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Il declino dell’impero cristiano

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Novembre 2009

Meno matrimoni in chiesa, più divorzi e figli al di fuori delle nozze. Su sesso, affetti e salute gli italiani hanno smesso di seguire il Vaticano. left anticipa il Rapporto 2009 dell’Osservatorio sulla laicità di Federico Tulli

Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il senatore, lo stesso che definisce «banalizzazione della vita» l’eventuale decisione di abortire per via farmacologica cui avrebbero diritto le donne italiane con l’entrata in commercio della pillola Ru486, ha poi precisato: «Siamo fermamente convinti della necessità di una norma di carattere generale, in grado di tutelare il fondamentale principio di uguaglianza fin dal momento del concepimento». Questa proposta, che trasformata in legge sarebbe una pietra tombale per la norma 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è solo l’ultima di una lunga serie di entrate a gamba tesa delle istituzioni contro diritti civili faticosamente acquisiti. Si sommerebbe, infatti, alla legge 40/04 sulla fecondazione assistita, giudicata cinque anni dopo l’entrata in vigore parzialmente incostituzionale dall’Alta corte perché viola gli articoli 3 e 32 della Carta. Oppure ancora al ddl Calabrò sul testamento biologico, che impone il ricorso al sondino per l’alimentazione forzata, in barba al diritto all’autodeterminazione che sempre la nostra Costituzione riconosce ai malati. Interventi “duri”, che se da un lato ricalcano fedelmente le indicazioni ora della Conferenza episcopale italiana, ora di altre gerarchie dello Stato Vaticano, dall’altro dicono di una classe politica che si muove nella direzione opposta a quella della società civile che dovrebbe rappresentare. E dicono pure di un potere, quello della Chiesa cattolica, costretto a serrare le fila (e alzare il tiro sulla altrui libertà di pensiero) per bilanciare una costante quanto inesorabile perdita di incisività e appeal culturale e religioso nei confronti dei cittadini italiani. Queste considerazioni trovano adeguato sostegno nei numeri del Quinto rapporto sulla secolarizzazione in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale. Il documento viene presentato stamane a Roma nell’ambito del convegno internazionale “La secolarizzazione in Europa”, organizzato dalla Fondazione Critica liberale in collaborazione con lo European liberal forum. left anticipa i passaggi più significativi della relazione di Silvia Sansonetti, ricercatrice in Politiche sociali all’università Sapienza di Roma, da cui emerge la tendenza laica «del mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani, circa aspetti della loro vita potenzialmente legati ai valori di riferimento della religione cattolica». I numeri parlano chiaro. Diminuzione dei matrimoni concordatari e dei battesimi, crescita delle unioni civili, dei divorzi e del numero di figli nati al di fuori del matrimonio. (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)

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Pedofilia nel clero

La Chiesa in bancarotta

Nella cattolicissima Irlanda sono circa 800, tra religiosi, sacerdoti e suore, le persone sotto processo per oltre 30mila casi di violenza sessuale. In totale, se condannati, il Vaticano dovrà pagare 1,1 miliardi di euro alle loro vittime. Il caso irlandese ricalca fedelmente quanto avvenuto nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Qui, fino a oggi, sono 4.392 i sacerdoti denunciati per pedofilia. Mentre i risarcimenti già versati in seguito a condanne definitive ammontano a 2,6 miliardi di dollari. Una somma che ha portato sull’orlo della bancarotta la Chiesa dello Stato che adotta come motto nazionale: “In God we trust”. In Italia, il fenomeno sembra essere ancora sommerso. Sono 73 i casi di violenza su minori e oltre 235 le vittime di sacerdoti e religiosi.

Prebende

Due Stati, un contribuente

Tra contributi diretti, finanziamenti e agevolazioni, ogni anno l’Italia dà 4,5 miliardi di euro alla Chiesa. La somma, secondo stime molto prudenti, si articola in vari filoni tra cui: un miliardo di euro dell’otto per mille, 950 milioni per gli stipendi di 22mila insegnanti di religione e 700 milioni di euro che Stato ed enti locali versano in base a convenzioni su scuola e sanità. Poi ci sono i tanti vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode. Come lo sconto del 50 per cento su Ires e Irap, l’esenzione sull’Ici (da 400 a 700 milioni di euro. Fonte Anci) e le agevolazioni per il turismo cattolico. Per quanto riguarda le rendite immobiliari, secondo l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata ne La questua (Feltrinelli) il Vaticano possiede circa il 20 per cento del patrimonio immobiliare complessivo italiano.

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Basta abusi vaticani

Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla. Intervista al neo segretario dei radicali italiani, Mario Staderini di Simona Maggiorelli

La società italiana si va sempre più laicizzando. Aumentano i divorzi, sono sempre meno le persone che vanno a scuola dai preti e non solo». Di fronte ai dati del nuovo Rapporto sulla secolarizzazione di Critica liberale e Cgil nuovi diritti, il neosegretario dei Radicali Mario Staderini non ha molti dubbi: «Nessuno segue più gli anacronismi del Vaticano». Ma se da molti anni ormai nel vivere e nel sentire quotidiano degli italiani si riconosce una laicità di fondo, l’avvocato Staderini (anche per il suo lavoro con l’associazione Anticlericale.net) avverte: «Che la società civile sia sempre più distante dal catechismo non significa, però, che si riduca l’influenza della Chiesa e il potere delle gerarchie vaticane in Italia». In un Paese dove ogni dì tv e giornali si occupano del papa e riportano i pareri del clero su ogni tema e senza contraddittorio «lo strapotere mediatico della Chiesa cattolica – chiosa Staderini- condiziona gli orientamenti politici degli italiani. Ma c’è anche un’influenza “culturale” che la Chiesa esercita sui più giovani con le fiction a sfondo religioso. Solo un esempio: vent’anni fa che un gruppo di liceali venisse al Partito radicale, come è accaduto, ad attaccare croci e slogan fondamentalisti era inimmaginabile. Non c’era l’humus culturale. Allora passavano i film di Magni sulla Roma papalina. Ora ci sono don Matteo e fiction agiografiche su madre Teresa. Le sparate vaticane trovano poi un terreno già pronto».

Lo Scisma sommerso fra Chiesa e società di cui parlava lo storico Prini si va ricomponendo?

C’è il rischio che quella spaccatura evidente venga ricomposta a forza. Certo non è un processo che parte dal basso, dalla vita quotidiana. Ma devo aggiungere anche che, se l’influenza “culturale” della Chiesa è in prospettiva la più pericolosa, non si può trascurare quella economica: sulla scuola, sulla sanità, sui beni culturali, sul turismo. Qui il Vaticano è un player determinante. Con tutti i vantaggi dell’8 per mille, delle agevolazioni fiscali, delle banche.

In Vaticano spa, Nuzzi scrive di conti correnti intestati a mafiosi e a politici ma anche di soldi a Riina e Provenzano per finanziare un nuovo partito di centro. Ora la riapertura del caso Orlandi ci riporta ai soldi sporchi che la banda della Magliana prestava al Vaticano. Lo Ior continua a gettare un’ombra nera sulla democrazia italiana?

E’ certo che lo Ior è al di fori delle convenzioni internazionali sul riciclaggio del denaro e sulla trasparenza. Dunque tutto può succedere. Se i magistrati italiani indagano su eventuali conti aperti nello Ior devono fare una rogatoria internazionale. E il Vaticano non ha nessun obbligo di rispondere. Accadde già con Marcinkus.

Il terzo punto è l’intromissione politica della Chiesa. A Il Fatto lei ha detto: mai con la destra “Dio, patria e famiglia”. Ed è chiarissimo. Ora però, anche se per Marx la «religione era oppio dei popoli», da Togliatti in poi la nostra sinistra ha sempre avuto sudditanza al pensiero religioso e “deferenza” verso il Vaticano. Perché?

Quella che lei chiama deferenza è in realtà una sudditanza al potere politico, economico e culturale del Vaticano. Serve a non inimicarsi quel potere che fa partire direttive a cui destra e sinistra si genuflettono. Tanto più oggi con partiti ridotti a oligarchie e a gruppi di potere se non d’affari. Così, per intenderci, se in Emilia Romagna la Cei spende 100 milioni di euro per nuove chiese, le cooperative rosse del cemento devono ambire a quelle commesse. Da parte sua la destra cavalca in modo perfino becero i diktat della Chiesa. Usa la croce come arma politica.

Il cardinal Ruini dice che la religione è antropologia. Di fronte a una Chiesa che propaganda la dottrina come scienza, perché i partiti di sinistra esitano a fare proprie le scoperte scientifiche che, per esempio, liberano la donna che decide di abortire dalle accuse di assassinio?

Ruini ha messo su una macchina gigantesca con una strategia dichiarata. (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)

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Vivrai nel dolore

Nascita, vita, amore malattia e morte: i cinque passaggi fondamentali dell’esistenza umana che il cristianesimo “presidia” da sempre. Ribaltandone il senso di Ilaria Bonaccorsi

Durante l’incontro con gli artisti del 21 novembre monsignor Ravasi, annunciando la presenza della Santa sede alla Biennale di Venezia 2011, ha dichiarato: «Vorrei rivolgermi a sette-otto artisti di altissimo livello e di tutto il mondo, a cominciare dall’Africa. E dare loro come spunto i primi undici capitoli della Genesi perché lì si trovano già tutti i temi fondamentali: la creazione, il male, la coppia, l’amore, la violenza familiare e sociale, la decreazione e la rovina…». Il lupo, evidentemente, non perde né il pelo né il vizio. Il cristianesimo infatti, fin dalle origini, più che rivoluzionare la vita degli esseri umani, “presidiò” i momenti topici della loro vita: la nascita, la vita, l’amore, la malattia e la morte divennero “il pane” per i denti del cristianesimo. Vennero costruiti apparati simbolici, liturgici, rituali e agiografici. Fu cambiata persino la misurazione del tempo: dall’origine del mondo si passò alla natività del Cristo. Fu inventato un tempo “ante” e un tempo “post”. L’inizio, il cardine del tempo, divenne la nascita di Gesù: quel dio incarnato che era morto e risorto per noi esseri umani, tutti uguali perché tutti peccatori. E ogni cosa, valore, affetto subì un ribaltamento, una trasfigurazione: la fiducia divenne fede, la malattia divenne male, la morte divenne la vera vita, e così via. Ripercorriamo i passaggi fondamentali. La nascita – Il cristianesimo è la religione del peccato originale che rende, ancor prima di essere nati, “non umani”. La nascita infatti, sino alla somministrazione del rito del battesimo, per il cristiano è un fatto meramente biologico. Nasciamo tutti uguali, tutti peccatori, è il battesimo a renderci “umani”. Bene dice Ezechiele: «Vi prenderò di mezzo alle genti… Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli io vi purificherò; vi darò un cuore nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». È il battesimo che regala l’anima all’uomo e che lo include nella comunitas christiana immettendolo in un preciso percorso di “redenzione”. La vita – E’ un dono di Dio. Solo lui te la dà, ed è “umana” solo se c’è l’anima nel corpo. Il problema quindi fu quello di capire se l’anima preesistesse al corpo o lo animasse successivamente. Vi fu un primo cristianesimo, ancora aristotelico, nel quale si teorizzava un’evoluzione progressiva dell’embrione, caratterizzata da un primo stadio vegetale, un secondo stadio legato al nascere delle sensazioni e uno finale, nel quale compariva l’anima razionale. Ancora sant’Agostino (354-430 d.C.) sosteneva l’animazione successiva al concepimento. Il soffio dell’anima entrava nell’embrione maschio al 40° giorno dalla fecondazione, e in quello femminile al 90°. E così San Tommaso (1225-1274 d.C.): «Dio introduce l’anima razionale solo quando il feto è un corpo già formato». Tre secoli dopo il vento girò, quando Thomas Fyens, medico e filosofo di Lovanio (1567-1631) negò la teoria aristotelica dei tre stadi sostenendo che l’anima razionale veniva infusa da Dio non oltre il terzo giorno dal concepimento. L’anima, dunque, preesisteva al corpo. Questa tesi portò a conseguenze estreme, come quella del 1658 di procedere al battesimo obbligatorio di tutti i feti abortivi, trasformati a quel punto in homines dubii. Il Sant’Uffizio con Innocenzo XI (1676) stabilì che il concepito doveva essere considerato “persona” fin dal primo momento. L’idea “cristiana”, da sempre e per sempre, di uomo e di vita è di un essere sub (o non) umano (non possiamo dire animale, perché gli animali non hanno il peccato originale), malvagio perché peccatore, salvato solo dalla discesa dell’anima, dono di Dio che lo rende umano. L’amore - (prosegue su left 47/09 del 27 novembre)

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Il peggior nemico dei monoteisti

Pubblicato da Federico Tulli su 22 Maggio 2009

flickrIslam o cristianesimo che sia, a 150 anni da L’origine delle specie, l’evoluzionismo fa ancora paura ai poteri religiosi. Nella laica Turchia una giornalista è stata licenziata per aver messo Darwin in copertina. Le analogie con l’Italia evidenziate dallo storico della Medicina Gilberto Corbellini

Nel 2009 c’è ancora chi ha paura di Charles Darwin, della sua teoria sull’evoluzionismo e dell’affermazione concreta di un mondo laico che se ne va per conto proprio indipendentemente dall’intervento divino, basando crescita e trasformazioni su leggi e regole studiate dalla scienza. A 150  anni dalla pubblicazione de L’origine delle specie, c’è chi ha deciso che l’evoluzionismo non è argomento da trattare punendo, severamente, chi si è proposto di farlo. Il colpo è arrivato da un comitato scientifico: questo si rischia quando la politica interferisce nella ricerca. È successo in Turchia, dove il comitato editoriale di Scienza e tecnica, mensile del Consiglio turco di ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak), dapprima ha sostituito con un pezzo sul riscaldamento globale la storia di copertina del mese di marzo, che celebrava Darwin, e poi ha licenziato la direttrice. Lo ha riportato in esclusiva il quotidiano laico Milliyet precisando che la sostituzione della giornalista è stata disposta da Omar Cebeci, vice presidente di Tubitak ed editore della rivista. Gli oscurantisti religiosi non hanno ancora fatto pace con la teoria di Darwin, ritenendola incompatibile con gli insegnamenti creazionisti del Corano. Il timore è che, ammettendo l’evoluzione, possa essere tolto spazio all’azione di Dio (vedi left n. 4/2009). La Turchia, si sa, è un Paese di contraddizioni, dove le componenti laiche e religiose coesistono non sempre in modo pacifico: la Costituzione sancisce la laicità dello Stato ma da sei anni è al potere Giustizia e sviluppo (Akp) il partito filo islamico (ma che finora ha evitato derive fondamentaliste) del premier Tayyip Erdogan, da alcuni accusato di voler attuare l’«islamizzazione nascosta» del Paese, mentre altri gli attribuiscono un ruolo di diga contro l’estremismo religioso. Il mondo scientifico turco ha invitato gli amministratori del Tubitak a dimettersi, definendo l’episodio uno degli eventi più vergognosi della storia della Repubblica. Yusuf Kanli, stimato editorialista del quotidiano laico Hurriyet ha ricordato che prima che nel 2006 arrivasse al potere l’attuale maggioranza, Scienza e tecnica aveva pubblicato senza problemi almeno 10 articoli su Darwin e la sua teoria,  ma allora la direzione amministrativa del Tubitak era laica». Poi, nel 2008, modificando lo statuto dell’Ente scientifico il presidente della Repubblica Abdullah Gul (anch’egli dell’Akp) ha assunto il potere di nominarne il responsabile. Sullo sfondo dell’episodio si pone la dura opposizione del fanatismo islamico alla teoria dell’evoluzione di Darwin, ma anche un certo clima di ostilità verso l’Ue, dove molti continuano a frenare sull’adesione della Turchia. Eppure proprio grazie alla prospettiva europea i rischi di fondamentalismo potrebbero essere evitati sia in Turchia che in Europa. è questa la convinzione dei radicali, sostenitori dell’ingresso della Turchia in Ue, che si sono mobilitati contro la censura subita da Scienza e tecnica. Gli eurodeputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione per chiedere di «affrontare la questione con le autorità turche» e suggerire loro di attivarsi per far pubblicare la rivista nella versione originale, e per la revoca del licenziamento. Inoltre  Cappato in qualità di segretario dell’Associazione Coscioni e capolista della lista Bonino/Pannella alle prossime elezioni europee, si è impegnato a continuare a seguire la vicenda fino in fondo: «Come organo garante dei trattati comunitari la Commissione deve valutare le conseguenze di una tale violazione delle libertà di espressione e di ricerca scientifica sulla partnership euro-turca in materia di scienza e sulla collaborazione Ue-Tubytak, nonché indicare nell’ambito di quali progetti Ue il Tubytak è concretamente coinvolto».
Simona Nazzaro e Simonetta Dezi, associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

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intervistaINTOLLERANTI PER “NATURA” – Intervista al professor Gilberto Corbellini

«Il metodo dogmatico è logicamente incoerente» di Federico Tulli

Professor Corbellini, in Turchia su pressione degli attivisti religiosi è stata licenziata la direttrice di una rivista scientifica “rea” di aver messo Darwin e l’evoluzionismo nella storia di copertina. Che fine ha fatto l’islam di Averroè e Avicenna, dei cultori dell’astronomia e di altre antiche discipline?
Durante il periodo della sua espansione l’islam ha favorito il progresso della scienza, e pure il trasferimento delle conoscenze filosofiche e scientifiche all’Occidente è passato per questo pensiero religioso. Poi, come in tutte le religioni monoteiste ha prevalso l’esigenza di frenare il processo di acquisizione di un’autonomia individuale attraverso lo sviluppo del pensiero critico. Un’autonomia che va contro il metodo dogmatico delle religioni, che non può argomentare con coerenza logica le loro credenze superstiziose e metafisiche.
Cosa è accaduto in particolare?
L’islam è regredito economicamente e militarmente, lasciando alla religione il controllo della società. Per cui è divenuto intollerante. Ma quella delle religioni monoteiste è un’intolleranza diretta verso specifiche discipline scientifiche.
Vale a dire?
Sia i cristiani che i seguaci di Allah riescono a trovare un compromesso con la fisica e la matematica. I problemi nascono con le scienze che sviluppano teorie capaci di spiegare l’origine e le caratteristiche della natura umana, riconducendola alle sue caratteristiche biologiche.
Per questo, come lei scrive nel suo ultimo libro edito per Longanesi Perché gli scienziati non sono pericolosi, l’evoluzionismo fa (ancora) paura?
Con la teoria di Darwin e lo sviluppo della biologia emerge l’infondatezza del pensiero finalistico – in particolare delle credenze creazioniste sull’origine dell’uomo – che difatti viene accantonato da larga parte della cultura moderna, non solo occidentale. Allo stesso tempo non va dimenticato che Darwin e le scienze moderne sono difficili da capire e quindi da accettare per la cultura popolare.
Perché?
Negli ultimi 150 anni, la scienza si è progressivamente staccata dal senso comune, cioè dalla capacità delle persone di comprenderne gli sviluppi. Inoltre sono state create tecnologie che hanno cambiato quello che sembrava il corso immutabile della natura. Penso ai trapianti come alla fecondazione assistita. Un ruolo cruciale è poi stato svolto dalla scoperta del Dna umano e della genetica che ne è derivata. Tutto questo ha sicuramente avuto l’effetto di far avvertire la scienza come qualche cosa di estraneo all’esperienza comune.
Ciò non toglie che molte delle scoperte legate a queste discipline facciano ormai parte del nostro quotidiano…
Appunto, anche se l’atteggiamento verso la genetica è generalmente scettico, poi alla fine, come sta accadendo in Italia, registriamo il boom dei test genetici. Ma, se parliamo di medicina, è l’atteggiamento delle istituzioni religiose a dover essere valutato con attenzione. Specie quello che riguarda gli avanzamenti scientifici che offrono la possibilità di ridurre la sofferenza umana. Oggi la medicina consente anche alle persone infertili o portatrici di malattie genetiche di realizzare la possibilità di avere un figlio e soprattutto di averlo sano. La scienza e la tecnologia permettono quindi cose che la religione promette solo in termini di miracoli. È in questo momento che si raggiunge l’apice dell’antagonismo della religione nei confronti del pensiero e metodo scientifico, poiché le istituzioni religiose realizzano il pericolo di perdere la presa sulla popolazione. left 20/2009

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La legge è del più forte

Pubblicato da Federico Tulli su 1 Maggio 2009

080526hm-ansaIl Concordato è ancora oggi un vero affare per le gerarchie ecclesiastiche. In barba ai principi costituzionali di eguaglianza e laicità. La dettagliata denuncia dell’esperto di diritto e editorialista della Stampa Michele Ainis di Federico Tulli

L’ultima chicca è del ministro Gelmini. Al meeting dei 7.000 insegnanti di religione cattolica promosso a Roma dalla Conferenza episcopale italiana, ha ricordato che «l’insegnamento della religione deve avere la stessa dignità delle altre materie», e che anzi «l’ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline». Parlando di “religione” in senso generale e trattandosi del ministro di uno Stato laico si potrebbe essere portati a pensare che, per il principio di uguaglianza che pervade la nostra Costituzione, lungo la penisola esistano almeno 7.000 insegnanti di religione valdese, e altrettanti buddisti o di religione islamica. Ma sappiamo bene che non è così. A 70 anni dai Patti lateranensi la religione cattolica in Italia è ancora religione di Stato. Ed esercita il proprio potere ovunque possibile, proprio a cominciare dai luoghi di educazione scolastica. «Siamo ben lontani da Paesi di cultura simile alla nostra», osserva Michele Ainis, docente di Diritto pubblico all’università Roma Tre ed editorialista de La stampa. «A partire dalla Spagna, dove di recente c’è stata un’ulteriore frizione tra Zapatero e la curia (con interventi anche della Santa sede) quando il primo ministro ha deciso di sostituire l’ora di religione con un’ora di educazione civica. Pure la Gelmini aveva promesso più spazio all’educazione civica, un annuncio rimasto lettera morta». Il tema delle intromissioni vaticane nel quotidiano degli italiani è approfondito da Ainis nel suo ultimo saggio Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti lateranensi a oggi (Garzanti). «Non è vero – scrive – che queste ingerenze siano protette dalla libertà di parola o dalla libertà di religione; non è vero che il Concordato sia protetto dalla Costituzione».
Dov’è l’inghippo, professore?
Per prima cosa nell’articolo 7 della Carta. Inserito per  regolare i rapporti tra Stato e Santa sede sulla base dei Patti, sta lì a dire che qualunque ridimensionamento del ruolo pubblico della Chiesa aprirebbe una ferita nella stessa legalità costituzionale. Sottolineo però che non pretendo di essere depositario di verità, e che laicamente metto sul tappeto questa possibile interpretazione che corrisponde alle intenzione storica dei legislatori. Un’interpretazione che, quando anche fosse fondata, non sarebbe l’unico caso di prassi di violazione dei principi costituzionali.
Ci spieghi meglio…
In Vita e morte della Costituzione (Garzanti, ndr) ho contato 15 casi in cui la Carta dice una cosa e nella realtà ne accade

Il professor Michele Ainis

Il professor Michele Ainis

un’altra. Basti pensare alla legge sindacale. È un cattivo costume che ci accompagna da sempre nella storia nazionale. Anche lo Statuto albertino durante il fascismo non fu abrogato ma rimase in vigore rinsecchito. Diverse libertà previste, da quelle di parola a quelle politiche, di fatto non erano più concesse. Insomma in Italia non si è mai preso troppo sul serio il diritto, compreso quello della Costituzione. E questo vale, secondo me, anche nel caso di quello che regola i rapporti con la religione vaticana.
La quale prende e porta a casa. Almeno a leggere il lungo elenco di leggi e leggine riportate nel suo libro, che suonano come altrettanti privilegi per lo più di tipo economico di cui la Chiesa ormai gode a piene mani…
Esattamente. Un esempio per tutti è la legge D’Alema del 2000 sul finanziamento delle scuole cattoliche. Quando la Costituzione è improntata al principio di uguaglianza sostanziale che piega il diritto al soccorso dei più deboli, e questo principio nei fatti è deluso o apertamente violato ,quel che succede è che il più forte a livello sociale poi predomina sul più debole. Declinando tutto ciò rispetto alla questione religiosa significa che la leva del diritto dovrebbe essere utilizzata per i culti minoritari. O per tutelare la sfera dei cittadini che non hanno alcuna fede, assai poco rappresentati in un Paese che espone i simboli religiosi nei luoghi pubblici, che sostanzialmente obbliga allo studio della religione cattolica e che usa il protocollo cattolico quando c’è un funerale di Stato. Il quale Stato, infine, finanzia solo una delle confessioni religiose, che poi è quella che ne avrebbe meno bisogno. Quello dell’8 per mille è un sistema aberrante, perché se io nutro il più grasso lui diventerà obeso e gli altri moriranno di fame.
Il pensiero religioso, in Italia, da fenomeno culturale si sta tramutando in fenomeno politico?
Le spiego cosa secondo me è accaduto. Lasciando perdere il credito personale di cui gode Berlusconi, tutti i sondaggi dicono che c’è un potere politico debole, con il Parlamento che gode di scarsa fiducia degli italiani. Lo stesso accade nei confronti della Chiesa come istituzione. Dall’ultimo studio Eurispes emerge una società italiana sempre più secolarizzata. La fiducia verso le gerarchie vaticane è calata di 11 punti nel 2008 come nel 2007: in due anni è passata dal 60 al 38 per cento. A fronte della débacle di consensi i due poterideboli si sorreggono a vicenda. E allora abbiamo i partiti che fanno le liste elettorali bloccate e la Santa sede che mette il veto sul testamento biologico riuscendo a imporlo in Parlamento.
Quali sono gli aspetti incostituzionali del  Concordato?
Dell’8 per mille si è detto. Facendo confluire un’abnorme mole di denaro praticamente verso un unico forziere è una evidente violazione del principio di uguaglianza tra le confessioni religiose. Un’altra questione che grida vendetta sono gli effetti civili delle sentenze di nullità matrimoniale. Perché lì significa che io mi rivolgo alla Sacra rota, che undici volte su dieci annulla il matrimonio – tanto ci trova una ragione -. A quel punto, siccome è un annullamento che travolge tutto il passato,  come se quel matrimonio non fosse mai stato celebrato, il coniuge economicamente più debole perde il diritto agli alimenti. Diritto che invece attraverso il divorzio avrebbe. Allora questo mi sembra di una chiara incostituzionalità. Poi ci sono i privilegi per gli insegnanti di religione. Insomma, ce ne sono punti da valutare.
Per ristabilire il principio di uguaglianza quale posto dovrebbe avere la religione nella Carta?
Io penso che sarebbe bastato l’articolo 3 comma 1. Laddove dice che tutti sono eguali senza distinzione, non solo di sesso, razza e partito ma anche per fede religiosa. Il che significa che questa è irrilevante per il diritto. E significa di nuovo che lo Stato e le Chiese sono separati. Tutto il resto aggiunge pasticci da cui nascono bisticci. Aveva ragione Thomas Jefferson
quando diceva che la laicità implica l’esistenza di un muro tra il potere laico e quello religioso. left 17/2009

**Il libro**

m-ainisLa Chiesa cattolica attinge abbondantemente alle risorse pubbliche dello Stato italiano: ogni anno milioni di euro vengono dirottati dal governo  centrale e dagli enti locali, che si sono fatti di recente ancor più solerti. Questo tuttavia non  impedisce al Vaticano pesanti incursioni nella vita pubblica del nostro Paese: è pressoché impossibile che un provvedimento legislativo venga approvato senza il suo benestare. E quando accade, le resistenze della Chiesa cercano di impedirne l’applicazione. È una situazione abnorme, che trova il suo fondamento nel Concordato siglato l’11  febbraio 1929 da Pio IX con Benito Mussolini, «l’uomo della Provvidenza». Quel patto venne accolto dalla Costituzione repubblicana tramite l’articolo 7. Nel 1984 venne rinnovato dall’accordo tra Craxi e Giovanni Paolo II. Il trattamento privilegiato di cui gode il Vaticano non ha più alcun fondamento giuridico, argomenta Michele Ainis: l’articolo 7 era una norma provvisoria, e oggi è un farmaco scaduto. Oltretutto quelle dei vertici della Chiesa si configurano come ingerenze di uno Stato straniero nei nostri affari interni. Infine, in una società sempre più complessa, i privilegi concordatari creano inevitabilmente una disparità di trattamento rispetto a cittadini italiani che seguono altre fedi (e soprattutto a quelli che non si sentono affiliati ad alcuna Chiesa).

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Cronaca di due leggi vergogna

Pubblicato da Federico Tulli su 3 Aprile 2009

Fecondazione assistita, ricerca sulle staminali embrionali, identità medica. Dopo il primo stop della Consulta agli articoli che violano la salute della donna, ora si dichiari l’incostituzionalità del ddl sul testamento biologico di Federico Tulli

Per la legge 40 una sonora bocciatura della Consulta

Mentre andiamo in stampa la Corte costituzionale è appena uscita dalla camera di consiglio dove si era riunita per valutare la legittimità costituzionale della legge 40 sulla procreazione medicalmente assitita (Pma). La norma è stata giudicata parzialmente illegittima dall’Alta corte. I giudici hanno infatti dichiarato «l’illegittimità costituzionale» dell’«unico e contemporaneo impianto» di tre embrioni (articolo 14 comma 2). Allo stesso modo è incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo 14 laddove non prevede che il «trasferimento degli embrioni, “da realizzare non appena possibile”, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna». Nel mirino dei giudici, dunque, due passaggi della legge che minano il diritto alla salute. L’obbligo di contemporaneo impianto di tre embrioni è  infatti causa di parti plurigemellari tra le donne più giovani, mentre è spesso insufficiente per chi ricorre alla  fecondazione assistita in età più avanzata. La qual cosa comporta il ricorso a più tentativi di impianto. Ciò che invece la Corte ha dichiarato inammissibili, «per difetto di rilevanza nei giudizi principali», sono le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3 (irrevocabilità del consenso della donna) e 14, commi 1 e 4. Il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. «La pentola clericale della legge 40 è stata fatta senza il coperchio costituzionale – commentano Marco Cappato e Rocco Berardo dell’associazione Luca Coscioni -. I casi individuali arrivati alla Consulta hanno dimostrato quanto piena di ideologia sia stata la stesura della legge “italiana” sulla fecondazione assistita». Secondo i due politici radicali è ora urgente riuscire a imprimere una svolta anche sulla questione centrale per milioni di malati: quella di destinare le migliaia di embrioni sovrannumerari, invece che alla spazzatura, alla ricerca. A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50 per cento) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa.
Dopo lo scempio dell’approvazione in Senato del ddl Calabrò sul testamento biologico, finalmente la buona notizia della bocciatura “costituzionale” di questa brutta legge. La cui storia – che il nostro settimanale ha denunciato sin da quando fu proposta – ha tanti significativi punti in comune con il ddl sul testamento biologico appena approvato al Senato. Entrambe, antiscientifiche e ispirate a dogmi religiosi, attaccano violentemente una serie di diritti civili dati oramai per acquisiti. Almeno fino a quando la destra berlusconiana non è arrivata al governo. E l’opposizione le si è sistematicamente
sgretolata di fronte, lacerata da mille contraddizioni interne sui temi etici. f.t.

Un registro contro l’accanimento

Mina Welby

Mina Welby

Mina WelbyIl bersaglio grosso è l’istituzione di un registro comunale per i testamenti biologici. È nel mirino dei Radicali  che stanno raccogliendo le firme per una delibera di iniziativa popolare al Comune di Roma. Quello retto da Gianni Alemanno, uno dei più accaniti sostenitori del ddl Calabrò. Nel frattempo la breccia è stata aperta da Sandro Medici, “minisindaco” Pd del X municipio della Capitale, dove vivono oltre 180mila persone. Tra le proteste dell’opposizione, Medici ha istituito un registro che sarà inaugurato la prossima settimana dal testamento biologico di Mina Welby, la moglie di Piergiorgio.

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Luca e Piergiorgio, due eroi civili

Luca e Maria Antonietta Coscioni

Luca e Maria Antonietta Coscioni

«Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza  mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti». In piena battaglia referendaria contro la legge 40 sulla Pma, così scriveva Luca Coscioni ne Il  maratoneta (ed. Stampa Alternativa). Siamo all’inizio del 2005. Di lì a poco la pressione della Conferenza episcopale italiana sull’opinione pubblica avrebbe stroncato le possibilità di riuscita del referendum abrogativo. Una vittoria  della Chiesa e della destra asservita alle gerarchie vaticane, che rappresentò la posa della prima pietra per la nascita di quello Stato etico di recente paventato niente meno che da Gianfranco Fini. Uno Stato che con una sola norma è riuscito a violentare la dignità della donna (la cui salute ha valore secondario rispetto a quella dell’embrione assunto al rango di essere umano), ledere l’identità medica (con l’obbligo del contestuale impianto nell’utero di tre embrioni), umiliare la ricerca scientifica (con lo stop all’utilizzo di nuove linee cellulari embrionali). Luca Coscioni è poi morto nel febbraio del 2006, lasciandoci in eredità, insieme a quel prezioso libro, la memoria della sua battaglia civile e politica nelle file dei Radicali, condotta senza sosta fino all’ultimo giorno di vita. Un impegno che si è tradotto concretamente nella storica vittoria dei Radicali con il via libera dell’Unione europea ai fondi comunitari per la ricerca sulle staminali embrionali. Gli unici finanziamenti che oggi consentono alla ricerca italiana in questo campo – un tempo all’avanguardia – di mantenersi al passo con quella internazionale.

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Piergiorgio Welby

Guardando alla storia umana e politica di Coscioni e della legge contro cui si è battuto non si può non pensare a Piergiorgio Welby e al ddl sul cosiddetto testamento biologico appena varato dal Senato e in attesa di passare  all’esame definitivo della Camera. Come Luca, Piergiorgio era affetto da sclerosi laterale amiotrofica. E come lui  trasformò la propria condizione di malato terminale in una strenua battaglia politica per il rispetto del diritto alla salute e alla tutela della dignità umana garantiti dall’articolo 32 della Costituzione. Una battaglia per il diritto di morire di morte naturale, senza cioè essere più sottoposto a un inutile quanto doloroso accanimento terapeutico, rappresentato dal ventilatore polmonare. Nell’estate del 2006 Welby chiede che gli sia staccato. È malato da oltre 40 anni: la distrofia muscolare progressiva gli è stata diagnosticata nel 1963. Negli anni Ottanta perde l’uso delle gambe. Poi l’ultimo stadio: insufficienza respiratoria. Welby entra in coma e quando si risveglia è tracheotomizzato e  immobilizzato al letto. Da questo momento può respirare solo col ventilatore e comunicare solo tramite computer. Scrive indicando le lettere con gli occhi. Sono questi, d’ora in poi, la sua voce. Che fa sentire sul web sul sito dei  radicali italiani, dove ha aperto un forum dedicato all’eutanasia (www.calibano.ilcannocchiale.it). E che fa sentire nel suo libro Lasciatemi morire (Rizzoli) che conclude a settembre, tre mesi prima che l’anesesista Mario Riccio gli stacchi il respiratore.
Quando il libro va in stampa Welby ha quasi del tutto perso ogni capacità di comunicare anche attraverso gli occhi. Sono le settimane in cui la lettera che scrive al presidente Napolitano e che fa da prologo al libro mantiene alto il  dibattito sull’eutanasia e il testamento biologico. «Io amo la vita Presidente – scrive Welby -. Vita è la donna che ti  ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né malinconico né un maniaco depresso (come accertò lo psichiatra Alessandro Grispini, ndr). Morire non mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita. È solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche». Quell’insensato accanimento che secondo il ddl approvato al Senato ora va imposto per legge. A chiunque si trovi in quelle condizioni. left 13/2009

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Testamento biologico, c’era una volta la laicità dello Stato

Pubblicato da Federico Tulli su 26 Marzo 2009

senatoIl Senato boccia gli emendamenti dell’opposizione sull’esclusione dell’alimentazione forzata. Oggi il voto finale. L’amarezza di Englaro di Federico Tulli

La crociata del centrodestra sul testamento biologico giunge (vittoriosa per i crociati) al termine. Il voto finale al Senato sul ddl Calabrò è fissato per la tarda serata di oggi, con una seduta che andrà avanti a oltranza. Non si prevedono sorprese nell’urna, dove spesso in questi giorni di votazioni serrate i senatori sono stati chiamati al voto segreto. Pertanto, tra poche ore, la norma sul biotestamento salirà di diritto sul podio tutto berlusconiano delle leggi di ispirazione vaticana, dove già brilla la più antiscientifica e illiberale in assoluto: la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Tutto si è deciso nella giornata di ieri con la bocciatura degli emendamenti relativi al punto cardine del ddl, quelli che chiedevano l’esclusione dell’alimentazione forzata del paziente in stato terminale dagli obblighi imposti per legge al medico. Obblighi previsti dall’articolo 3 comma 6 (che considera l’alimentazione forzata un atto assistenziale e non di cura) e che di fatto impediranno a ciascuno di noi di redigere un vero testamento di  ne vita, esercitando il diritto stabilito dall’articolo 32 della Costituzione di disporre liberamente del nostro corpo. Visto l’esito finale, la strategia dell’opposizione di rallentare l’iter di approvazione della legge tramite la presentazione di migliaia di emendamenti si è rivelata inutile. Ed è risultata fallimentare quella di puntare sulla segretezza del voto per cercare di spaccare il centrodestra su un tema illiberale come quello dell’alimentazione forzata. I crociati di Berlusconi hanno infatti serrato diligentemente i ranghi, mentre chi ha confermato l’esistenza di due ben distinte anime nella stessa formazione politica alla fine è stato il Partito democratico. Con il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, che presentava un emendamento soppressivo del comma 6 e la teodem Emanuela Baio Dossi che le votava contro. Nemmeno l’intervento di Ignazio Marino, medico e senatore Pd di dichiarata fede cattolica, ha fatto breccia nella coscienza dei suoi ferventi colleghi: «Ogni trattamento sanitario può essere rifiutato dalla persona. Queste non sono parole di un pericoloso sovversivo, ma di Aldo Moro. Il Senato oggi tradisce quello spirito e cancella la nostra libertà di scelta rispetto alle terapie mediche». Fatta la legge non resta che sottolineare l’amarezza di Beppino Englaro espressa ai microfoni di un’emittente romana: «Annullare l’idea costituzionale del diritto inviolabile della libertà della persona è inaccettabile. È assurdo confondere la naturalità con l’artificialità o non capire che l’alimentazione forzata, come riconosciuto dal mondo scientifico, è una terapia. Ed è indegno protrarre artificialmente il vivere. Il modo migliore di tutelare la vita umana, è affidare le decisioni al riguardo a chi la vive. La sentenza della Cassazione per la vicenda di Eluana – ha concluso Englaro – va nella direzione dei principi di uno stato laico, nel rispetto del dettato costituzionale. La legge che il Parlamento approverà e soprattutto la reazione dei cittadini ci dimostreranno se siamo davvero in uno Stato laico».  Terra, quotidiano del 26 marzo 2009

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La Casta

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Febbraio 2009

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Il nuovo attacco alla laicità dello Stato avviene nell’indifferenza delle istituzioni. Con i negazionisti lefebvriani la Chiesa di Roma sconfessa il principio di libertà religiosa che ispira il Concordato dell’84 di Federico Tulli

«L’unità dei cattolici è il principale obiettivo del pontificato di Benedetto XVI, la cui considerazione del Concilio Vaticano II è molto diversa da quella di Giovanni Paolo II. I lefebvriani non sono cambiati, è il Vaticano che ha modificato la propria posizione». Queste poche righe si leggono nella storia di copertina del settimanale polacco Tycodnik Powszechny dedicata alla decisione di papa Ratzinger di riaprire le porte della Chiesa, a fine gennaio scorso, ai quattro vescovi lefebvriani (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson) scomunicati dal suo predecessore nel 1988. In queste settimane la ricomposizione dello scisma, che prese il via nel ’65 dopo il Vaticano II, ha fatto discutere soprattutto per via delle dichiarazioni negazioniste di Williamson, antisemita conclamato, rilasciate non solo fino a pochi giorni prima di essere richiamato sotto l’ala della Chiesa di Roma. Anzi. Williamson, semmai qualcuno avesse avuto dubbi, continua a non mostrare alcun segno di ripensamento, avendo detto di essere in attesa che qualcuno gli dimostri empiricamente che le camere a gas naziste siano servite per sterminare sei milioni di ebrei. Deliri razzisti che insieme all’articolo del Tycodnik Powszechny offrono lo spunto per rivalutare l’effettiva validità del Concordato siglato il 18 febbraio 1984 tra Stato italiano e Città del Vaticano. Un accordo che (almeno secondo quanto si legge nella premessa e nell’articolo 1) rinnova i Patti Lateranensi, voluti da Mussolini nel 1929, proprio per affermare uno dei principi fondanti l’identità della nostra nazione: quello della libertà religiosa, e quindi della laicità dello Stato, sancita dall’articolo 8 della Costituzione del 1948. E un rinnovo con cui si è inteso anche riconoscere «gli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II» del 1962-1965 in tema di riconoscimento delle altre fedi.VATICAN CONSERVATIVES

La domanda dunque è: se, come fa notare il Tycodnik Powszechny, «il Vaticano ha modificato la sua posizione» nei confronti del Concilio che ha ispirato la firma del trattato dell’84, e se questa posizione, aggravata dall’apertura a una corrente negazionista del calibro dei lefebvriani, mal si combina con la laicità che la Corte costituzionale nel 1989 ha definito «uno dei principi supremi dello Stato», che valore ha oggi il Concordato? Una risposta potrebbe giungere dalle osservazioni di un cosiddetto insospettabile: don Vincenzo Marras. Direttore oggi dell’emittente televisiva Telenova, fino a gennaio 2008 Marras ha firmato il mensile cattolico Jesus della società editrice San Paolo, la stessa, tra l’altro, di Famiglia cristiana. Ed è proprio su Jesus che in tre editoriali scritti tra il 2000 e il 2007 parlò di «paura del Concilio» paventando il rischio che tra le gerarchie vaticane ci fosse chi si stava costituendo un alibi per la “ricomposizione” dello scisma con i lefebvriani. «Oggi il mio pensiero non è cambiato rispetto a quanto scritto in quegli editoriali», dice Marras a left. Dunque, andiamo a leggerne alcuni passaggi significativi, anche perché come osserva il deputato radicale del Partito democratico Maurizio Turco (in questo caso anche lui insospettabile), non hanno mai goduto del necessario risalto nemmeno quando Marras era direttore della testata. Eppure potrebbero dimostrare come ci sia un disegno preciso, quasi una premeditazione verrebbe da dire, del Vaticano a rompere il patto di laicità che anima il Concordato con l’Italia.

Scriveva il direttore di Jesus sul numero di agosto 2007 nel commentare la reintroduzione della messa in latino voluta da Benedetto XVI: «Smascherare i tradizionalisti, che si nascondono dietro la bandiera della Messa post tridentina, per rigettare le grandi intuizioni teologiche e pastorali della Chiesa voluta dal Vaticano II. È questa la principale conseguenza del Motu proprio Summorum pontificum, con cui Benedetto XVI dà alla Messa preconciliare la legittimità che aveva perso con la riforma liturgica di Paolo VI, e fa ogni sforzo per giungere a una riconciliazione interna alla Chiesa, ferita dallo scisma del movimento guidato dall’arcivescovo Lefebvre. Alibi smascherato, si direbbe – prosegue il direttore di Jesus, che qui quasi anticipava quanto scrive oggi il settimanale polacco -. Infatti, la reazione di queste minoranze chiassose è inequivocabile: hanno già fatto sapere che continueranno a rifiutare gli insegnamenti del Concilio sull’ecumenismo e la libertà religiosa, sull’ecclesiologia di comunione e l’apertura della Chiesa al mondo contemporaneo. Non se ne sono accorti solo quanti riducono l’intervento del Papa a una sorta di panacea del latino o lo salutano come una rivincita sui guasti provocati dall’abbandono del Messale di Pio V. Alcuni – conclude l’editoriale di Marras – hanno espresso il timore che (al di là di ogni intenzione) il Motu proprio ponga un freno all’applicazione del Concilio. È un rischio reale, che vorremmo esorcizzare. Per parte nostra vogliamo piuttosto rilanciare l’invito (forse troppo sottovalutato) del Papa a raccogliere la sfida di una liturgia viva per una Chiesa viva. Non ferma al calendario del 1962».

lapresse_3324È questo l’ultimo dei tre editoriali del direttore di Jesus sull’argomento Concilio-Lefebvriani. Quattro mesi dopo viene sostituito alla guida del mensile. Ai fini della ricostruzione storica dello scisma vale ora la pena fare un salto indietro di otto anni ed evidenziare alcune frasi del primo dei tre articoli, quello scritto nel novembre del 2000 dal titolo “Paura del concilio”: «Ricordate monsignor Marcel Lefebvre? – scrive Marras -. Era quel pio vescovo, fondatore della Fraternità San Pio X, che non riuscì mai a mandare giù il Vaticano II. E che, dopo una serie di virulenti attacchi ai Papi che avevano ispirato e appoggiato il rinnovamento conciliare, nel 1988 consacrò, senza il consenso di Roma, quattro vescovi. Da qui lo scisma. Il paesino svizzero di Ecône, sede della Fraternità San Pio X, divenne così il laboratorio dell’integrismo cattolico, ispirando più o meno direttamente ogni contestazione al rinnovamento liturgico e teologico, allo spirito di dialogo in campo ecumenico e interreligioso. Lefebvre diceva che l’Anticristo aveva preso possesso dei Sacri palazzi: “Mercenari, lupi, ladri, comunisti e massoni si sono introdotti nel governo della Chiesa…”. Se i toni non sono più quelli violenti e aggressivi di allora, le censure e le critiche di oggi alla Chiesa di Roma e al Papa sono le stesse. Di nuovo pare esserci (“e questo ci inquieta davvero”, osservava il direttore di Jesus) un riavvicinamento tra la comunità scismatica dei lefebvriani e alcuni settori della Chiesa cattolica». Già, inquietante, anche perché, ricordiamo, era il novembre del 2000, ma sembra storia di oggi.lapresse_img_5128_copia
Accenniamo ora solo brevemente al secondo editoriale di Marras, “Una Chiesa in cerca di incontri”, scritto nel 2005 in occasione di “40 anni del Vaticano II”, laddove dice: «Il Concilio chiede sempre di essere rilanciato». Una semplice frase che ci riporta al quesito iniziale: nel momento in cui il Vaticano II non viene più «rilanciato» e anzi viene contraddetto ha ancora senso mantenere in vita il Concordato? E ancora, poiché la ricomposizione dello scisma con gli antisemiti di Lefebvre operata da Benedetto XVI non suona proprio come una mano tesa a uno Stato laico nato in seguito alla vittoria contro il nazifascismo, non è forse il caso di metter mano all’articolo 7 della Costituzione che regola i rapporti tra Italia e Vaticano sulla base di quel trattato? Lapidaria la risposta di Gennaro Acquaviva consigliere politico di Bettino Craxi, il presidente del Consiglio che siglò il Concordato dell’84, considerato da molti ispiratore di quel patto: «Ci sono molte incongruenze soprattutto a proposito del rapporto del Vaticano con Israele. Però non ce ne sono dal punto di vista dei rapporti formali con l’Italia. La decisione di Benedetto XVI non riguarda il Concordato se non in carattere generale. Il trattato è uno strumento di pacificazione e collaborazione. E in via teorica può essere rivisto se c’è un fatto anche estraneo che lo rimette in discussione, ma l’idea di farlo per colpa della ricomposizione dello scisma è piuttosto stiracchiata. Questa – conclude Acquaviva – è la mia opinione, ma è anche l’opinione generale. Poi questo è un mondo di matti e ci sarà sicuramente qualcuno che la pensa in maniera diversa».

Dal canto suo Maurizio Turco ribadisce: «Io segnalo semplicemente che le acquisizioni del Concilio sono state alla base della religione concordataria dell’84. Nel momento in cui la Chiesa fa rientrare il lefebvriani senza chiedere nulla in cambio, tanto meno il superamento delle ragione per cui se ne andarono via, dovrebbe essere automatica la denuncia da parte dell’Italia per inadempienza del trattato internazionale». Il deputato radicale spiega poi che questa potrebbe essere l’occasione per superare l’incongruenza costituzionale rappresentata dalla coesistenza degli articoli 7 e 8. Il primo regola i rapporti tra Stato e Chiesa, e il secondo fissa il principio di libertà religiosa. Ma se in 60 anni di Costituzione nessuno, tranne i radicali con un loro disegno di legge, si è mai assunto l’onere di rivedere l’articolo 7 in chiave di libertà religiosa, appare utopistico che proprio in questo momento storico il governo italiano compia tale passo. «La nostra proposta di revisione giace ignorata in Parlamento – conclude Turco -. Forse perché sostiene che il punto di partenza della democrazia è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, testo che mal si combina con l’apertura del Vaticano a dei negazionisti». Left 8/2009

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Londra svelata

Pubblicato da Federico Tulli su 14 Novembre 2008

La seconda generazione di arabi inglesi tra ritorno all’islam e cosmopolitismo. Nel suo romanzo d’esordio Robin Yassin-Kassab racconta la fine del melting pot. Dal 18 novembre è in Italia per presentare il libro di Federico Tulli

«A Londra spesso mi trovavo a passare davanti ai cortili di scuole dove c’erano bambini vestiti secondo le diverse usanze musulmane, sikh, cristiane ed ebree. E tutti giocavano insieme. Era prima dell’estate del 2001 e questo diceva dell’inesistenza di conflitti interculturali. Dopo l’11 settembre tutto è cambiato. Quel giorno è iniziato il declino». Robin Yassin-Kassab è nato in Inghilterra da padre siriano e madre inglese e nel suo romanzo d’esordio Il traditore (il Saggiatore), in libreria dal 18 novembre, racconta la comunità anglo-araba e le ansie e aspirazioni della sua seconda generazione di immigrati. Sono gli anni che precedono l’inizio del conflitto «imperialista anglo-americano contro le nazioni islamiche». Al centro del romanzo, una famiglia costretta dagli orrori e dalle contraddizioni della storia a ridefinire la propria identità. «In realtà – racconta Yassin-Kassab a left – non pensavo al tema dell’identità quando ho iniziato il libro. Semplicemente ho cominciato a scrivere scegliendo di ambientarlo nel 2001 per la mia familiarità con la Londra degli anni 90. E poi perché penso che in quel decennio, a Londra, i rapporti tra le diverse comunità fossero eccellenti, molto più che in altre parti del Paese e d’Europa». La storia de Il traditore ruota intorno alla figura di Sami Traifi, un trentenne arabo siriano nato a Londra e sposato con la bellissima Muntaha. Mentre la sua comunità, sempre più isolata, si aggrappava alla religione, Sami si attacca ferocemente alla figura del padre scomparso, che gli ha trasmesso l’ateismo e un grande amore per la tradizione laica araba. Quando la moglie abbraccia l’islam, Sami si getta in una personale lotta contro il mondo che lo vedrà “sprofondare” nell’edonismo londinese. «Non penso che sia il hijab, il velo indossato dalle donne islamiche, il simbolo di quella frattura – spiega Kassab – il problema si presenta quando chi è al potere demonizza a livello sociale e legislativo le minoranze e le loro espressioni culturali. Nel mio romanzo i laici sono forse più intolleranti dei credenti. O, piuttosto, il secolarismo, il nazionalismo, il credere nel capitalismo sono essi stessi inconsapevoli atteggiamenti religiosi». Ciò che secondo lo scrittore si è guastato è il rapporto tra governi, e non quello tra culture: «La pulizia etnica in Palestina, le basi militari Usa nei Paesi islamici, la lenta distruzione dell’Iraq: sono questi gli errori, non il velo». Errori-orrori che da un lato hanno spazzato via il melting pot londinese anni 90, dall’altro sembrano aver spezzato il cammino di un prodigioso sviluppo culturale avviato nella seconda metà del 900 negli Stati arabi. Paradigmatica nel libro la figura di Marwan.
Il poeta, padre di Sami. Che da «laico e romantico» è diventato conservatore e religioso, «come gran parte degli arabi nel mondo», osserva Yassin-Kassab che sta scrivendo un nuovo romanzo: una sorta di Cuore di tenebra sulle rive dell’Eufrate. «Ma – aggiunge – a rischio di sembrare indulgente, dico che questo è il risultato di una delusione. Negli anni 50 e 60, gli arabi avevano fiducia nel modello di sviluppo occidentale (Marx è occidentale). Erano sicuri di riuscire a trasformare i propri Paesi in una generazione. Nei fatti, hanno sofferto un collasso economico, ripetute sconfitte militari, occupazioni straniere e regimi dittatoriali. Il sorgere dell’ala conservatrice islamica è stato un rifugio, io penso un rifugio mal consigliato, da una sgradevole realtà. Ma il ritorno alla religione è un fenomeno internazionale. L’ondata religiosa statunitense, dagli anni 60 a oggi (forse ha finalmente raggiunto l’apice e ora inizia il declino), coincide con quella del mondo arabo, ed è ancora più difficile da spiegare. L’America è una potenza economica e militare. Forse il fattore comune è un traumatico cambiamento sociale, che ha spinto le persone a desiderare “mitiche” certezze. In qualche modo la nascita di organizzazioni politiche come la Lega nord in Italia potrebbe assomigliare a questo».

Left 46/2008

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Odifreddi: La fantasia che conta

Pubblicato da Federico Tulli su 7 Novembre 2008

Dopo aver fatto della più  ostica delle discipline materia da best seller il matematico piemontese torna alla divulgazione alta. Con la complicità di Einaudi di Federico Tulli

Nessun matematico pensa per formule, diceva Einstein.«La matematica è scritta in un linguaggio formale e descritta secondo una metodologia logica. Ma formule e regole non sono altro che un tentativo di formalizzazione a posteriori di pensieri intuitivi». Ed è violando «ogni classico criterio di narrazione enciclopedica» che Piergiorgio Odifreddi ha curato insieme a Claudio Bartocci, entrambi matematici di professione, i quattro volumi su La matematica editi da Einaudi. Un’opera altamente scientifica e che, al tempo stesso, narra in modo originale la storia di questa disciplina che sin dalle sue origini permea ogni campo del sapere umano. Dopo il primo volume dedicato a Luoghi e tempi è da poco uscito il secondo: Problemi e teoremi. Suoni forme e parole e L’intreccio con le scienze chiuderanno poi questo lungo viaggio insieme alla decana delle arti scientifiche. Un viaggio da Babilonia e Atene partito oltre 25 secoli fa e che, attraverso scuole di epoche e Paesi lontani fra loro, approda ai moderni centri di eccellenza di Oxford e Princeton.
Professor Odifreddi, a oggi Einaudi ha dedicato enciclopedie soprattutto a discipline umanistiche. Come è nata l’idea di “raccontare” da vicino la più scorbutica delle scienze e a chi si rivolge quest’opera che la inquadra via via da angolature molto differenti?
In effetti La matematica è il primo tentativo del genere di Einaudi in campo scientifico. E se dovesse andar bene, come peraltro sembra, proseguirà con la pubblicazione di altre opere, dalla fisica alla chimica, alla biologia. L’idea è stata pensata con Claudio Bartocci, come me matematico di professione e interessato all’arte, alla letteratura, ma anche ad altre discipline scientifiche.
Con Il matematico impertinente (Longanesi) lei è riuscito a rendere questa disciplina materia da best seller.
Ho già scritto vari libri di divulgazione che cercano di mettere insieme diversi aspetti della cultura in cui la matematica è il filo conduttore. E questa enciclopedia ricalca in maniera meno divulgativa quell’idea.
Il pensiero matematico ha una dimensione universale, ma noi siamo abituati a pensarlo come “un’invenzione” dell’Antica Grecia che poi si sarebbe sviluppata essenzialmente in Occidente. È così?
Abbiamo voluto far vedere come la storia della matematica sia il risultato di un’impresa globale. Da qui l’idea di raccontare le 27 più significative scuole mondiali. Evidenziando l’importanza di quella ateniese, ma senza sminuire quella che si era formata a Bagdad o in Cina, e nemmeno gli studi degli Inca in America latina e così via. Un’altra particolarità è che non abbiamo descritto una storia lineare che parte intorno al 4-500 a.C. e poi avanza piano piano seguendo le vicende di piccoli e grandi matematici. Noi abbiamo voluto raccontarla per scuole e argomenti. Ma anche per luoghi. Narrando così, nel secondo volume, la storia della matematica e il suo legame con i luoghi geografici.
Nel terzo volume si racconta il rapporto con il resto della cultura: letteratura, musica, pittura. Mentre il quarto descrive le applicazioni più avveniristiche della matematica, in fisica, in informatica e così via. Come si è evoluto il ruolo del matematico nella storia?
Guardando alle origini di questa figura si scopre che il matematico nel tempo è molto cambiato. Agli inizi non si distingueva dal filosofo. Basta pensare a Pitagora che – ammesso che sia mai esistito – è uno che ci ha lasciato quel teorema fondamentale che porta il suo nome e anche teorie filosofiche sulla natura del diverso, sul legame tra musica, matematica e natura. Il termine stesso “matematico” etimologicamente significa “apprendista”. Per cui chiunque fosse dotato di interesse “scientifico” poteva definirsi matematico. Ancora nell’Europa del 6-700 molti importanti matematici erano dilettanti nel senso letterale. Si divertivano cioè a fare calcoli praticando le più diverse professioni. Leibniz era un diplomatico alla corte di Hannover, Newton invece era l’analogo dell’attuale banchiere centrale britannico. O ancora Fermat che era un avvocato. Oggi invece noi matematici siamo per lo più dei professionisti. Abbiamo però mantenuto la capacità di lavorare, di pensare in solitudine, diversamente dai colleghi delle altre scienze, i cui esperimenti sono sempre più spesso il risultato di lavori di gruppo.
Una solitudine che non impedisce però che le intuizioni matematiche, anche se apparentemente astratte, trovino concreta applicazione in tutte le scienze moderne.
La matematica pura, alla fine, viene quasi sempre applicata. Un esempio classico è lo studio delle sezioni coniche (l’ellissi, le parabole, l’iperbole) che Apollonio fece due millenni fa e che per 1.500 anni è rimasto un divertimento matematico. Poi di colpo Keplero è riuscito ad applicare quei calcoli alle orbite dei pianeti e le intuizioni “astratte” di Apollonio sono diventate uno strumento fondamentale. Lo stesso si può dire dei numeri immaginari introdotti dalla scuola italiana, che nel 1500 servivano per risolvere le equazioni di terzo grado. Oggi nonostante si chiamino immaginari sono l’asse portante della meccanica quantistica, a partire dall’equazione di Schrödinger. Si dice che in fondo questa sia la dimostrazione che il mondo è ordinato matematicamente, cioè che la sua vera essenza sia basata su strutture matematiche che poi noi scopriamo.
Citando la teoria del fisico Stephen Hawking, Benedetto XVI ha detto che essa non può escludere «un ordine», «un’intrinseca matematica» e ha contestato l’idea della «filosofia recente» secondo cui l’origine del cosmo non è «vista come una creazione, ma piuttosto come mutazione o trasformazione»…
Sì, questo papa cita spesso la matematica. L’idea che essa sia espressione della mente umana e poi però si applichi alla natura, gli fa credere che ci sia qualcosa al di sopra della natura e della mente e che questo qualcosa sia dio. Tra l’altro è un’idea molto antica che non ha niente a che vedere col cristianesimo, è l’idea stoica del logos come ordine del mondo. Come poi questo si coniughi con Gesù e la Chiesa è un’altra questione. Il cristianesimo ha attinto a piene mani dalla filosofia greca, il Vaticano da sempre cerca di occupare tutti gli spazi. Ma nel caso del rapporto tra fede e scienza è impossibile trovare attinenze. Il metodo scientifico è del tutto diverso da quel metodo religioso dogmatico che il papa incarna con l’infallibilità pontificia. La scienza procede per dimostrazioni, per esperimenti, la Chiesa per pronunciamenti e dogmi. La Chiesa cattolica in particolare è restia ad accettare le idee nuove, ma a un certo punto anche per lei diventa impossibile respingerle senza correre il rischio di farsi ridere dietro.
È il caso dell’evoluzionismo?
Esattamente. Ora il papa riconosce la validità della teoria formulata da Darwin, dicendo però che agli inizi dell’universo, e quando è nata la vita e forse anche la coscienza, c’è stato l’intervento diretto della divinità. Poi la vita si sarebbe evoluta. Ma in definitiva li si può anche capire… vuole forse che ammettano di aver sbagliato proprio tutto e di essere inutili?

Left 45/2008

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«Il papa non ci faccia la morale»

Pubblicato da Federico Tulli su 7 Novembre 2008

«È falso che non esista una “dimensione etica” nella e della scienza. Come diceva Jacques Monod, esiste un’etica della conoscenza scientifica che, da Galileo in poi, coincide con il rispetto del postulato dell’oggettività». Gilberto Corbellini, ordinario di Storia della medicina alla Sapienza di Roma, Piergiorgio Strata, ordinario di Neurologia all’università di Torino, e Giulio Cossu, ordinario di Embriologia e istologia medica all’università di Milano, rispondono così, in un documento firmato da altri 53 scienziati italiani e stranieri (tra cui il bioeticista Demetrio Neri ed Elena Cattaneo, da poco premiata con il “Grande Ippocrate” ) alle affermazioni di Benedetto XVI sull’eticità della scienza. «Gli scienziati  comunicano in base a questa norma – spiegano i tre componenti dell’Associazione Coscioni – a differenza del Vaticano che basa le questioni “eticamente rilevanti” su dogmi imposti anche a chi non è cattolico. Non solo. La ricerca scientifica è portatrice di un’etica di libertà, responsabilità e conoscenza, ed è la responsabile del triplicarsi delle aspettative di vita media. Tutto quanto si sta scoprendo su questo fronte fa riferimento diretto a una teoria scientifica sulla quale è di nuovo il Vaticano a manifestare perplessità e resistenze: la teoria darwiniana dell’evoluzione. Quanto al riferimento dei facili guadagni sarebbe utile che il Vaticano prendesse accurata visione dei salari dei dottorati di ricerca italiani che spingono sulla soglia della povertà chi decide di scegliere la scienza come proprio lavoro».     Federico Tulli

Left 45/2008

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Etica all’italiana

Pubblicato da Federico Tulli su 31 Ottobre 2008

Stiamo perdendo l’ennesimo treno. L’epistemiologo Armando Massarenti ricostruisce la storia di come in Italia è stata affossata la ricerca sulle staminali embrionali. Considerata nel mondo la rivoluzione medica del XXI secolo
di Federico Tulli

«Commissioni di valutazione dei progetti scientifici che finanziano i propri membri, bioeticisti che sognano la “morale unica”, politiche della ricerca pubblica in Italia dettate dal Vaticano. Tutto questo, ma purtroppo tanto altro ancora, ruota nel nostro Paese intorno all’ “embrione” e alla credenza che sia persona umana». A pochi giorni dall’udienza pubblica della Corte costituzionale che il 4 novembre prossimo tornerà a decidere se la legge 40 sulla procreazione assistita sia o meno conforme alla Costituzione, Armando Massarenti, epistemiologo e docente di Scienza e cultura alla scuola superiore di Giornalismo di Bologna, spiega il perché di Staminalia (Guanda), il suo secondo libro, in occasione della presentazione avvenuta a Genova Scienza. «A distanza di quattro anni dall’entrata in vigore della legge 40 – racconta Massarenti che è anche responsabile delle pagine di filosofia e scienza sul Domenicale del Sole 24 ore – ho scritto Staminalia perché non vorrei che fosse finita lì, con l’emanazione di quella legge che limita la ricerca sulle staminali embrionali. Sarebbe tristissimo per una discussione che, invece, va alimentata. Per non trovarci di continuo con un rapporto scienza-società, scienza-democrazia completamente falsato. Uno squilibrio, quello che colpisce il modo in cui siamo abituati a concepire i dibattiti etici e bioetici, che finirebbe per decretare la vittoria delle posizioni antiscientifiche. Con ricadute negative anche sulla democrazia nel nostro Paese». I limiti posti dalla legge 40 alla ricerca sulle staminali embrionali e le difficiltà che a tutti i livelli (etico, politico, finanziario) incontrano gli scienziati italiani rischiano di inaridire da noi quello che la comunità internazionale considera «uno dei più promettenti filoni di studio per la cura delle malattie degenerative».

E quella delle «occasioni mancate» in campo scientifico è una storia purtroppo già vista nel nostro Paese, si legge in Staminalia: «Vi ricordate i casi Ippolito, Mattei, Buzzati-Traverso e Marotta? – chiede Massarenti -. I primi due si stavano prodigando per dotare il Paese di autonomia energetica; Buzzati-Traverso poneva le fondamenta per un laboratorio internazionale di genetica e biofisica; Marotta era al vertice dell’Istituto superiore di sanità. Mattei morì nel 1962 in circostanze rimaste misteriose. Ippolito e Marotta furono messi in galera con futili pretesti e il laboratorio di Buzzati-Traverso non trovò mai i finanziamenti necessari. La ragione di tanto accanimento da parte dei politici era chiara: costoro si apprestavano a sprecare ingenti somme di denaro in campi definiti del tutto inutili. Quei quattro pensavano che investire in scienza pura avrebbe potuto garantire un futuro migliore al nostro Paese, oltre che un vantaggio competitivo anche sulle applicazioni». Ecco, questa storia è paradigmatica del rapporto tra politica e scienza in Italia, al pari di quella che si è materializzata nel 2004 con la legge 40. Che Massarenti definisce «la più tremenda legge mai concepita». E nel suo libro ci spiega il perché. Ricordando come i nostri politici siano arrivati a promulgarla «con tanto di voto unanime e standing ovation bipartisan nell’Aula dopo l’esito del voto».

Il lavoro di ricostruzione dei fatti e la loro lettura compiuto da Massarenti è preciso e appassionato. Ma è anche il racconto puntuale di quanto sta accadendo in un ambito cruciale ed entusiasmante della ricerca, «da cui è lecito attendersi la rivoluzione medica del XXI secolo». Una rivoluzione che in Italia le gerarchie vaticane e i politici sodali tentano di soffocare in culla invocando la «sacralità dell’embrione». Il tutto sulla scia di quanto accaduto dall’era Bush in poi, «che nel 2001 appena insediato alla Casa Bianca – ricorda Massarenti – vietò i finanziamenti pubblici alla ricerca sulle embrionali». Divieti rezionari, e nel caso di Bush paradossali visto che non colpivano (per fortuna) i finanziamenti privati. Divieti, spiega Massarenti, «fondati su tesi filosofiche fragilissime, e che hanno moltiplicato le sofferenze umane nel mondo alimentando le speranze dei malati nei confronti di fantomatiche cure possibili con l’uso di staminali adulte». Speranze che cinici affaristi hanno sfruttato dando il la a migliaia di penosi e dannosi viaggi verso cliniche cinesi, coreane o messicane, col miraggio di una, a oggi, impossibile guarigione. Ci si trova quindi immersi in un’inchiesta dai ritmi serrati che svela come «un dibattito filosofico, morale e scientifico male impostato abbia finito per determinare a valanga scelte sbagliate, illogiche, dannose».

Soprattutto per i malati, illusi dalla antiscientifica campagna mediatica, non solo dichiaratamente cattolica, a favore delle staminali adulte. E scelte che si ripercuotono negativamente anche sul sistema dei finanziamenti pubblici. Riconosciuti in pratica solo a chi dirige la ricerca di base sulle adulte, anche se la legge 40 non vieta affatto gli esperimenti sulle staminali embrionali purché (secondo una interpretazione estensiva) le linee cellulari utilizzate siano importate dall’estero. Ma certe scelte, ribadisce Massarenti, possono rivelarsi dannose anche per la democrazia. Alcuni mesi fa un ministro del centrosinistra ha definito «una lotta tra bande» la questione sollevata da alcuni scienziati a proposito della scarsa trasparenza sulla destinazione dei fondi alla ricerca sulle staminali, tutta sbilanciata a favore delle adulte. «Una questione che potrebbe essere risolta semplicemente prendendo esempio dal resto del mondo civilizzato che adotta la peer review, il sistema di valutazione tra pari dei progetti di ricerca. E invece quella risposta è emblematica di quanto la politica voglia togliere qualsiasi respiro al dibattito scentifico sulle staminali e soprattutto alla sua corretta divulgazione presso l’opinione pubblica». Che nel migliore dei casi è portata a pensare di trovarsi di fronte a scienziati capricciosi e non al fatto che questi ricercatori, conclude Massarenti, «chiedono di poter esplorare liberamente un campo dalle potenzialità sconosciute, che nel resto del mondo lancia continui segnali oltremodo interessanti e impossibili da ignorare sia dalla politica, sia dalla scienza. E sia dalla società civile che a sua volta non viene informata del fatto che la peer review, come direbbe Churchill, “è il peggiore dei sistemi possibili a eccezione di tutti gli altri” per garantire la libertà di ricerca e il progresso della scienza. Quindi del Paese».

Left 44/2008

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