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Darwin profeta in patria

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Giugno 2009

A partire da “Un capolavoro chiamato mente” (left n.42/2008), prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei mille filoni di ricerca scaturiti dalla formulazione della teoria evoluzionista di Charles Darwin. Da Londra il professor Webster ci racconta dell’interesse mai sopito che l’opinione pubblica britannica nutre per il grande scienziato. E poi come, oltremanica, il pensiero religioso mantenga un atteggiamento defilato nel dibattito etico legato alle discipline che confermano la validità dell’impianto di base della teoria darwiniana. Traducendo questo articolo non ho potuto non pensare che agli italiani invece tocca un vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Roberto De Mattei, che su Radici cristiane di aprile scrive: «Teoria scientifica e teoria filosofica (dell’evoluzionismo, ndr) formano due aspetti distinti di un unico complesso che si sorreggono a vicenda. L’ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; questo, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. Malgrado molti evoluzionisti ammettano il fallimento del darwinismo, non mancano i cattolici che accettano come scientifica la teoria dell’evoluzione, pur respingendone le implicazioni filosofiche materialistiche. Oggi come ieri, la Chiesa ha bisogno di figure fulgide come sant’Atanasio che illuminino la notte e riconducano verso il porto sicuro dell’ortodossia la navicella di Pietro in balia delle onde che le provengono dall’interno più ancora che dal suo esterno». Solo un paio d’ore di volo ci separano dal Tower bridge. Sembrano secoli. Federico Tulli

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darwindi Stephen Webster*

Il bicentenario della nascita di Charles Darwin viene celebrato in Gran Bretagna con impegno particolare. Dall’inizio dell’anno, la Bbc e tutti i nostri maggiori organi d’informazione riportano con grande risalto all’attenzione del pubblico la sua vita e le sue opere. I poli scientifici del Regno Unito organizzano mostre, conferenze e realizzano eventi affinché i cittadini britannici siano pienamente informati sull’importanza del loro scienziato più grande. Ma qual è in concreto il peso attuale di Darwin? E cosa accade oggi alle polemiche che hanno sempre accompagnato la sua teoria evoluzionistica. Desidero esaminare brevemente il retroscena culturale e intellettuale rispetto al lavoro di Charles Darwin, e tentare di offrire una chiave interpretativa moderna. I fatti salienti della sua vita sono semplici. Nacque da una famiglia facoltosa con principi liberali nell’Inghilterra del nord. Studiò medicina a Edimburgo, ma la odiava; quindi andò alla facoltà di teologia a Cambridge con l’intenzione di diventare prete. Comunque, la storia naturale, specialmente quella che comprende gli animali e le piante, fu l’interesse prioritario del giovane Darwin. Che colse l’occasione nel 1831, imbarcandosi sul Beagle, un brigantino che salpava da Devenport per un viaggio intorno al mondo. Durante quel viaggio lungo cinque anni, Darwin scoprì da solo la straordinaria diversità della natura. E cosa fondamentale, si trovò a dubitare che le varie specie fossero immutabili o che fossero state create una dopo l’altra dalla mano di Dio. Dopo di che impiegò 20 anni per sviluppare i dettagli della sua “teoria della selezione naturale”, arrivando a pubblicarla nel 1859 col titolo di L’origine delle specie. Vi dimostrò che tutte le «cose viventi», inclusi gli esseri umani, sono legate tra loro da tratti comuni di discendenza. Inoltre cancellò dalla specie umana ogni basilare elemento biologico qualificante: gli esseri umani sono, all’origine, animali.

La biologia moderna esprime continue conferme della teoria evoluzionista. E la genetica rivela proprio come condividiamo molti dei nostri geni con gli scimpanzé, e persino con i batteri. Nonostante la comunità scientifica abbia un’idea precisa su Darwin e l’evoluzionismo, l’opinione pubblica continua ad avere col darwinismo un rapporto controverso. Il problema più evidente è di ordine religioso. Da parte dei   fondamentalisti cristiani è in atto una vera e propria offensiva verso la teoria del naturalista britannico e ciò che ne deriva. Brandendo il libro della Genesi essi prendono alla lettera il racconto della creazione del mondo in sei giorni. Negli Stati Uniti, dove la Costituzione vieta l’insegnamento della religione nelle scuole, i  cristiani hanno tentato di aggirare l’ostacolo ribattezzando il creazionismo «disegno intelligente» (Id) e spacciandolo per teoria scientifica da contrapporre a quella di Darwin. Ma anche l’Id ha avuto vita breve, almeno nelle scuole, dopo che una sentenza l’ha equiparato a una normale teoria religiosa totalmente priva di valore scientifico, bandendolo definitivamente dall’insegnamento. I giudizi sulla religione dello stesso Darwin sono complessi e devono essere esaminati nel contesto storico. Pensò di diventare prete lui stesso ed è pur vero che maturò una filosofia materialista, scrivendo una volta: «Il pensiero è una secrezione del cervello». Dopo la morte della figlia Anne divenne ateo (sebbene non arrivò mai a dichiararlo apertamente). Molti dei suoi maestri e molte persone con le quali era in contatto erano preti, e lui stesso fu sepolto nell’Abbazia di Westminster. Nel 19esimo secolo la Chiesa d’Inghilterra sviluppò l’idea per cui, fino a quando non mette mano alla creazione individuale di ogni specie, Dio resta lì «sullo sfondo». Anche Darwin, alla fine de L’origine delle specie, nel descrivere la sua teoria, dichiarò: «Vi è qualcosa di grandioso in questa visione della vita con tutte le sue capacità, che inizialmente fu data dal Creatore a poche forme o a una sola; e che, mentre il nostro pianeta ha seguitato a girare secondo la legge immutabile della gravità, pur partendo da inizi tanto semplici, infinite forme estremamente belle e meravigliose si sono evolute e continuano a evolversi».

Il darwinismo è sempre rimasto un campo conflittuale per economisti, politologi e filosofi. In particolare, la BRITAINdomanda da porsi è la seguente: il pensiero di Darwin secondo cui la vita genericamente intesa, evolvendo secondo la selezione naturale “del più forte”, contiene gli insegnamenti per organizzare la nostra società? Lo stesso Darwin ne comprese la difficoltà. Se la vita si è evoluta attraverso alcune forme di vita successive, e alcune di esse venivano meno, quali implicazioni ci sono per i programmi politici ed educativi al fine di rendere la società più equa? Era un dibattito molto animato al tempo di Darwin, con una Londra in gran fermento sociale a causa della povertà diffusa. Il denaro speso per i ceti meno abbienti era forse sprecato? Per provare a rispondere si può portare un caso estremo: gli schiavisti volevano classificare i neri dell’Africa come un’altra specie inferiore che doveva essere trattata alla stregua di animale domestico. Il compito di Darwin è stato quello di fornirci la scienza in grado di dimostrare che avevano torto.

Per gli italiani, abituati a un grado alto di intrusione del Vaticano nella società, la relazione di Darwin con la Chiesa d’Inghilterra può essere molto istruttiva. Qui da noi le gerarchie ecclesiastiche non hanno mai aperto un confronto con il darwinismo. Esse mantengono una posizione non rigida sui miti della creazione. E adottano lo stesso atteggiamento verso la scienza in generale. In Gran Bretagna il dibattito bioetico a proposito della ricerca sulle cellule staminali è sponsorizzato dallo Stato, non è mai monopolizzato dalla Chiesa. Negli ultimi dieci anni di governo laburista si è assistito a un massiccio aumento di fondi per la ricerca. Il primo ministro Gordon Brown ha dichiarato che investire in “sapere” è uno dei metodi per uscire dalla recessione. Enormi sforzi si stanno facendo per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nelle azioni e nelle controversie che riguardano la ricerca scientifica. E, fortunatamente, le procedure di finanziamento in atto nelle università, nonché il modo in cui gli incarichi accademici vengono distribuiti, riflettono un sistema saldamente meritocratico. Non c’è dubbio, pertanto, che la vita del nostro più importante scienziato sia da noi celebrata come merita, e che guardiamo al futuro della ricerca britannica con ottimismo.
* direttore del dipartimento di Science comunication all’Imperial college di Londra, collaboratore della Bbc
e autore del libro per ragazzi The king fisher book of evolution

left 24/2009


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Il peggior nemico dei monoteisti

Pubblicato da Federico Tulli su 22 Maggio 2009

flickrIslam o cristianesimo che sia, a 150 anni da L’origine delle specie, l’evoluzionismo fa ancora paura ai poteri religiosi. Nella laica Turchia una giornalista è stata licenziata per aver messo Darwin in copertina. Le analogie con l’Italia evidenziate dallo storico della Medicina Gilberto Corbellini

Nel 2009 c’è ancora chi ha paura di Charles Darwin, della sua teoria sull’evoluzionismo e dell’affermazione concreta di un mondo laico che se ne va per conto proprio indipendentemente dall’intervento divino, basando crescita e trasformazioni su leggi e regole studiate dalla scienza. A 150  anni dalla pubblicazione de L’origine delle specie, c’è chi ha deciso che l’evoluzionismo non è argomento da trattare punendo, severamente, chi si è proposto di farlo. Il colpo è arrivato da un comitato scientifico: questo si rischia quando la politica interferisce nella ricerca. È successo in Turchia, dove il comitato editoriale di Scienza e tecnica, mensile del Consiglio turco di ricerca scientifica e tecnologica (Tubitak), dapprima ha sostituito con un pezzo sul riscaldamento globale la storia di copertina del mese di marzo, che celebrava Darwin, e poi ha licenziato la direttrice. Lo ha riportato in esclusiva il quotidiano laico Milliyet precisando che la sostituzione della giornalista è stata disposta da Omar Cebeci, vice presidente di Tubitak ed editore della rivista. Gli oscurantisti religiosi non hanno ancora fatto pace con la teoria di Darwin, ritenendola incompatibile con gli insegnamenti creazionisti del Corano. Il timore è che, ammettendo l’evoluzione, possa essere tolto spazio all’azione di Dio (vedi left n. 4/2009). La Turchia, si sa, è un Paese di contraddizioni, dove le componenti laiche e religiose coesistono non sempre in modo pacifico: la Costituzione sancisce la laicità dello Stato ma da sei anni è al potere Giustizia e sviluppo (Akp) il partito filo islamico (ma che finora ha evitato derive fondamentaliste) del premier Tayyip Erdogan, da alcuni accusato di voler attuare l’«islamizzazione nascosta» del Paese, mentre altri gli attribuiscono un ruolo di diga contro l’estremismo religioso. Il mondo scientifico turco ha invitato gli amministratori del Tubitak a dimettersi, definendo l’episodio uno degli eventi più vergognosi della storia della Repubblica. Yusuf Kanli, stimato editorialista del quotidiano laico Hurriyet ha ricordato che prima che nel 2006 arrivasse al potere l’attuale maggioranza, Scienza e tecnica aveva pubblicato senza problemi almeno 10 articoli su Darwin e la sua teoria,  ma allora la direzione amministrativa del Tubitak era laica». Poi, nel 2008, modificando lo statuto dell’Ente scientifico il presidente della Repubblica Abdullah Gul (anch’egli dell’Akp) ha assunto il potere di nominarne il responsabile. Sullo sfondo dell’episodio si pone la dura opposizione del fanatismo islamico alla teoria dell’evoluzione di Darwin, ma anche un certo clima di ostilità verso l’Ue, dove molti continuano a frenare sull’adesione della Turchia. Eppure proprio grazie alla prospettiva europea i rischi di fondamentalismo potrebbero essere evitati sia in Turchia che in Europa. è questa la convinzione dei radicali, sostenitori dell’ingresso della Turchia in Ue, che si sono mobilitati contro la censura subita da Scienza e tecnica. Gli eurodeputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione per chiedere di «affrontare la questione con le autorità turche» e suggerire loro di attivarsi per far pubblicare la rivista nella versione originale, e per la revoca del licenziamento. Inoltre  Cappato in qualità di segretario dell’Associazione Coscioni e capolista della lista Bonino/Pannella alle prossime elezioni europee, si è impegnato a continuare a seguire la vicenda fino in fondo: «Come organo garante dei trattati comunitari la Commissione deve valutare le conseguenze di una tale violazione delle libertà di espressione e di ricerca scientifica sulla partnership euro-turca in materia di scienza e sulla collaborazione Ue-Tubytak, nonché indicare nell’ambito di quali progetti Ue il Tubytak è concretamente coinvolto».
Simona Nazzaro e Simonetta Dezi, associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

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intervistaINTOLLERANTI PER “NATURA” – Intervista al professor Gilberto Corbellini

«Il metodo dogmatico è logicamente incoerente» di Federico Tulli

Professor Corbellini, in Turchia su pressione degli attivisti religiosi è stata licenziata la direttrice di una rivista scientifica “rea” di aver messo Darwin e l’evoluzionismo nella storia di copertina. Che fine ha fatto l’islam di Averroè e Avicenna, dei cultori dell’astronomia e di altre antiche discipline?
Durante il periodo della sua espansione l’islam ha favorito il progresso della scienza, e pure il trasferimento delle conoscenze filosofiche e scientifiche all’Occidente è passato per questo pensiero religioso. Poi, come in tutte le religioni monoteiste ha prevalso l’esigenza di frenare il processo di acquisizione di un’autonomia individuale attraverso lo sviluppo del pensiero critico. Un’autonomia che va contro il metodo dogmatico delle religioni, che non può argomentare con coerenza logica le loro credenze superstiziose e metafisiche.
Cosa è accaduto in particolare?
L’islam è regredito economicamente e militarmente, lasciando alla religione il controllo della società. Per cui è divenuto intollerante. Ma quella delle religioni monoteiste è un’intolleranza diretta verso specifiche discipline scientifiche.
Vale a dire?
Sia i cristiani che i seguaci di Allah riescono a trovare un compromesso con la fisica e la matematica. I problemi nascono con le scienze che sviluppano teorie capaci di spiegare l’origine e le caratteristiche della natura umana, riconducendola alle sue caratteristiche biologiche.
Per questo, come lei scrive nel suo ultimo libro edito per Longanesi Perché gli scienziati non sono pericolosi, l’evoluzionismo fa (ancora) paura?
Con la teoria di Darwin e lo sviluppo della biologia emerge l’infondatezza del pensiero finalistico – in particolare delle credenze creazioniste sull’origine dell’uomo – che difatti viene accantonato da larga parte della cultura moderna, non solo occidentale. Allo stesso tempo non va dimenticato che Darwin e le scienze moderne sono difficili da capire e quindi da accettare per la cultura popolare.
Perché?
Negli ultimi 150 anni, la scienza si è progressivamente staccata dal senso comune, cioè dalla capacità delle persone di comprenderne gli sviluppi. Inoltre sono state create tecnologie che hanno cambiato quello che sembrava il corso immutabile della natura. Penso ai trapianti come alla fecondazione assistita. Un ruolo cruciale è poi stato svolto dalla scoperta del Dna umano e della genetica che ne è derivata. Tutto questo ha sicuramente avuto l’effetto di far avvertire la scienza come qualche cosa di estraneo all’esperienza comune.
Ciò non toglie che molte delle scoperte legate a queste discipline facciano ormai parte del nostro quotidiano…
Appunto, anche se l’atteggiamento verso la genetica è generalmente scettico, poi alla fine, come sta accadendo in Italia, registriamo il boom dei test genetici. Ma, se parliamo di medicina, è l’atteggiamento delle istituzioni religiose a dover essere valutato con attenzione. Specie quello che riguarda gli avanzamenti scientifici che offrono la possibilità di ridurre la sofferenza umana. Oggi la medicina consente anche alle persone infertili o portatrici di malattie genetiche di realizzare la possibilità di avere un figlio e soprattutto di averlo sano. La scienza e la tecnologia permettono quindi cose che la religione promette solo in termini di miracoli. È in questo momento che si raggiunge l’apice dell’antagonismo della religione nei confronti del pensiero e metodo scientifico, poiché le istituzioni religiose realizzano il pericolo di perdere la presa sulla popolazione. left 20/2009

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Darwin, 150 anni sotto esame

Pubblicato da Federico Tulli su 23 Aprile 2009

Layout 1Naturalizzando l’uomo e la sua mente, Darwin ne ha minato la sua dignità. A confutare questa pesante accusa, mossa a più riprese nel corso dei decenni dalle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del grande scienziato britannico e della comunità scientifica che ha raccolto l’eredità del suo pensiero, il filosofo Orlando Franceschelli dedica il volume Darwin e l’anima, un agile saggio edito per Donzelli. Per riuscire nell’impresa, Franceschelli sembra imboccare la via della conciliazione, puntando a sondare la possibilità di un dialogo fra due dinamiche di pensiero che si muovono su binari fondamentalmente paralleli. Da una parte la fede dovrebbe accettare l’irreversibilità della rivoluzione scientifica darwiniana e arrivare a pensare l’universo non più creato ma natura. Dall’altra, chiamato direttamente in causa, il naturalismo non determinista dovrebbe apprezzare gli sforzi di una forma mentis scarsamente abituata a mettere in crisi credenze conclamate. Quella di Franceschelli appare oggettivamente un’impresa titanica. In questi 150 anni dalla pubblicazione de L’origine delle specie l’attacco del pensiero religioso a quello darwiniano ha fatto facilmente da sponda a derive fondamentaliste che hanno tentato di assimilarne “l’anima” al razzismo e all’eugenetica di Hitler. Senza contare la diffusione che negli ultimi anni, purtroppo anche in ambienti universitari, ha avuto il cosiddetto disegno intelligente che la Chiesa di Roma, e ora pure l’islam, vorrebbero elevare al rango di teoria scientifica da contrapporre all’evoluzionismo. Dal quotidiano Terra **Federico Tulli**

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I 100 anni di Rita, tra ricerca scientifica e antifascismo

Pubblicato da Federico Tulli su 19 Aprile 2009

agrpress-riccardi_-48«Sono ottimista, non per nascita ma perché nei miei 100 anni di vita ho avuto la fortuna di vedere un formidabile sviluppo delle capacità scientifiche e tecnologiche. E sono anche ottimista in senso darwiniano: ciò che noi osserviamo dell’uomo dal  punto di vista del pensiero ci fa prevedere un mondo in continua evoluzione. Da dove ho imparato questo? Anche dalla lotta antifascista». Rita Levi Montalcini compie 100 anni. La scopritrice, nel 1951,  del “Fattore di crescita delle cellule nervose” (NGF) che ha dato una determinante svolta alla neuroscienza e alle discipline che con essa interagiscono, sarà festeggiata il 22 aprile nel modo che lei ha espressamente richiesto: un convegno scientifico che evidenzi i progressi compiuti dalla conoscenza delle patologie neurologiche e relative applicazioni cliniche. Organizzato al Campidoglio di Roma dallo European brain research institute e coordinato dal
direttore scientifico dell’Ebri, il neurofisiologo Piergiorgio Strata, il convegno dal titolo “The brain in health and disease” vedrà la partecipazione di premi Nobel e scienziati di fama internazionale che hanno collaborato con la Montalcini. L’evento è stato illustrato ieri a Roma e la conferenza stampa è stata anche occasione per presentare il nuovo libro della grande scienziata, Cronologia di una scoperta (Baldini Castoldi Dalai). Un testo che ripercorre
la storia della scoperta che nel 1986 le è valsa il Nobel per la medicina e i cui sviluppi scientifici
non smettono ancora oggi di dare frutti.

Dal quotidiano Terra **Federico Tulli**

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Darwin, duecento anni vissuti pericolosamente

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Gennaio 2009

darw_bnNel bicentenario della nascita del grande naturalista britannico, l’epistemiologo Telmo Pievani racconta il segreto della straordinaria longevità della teoria evoluzionistica di Federico Tulli

Mantenne riservati i risultati delle sue ricerche per oltre vent’anni, temendo la reazione della società dell’epoca profondamente religiosa e l’impatto sulla comunità scientifica più conservatrice. Charles R. Darwin non fu solo lo scrupoloso ricercatore e l’appassionato osservatore della natura capace di comprendere che l’enorme diversità di forme di vita comparse sulla Terra deriva da processi naturali in atto da milioni di anni. Pur partecipando raramente alla vita pubblica e al dibattito culturale della sua epoca, al suo pensiero viene oggi data anche una valenza filosofica, nonché politica. Inoltre, a due secoli dalla nascita, avvenuta il 12 febbraio del 1809 a Shrewsbury, un piccolo borgo vicinoBirmingham, il suo nome è noto in tutto il mondo. Cosa fece Darwin e perché questo scienziato, molto più di altri suoi colleghi, è tuttora così importante? Lo chiediamo all’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani, curatore de L’origine delle specie (Einaudi) nella versione del primo abbozzo della teoria (il cosiddetto Sketch) del 1842, appena uscito in libreria.
Professor Pievani, la teoria dell’evoluzione costituisce il fondamento di tutta la biologia moderna, si spiega “solo” così l’attualità di Darwin?
Ci sono due fortissimi motivi di attualità. Il primo riguarda i contenuti scientifici della teoria. A differenza di altre rivoluzioni scientifiche, fino a ora la sua non è stata né confutata, né sostituita da una teoria più ampia. Come per esempio è successo alla meccanica newtoniana che viene inclusa nella visione più estesa, e in parte contraddetta, dalla teoria della relatività generale. Ciò che caratterizza l’evoluzionismo è che il meccanismo di mutazione e selezione naturale, vale a dire il nocciolo centrale della spiegazione che Darwin diede 150 anni fa, è ancora perfettamente al centro della spiegazione evoluzionistica. Chiaramente con il progresso della scienza, in particolare della genetica, quel meccanismo è stato integrato con l’aggiunta di fattori che lui non prese in considerazione. Inoltre su alcune cose è stato corretto.
Cosa è risultato sbagliato?
Per esempio è sbagliato il gradualismo estremo del processo evoluzionistico, come anche la sua teoria dell’ereditarietà biologica. Emendamenti che però non intaccano il nocciolo centrale della sua idea che è ancora al cuore del programma di ricerca evoluzionistico.
Il suo metodo di ricerca come è valutato oggi?04
È esattamente il secondo punto di attualità di Darwin, che resta  importante sia per i contenuti della sua teoria, sia per come è arrivato a formularla. È stato il primo naturalista che ha trovato un’unica teoria sintetica, coerente, molto semplice (i meccanismi di base si contano sulle dita di una mano), che però è in grado di spiegare un’eterogeneità di fenomeni eccezionale. È difficile trovare qualcosa di equivalente nella scienza: una teoria che ti spiega le sequenze dei fossili nei milioni di anni, come anche il comportamento animale, o come si accumulano le mutazioni genetiche e si evolvono virus e batteri nel nostro corpo. Tutte dinamiche che seguono un’unica logica: quella evoluzionistica. E lui, osservatore e teorico, ci arriva con un metodo al contempo induttivo e deduttivo. In questo c’è la sua più profonda genialità.
Se esiste, chi è il Darwin del terzo millennio?
Nelle scienze della vita è difficile trovare un nuovo Darwin. In questo secolo e mezzo è successo di tutto. Dopo la sintesi moderna, quella tra la sua visione naturalistica e la “genetica di popolazioni”, le discipline evoluzionistiche si sono inevitabilmente di nuovo frammentate in molti specialismi. Così ci ritroviamo con la paleontologia da una parte e la biologia molecolare dall’altra a cui diversi naturalisti come Stephen Jay Gould e Ernst Mayr hanno dato grande sintesi, ma non al livello di quella di Darwin.
Di recente sul Domenicale del Sole24ore Michele di Francesco ha ipotizzato che la neurofilosofia è una disciplina in grado di portare la spiegazione evoluzionistica fuori dall’ambito strettamente biologico. È d’accordo?08
Condivido le cautele di di Francesco quando dice di stare attenti a non pensare che la filosofia possa essere ridotta completamente a una spiegazione evoluzionistica. È pur vero che oggi si comincia a far interagire questi campi, essendo caduto il vecchio assunto metodologico di quei convinti assertori del fatto che la spiegazione evoluzionistica si ferma al biologico puro, e che quando si passa al comportamento in cui c’è un elemento culturale la teoria darwiniana non ha niente da dire. Ma la spiegazione evoluzionistica non può andare a sostituire la specificità di queste forme del sapere. Un esempio solo: oggi stiamo studiando i modelli di evoluzione culturale, come ad esempio fa Enrico Bellone nel suo saggio Molte nature, e ci siamo resi conto che essa si evolve con specificità incommensurabili rispetto a quella biologica rilevata dall’evoluzionismo: l’evoluzione culturale è lamarckiana, la mutazione culturale non è casuale ma intenzionale, e si sviluppa e si diffonde molto rapidamente. Queste sono caratteristiche che inducono a usare la metafora evoluzionistica solo commisurando analogie e differenze. Resta il fatto affascinante che discipline che sino a ora non si erano mai parlate cominciano a farlo lasciando presagire un aggiornamento interessante della prospettiva naturalistica.
Non proprio una buona notizia per i fautori del “Disegno intelligente”, che peraltro continuano a trovare nuovi adepti anche negli ambiti culturali più impensabili…
telmoIl vecchio creazionismo biblico, quello caricaturale, è tramontato. Negli Usa non c’è più (se non marginalmente come è stato il caso della candidata alla vicepresidenza Usa Sara Palin) il conflitto diretto tra la lettura integrale del testo biblico e la scienza: si è sviluppata un’altra “scuola di pensiero”, quella dell’Intelligent design (Id), che si propone come dottrina alternativa alla spiegazione scientifica darwiniana. Questi neocreazionisti accettano il fatto dell’evoluzione, che le specie sono tutte imparentate tra loro, che la Terra ha miliardi di anni e non seimila come dice la Bibbia, però dicono che il meccanismo che ha prodotto tutto questo non è la selezione naturale ma un progetto di origine extrabiologica (non usano mai il termine “divino” per non rischiare di essere tacciati di posizione religiosa dai tribunali Usa) che ha architettato il processo evolutivo sin dall’inizio. Adducono tutta una serie di falsi argomenti che però fanno presa negli ambienti più disparati (anche in quelli universitari) perché attingono a questa idea di progetto, di finalità intrinseca, che è molto attraente dal punto di vista cognitivo.
Come accadde per il creazionismo, l’Id è sbarcato anche in Europa?
Sì, e qui sta la seconda novità poiché da movimento protestante e tipicamente americano del Sud è diventato un movimento interreligioso intercontinentale.
In che modo?
I fautori dell’Id hanno ottenuto la sponda di realtà antievoluzioniste fortissime che ci sono nei Paesi ortodossi del mondo cattolico. Si pensi a quanto successo nell’Austria del cardinale Christoph Schönborn che nel 2005 scrisse un articolo sul New York Times intitolato “Finding design in nature” dove diceva che se uno scienziato non vede il “progetto” che c’è nelle forme viventi non è un buon scienziato. Infine un’ulteriore sponda all’Intelligent design è arrivata anche dall’islamismo radicale. Soprattutto in Gran Bretagna, dove c’è una forte immigrazione da Paesi di religione islamica, e in Turchia, dove ci sono movimenti ben finanziati che hanno tutta una loro pubblicistica. È famoso il caso dell’Atlante della creazione che al di là dei contenuti assolutamente deliranti è costato agli editori centinaia di migliaia di euro. Un’operazione di disinformazione non proprio banale.  Left 4/2009

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Mio caro Jenyns

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Gennaio 2009

flickrOttobre 1844, nel pieno della maturazione della teoria evoluzionistica Darwin scrive all’amico. Consapevole della modernità della scoperta, il grande naturalista inglese svela i propri timori a divulgarla

Mio caro Jenyns,

grazie per la tua lettera. Mi dispiace di dirti che sulla zoologia dell’Inghilterra non ho da comunicarti alcun fatto, neanche una briciola. Ho constatato che nel mio caso, anche le osservazioni insignificanti richiedono una certa misura di tempo ed energia, entrambi ingredienti di cui non ho potuto disporre, giacché la scrittura della mia geologia dà fondo a entrambi. Avevo sempre pensato che avrei tenuto un diario e avrei annotato tutto, ma nel mio attuale stile di vita mi rendo conto che non osservo nulla da registrare. La cura del giardino e degli alberi e qualche breve sporadica passeggiata effettuata con una disposizione mentale incline alla pigrizia riempiono ogni pomeriggio nella stessa maniera.  Sono sorpreso che con tutti gli impegni della tua parrocchia tu abbia avuto il tempo di fare tutto quello che hai fatto. Sarei felicissimo di vedere la tua piccola opera (e sarei stato orgoglioso se avessi potuto contribuirvi anche con un unico fatto): il mio lavoro sulla questione delle specie mi ha impresso nella mente in modo assai convincente l’importanza di tutte queste opere, come quella che tu hai in progetto, contenenti quelli che in genere la gente si compiace di definire fatti insignificanti. Sono proprio questi a farci comprendere il funzionamento o l’economia della natura. C’è un argomento sul quale sono assai curioso, e sul quale forse tu potresti fare un poco di luce, qualora ci avessi mai riflettuto, e cioè quali sono i fattori di controllo e quali sono i periodi della vita, attraverso i quali ogni singola specie viene tenuta a freno. Prova solo a calcolare l’aumento di qualsiasi uccello, assumendo che sia allevata solo metà dei piccoli, i quali poi si riproducano: nell’arco della vita naturale, ossia senza accidenti, dei genitori, il numero di individui diventerà enorme, e io sono stato molto sorpreso nel pensare quale grandissima distruzione debba annualmente od occasionalmente abbattersi su ogni specie: eppure di tale distruzione noi non percepiamo i mezzi né il periodo. Ho continuato costantemente a leggere e a raccogliere fatti sulla variazione degli animali e delle piante domestici e sul problema di che cosa siano le specie; ho un’enorme mole di fatti e penso di poter trarre qualche valida conclusione. La conclusione generale alla quale sono stato lentamente sospinto, muovendo da una convinzione diametralmente opposta, è che le specie siano mutabili e che specie affini siano co-discendenti da un ceppo comune. So quanto mi espongo al discredito per una tale conclusione, ma almeno ci sono arrivato lealmente e deliberatamente. Non pubblicherò su questo argomento per diversi anni. Adesso sto lavorando alla geologia del Sud America. Spero di trovare nel tuo libro qualche fatto sulle leggere variazioni di struttura o degli istinti, negli animali di cui hai conoscenza.
Credimi sempre tuo, 

Charles Darwin

Down, Bromley Kent
12 ottobre 1844 (domenica)

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Master classici moderniQuella intuizione in punta di matita
Durante l’estate del 1842 Charles Darwin compila a matita 35 pagine rimaste a lungo segrete. Si tratta del primo abbozzo della sua teoria evoluzionistica che vedrà la luce nella versione definitiva 17 anni dopo, nel 1859, nel volume L’origine delle specie. In occasione dell’Anno darwiniano, Einaudi pubblica, a cura di Telmo Pievani, quelle pagine. Da esse, così come da alcune lettere che lo scienziato scrisse negli anni seguenti, emergono i timori, le reticenze e il lavoro nascosto che separò l’intuizione del meccanismo della selezione naturale, risalente al 1838, dalla prima comunicazione pubblica delle teorie evoluzionistiche alla Linnean society di Londra, anch’essa raccolta nel volume.

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Un compagno che non ha sbagliato

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Gennaio 2009

compagno-darwinDarwin era destinato alla politica. È la suggestiva tesi che Nicola Nosengo e Daniela Cipolloni sviluppano in Compagno Darwin - L’evoluzione è di destra o di sinistra? (Sironi) in libreria dal 5 febbraio prossimo. Secondo i due autori, entrambi giornalisti scientifici, le strumentalizzazioni del pensiero del rivoluzionario naturalista inglese sono iniziate ancor prima della pubblicazione di L’origine delle specie, arrivando fino a noi e alle nostre polemiche quotidiane: basta ricordare il “caso Letizia Moratti”, quando qualcuno decise di eliminare l’evoluzionismo dai programmi di scuola per far spazio al creazionismo. Quella di Nosengo e Cipolloni è una ricostruzione – leggera, a tratti divertita – dell’accoglienza del darwinismo in politica e nella comunità scientifica. Da Marx ai liberali, dai creazionisti americani a quelli nostrani, dai titoli dei giornali alle Chiese ai Parlamenti: Darwin è di destra o di sinistra a seconda delle epoche e dei problemi che vengono guardati attraverso le lenti della sua teoria. Il libro mostra che a destra e a sinistra c’è sempre stato un atteggiamento oscillante, e l’evoluzionismo è stato a tratti usato per giustificare posizioni, spesso forzandolo, abbracciandolo quando serviva a una causa e attaccandolo quando risultava scomodo. Un delitto? No, questo è il mestiere della politica. Left 4/2009  f.t.

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Il naturalista giramondo

Pubblicato da Federico Tulli su 30 Gennaio 2009

06Tutto il mondo celebra l’Anno darwiniano: nel 2009 ricorre sia il duecentesimo compleanno di Charles Robert Darwin sia i 150 anni dalla pubblicazione de L’origine delle specie, il libro che ha cambiato il modo di guardare alla natura e al posto dell’uomo in essa. Il nostro Paese si presenta all’appuntamento con una carta vincente: l’edizione italiana della mostra Darwin dell’American museum of natural history di New York organizzata in collaborazione con Codice cultura, ingrandita e aggiornata per l’occasione da evoluzionisti del calibro di Niles Eldredge, Ian Tattersall e Telmo Pievani. Una mostra che, sulla scia del celebre viaggio sul brigantino Beagle compiuto dal giovane Darwin, girerà il mondo (Philadelphia, Toronto, Londra, Auckland, Tokyo, Rio de Janeiro, Lisbona) apprestandosi a diventare l’esposizione scientifica con più visitatori mai realizzata. Tra documenti e scritti di Darwin, alla scoperta degli animali che ha studiato, si rivive la storia dello scienziato e delle sue idee. In un percorso che ricostruisce diversi ambienti (con tanto di animali vivi), oggetti d’epoca, video ed exhibit, i visitatori, seguendo il racconto della vita di Darwin, proveranno le suggestioni che egli stesso sperimentò. Nell’edizione italiana vi sono due sezioni completamente nuove: una sull’evoluzione umana con spettacolari ricostruzioni a grandezza reale di nostri antenati e con l’esposizione dei preziosissimi fossili scoperti sul nostro territorio; l’altra con un percorso inedito dedicato al rapporto tra il padre della teoria dell’evoluzione e l’Italia. Non manca poi la sezione dedicata alla presentazione delle conoscenze evoluzionistiche contemporanee e delle prove sperimentali dell’evoluzione, illustrate attraverso casi spettacolari pensati apposta per le scuole e per un pubblico di non esperti. Dal 12 febbraio al 3 maggio al palazzo delle Esposizioni di Roma. Successivamente, dal 4 giugno al 25 ottobre, alla Rotonda della Besana a Milano. Left 4/2009  f.t.

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Galileo è ancora alla sbarra

Pubblicato da Federico Tulli su 9 Gennaio 2009

In Italia gli scienziati sono ancora visti con sospetto dalle istituzioni. Il fisico Enrico Bellone anticipa a left il suo intervento al festival delle Scienze di Roma di Federico Tulli

galileo_001«Le novità possono mettere a repentaglio le Repubbliche e gli Stati, e allora chi ha il potere, che è ignorante, diventa giudice e piega gli intelligenti». È una breve nota di Galileo Galilei sulla copia del suo Dialogo che portava sempre con sé. Poche frasi che dimostrano quanto il grande scienziato fosse consapevole a cosa andava incontro sposando la nuova cultura scientifica rinascimentale. Quella nata a cavallo tra il ’500 e il ’600 all’esterno delle università e fondata sull’idea del confronto, della «disputa attorno a qualsiasi cosa». Sia essa su matematica, fisica, biologia o ingegneria. È una cultura pubblica, democratica quella che coinvolge Galileo. Si diffonde nel suo tempo quel metodo, ancora attuale, secondo cui chi sostiene una teoria viene invitato a esporre pubblicamente le ragioni per cui pensa che ciò che sta dicendo è vero. «Non ci sono più verità assolute, ma solo verità modificabili attraverso la libera disputa. Galileo è l’erede di questo metodo. E proprio il contenuto scientifico del Dialogo lo porterà a processo» spiega Enrico Bellone, fisico e storico della scienza, nell’anticipare a left alcuni passaggi del suo intervento alla conferenza “Il ruolo della scienza, i doveri della politica”, che si tiene il 15 gennaio a Roma nella giornata di apertura del festival delle Scienze. Un intervento che ruota intorno alla figura dello scienziato pisano perché «quello che è successo a lui con l’Inquisizione accade ancora oggi in Italia ai suoi “eredi” con la politica».
Professor Bellone perché Galileo viene inquisito?
Chi ha capito perfettamente il motivo è l’ambasciatore di Firenze a Roma che ci ha lasciato delle lettere nelle quali raccomanda alla famiglia de’ Medici di convincere Galileo a non insistere sul problema astronomico perché, scrive: «Roma non è luogo di venire a parlar della luna». Il vero problema non è l’astronomia quanto il fatto che le innovazioni introdotte dalle nuove scienze della natura stavano mettendo a soqquadro un insieme di credenze e verità assolute che invece dovevano essere conservate per mantenere il potere. E questo Galilei lo sa.
È finito il processo a Galileo?
No tutt’altro, è in continuo sviluppo. Si pensi a quello che sta succedendo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ai fattori dell’evoluzione o delle biotecnologie. C’è la difesa di un passato che non c’è più fondata su argomenti analoghi a quelli che furono usati contro di lui.
Ci faccia un esempio…
Prendiamo la teoria dell’evoluzione. Essa non riguarda solo l’anatomia dei corpi viventi. Darwin su questo era chiarissimo: coinvolge anche la cultura, il pensiero umano. E oggi la stragrande maggioranza di chi si occupa di neuroscienze guarda a modelli di evoluzione culturale che si ispirano a forme tipiche della biologia evoluzionistica. Modelli in cui, dunque, non c’è più spazio per l’anima. E per i neuroscienziati “mente” è la parola che usiamo per parlare dei processi chimico fisici che avvengono nel cervello.
Una tesi non proprio in linea con il pensiero cattolico. Scienza e fede smetteranno mai di litigare?
È un confronto impossibile, ma precisiamo una cosa. Non è una questione che riguarda solo gli scienziati da una parte e lo Stato vaticano dall’altra. In Italia ci sono moltissimi intellettuali laici che rappresentano la scienza come la forma suprema dell’alienazione umana. Quindi lo scontro risente delle condizioni in cui versa la cultura diffusa. In altri Paesi più civili, più moderni, le cose vanno diversamente. In piena crisi economica il governo francese ha investito 10 miliardi di euro per i suoi centri di ricerca scientifica, perché sa che puntare sulla società della conoscenza aiuta la ricchezza della nazione e il benessere dei cittadini. Un investimento reso possibile da un ambiente culturale, non solo scientifico, estremamente favorevole. Ma questo vale anche in Germania e Gran Bretagna. Per non parlare poi della Spagna. L’Italia fa storia a sé. C’è una posizione diversa nei confronti della scienza che è trasversale e riguarda sia i progressisti che i conservatori. Tutti convinti che l’università sia un luogo da cui si possono tagliare risorse.
Difatti il ministro Tremonti ha tagliato…
Sì, ma non è solo una prassi di questo governo. È un secolo che stiamo tagliando. Peraltro, nonostante il progressivo inaridimento delle risorse finanziarie in Italia resiste un piccolo gruppo di università dove si fa ricerca ad altissimo livello. Di lì escono giovani che francesi, tedeschi, americani ci prendono molto volentieri. In pratica glieli diamo gratis: li formiamo e poi se ne vanno.
Anche dagli Usa Barack Obama lancia importanti segnali con la promessa dello sblocco dei fondi pubblici alla ricerca sulle staminali embrionali…
Certamente, ma non illudiamoci: non so quando cambierà il clima in Italia. C’è un conflitto tra le esigenze della libera ricerca scientifica da un lato e dall’altro una classe politica che o è ostile o è indifferente. Inoltre penso davvero che non ci siano politici in grado di capire che i fondi per la ricerca non sono una spesa ma investimenti per il futuro. I quali, in quanto tali, vanno potenziati altro che tagliati.

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All’Auditorium di Roma è di scena l’Universo

La quarta edizione del festival delle Scienze di Roma è il primo appuntamento italiano dell’Anno internazionale dell’astrofisica, che per noi corrisponde anche all’Anno galileiano, ovvero ai quattrocento anni esatti dalle sue prime osservazioni astronomiche con un cannocchiale. Esplorare l’universo significa per la mente umana raggiungere le frontiere estreme della conoscenza e dunque onorare nel migliore dei modi ciò che ci rende umani, la curiosità, l’esplorazione, la libertà della ricerca. Significa anche saper ascoltare che cosa ha di nuovo da dirci la scienza su questioni fondamentali che riguardano la filosofia e il senso della presenza umana: come ha avuto inizio l’universo, quale teoria può spiegarne la struttura più profonda, se è infinito o finito, se davvero ne conosciamo soltanto una piccola parte, se l’emergere di esseri viventi è una contingenza rara al suo interno o un fenomeno probabile. Leonard Susskind, fra i massimi cosmologi attuali, spiegherà che se l’universo appare così “speciale”, così perfettamente congegnato per accogliere esseri viventi, ciò non richiede affatto di ricorrere a un “disegno”, ma può essere più semplicemente spiegato attraverso le teorie scientifiche in nostro possesso. Queste sono domande che mostrano con grande chiarezza il valore culturale, di cultura tout court, della scienza, e in particolare della ricerca pura. L’indagine cosmologica e le ricerche spaziali sono infatti un esempio di come progetti di ricerca pura possano spesso poi tradursi in ricadute applicative e tecnologicamente avanzate, e viceversa, in un rapporto reciproco che è assurdo spezzare. Certo, può succedere che le risposte che troviamo a quelle domande ci disorientino. Oppure che disobbediscano a principi d’autorità, come Galileo verificò a sue spese. Sarà una coincidenza, ma valorizzare la creatività dei propri scienziati, trattare la scienza come cultura a tutti gli effetti, finanziare la ricerca pura, dare autonomia alla ricerca è ciò che stanno facendo i Paesi con maggiore capacità innovativa in questo momento. Ed è ciò che esattamente la classe politica, bipartisan, di questo Paese non sta facendo da anni.

Telmo Pievani, filosofo della scienza e coordinatore
scientifico del festival


Info:
La manifestazione che si svolge all’auditorium Parco della musica dal 15 al 18 gennaio, promossa dalla Regione Lazio e sostenuta da Filas – finanziaria laziale di sviluppo, è realizzata dalla Fondazione musica per Roma in collaborazione con Codice. Idee per la cultura e con il Planetario e Museo astronomico di Roma. Mentre la direzione scientifica è affidata a Vittorio Bo e Telmo Pievani.
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Left 01/2009** del 9 gennaio 2009


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L’evoluzione di Obama

Pubblicato da Federico Tulli su 29 Dicembre 2008

Stem_Cell_culture03_3463.JPGArrivano dodici mesi da ricordare per la genetica, l’astrofisica e per i fan di Darwin. Inoltre si chiude l’era Bush. La rinascita degli Usa, e non solo, sarà trainata dalla ricerca. Parola del neopresidente di Federico Tulli

Il progresso scientifico si basa su prove e fatti che «non devono mai essere falsati o oscurati dall’ideologia». No, a pronunciare queste parole non è stato il “solito” premier spagnolo José Zapatero in risposta a qualche sussulto antiscientista delle gerarchie vaticane di stanza nell’antico regno di Castiglia. Ad assicurare che dal 2009 con il suo insediamento alla Casa Bianca la scienza tornerà in primo piano è stato il neo presidente Usa, Barack Obama. E forse mai miglior auspicio poteva essere fatto in tempi e luoghi in cui sembrava oramai assodato lo schizofrenico assunto che il progresso dell’umanità dovesse prendere lo slancio da guerre e distruzioni.

In tema di ricerca Obama vuole distinguersi nettamente dal suo predecessore non solo a parole. Prova ne è, anzitutto, la nomina di John Holdren a direttore dell’ufficio Scienze e tecnologia della Casa Bianca. Holdren ha diretto la Pcswa, una Ong che nel 1995 vinse il Nobel per la Pace per il suo impegno a sostegno di uno sviluppo scientifico compatibile con l’equilibrio geopolitico. A dare ulteriore linfa alle ambizioni della comunità scientifica internazionale, che da sempre guarda agli Usa come termometro dei rapporti tra istituzioni e mondo della ricerca, è la scelta di Harold Varmus e di Eric Lander come co-presidenti di Holdren. Varmus ha vinto il Nobel per la medicina nel 1989 per i suoi studi sulle basi genetiche del cancro. Lander ha svolto un ruolo decisivo nel progetto di mappatura del genoma umano aprendo la strada a nuove ricerche su malattie incurabili. Si delineano dunque interessanti prospettive per la ricerca in campo medico, tanto più che tra le prime dichiarazioni di Obama dopo la vittoria elettorale c’è la promessa di riaprire il flusso di finanziamenti pubblici alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Flusso interrotto da Bush jr. nel 2001 su pressione delle lobby cattoliche.

neurons-from-skin-stem-cells_641Nuove importanti risposte potranno poi venire dallo sviluppo dalle scoperte di Shinya Yamanaka della Kyoto University, che nel 2007 è riuscito a creare cellule staminali umane adulte della pelle “riprogrammate” e pluripotenti, con caratteristiche del tutto simili a quelle embrionali. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio sulle embrionali vere e proprie proseguirà di fatto solo grazie ai finanziamenti europei. Tra le altre discipline un risalto particolare sarà dato all’astronomia e a quelle legate all’evoluzionismo. Il 2009, su richiesta dell’Unesco, è stato proclamato dall’Onu Anno internazionale dell’astronomia. E sempre nel 2009, in primavera, il Cern di Ginevra riattiverà l’acceleratore di particelle Lhc dopo il guasto subito nell’ottobre scorso in avvio dei test per ricreare “l’attimo” che ha preceduto il Big bang. In merito alle scienze umane e naturali a fare da catalizzatore è invece il bicentenario della nascita di Charles Darwin. A fornire lo spunto per l’approfondimento di temi che riguardano la genetica, le neuroscienze, la psichiatria, ma anche la paleontologia, l’arte e l’architettura è la mostra “Darwin 1809-2009” organizzata dal filosofo della scienza Telmo Pievani e che sarà inaugurata l’11 febbraio al palazzo delle Esposizioni di Roma. Restando in Italia segnaliamo infine alcuni dei festival scientifici che all’estero ci invidiano, sia per la ricchezza dell’offerta degli argomenti, sia per l’attenzione ricevuta negli anni da parte del grande pubblico. A marzo, dal 19 al 22, l’Auditorium di Roma ospita il festival della Matematica e il tema scelto da Piergiorgio Odifreddi che ne cura l’organizzazione è “Creazioni e ricreazioni matematiche”. Il mese clou sarà, come sempre, ottobre. In programma dal 3 al 19 la sesta edizione di BergamoScienza e, dal 23 ottobre al 1 novembre, con la parola chiave “Futuro”, il festival Genova scienza. Mostre scientifiche e artistiche, laboratori, exhibit, conferenze, incontri, tavole rotonde, caffè scientifici. Ce n’è per tutti.

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