Diminuiscono le sigarette consumate e crescono le entrate, grazie all’aumento delle accise. Ci guadagna l’erario, ma anche Logista, società privata che gestisce i magazzini di stoccaggio delle bionde. Le liberalizzazioni non sono riuscite a scalfirla
di Federico Tulli
In Italia si fuma di meno, ma la passione degli italiani per le bionde rimane un grande affare per lo Stato. Il 2007, terzo anno dall’entrata in vigore della legge Sirchia (la normativa che ha introdotto il divieto di fumo nei luoghi pubblici e negli uffici), si è chiuso con una debole ma significativa contrazione delle vendite: -1,04 per cento rispetto al 2006. Ma l’erario ha comunque incassato il 3,2 per cento in più dalle accise sul pacchetto.
In pratica lo scorso anno sono state vendute oltre 94 mila tonnellate, circa mille in meno (corrispondenti a 50 milioni di pacchetti) delle 95.829 tonnellate con cui si è chiuso il 2006. Considerata una popolazione che conta quasi 12 milioni di fumatori, in media si tratta di quattro pacchetti da 20 a testa fumati in meno in un anno. Ovvero: in dodici mesi gli italiani hanno rinunciato ad accendere un miliardo di sigarette. Allo stesso tempo il gettito fiscale dei tabacchi lavorati è stato di circa 13 miliardi di euro, 420 milioni in più rispetto al 2006. Se alla contrazione delle vendite hanno contribuito le restrizioni imposte dalla Sirchia alle abitudini dei fumatori, il risultato fiscale è figlio della politica di progressivi e cadenzati aumenti dei prezzi delle sigarette. Dal 2003, anno in cui la legge antifumo è entrata in discussione alla Camera (dibattito durato due anni), il pacchetto da 20 è aumentato mediamente di 1,2 euro. Un rincaro superiore al 40 per cento, che proietta l’Italia nella scia dei Paesi nordici dell’Ue, dove la leva dei prezzi – in assenza di una rigida normativa di tutela della salute dei fumatori – è usata come arma principale per combattere i danni provocati dal fumo. Se al governo, dal punto di vista fiscale, l’annata 2007 è andata più che bene, lo stesso non si può dire per quanto riguarda il tentativo di riordino del mercato della distribuzione caratterizzato dal monopolio esercitato da Logista.
Non hanno infatti mai visto la luce i “decreti di riordino” previsti dalla Finanziaria 2007, che l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato avrebbe dovuto emanare entro il 31 marzo dello scorso anno. Scopo dei decreti era, appunto, rimettere in movimento il meccanismo di liberalizzazione della distribuzione dei lavorati del tabacco, avviato nel 2004 con la privatizzazione dell’intero settore. Uno dei provvedimenti in particolare concedeva l’esercizio dell’attività di depositi fiscali (i magazzini di stoccaggio delle bionde) «anche a chi voglia gestire i generi di monopolio senza avere un contratto con Logista Italia». E proprio per questo era considerato la chiave di volta per superare il monopolio privato della gestione dei depositi, attraverso cui viene smistato alle rivendite oltre il 90 per cento dei quasi 95 miliardi di sigarette fumate nel nostro paese. Come è noto Logista – azienda di servizi del gruppo franco-spagnolo Altadis, leader europeo nella distribuzione di sigarette – ha l’esclusiva della distribuzione per tutti i maggiori produttori e al tempo stesso la titolarità della gestione di tutti i depositi italiani ancora attivi (più di 200). Una posizione di privilegio, questa, più volte denunciata da Agemos (l’associazione che rappresenta i delegati alla gestione della distribuzione contrattualizzati da Logista) e Assotabaccai (l’organizzazione del 15 per cento circa delle rivendite italiane), nei cui confronti Logista ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo dettando regole e tariffe senza incontrare alcuna resistenza. Timidi segnali di miglioramento si sono intravisti solo negli ultimi giorni, come spiega il vicepresidente di Assotabaccai, Lamberto Lasagni: «Anche se oramai la distribuzione è completamente nelle mani di Logista, e nonostante abbiano continuato indisturbati nella loro politica di chiusura dei depositi fiscali, attraverso l’entrata a regime del sistema di ordinativi on line e della consegna a domicilio, alcune cose sono migliorate. Significativa in tal senso – prosegue Lasagni – è stata la decisione di Logista di venire incontro alle nostre richieste di abbassare i prezzi della consegna porta a porta. Ora, dunque, anche se ci sono tabaccai che si ritrovano il deposito di rifornimento più vicino a oltre 200 chilometri, non sarà più sconveniente farsi rifornire direttamente dal distributore».
Il risultato raggiunto da Assotabaccai se da un lato si traduce nella salvaguardia di centinaia di posti di lavoro (non rischiano più infatti di chiudere le tabaccherie nelle zone più periferiche del Paese), dall’altro consolida un sistema di monopolio che, in quattro anni, due governi di segno opposto non sono riusciti a scardinare.









