò, prosegue il presidente Risso, “coincidenza vuole che anche in Italia la recente recrudescenza del fenomeno del contrabbando si sia manifestata nel momento in cui i prezzi hanno iniziato ad aumentare in modo significativo, con la conseguenza della diminuzione delle entrate dal canale di vendita legale, attraverso il quale, non va dimenticato, confluiscono nelle casse dello Stato circa i tre quarti del prezzo di un pacchetto di sigarette. Inoltre, cosa assai grave, dai canali illegali vengono acquistate sigarette prodotte senza alcun minimo rispetto delle norme igienico-sanitarie che sono imposte ai produttori autorizzati: tabacchi che non sono conformi ai contenuti massimi di sostanze nocive – catrame, nicotina e monossido di carbonio – che sono imposti al canale distributivo legale e che l’AAMS sottopone a rigide direttive e controlla periodicamente. Le prove delle azioni della FIT in tal senso e l’evidenza della sua posizione sono nei resoconti dei recenti incontri fra i suoi vertici ed autorevoli rappresentanti del Governo nonché facilmente riscontrabili sulle rassegne stampa degli ultimi mesi, nelle quali è chiara e netta la contrarietà della FIT all’aumento dei prezzi per i motivi fin qui espressi”. Infine, conclude Risso, nel rigettare qualsiasi tipo di accusa, “va precisato che la FIT non possiede, né ha mai posseduto, azioni della Logista”.

A sua volta, il vice presidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni, nella sua intervista del 19 settembre scorso aveva dichiarato al VELINO: “La presenza sui giornali di tutte queste foto a marchi di sigarette, come Fortuna, Camel, Marlboro, stampati sulle tute o sulle moto dei corridori motociclistici, quando a noi lo Stato proibisce di regalare ai clienti un accendino per ogni stecca di sigarette perché invoglia a fumare, la dice lunga sul potere dei soggetti privati che gestiscono il mercato del tabacco in Italia”. Oggetto dell’accusa del vicepresidente di Assotabaccai Lamberto Lasagni sono i grandi produttori di sigarette e Logista, la società spagnola che gestisce da monopolista privato la distribuzione dei lavorati al tabacco in virtù dei contratti stipulati con le aziende produttrici (Philip Morris, British American Tobacco, RJ Reynolds, Japan Tobacco, etc) che operano in Italia. Quello della pubblicità indiretta alle marche da fumo attraverso i media, di cui si trova continuamente traccia sui giornali non è, racconta Lasagni al VELINO, “l’unico esempio di strapotere delle multinazionali: un discorso analogo va fatto sul costo dei pacchetti di sigarette. Può sembrare un paradosso, ma se fosse troppo alto i produttori e quindi Logista, guadagnerebbero di meno perché venderebbero di meno. E allora, visto che il costo del pacchetto in Italia è tra i più bassi del mondo, in pratica si può dire che, fatto salvo il prezzo minimo a 3,20 euro, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato non decide nulla che non sia di gradimento di Logista. E questo accade col benestare dei produttori, ma anche dell’altra associazione, la Federazione italiana tabaccai, visto che è azionista per il cinque per cento proprio della società spagnola”. Dunque, ricapitolando, il mercato italiano del tabacco è composto da BAT e PM, che vendono oltre il 90 per cento dei circa 93 miliardi di sigarette fumate in Italia, da poche altre aziende che si dividono il restante dieci per cento, da un unico distributore che gestisce tutti i depositi fiscali, e da due associazioni che rappresentano i tabaccai, di cui una è azionista del monopolista privato che rifornisce le 55 mila rivendite di sigarette. Alla luce di questo, considerando lo smisurato potere economico dei soggetti in campo – aziende che fatturano decine di miliardi di euro l’anno – si spiega come mai trovi enormi difficoltà nel raggiungere gli obiettivi sperati ogni campagna pubblica di disincentivo al fumo. Come quella che si tradusse nel 2004 nella decisione del governo di fissare i prezzi minimi sui pacchetti di sigarette. Una conferma di insuccesso che arriva anche dalle parole di Lasagni.

“Ovviamente – precisa il vice presidente di Assotabaccai al VELINO – noi pensiamo che ognuno debba essere libero di fumare ma, a parte quel sei per cento che ha smesso per via della legge Sirchia, non abbiamo notato particolari rinunce dei fumatori di fronte all’imposizione di un prezzo del pacchetto che parte da 3,20 euro”. Una mossa, questa del governo che, favorendo il consumo di sigarette di qualità, oramai poco più costose di quelle scadenti, da una parte ha fatto scattare una procedura dell’Unione europea contro l’Italia per aver infranto la direttiva che regola la concorrenza, dall’altra risulta inefficace anche di fronte agli studi pubblicati tra il 1999 e il 2006 da Banca mondiale, Organizzazione mondiale della sanità e Istituto superiore di sanità. Ognuna di queste analisi è giunta alla conclusione che i fumatori diminuiscono in proporzione di un forte aumento del prezzo del pacchetto, e che a permettere il successo dell’operazione è l’inasprimento delle accise e non l’imposizione di prezzi minimi seppur alti. “È una tesi – conclude Lasagni – che in parte condivido. Sono dell’idea che chi fuma pagherebbe anche dieci euro, ma certo non si disincentiva il fumo fissando prezzi che portano il costo delle marche minori ad un solo euro di differenza da quello delle più famose”.

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Fumo, Assotabaccai: “Pubblicità e prezzi, mercato falsato”

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Settembre 2006

“La presenza sui giornali di tutte queste foto a marchi di sigarette, come Fortuna, Camel, Marlboro, stampati sulle tute o sulle moto dei corridori motociclistici, quando a noi lo Stato proibisce di regalare ai clienti un accendino per ogni stecca di sigarette perché invoglia a fumare, la dice lunga sul potere dei soggetti privati che gestiscono il mercato del tabacco in Italia”. Oggetto dell’accusa del vicepresidente di Assotabaccai Lamberto Lasagni sono i grandi produttori di sigarette e Logista, la società spagnola che gestisce da monopolista privato la distribuzione dei lavorati al tabacco in virtù dei contratti stipulati con le aziende produttrici (Philip Morris, British American Tobacco, RJ Reynolds, Japan Tobacco, etc) che operano in Italia.

Quello della pubblicità indiretta alle marche da fumo attraverso i media, di cui si trova continmuamente traccia sui giornali non è, racconta Lasagni al VELINO, “l’unico esempio di strapotere delle multinazionali: un discorso analogo va fatto sul costo dei pacchetti di sigarette. Può sembrare un paradosso, ma se fosse troppo alto i produttori e quindi Logista, guadagnerebbero di meno perché venderebbero di meno. E allora, visto che il costo del pacchetto in Italia è tra i più bassi del mondo, in pratica si può dire che, fatto salvo il prezzo minimo a 3,20 euro, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato non decide nulla che non sia di gradimento di Logista. E questo accade col benestare dei produttori, ma anche dell’altra associazione, la Federazione italiana tabaccai, visto che è azionista per il cinque per cento proprio della società spagnola”. Dunque, ricapitolando, il mercato italiano del tabacco è composto da BAT e PM, che vendono oltre il 90 per cento dei circa 93 miliardi di sigarette fumate in Italia, da poche altre aziende che si dividono il restante dieci per cento, da un unico distributore che gestisce tutti i depositi fiscali, e da due associazioni che rappresentano i tabaccai, di cui una è azionista del monopolista privato che rifornisce le 55 mila rivendite di sigarette.

Alla luce di questo, considerando lo smisurato potere economico dei soggetti in campo – aziende che fatturano decine di miliardi di euro l’anno – si spiega come mai trovi enormi difficoltà nel raggiungere gli obiettivi sperati ogni campagna pubblica di disincentivo al fumo. Come quella che si tradusse nel 2004 nella decisione del governo di fissare i prezzi minimi sui pacchetti di sigarette. Una conferma di insuccesso che arriva anche dalle parole di Lasagni. “Ovviamente – precisa il vice presidente di Assotabaccai al VELINO – noi pensiamo che ognuno debba essere libero di fumare ma, a parte quel sei per cento che ha smesso per via della legge Sirchia, non abbiamo notato particolari rinunce dei fumatori di fronte all’imposizione di un prezzo del pacchetto che parte da 3,20 euro”. Una mossa, questa del governo che, favorendo il consumo di sigarette di qualità, oramai poco più costose di quelle scadenti, da una parte ha fatto scattare una procedura dell’Unione europea contro l’Italia per aver infranto la direttiva che regola la concorrenza, dall’altra risulta inefficace anche di fronte agli studi pubblicati tra il 1999 e il 2006 da Banca mondiale, Organizzazione mondiale della sanità e Istituto superiore di sanità. Ognuna di queste analisi è giunta alla conclusione che i fumatori diminuiscono in proporzione di un forte aumento del prezzo del pacchetto, e che a permettere il successo dell’operazione è l’inasprimento delle accise e non l’imposizione di prezzi minimi seppur alti. “È una tesi – conclude Lasagni – che in parte condivido. Sono dell’idea che chi fuma pagherebbe anche dieci euro, ma certo non si disincentiva il fumo fissando prezzi che portano il costo delle marche minori ad un solo euro di differenza da quello delle più famose”.

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Bionde da cartello

Pubblicato da Federico Tulli su 4 Agosto 2006

Dopo la privatizzazione di Tremonti, due produttori di sigarette si dividono il 90 per cento del mercato italiano: British american tobacco e Philip Morris

di Federico Tulli
«Siamo passati dal monopolio pubblico a quello privato, col risultato che nel mercato del tabacco italiano ancora non si è visto alcun beneficio, se non per gli azionisti delle multinazionali, e riteniamo che si stia pagando un prezzo sociale troppo alto, specie tra i lavoratori». Sintetizza così, il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi, gli effetti della privatizzazione, effettuata nel luglio 2003 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, con la vendita dell’Ente tabacchi italiano (Eti) alla British american tobacco (Bat). «Una privatizzazione per modo di dire – commenta il sottosegretario – visto che non è mai stato avviato un serio processo di liberalizzazione». E gli effetti si vedono tutti. Oggi in Italia due produttori di sigarette si dividono il 90 per cento del mercato: la Bat e il gruppo Altria (alias Philip Morris). Rispettivamente secondo e primo fabbricante di sigarette del pianeta. E, caso ancora più eclatante, l’intero sistema distributivo dei prodotti da fumo ai tabaccai è nelle mani di un unico soggetto, la multinazionale spagnola Logista, proprietaria di Etinera, la società pubblica che per conto dell’Eti gestiva i depositi fiscali di sigarette, dopo averla acquistata da Bat nel 2004. «In pratica – dice Grandi – tre soggetti privati si sono spartiti i settori chiave del tabacco italiano. E i primi due sono i maggiori committenti del terzo. Con logiche conseguenze soprattutto sulla distribuzione che, per via del monopolio di fatto, mette in condizione gli spagnoli di imporre sia i prezzi del servizio che la dismissione di strutture periferiche ritenute improduttive, senza che rivenditori e lavoratori, non più dipendenti pubblici, possano opporre resistenza».
Appare dunque ancora in alto mare la ristrutturazione di un settore che fa dell’Italia l’ottavo mercato mondiale per produzione e vendita, ma, cosa ancor più grave, si avverte il pericolo che il governo possa fare ben poco per tutelare dalle strategie di potenti multinazionali come Logista, Bat e Altria, le migliaia di singoli lavoratori e le piccole realtà imprenditoriali che le subiscono. «L’anomalia del mercato italiano si è acuita perché chi ha privatizzato non aveva mai pensato di affiancare al passaggio ai privati un valido processo di liberalizzazione – spiega il sottosegretario -, per non dire delle problematiche che si presentano ogni volta che si decide di intaccare le posizioni dominanti delle imprese del tabacco». Nel caso di Logista, tutto è reso ancora più difficile dal fatto che è scaduto il 20 luglio scorso il vincolo del contratto con cui è stato privatizzato l’Eti, quindi anche Etinera, comunque poco rispettato se si guarda alle interrogazioni parlamentari in merito, presentate nella scorsa legislatura con cadenza semestrale dall’opposizione. «In caso di variazioni dal punto di vista occupazionale e del numero dei depositi fiscali – precisa Grandi – le decisioni della multinazionale dovevano essere autorizzate dal governo e trovare l’accordo dei soggetti coinvolti, ovvero i lavoratori e gli addetti alla distribuzione». Cosa mai accaduta visto che, in due anni, Logista ha chiuso 270 dei 520 depositi fiscali lasciando per strada da un giorno all’altro i lavoratori di oltre 70 società di gestione della distribuzione di sigarette, guarda caso quelli senza tutela delle associazioni sindacali di categoria, e indennizzando al risparmio tutti gli altri. Ora, a vincolo scaduto, c’è il rischio che l’impresa spagnola si possa ancor più tranquillamente chiamare fuori dalle conseguenze delle sue decisioni, pur se queste creano sconquassi dal punto di vista economico e sociale. «Ogni privatizzazione nata male crea storture di questo livello», chiosa il sottosegretario all’Economia. Eppure, le premesse per il cambio di rotta di un mercato strategico come quello del tabacco italiano c’erano tutte, visto che, come spiegarono i vertici, la Bat considerava l’Italia il trampolino di lancio verso la conquista di una cospicua fetta del mercato europeo, saldamente nelle mani della Philip Morris.
In questa ottica, avere il controllo della rete di distribuzione del paese maggior produttore di Eurolandia, dava alla Bat la possibilità di contrastare lo strapotere dell’avversario storico. E la concorrenza tra le due multinazionali avrebbe potuto garantire un migliore funzionamento del settore tabacchi: dalla produzione alla vendita, passando per la distribuzione. Ma dopo solo un anno, l’Etinera è passata agli spagnoli e l’occasione che il mercato si aggiustasse da solo, frase cara ai liberisti, è sfumata. «Bat ha trasmesso i suoi poteri a Logista con grande rapidità – spiega Grandi -, anche per timore dell’accusa di monopolio». L’ipotesi è che si sia accontentata – per modo di dire, visto che stiamo parlando di circa 30 miliardi di pacchetti fumati ogni anno in Italia – del 38 per cento delle vendite ottenute con l’acquisto di Eti, pur rimanendo lontana dal 53 per cento della Philip Morris. Fatto sta che «Bat – conclude il sottosegretario – ha preferito vendere e ha passato ad altri la palla della distribuzione, ma per il governo il problema non è risolto: bisogna avviare una reale ed efficace liberalizzazione del settore dei tabacchi».
E allora lo scontro con Logista rappresenta il banco di prova per lo Stato deciso ad assumere il ruolo di garante dei passaggi di titolarità di aziende ai grossi gruppi industriali, senza che questo si traduca automaticamente in soprusi nei confronti dei soggetti deboli coinvolti nelle operazioni. «Abbiamo appena cominciato a muoverci per eliminare ogni sorta di posizione dominante – conferma il vicepresidente della Commissione finanze della Camera, Francesco Tolotti -, siamo ancora in fase di studio e, dando anche un’occhiata a quello che accade all’estero, siamo consapevoli che la piena liberalizzazione del mercato del tabacco italiano non sarà una passeggiata, visto che i clienti di Logista, multinazionali del calibro di Philip Morris, Bat, Japan Tobacco International, coprono il 99,5 per cento della produzione mondiale di sigarette». Ma la battaglia non è perduta in partenza, specie se, avverte Tolotti, «il Parlamento sosterrà politicamente la tesi che gli effetti positivi per le imprese derivanti dalla dismissione del patrimonio statale vanno bilanciati dal punto di vista sociale». Solo così la Commissione può fornire al governo gli strumenti per fare continua pressione sulle grandi imprese del tabacco e ridurre gli effetti deleteri delle posizioni dominanti. «È questa la base da cui partire – conclude Tolotti -, ma sia chiaro che noi non abbiamo pregiudiziali e non vogliamo punire nessuno. Però non è neppure legittimo che lo Stato si arresti davanti ai santuari del potere multinazionale».

Left 30/2006

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