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		<title>Salute, riecco il ministero. Per la poltrona, Fazio in pole position</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 11:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche sanitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[Salvo sorprese dell’ultimora potrebbe insediarsi già lunedì il titolare del dicastero che il governo Berlusconi aveva incorporato nel portafoglio di Sacconi di Federico Tulli 
Nell’anno della grande pandemia pochi Paesi al mondo si sono trovati ad affrontare il virus A-H1N1 senza un ministro della Salute (e relativo ministero) che coordinasse la gestione dell’emergenza. Tra questi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1511&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span class="currency_converter_text"><em><strong>Salvo sorprese dell’ultimora potrebbe insediarsi già lunedì il titolare del dicastero che il governo Berlusconi aveva incorporato nel portafoglio di Sacconi</strong></em> di <span style="color:#003300;"><strong>Federico Tulli </strong></span></span></p>
<p><span class="currency_converter_text">Nell’anno della grande pandemia pochi Paesi al mondo si sono trovati ad affrontare il virus A-H</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1</span><span class="currency_converter_text">N</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1</span><span class="currency_converter_text"> senza un ministro della Salute (e relativo ministero) che coordinasse la gestione dell’emergenza. Tra questi, almeno fino a stasera, figura l’Italia. Domani infatti potrebbe essere il giorno della nomina a ministro dell’attuale vice ministro del Welfare con delega alla Salute, Ferruccio Fazio. Secondo fonti d’agenzia, l’annuncio è stato fatto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l’ultimo consiglio dei ministri. Più volte data per certa nel corso dei mesi passati, l’ufficializzazione di Fazio è sempre slittata per le ragioni più disparate. Salvo colpi di scena dell’ultimora, visto che nella maggioranza non tutti sono convinti della necessità del cambio di guardia e della scelta indicata da Berlusconi, questa sembra proprio la volta buona.   E il nuovo titolare della Salute potrebbe giurare già lunedì davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Si risolverebbe così un parziale vuoto di potere che ha avuto clamorose ripercussioni su uno dei settori più delicati dello Stato sociale del nostro Paese. Diverse le questioni spinose che il neo ministro si troverà a dover affrontare sin dal suo insediamento. Tra queste vi è di sicuro il clamoroso flop della campagna di vaccinazione contro il virus pandemico, condotta dallo stesso Fazio prima come sottosegretario al Welfare e poi da vice di Maurizio Sacconi. <strong>Dei </strong></span><strong><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">24</span><span class="currency_converter_text"> milioni di dosi di medicinale acquistati dal governo in settembre per prevenire la diffusione dell’A-H</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1</span><span class="currency_converter_text">N</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1</span><span class="currency_converter_text">, secondo gli ultimi dati diramati dal ministero, al </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">29</span><span class="currency_converter_text"> novembre scorso ne sono stati somministrate solo </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">611.425</span></strong><span class="currency_converter_text"> (prime dosi), oltre a </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1.666</span><span class="currency_converter_text"> seconde dosi. Sembra proprio che i cittadini italiani non diano peso più di tanto alle raccomandazioni del futuro ministro.   Oppure, più realisticamente, optano per una settimana a casa con una febbriciattola, come è normale che sia di fronte alla confusione che è regnata al livello di comunicazione istituzionale sin da quando il virus ha fatto la sua comparsa in Messico, per poi essere dichiarato di pericolosità moderata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Poche linee di febbre, mal di testa e dolori di stomaco, piuttosto che mettersi in fila al pronto soccorso (quando l’A-H</span><span class="currency_converter_text">1</span><span class="currency_converter_text">N</span><span class="currency_converter_text">1</span><span class="currency_converter_text"> ha raggiunto il picco di contagi, trovare un medico di famiglia è stato come vincere al superenalotto) per farsi iniettare un vaccino che gli stessi medici in ottobre avevano bollato come non sicuro «perché non testato su bambini e donne incinte». <strong>Certo, il virus ha ucciso &#8211; nel nostro Paese </strong></span><strong><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">137</span><span class="currency_converter_text"> persone ( fonte Welfare) e quindi non è da prendere sotto gamba, ma la più alta percentuale di vittime riguarda i bambini under </span><span class="currency_converter_text">14</span></strong><span class="currency_converter_text"><strong>. </strong>Proprio la fascia di età che inizialmente non era stata indicata dal ministero tra le più a rischio. Tanto è vero che l’allarme vaccinazione per i bambini è scattato in ottobre.   Solo dopo i primi decessi che molto hanno impressionato l’opinione pubblica e quando era già in fase avanzata la campagna di sensibilizzazione di altre categorie (personale medico e forze dell’ordine). Il risultato del cambio di strategia nelle vaccinazioni si legge negli stessi dati pubblicati dal ministero. Come riporta l’ultimo bollettino del Welfare sull’influenza pandemica, in cinque settimane l’incidenza dei decessi nella fascia pediatrica «si è quasi dimezzata » assestandosi a «</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">17,44</span><span class="currency_converter_text"> casi per mille assistiti». Sul tavolo del futuro ministro della Salute c’è poi un altro dossier particolarmente delicato. Manco a dirlo, riguarda la pillola abortiva Mifegyne-Ru</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">486</span><span class="currency_converter_text">. Questa settimana, con due anni di ritardo sui termini di legge e dopo aver subito infinite pressioni di carattere ideologico da politica e istituzioni, l’Agenzia italiana del farmaco è riuscita a pubblicare in Gazzetta Ufficiale l’autorizzazione al commercio dalla Ru</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">486</span><span class="currency_converter_text">. Fine di una surreale telenovela?   <strong>Nemmeno per sogno, visto che all’</strong></span><span class="currency_converter_text"><strong>orizzonte si profila un braccio di ferro tra Stato e Regioni su come l’aborto farmacologico dovrà essere trattato a livello ospedaliero.</strong> Difatti, laddove è stato praticato tramite l’acquisto in Francia del medicinale, si è sempre fatto in day hospital, Come del resto è certificato dalla relazione annuale sulla legge </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">194</span><span class="currency_converter_text"> firmata dallo stesso ministro Sacconi. Questi, però, nel sostenere che le pazienti devono essere ricoverate dalla somministrazione del farmaco fino all’espulsione del feto, è entrato a gamba tesa in un ambito di competenza delle Regioni.   Alcune unità ospedaliere che praticano aborti hanno già dichiarato che è inutile occupare dei letti per la somministrazione di una pillola, sottraendoli a chi ne ha veramente bisogno. D’altronde anche l’espulsione del feto è sempre avvenuta in day hospital (due giorni dopo la somministrazione del Mifegyne) e senza particolari difficoltà. Staremo a vedere come si muoverà il successore di Sacconi tra due mesi, quando la ditta Exelgyn comincerà a vendere la Ru</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">486</span><span class="currency_converter_text"> ai nostri ospedali. Sempre che all’attuale ministro del Welfare venga effettivamente “sottratto” il portafoglio della Salute. <span style="color:#003300;"><em><strong>Terra, il primo quotidiano ecologista</strong></em></span><br />
</span></p>
 Tagged: Decessi A-H1N1, Ferruccio Fazio, MInistero Salute, RU486, Salute, Vaccino influenza A-H1N1, Welfare <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1511/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1511/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1511/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1511/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1511/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1511/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1511/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1511/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1511/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1511/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1511&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>In fuga dall&#8217;Opus Dei</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 17:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiarelettere]]></category>
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		<description><![CDATA[I segreti della “milizia di Dio” nel libro-verità di Emanuela Provera, una ex numeraria italiana di Federico Tulli
Lezioni su lezioni. E seminari di tre giorni. E ancora il corso annuale di 24 giorni d’estate. E poi, quando si torna a casa, un appartamento dell’organizzazione, c’è il circolo settimanale sul tema del proselitismo. Ma c’è anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1504&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>I segreti della “milizia di Dio” nel libro-verità di Emanuela Provera, una ex numeraria italiana</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli</strong></span></p>
<p>Lezioni su lezioni. E seminari di tre giorni. E ancora il corso annuale di 24 giorni d’estate. E poi, quando si torna a casa, un appartamento dell’organizzazione, c’è il circolo settimanale sul tema del proselitismo. Ma c’è anche il colloquio settimanale individuale con la direttrice spirituale su quanto apostolato e proselitismo ho fatto. Ogni singola azione apostolica viene quindi valutata. Ciascun soggetto “trattato” viene studiato con la propria direttrice. Poi tutte le persone trattate divengono oggetto di riunione di consiglio locale. Ho conosciuto questa ragazza, ha questi voti a scuola, è figlia di un commercialista e così via. I piani di reclutamento nell’Opus dei sono molto dettagliati». Dentro l’Opera fondata nel 1928 dal prete spagnolo e amico personale del dittatore fascista Francisco Franco, Josemaria Escrivà, si vive così. Emanuela Provera lo racconta tutto d’un fiato, come per scacciare via un senso d’oppressione appena riaffiorato. Lei, infatti, nell’Opera ci è stata dal 1986 al 2000. Poi, faticosamente e coraggiosamente, ne è uscita. E oggi è un’ex numeraria. Vive a Milano, si è sposata e ha scritto un libro per Chiarelettere, <em>Dentro l’Opus Dei</em>. «L’idea &#8211; spiega &#8211; è nata nel forum privato che ho messo online con altri ex numerari. Volevamo raccontare cosa succede a chi viene “rapito” dalla bellezza, esteriore, dell’organizzazione. E anche come questa si arricchisce in maniera assolutamente non trasparente, nonostante quanto dichiarato ufficialmente. È la nostra parola contro la loro, ma non si può più tacere».</p>
<p><strong>Quali persone vengono chiamate nell’Opus Dei? </strong></p>
<p>C’è un target definito con precisi criteri di selezione nei documenti interni dell’Opera. Chi di noi faceva attività di proselitismo e di apostolato, cioè “di diffusione del Vangelo”, ovvero cercava persone che a parere dell’Opus dei rispondono a delle caratteristiche che poi vengono sfruttate dall’istituzione.  ostanzialmente sono soggetti carismatici e dotati di capacità di leadership. Che sia un tassista o un amministratore delegato, il selezionato deve saper trascinare altre persone. Io ho “lavorato” prevalentemente con ragazze adolescenti. Quindi da portare alla vocazione come numerarie. Nell’Opus dei sono chiamate «la pupilla dei nostri occhi».</p>
<p><strong>Nel suo libro sono narrate storie di manipolazione della volontà, di violenti distacchi dalle famiglie di origine. Cosa spinge un’adolescente a entrare nell’Opera? </strong></p>
<p>Su di me ha contato tanto il fatto di trovarmi in una Chiesa che dà un’immagine di sé molto accattivante. A quei tempi, come tuttora, frequentavo la mia parrocchia ma all’età di 15-16 anni sinceramente non lo vedevo come un obbligo. Con quelle dieci vecchiette vestite di grigio non c’era alcuna possibilità di identificazione. Poi insieme a centinaia di miei coetanei sono stata invitata a un convegno che si è concluso con un incontro privato col papa. Eravamo tutti giovani, belli, vestiti bene, benestanti, molti ricchi. Ricordo di aver pensato: io sono cattolica, questo è il cattolicesimo che fa per me. Dopo di che, una volta entrati ci si ritrova in ambienti sia spirituali che materiali di altissimo livello. Ma in realtà non è così. Solo le location sono d’eccezione. Non c’è umanità.</p>
<p><strong>Lei intitola un capitolo “L’alibi della formazione spirituale”. Per quale motivo parla di alibi? </strong></p>
<p>Tutti i numerari sono spinti con un fortissimo indottrinamento a raccogliere tanto denaro. Escrivà diceva che noi, i “suoi figli”, dobbiamo «imparare non solo a dare» del nostro ma anche a chiedere agli altri. E perché non dobbiamo avere problemi a chiedere tanti soldi? Perché, diceva, noi portiamo la gente in paradiso: “Credenti e non credenti, volenti o nolenti, li trasciniamo con noi in cielo dove andremo con tante persone al nostro seguito”. Parlo di alibi perché col passare degli anni ho fatto fatica a leggere un messaggio cristiano nell’abbondanza delle  proprietà immobiliari e  del modo in cui queste vengono amministrate, gestite, arredate.</p>
<p><strong>Un aiuto spirituale non proprio disinteressato.</strong></p>
<p>Infatti è interessato, ed esentasse. L’Opus dei ufficialmente non possiede che qualche prestigioso (e sfarzoso) immobile. In caso di problemi col fisco, il danno patrimoniale che potrebbe ricevere sarebbe assolutamente inconsistente rispetto alle sconfinate ricchezze “liberamente” donate da numerari e soprannumerari, gestite da associazioni che stando ai documenti mostrati all’esterno si avvalgono dei rapporti con l’Opera solo per fare formazione spirituale. Come ad esempio, la Fondazione Rui per cui io ho lavorato.</p>
<p><strong>Davvero le donazioni sono volontarie? Si sente spesso dire che chi aderisce all’Opera deve addirittura fare testamento in suo favore. </strong></p>
<p>Nell’Opus dei si fa tutto “liberamente”. Liberamente aderisci. Liberamente dormi sulla sedia. Liberamente indossi il cilicio. Liberamente ti frusti. Liberamente racconti tutto a Dio. Lo stesso vale per il testamento. In questo caso non c’è alcun accenno scritto negli statuti dell’Opus dei, che sono i documenti ufficiali consegnati alla Chiesa. Ma l’obbligo di compilarlo secondo un preciso format che viene consegnato a ciascun adepto è contenuto in modo chiaro nei documenti interni a cui i direttori si attengono nella formazione delle persone che appartengono all’Opera.</p>
<p><strong>Perché si esce dall’Opus dei? </strong></p>
<p>Nel cuore dell’Opera si decide lo sviluppo apostolico della prelatura personale del papa attraverso lo sviluppo di attività e iniziative che vengono imputate ai singoli membri per non apparire come attore principale. Ma la gestione, la promozione, la campagna economica, il tipo di attività sono assolutamente centralizzati. Non  è vero che l’Opus dei non si occupa di economia, di politica e di cose temporali. Chi esce, se ne va proprio per questo motivo.</p>
<p>**</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Il santo amico dei fascisti</strong></span></p>
<p>Fondata nel 1928 in Spagna dal sacerdote cattolico Josemaria Escrivà de Balaguer, l’Opus dei appoggiò apertamente il regime di Francisco Franco lungo tutta la sua storia. Del resto Escrivà e il caudillo non hanno mai nascosto la loro profonda amicizia e reciproca considerazione.<br />
Oggi l’Opera è una prelatura personale del papa, risponde cioè delle sue azioni direttamente al pontefice scavalcando qualsiasi gerarchia ecclesiastica. Merito di Giovanni Paolo II che nel 1982 ne approva ufficialmente la nascita. Venti anni dopo, nel 2002, il fondatore Escrivà (che era morto nel 1975 ed era stato beatificato nel 1992) viene canonizzato proprio dal predecessore di Ratzinger.</p>
<p>**</p>
<p><span style="color:#800000;"><strong>Un esercito di 100mila devoti</strong></span></p>
<p>All’Opus dei nel mondo aderiscono sacerdoti e membri laici. Il numero oscilla tra 84mila e oltre 100mila, di cui circa 1.500 sono i religiosi. I laici si dividono in numerari e soprannumerari. I primi, arruolati tra adolescenti particolarmente brillanti e di famiglia facoltosa, fanno “voto” di celibato e castità, versano “liberamente” all’Opera ogni centesimo guadagnato, si occupano dell’arruolamento di nuovi adepti e delle continue richieste di denaro «per sostenere l’organizzazione in cambio del paradiso». I soprannumerari, invece, possono sposarsi ma devolvono, anch’essi “liberamente”, una somma mensile concordata con il proprio direttore spirituale ed equivalente a quanto speso per ogni figlio. <span style="color:#800000;"><em><strong>left 48/09</strong></em></span></p>
 Tagged: Chiarelettere, Dentro l'Opus Dei, Emanuela Provera, Ex numerari Opus Dei, Francisco Franco, Josemaria Escrivà de Balaguer, Opus Dei, Soprannumerari Opus Dei <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1504/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1504&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno del crociato</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 17:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I creazionisti di nuovo  all’attacco di Darwin. A guidarli è sempre lui,  il vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei di Federico Tulli
Sbattuto fuori dalla porta nel 2004, il creazionismo all’italiana sta tentando di rientrare dalla finestra dei luoghi in cui si sviluppano la cultura e la scienza del nostro Paese. Fu in quell’anno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1500&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em><strong>I creazionisti di nuovo  all’attacco di Darwin. A guidarli è sempre lui,  il vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli</strong></span></p>
<p>Sbattuto fuori dalla porta nel 2004, il creazionismo all’italiana sta tentando di rientrare dalla finestra dei luoghi in cui si sviluppano la cultura e la scienza del nostro Paese. Fu in quell’anno che l’allora ministro della Pubblica istruzione Letizia Moratti assoldò un manipolo di esperti incaricandoli di trovare il grimaldello per fare spazio nei programmi scolastici di biologia alla favoletta cristiana che vuole il mondo creato tremila anni fa e l’essere umano privo di identità, incapace cioè di formulare pensieri e privo di fantasia, in quanto “tavoletta di cera” da plasmare in base ai dettami della cultura dominante. Che nella fattispecie, ovviamente, è e deve essere quella cristiana. Nei piani dell’attuale sindaco di Milano, tutto doveva avvenire eliminando l’insegnamento della teoria evoluzionistica di Darwin. Il progetto fallì miseramente nel più imbarazzante dei modi. Dopo le dure accuse di antiscientismo mosse dall’Accademia dei Lincei, il ministro affidò a Rita Levi Montalcini la presidenza di una commissione incaricata di decidere sull’utilità dell’insegnamento di Darwin. Al termine dell’indagine il colpo di scena: Vittorio Sgaramella, docente di Biologia molecolare dell’università della Calabria e membro della commissione Montalcini denuncia (anche al nostro settimanale) una pesante manomissione del testo finale. Un’ignota mano aveva tentato di far passare la teoria del naturalista inglese per un’ipotesi come un’altra, annacquando le conclusioni degli scienziati.  Ora facciamo un salto indietro. Tra gli esperti incaricati in prima battuta dalla Moratti, che con le loro posizioni ideologiche antidarwiniane avevano provocato la reazione sdegnata degli accademici dei Lincei, c’era <strong>il vicepresidente del Cnr, lo storico Roberto De Mattei, “il crociato”, ideatore della Fondazione Lepanto che da 27 anni si impegna in «campagne pubbliche al servizio della Chiesa e della Civiltà cristiana»</strong>. E&#8217; lui che oggi (come allora) afferma che «dal punto di vista della scienza sperimentale entrambe le ipotesi sulle origini, sia l’evoluzionistica che la creazionista, sono inverificabili. Su questi temi ultimi non è la scienza, ma la filosofia, a doversi pronunciare». Questo scrive De Mattei in <em>Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi</em>, che contiene gli atti da poco pubblicati di un workshop svoltosi al Consiglio nazionale delle ricerche lo scorso febbraio. Quali siano i “filosofi” di riferimento di De Mattei è presto detto. In primis c’è Joseph Ratzinger. È il papa, infatti, la punta di sfondamento di quella “scuola” che mira a svuotare di significato la teoria evoluzionistica. Che questa non sia «ancora una teoria completa e scientificamente verificata», sono parole sue. L’obiettivo è chiaro. Declassificando il corpus di intuizioni e scoperte che hanno stimolato lo sviluppo delle più moderne discipline scientifiche, vien da sé che, al pari dei darwinisti, i genetisti o i biologi molecolari possono essere chiamati al confronto con l’ideologia cristiana sul campo delle semplici correnti di pensiero. Dove per incanto troviamo, insieme ai creazionisti, sia chi sostiene che l’embrione è un essere umano, sia chi vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tutti fautori di un non meglio identificato concetto di vita, che sicuramente tutto è tranne che umana, come è stato dimostrato. Non è un caso che il creazionismo punti a far passare l’idea che l’origine della vita, cioè la nascita umana, sia indimostrabile. A tal proposito torniamo ai filosofi graditi a De Mattei. Per esempio Hans Jonas, che sostiene l’impossibilità di verificare «dove si trovi l’esatto confine tra la vita e la morte», tesi che aleggiava in un altro convegno diretto da De Mattei a inizio 2009. Il titolo era: “La morte cerebrale è ancora vita?”. La risposta in estrema sintesi fu: «Sì». D’altronde, dice Jonas: «Chi può sapere che quando il bisturi comincia a tagliare non si causi uno shock, un ultimo trauma a una sensibilità diffusa, non cerebrale, ancora in grado di sentire il dolore». In poche parole, Jonas credeva nell’esistenza degli zombie. Ma De Mattei non se ne cura. Forse perché, specie per chi resuscita c’è sempre un posto nel favoloso “progetto della creazione”. Dove, se non esiste la morte, pure la nascita diviene un concetto opinabile. Di qui a spacciare per un’ipotesi possibile “la vita eterna”, cioè l’esistenza di un creatore di tutto, il passo è breve. <span style="color:#800000;"><strong>left 48/09</strong></span></p>
 Tagged: Accademia dei Lincei, Creazionismo, Cristianesimo, Evoluzionismo, Fine vita, Fondazione Lepanto, Hans Jonas, Nascita umana, Roberto De Mattei <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1500/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1500/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1500/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1500&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>No alla ru486 e diritti al concepito, benvenuti in Vaticalia</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 15:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cronache da uno Stato laico, ostaggio del furore ideologico di alcuni suoi rappresentanti. Modificare l’articolo 1 del Codice civile «per il riconoscimento della soggettività giuridica di ogni essere umano fin dal concepimento». Il ddl che equipara i diritti di un gamete a quelli di vostra figlia che in questo momento sta giocando con le amichette [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1496&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Cronache da uno Stato laico, ostaggio del furore ideologico di alcuni suoi rappresentanti. Modificare l’articolo 1 del Codice civile «per il riconoscimento della soggettività giuridica di ogni essere umano fin dal concepimento». Il ddl che equipara i diritti di un gamete a quelli di vostra figlia che in questo momento sta giocando con le amichette nel cortile di una scuola è stato depositato ieri al Senato dagli zelanti membri del Pdl, Maurizio Gasparri, Laura Bianconi e Gaetano Quagliarello. Non è ancora chiaro se la masturbazione sarà punita con l’ergastolo. Né se sarà sufficiente confessarsi in chiesa per evitare la galera. Mentre, per bocca del capogruppo del centro destra al Senato, il trio ha assicurato che l’obiettivo della proposta non è abrogare la legge 194 sull’aborto. Gasparri ha sottolineato che il ddl intende «aiutare a definire i confini della legge, secondo le intenzioni che furono allora del legislatore, contro i tentativi di allargamento oggi in atto». L’esponente Pdl si riferisce alle vicende relative all’autorizzazione al commercio della pillola abortiva Mifegyne-Ru486. Dopo il parere positivo espresso dall’Agenzia italiana del farmaco (usata in tutto il mondo da oltre 20 anni, la Ru486 è ritenuta essenziale dall’Organizzazione mondiale della sanità), il ministro Sacconi ha messo in dubbio la compatibilità del Mifegyne con la legge 194. Invitando l’Aifa a riformulare la delibera e a inserirvi l’obbligo di ricoverare fino all’espulsione del feto chi richiede la via farmacologica per l’interruzione volontaria di gravidanza. L’Aifa ha risposto picche perché la Ru486 (che è usata da cinque anni nei nostri ospedali, importata dalla Francia) non viola le norme sull’aborto, e la questione dei ricoveri non è di sua competenza, ma del governo. Seguire la logica del ministro (come quella di Gasparri&amp;C.) è difficile. Per prima cosa l’articolo 10 della legge non parla di degenza obbligatoria, ma «eventuale». Come è normale che sia in ogni Paese normale, è il medico che decide nel rapporto con la paziente se sia necessario o meno trattenerla in ospedale. E non chi fa le leggi. In secondo luogo, a certificare la prassi del ricovero in day hospital per l’aborto farmacologico è stato lo stesso Sacconi il 29 luglio scorso quando ha approvato la relazione annuale ministeriale sulla 194. «Due accessi in day hospital a distanza di due giorni per la somministrazione dei due farmaci, oltre a una vista ambulatoriale di controllo in 14ma giornata», si legge nel testo firmato dal ministro. Più chiaro di così.     <span style="color:#003300;"><strong>FedericoTulli </strong></span></p>
<p>**<span style="color:#003300;"><em><strong>Terra, il primo quotidiano ecologista</strong></em></span>**</p>
 Tagged: Ideologia cristiana, Laicità dello Stato, Legge 194, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Mifegyne, RU486, Salute <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1496/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1496&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il paradosso del virus A-H1N1</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 12:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Nonostante sia poi stato accertato che il piccolo di due anni morto in Puglia a inizio settimana non era affetto da influenza A-H1N1, il virus si conferma più aggressivo nei confronti dei più giovani. Tra le vittime accertate dal ministero della Salute (che sono salite a 98) un triste primato riguarda proprio gli under 14. Sono loro i più colpiti, con un’incidenza del 3,3 per cento (2,7 nei piccoli da 0 a 4 anni e 3,6 per cento dai 5 ai 14). Tra la popolazione da 15 a 64 anni l’incidenza è stata dello 0,7 per cento mentre tra gli over 65 è pari allo 0,1 per cento. «Considerando la bassa probabilità di morte, l’A-H1N1 è quantitativamente paragonabile all’influenza stagionale ma predilige i giovaniı», conferma l’epidemiologo Fabrizio Pregliasco. «La spiegazione più probabile &#8211; aggiunge &#8211; è che un “cugino” di questo virus sia circolato nel passato (negli anni Cinquanta, nel ’70 e nel ’77). Pertanto di fronte alla nuova variante gli anziani si ritrovano con una protezione che altri non possono avere». A questo si aggiunge una complicazione paradossalmente dovuta alla “vitalità” di un apparato respiratorio più che sano. «Soggetti giovani sani &#8211; nota Pregliasco &#8211; si ritrovano l’A-H1N1 sia nel luogo tipico di trasmissione e replicazione virale, cioè nelle prime vie aeree, sia nei polmoni, la parte più bassa delle vie respiratorie. Ciò e dovuto a un eccesso di risposta, quindi per un fatto potenzialmente positivo. L’organismo  cerca  infatti di eliminare il virus con un’infiammazione locale. Ma questa provoca dei liquidi nei polmoni, quindi la difficoltà respiratoria e purtroppo in alcuni casi il decesso». <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli **<em>left 48/09</em>**</strong></span></p>
 Tagged: Decessi A-H1N1, Influenza A-H1N1, virus A-H1N1 <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1498/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1498&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il declino dell’impero cristiano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>

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		<description><![CDATA[Meno matrimoni in chiesa, più divorzi e figli al di fuori delle nozze. Su sesso, affetti e salute gli italiani hanno smesso di seguire il Vaticano. left anticipa il Rapporto 2009 dell’Osservatorio sulla laicità di Federico Tulli
Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1491&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2009/11/copertina4709b.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1492" title="copertina4709b" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2009/11/copertina4709b.jpg?w=250&#038;h=338" alt="" width="250" height="338" /></a>Meno matrimoni in chiesa, più divorzi e figli al di fuori delle nozze. Su sesso, affetti e salute gli italiani hanno smesso di seguire il Vaticano. left anticipa il Rapporto 2009 dell’Osservatorio sulla laicità</strong></em> di <strong><span style="color:#800000;">Federico Tulli</span></strong></p>
<p>Estendere la capacità giuridica al concepito. È questa l’ultima pensata filo-vaticana del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Il senatore, lo stesso che definisce «banalizzazione della vita» l’eventuale decisione di abortire per via farmacologica cui avrebbero diritto le donne italiane con l’entrata in commercio della pillola Ru486, ha poi precisato: «Siamo fermamente convinti della necessità di una norma di carattere generale, in grado di tutelare il fondamentale principio di uguaglianza fin dal momento del concepimento». Questa proposta, che trasformata in legge sarebbe una pietra tombale per la norma 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, è solo l’ultima di una lunga serie di entrate a gamba tesa delle istituzioni contro diritti civili faticosamente acquisiti. Si sommerebbe, infatti, alla legge 40/04 sulla fecondazione assistita, giudicata cinque anni dopo l’entrata in vigore parzialmente incostituzionale dall’Alta corte perché viola gli articoli 3 e 32 della Carta. Oppure ancora al ddl Calabrò sul testamento biologico, che impone il ricorso al sondino per l’alimentazione forzata, in barba al diritto all’autodeterminazione che sempre la nostra Costituzione riconosce ai malati. Interventi “duri”, che se da un lato ricalcano fedelmente le indicazioni ora della Conferenza episcopale italiana, ora di altre gerarchie dello Stato Vaticano, dall’altro dicono di una classe politica che si muove nella direzione opposta a quella della società civile che dovrebbe rappresentare. E dicono pure di un potere, quello della Chiesa cattolica, costretto a serrare le fila (e alzare il tiro sulla altrui libertà di pensiero) per bilanciare una costante quanto inesorabile perdita di incisività e appeal culturale e religioso nei confronti dei cittadini italiani. Queste considerazioni trovano adeguato sostegno nei numeri del <em>Quinto rapporto sulla secolarizzazione</em> in Italia a cura di Critica liberale e dell’Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale. Il documento viene presentato stamane a Roma nell’ambito del convegno internazionale “La secolarizzazione in Europa”, organizzato dalla Fondazione Critica liberale in collaborazione con lo European liberal forum. left anticipa i passaggi più significativi della relazione di Silvia Sansonetti, ricercatrice in Politiche sociali all’università Sapienza di Roma, da cui emerge la tendenza laica «del mutamento nel tempo degli atteggiamenti degli italiani, circa aspetti della loro vita potenzialmente legati ai valori di riferimento della religione cattolica». I numeri parlano chiaro. Diminuzione dei matrimoni concordatari e dei battesimi, crescita delle unioni civili, dei divorzi e del numero di figli nati al di fuori del matrimonio. <span style="color:#800000;">(prosegue su left 47/09 del 27 novembre)</span></p>
<p>**</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>Pedofilia nel clero<br />
</strong></p>
<p><span style="color:#800000;"><em><strong>La Chiesa in bancarotta</strong></em></span></p>
<p>Nella cattolicissima Irlanda sono circa 800, tra religiosi, sacerdoti e suore, le persone sotto processo per oltre 30mila casi di violenza sessuale. In totale, se condannati, il Vaticano dovrà pagare 1,1 miliardi di euro alle loro vittime. Il caso irlandese ricalca fedelmente quanto avvenuto nell’ultimo decennio negli Stati Uniti. Qui, fino a oggi, sono 4.392 i sacerdoti denunciati per pedofilia. Mentre i risarcimenti già versati in seguito a condanne definitive ammontano a 2,6 miliardi di dollari. Una somma che ha portato sull’orlo della bancarotta la Chiesa dello Stato che adotta come motto nazionale: “In God we trust”. In Italia, il fenomeno sembra essere ancora sommerso. Sono 73 i casi di violenza su minori e oltre 235 le vittime di sacerdoti e religiosi.</p>
<p><strong>Prebende</strong></p>
<p><span style="color:#800000;"><em><strong>Due Stati, un contribuente</strong></em></span></p>
<p>Tra contributi diretti, finanziamenti e agevolazioni, ogni anno l’Italia dà 4,5 miliardi di euro alla Chiesa. La somma, secondo stime molto prudenti, si articola in vari filoni tra cui: un miliardo di euro dell’otto per mille, 950 milioni per gli stipendi di 22mila insegnanti di religione e 700 milioni di euro che Stato ed enti locali versano in base a convenzioni su scuola e sanità. Poi ci sono i tanti vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode. Come lo sconto del 50 per cento su Ires e Irap, l’esenzione sull’Ici (da 400 a 700 milioni di euro. Fonte Anci) e le agevolazioni per il turismo cattolico. Per quanto riguarda le rendite immobiliari, secondo l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata ne La questua (Feltrinelli) il Vaticano possiede circa il 20 per cento del patrimonio immobiliare complessivo italiano.</p>
<p>**</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color:#800000;"><em><strong>Basta abusi vaticani</strong></em></span></p>
<p><em><strong>Propaganda sui media e pesanti ingerenze nella politica italiana. La Chiesa torna alle crociate. Ecco come fermarla. Intervista al neo segretario dei radicali italiani, Mario Staderini</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Simona Maggiorelli</strong></span></p>
<p>La società italiana si va sempre più laicizzando. Aumentano i divorzi, sono sempre meno le persone che vanno a scuola dai preti e non solo». Di fronte ai dati del nuovo Rapporto sulla secolarizzazione di Critica liberale e Cgil nuovi diritti, il neosegretario dei Radicali Mario Staderini non ha molti dubbi: «Nessuno segue più gli anacronismi del Vaticano». Ma se da molti anni ormai nel vivere e nel sentire quotidiano degli italiani si riconosce una laicità di fondo, l’avvocato Staderini (anche per il suo lavoro con l’associazione Anticlericale.net) avverte: «Che la società civile sia sempre più distante dal catechismo non significa, però, che si riduca l’influenza della Chiesa e il potere delle gerarchie vaticane in Italia». In un Paese dove ogni dì tv e giornali si occupano del papa e riportano i pareri del clero su ogni tema e senza contraddittorio «lo strapotere mediatico della Chiesa cattolica &#8211; chiosa Staderini- condiziona  gli orientamenti politici degli italiani. Ma c’è anche un’influenza “culturale” che la Chiesa esercita sui più giovani con le fiction a sfondo religioso. Solo un esempio: vent’anni fa che un gruppo di liceali venisse al Partito radicale, come è accaduto, ad attaccare croci e slogan fondamentalisti era inimmaginabile. Non c’era l’humus culturale. Allora passavano i film di Magni sulla Roma papalina. Ora ci sono don Matteo e fiction agiografiche su madre Teresa. Le sparate vaticane trovano poi un terreno già pronto».</p>
<p><strong>Lo Scisma sommerso fra Chiesa e società di cui parlava lo storico Prini si va ricomponendo?</strong></p>
<p>C’è il rischio che quella spaccatura evidente venga ricomposta a forza. Certo non è un processo che parte dal basso, dalla vita quotidiana. Ma devo aggiungere anche che, se l’influenza “culturale” della Chiesa è in prospettiva la più pericolosa, non si può trascurare quella economica: sulla scuola, sulla sanità, sui beni culturali, sul turismo. Qui il Vaticano è un player determinante. Con tutti i vantaggi dell’8 per mille, delle agevolazioni fiscali, delle banche.</p>
<p><strong>In <em>Vaticano spa</em>, Nuzzi scrive di conti correnti intestati a mafiosi e a politici ma anche di soldi a Riina e Provenzano per finanziare un nuovo partito di centro. Ora la riapertura del caso Orlandi ci riporta ai soldi sporchi che la banda della Magliana prestava al Vaticano. Lo Ior continua a gettare un’ombra nera sulla democrazia italiana?</strong></p>
<p>E&#8217; certo che lo Ior è al di fori delle convenzioni internazionali sul riciclaggio del denaro e sulla trasparenza. Dunque tutto può succedere. Se i magistrati italiani indagano su eventuali conti aperti nello Ior devono fare una rogatoria internazionale. E il Vaticano non ha nessun obbligo di rispondere. Accadde già con Marcinkus.</p>
<p><strong>Il terzo punto è l’intromissione politica della Chiesa. A Il Fatto lei ha detto: mai con la destra “Dio, patria e famiglia”. Ed è chiarissimo. Ora però, anche se per Marx la «religione era oppio dei popoli», da Togliatti  in poi la nostra sinistra ha sempre avuto sudditanza al pensiero religioso e “deferenza” verso il Vaticano. Perché?</strong></p>
<p>Quella che lei chiama deferenza è in realtà una sudditanza al potere politico, economico e culturale del Vaticano. Serve a non inimicarsi quel potere che fa partire direttive a cui destra e sinistra si genuflettono. Tanto più oggi con partiti ridotti a oligarchie e a gruppi di potere se non d’affari. Così, per intenderci, se in Emilia Romagna la Cei spende 100 milioni di euro per nuove chiese, le cooperative rosse del cemento devono ambire a quelle commesse. Da parte sua la destra cavalca in modo perfino becero i diktat della Chiesa. Usa la croce come arma politica.</p>
<p><strong>Il cardinal Ruini dice che la religione è antropologia. Di fronte a una Chiesa che propaganda la dottrina come scienza, perché i partiti di sinistra esitano a fare proprie le scoperte scientifiche che, per esempio, liberano la donna che decide di abortire dalle accuse di assassinio?</strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Ruini ha messo su una macchina gigantesca con una strategia dichiarata. <span style="color:#800000;">(prosegue su left 47/09 del 27 novembre)</span></p>
<p><span style="color:#800000;"><span style="color:#000000;">**</span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>Vivrai nel dolore</strong></p>
<p><em><strong>Nascita, vita, amore malattia e morte: i cinque passaggi fondamentali dell’esistenza umana che il cristianesimo “presidia” da sempre. Ribaltandone il senso</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Ilaria Bonaccorsi</strong></span></p>
<p>Durante l’incontro con gli artisti del 21 novembre monsignor Ravasi, annunciando la presenza della Santa sede alla Biennale di Venezia 2011, ha dichiarato: «Vorrei rivolgermi a sette-otto artisti di altissimo livello e di tutto il mondo, a cominciare dall’Africa. E dare loro come spunto i primi undici capitoli della Genesi perché lì si trovano già tutti i temi fondamentali: la creazione, il male, la coppia, l’amore, la violenza familiare e sociale, la decreazione e la rovina&#8230;». Il lupo, evidentemente, non perde né il pelo né il vizio. Il cristianesimo infatti, fin dalle origini, più che rivoluzionare la vita degli esseri umani,  “presidiò” i momenti topici della loro vita: la nascita, la vita, l’amore, la malattia e la morte divennero “il pane” per i denti del cristianesimo. Vennero costruiti apparati simbolici, liturgici, rituali e agiografici. Fu cambiata persino la misurazione del tempo: dall’origine del mondo si passò alla natività del Cristo. Fu inventato un  tempo “ante” e un tempo “post”. L’inizio, il cardine del tempo, divenne la nascita di Gesù: quel dio incarnato che era morto e risorto per noi esseri umani, tutti uguali perché tutti peccatori. E ogni cosa, valore, affetto subì un ribaltamento, una trasfigurazione: la fiducia divenne fede, la malattia divenne male, la morte divenne la vera vita, e così via. Ripercorriamo i passaggi fondamentali.<strong> La nascita &#8211; </strong>Il cristianesimo è la religione del peccato originale che rende, ancor prima di essere nati, “non umani”. La nascita infatti, sino alla somministrazione del rito del battesimo, per il cristiano è un fatto meramente biologico. Nasciamo tutti uguali, tutti peccatori, è il battesimo a renderci “umani”. Bene dice Ezechiele: «Vi prenderò di mezzo alle genti&#8230; Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli io vi purificherò; vi darò un cuore nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». È il battesimo che regala l’anima all’uomo e che lo include nella comunitas christiana immettendolo in un preciso percorso di “redenzione”. <strong>La vita &#8211; </strong>E&#8217; un dono di Dio. Solo lui te la dà, ed è “umana” solo se c’è l’anima nel corpo. Il problema quindi fu quello di capire se l’anima preesistesse al corpo o lo animasse successivamente. Vi fu un primo cristianesimo, ancora aristotelico, nel quale si teorizzava un’evoluzione progressiva dell’embrione, caratterizzata da un primo stadio vegetale, un secondo stadio legato al nascere delle sensazioni e uno finale, nel quale compariva l’anima razionale. Ancora sant’Agostino (354-430 d.C.) sosteneva l’animazione successiva al concepimento. Il soffio dell’anima entrava nell’embrione maschio al 40° giorno dalla fecondazione, e in quello femminile al 90°. E così San Tommaso  (1225-1274 d.C.): «Dio introduce l’anima razionale solo quando il feto è un corpo già formato». Tre secoli dopo il vento girò, quando Thomas Fyens, medico e filosofo di Lovanio (1567-1631) negò la teoria aristotelica dei tre stadi sostenendo che l’anima razionale veniva infusa da Dio non oltre il terzo giorno dal concepimento. L’anima, dunque,  preesisteva al corpo. Questa tesi portò a conseguenze estreme, come quella del 1658 di procedere al battesimo obbligatorio di tutti i feti abortivi, trasformati a quel punto in homines dubii. Il Sant’Uffizio con Innocenzo XI (1676) stabilì che il concepito doveva essere considerato “persona” fin dal primo momento. L’idea “cristiana”, da sempre e per sempre, di uomo e di vita è di un essere sub (o non) umano (non possiamo dire animale, perché gli animali non hanno il peccato originale), malvagio perché peccatore, salvato solo dalla discesa dell’anima, dono di Dio che lo rende umano.<strong> L&#8217;amore</strong> <strong>-</strong> <span style="color:#800000;">(prosegue su left 47/09 del 27 novembre)</span></p>
 Tagged: Bioetica, European liberal forum, Fondazione Critica liberale, Ilaria Bonaccorsi, Laicità, Ottopermille, Pedofilia nel clero, Quinto rapporto sulla secolarizzazione, Secolarizzazione, Silvia Sansonetti, Simona Maggiorelli, Ufficio Nuovi diritti Cgil, Vaticano <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1491/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1491&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Ru486 in ostaggio del centro destra</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con i voti della maggioranza la commissione Sanità del Senato blocca l’iter di comercializzazione del farmaco abortivo. Poretti (Radicali-Pd): Ministero in confusione. Roccella si è dimenticata che ha già certificato la conformità dell&#8217;aborto medico con la legge 194? di Federico Tulli

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L&#8217;entrata in commercio della pillola abortiva Mifegyne-Ru486 subisce un nuovo inspiegabile stop. Dopo un mese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1485&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>Con i voti della maggioranza la commissione Sanità del Senato blocca l’iter di comercializzazione del farmaco abortivo. Poretti (Radicali-Pd): Ministero in confusione. Roccella si è dimenticata che ha già certificato la conformità dell&#8217;aborto medico con la legge 194? </strong></em>di <strong><span style="color:#003300;">Federico Tulli</span></strong><em><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;entrata in commercio della pillola abortiva Mifegyne-Ru486 subisce un nuovo inspiegabile stop. Dopo un mese d’indagine conoscitiva, la commissione Igiene e sanità del Senato ha approvato ieri con 13 voti (Pdl+Lega) contro 8 (Pd) la relazione che di fatto blocca la commercializzazione della Ru486 nonostante il parere favorevole formulato il 30 luglio scorso dall’Agenzia italiana del farmaco, vale a dire l’organo tecnico scientifico preposto a queste valutazioni dal ministero della Salute. E proprio qui è il primo paradosso. Secondo gli esponenti del centrodestra, infatti, il medicinale non può essere commercializzato fino a quando il ministro della Salute, Maurizio Sacconi, non avrà espresso il parere riguardo la compatibilità della tecnica abortiva farmacologica con la legge 194 sull’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Stando a quanto dichiarato dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella questo potrebbe accadere entro pochi giorni, forse già oggi. Roccella ha poi anticipato che il parere conterrà l’obbligo per le strutture che praticano l’aborto farmacologico di garantire il ricovero dall’assunzione della pillola all’espulsione del feto. Dopo di che il cda dell’Aifa sarà chiamato a una nuova delibera «che chiarisca i dubbi interpretativi, e stabilisca chiaramente che il day hospital è escluso. La pillola &#8211; ha concluso il sottosegretario &#8211; va assunta in presenza del medico». «La Roccella fa confusione ed è pure distratta», ha commentato la senatrice Radicale del Pd e segretaria in Commissione, Donatella Poretti. «Anzitutto ricordo che la relazione annuale sulla 194 riporta la sua firma. E che in quel testo ci sono i dati sul monitoraggio dell’uso della Ru486 negli ospedali italiani. Se questo farmaco rientra nella relazione della legge sull’aborto evidentemente è perché la procedura è rispettosa della norma. Altrimenti vuol dire che quanto scritto dalla Roccella nella relazione era fuori legge. In secondo luogo &#8211; prosegue &#8211; un conto è prevedere che tutta la procedura, dalla somministrazione della Ru486 al monitoraggio della paziente, all’espulsione del feto, sia effettuata in ospedale. Altra cosa è il discorso che sta cercando di far passare. E cioè che la 194 prevede il ricovero dal giorno x al giorno y. Questo nella legge non è scritto, visto che si parla di “eventuale” ricovero. Io comunque penso che queste siano sempre decisioni di competenza del medico che valuta caso per caso», conclude Poretti. Anche l’assessore alla Produzione culturale del Comune di Venezia ed ex deputato dei Verdi, Luana Zanella, critica l’invasione di campo della politica in questioni mediche. «Ancora una volta una decisione presa in ambito politico e non tecnico scientifico. Così &#8211; aggiunge &#8211; si ostacola l’adozione di misure sanitarie tese a rendere meno invasivo un intervento medico a vantaggio delle donne e della salute femminile, che dovrebbe rimanere il primo obiettivo di decisioni di questo tipo». Zanella conclude annunciando che «pure su questo ennesimo abuso prenderemo parola nel corteo del 28 novembre a Roma contro la violenza sulle donne». <span style="color:#003300;"><em><strong>Terra, il primo quotidiano ecologista</strong></em></span></p>
 Tagged: Aborto, Donatella Poretti, Eugenia Roccella, Legge 194, Politiche sanitarie, RU486 <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1485/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1485/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1485/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1485&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La piccola Commissione degli orrori</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche sanitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il farmaco abortivo Ru486 è ritenuto sicuro in tutto il mondo. Ma per impedirne l’uso il centrodestra sta usando qualsiasi arma di Federico Tulli
Si perdoni l’abuso di citazione di Flaiano. Ma per descrivere la grottesca evoluzione del “caso Ru486” nulla è più azzeccato del suo: «La situazione è disperata, ma non seria». Come altrimenti definire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1487&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em><strong>Il farmaco abortivo Ru486 è ritenuto sicuro in tutto il mondo. Ma per impedirne l’uso il centrodestra sta usando qualsiasi arma</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli</strong></span></p>
<p>Si perdoni l’abuso di citazione di Flaiano. Ma per descrivere la grottesca evoluzione del “caso Ru486” nulla è più azzeccato del suo: «La situazione è disperata, ma non seria». Come altrimenti definire il risultato del lavoro svolto in questi due mesi dalla maggioranza in commissione Igiene e sanità del Senato per indagare sulla presunta pericolosità del farmaco abortivo, e riassunto nella relazione conclusiva del presidente Pdl, Antonio Tomassini, presentata il 24 novembre scorso? Usata in tutto il mondo da oltre 20 anni, considerata farmaco essenziale dalla Oms, reputata sicura dall’Agenzia europea del farmaco, raccomandata dai più prestigiosi istituti internazionali di farmacologia (dal Royal college of obstetricians and gynaecologists all’Agence nationale d’accreditation et d’evaluation en santé, all’American college of obstetricians and gynecologists, tutti concordano sul fatto che il mifepristone è una valida alternativa all’aborto chirurgico), non appena la Mifegine-Ru486 entra nei confini italiani, secondo gli eminenti non esperti di interruzioni volontarie di gravidanza ascoltati in commissione, si tramuta in una sorta di micidiale cocktail come fosse una droga o un veleno e non un farmaco. E per questo non deve essere commercializzata. <strong>Poco conta il fatto che già da quattro mesi</strong>, ma con oltre seicento giorni di ritardo sul termine indicato dalla legge per chiudere l’iter di valutazione, la commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco abbia dato il via libera all’uso in ospedale. L’Aifa agisce in base agli indirizzi del ministero della Salute. Ed è questo uno dei tratti più esilaranti &#8211; ma in realtà drammatici &#8211; della vicenda. Perché l’indagine del Senato è stata messa su in fretta e furia, dopo il placet dell’Agenzia, su invocazione del ministro della Salute, Maurizio Sacconi e diel capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. E indovinate chi sono stati i primi “tecnici” convocati dal presidente Tomassini? Guido Rasi (21 ottobre) e Sergio Pecorelli (5 novembre), rispettivamente dg e presidente dell’Agenzia. Tenendo bene a mente che il lavoro dei senatori è pagato con soldi dei cittadini, ricordiamo che Rasi il giorno prima dell’audizione aveva affermato che «non c’erano motivi per non autorizzare la Ru486, considerando che comunque non potevamo farne a meno in virtù della procedura di “mutuo riconoscimento europeo”». C’è poi la questione dei decessi che si presumono legati all’assunzione della Ru486. È questo il lato più delicato della vicenda, ma il dato delle 29 morti (in venti anni, in tutto il mondo, su milioni di interruzioni volontarie di gravidanza per via farmacologica) è usato dai non esperti di Ivg come “arma” per impressionare le donne italiane e ostacolare l’uso della pillola abortiva. <strong>Tra tutti svetta Assuntina Morresi</strong>, docente di Chimica fisica, consulente del ministero nonché editorialista dell’Avvenire e, autrice di un libro contro l’aborto e la Ru486. Ebbene, tra quei 29 casi enunciati ci sono addirittura due uomini, secondo quanto ha riportato l’Aduc. Mentre tra i restanti 27, 10 sono donne morte di cancro e 17 hanno usato il farmaco in dosaggi e modi non previsti dal protocollo. Solo in quest’ultimo caso, dunque, ci sarebbe un nesso fra decesso e uso della Ru486. Ma non vale nulla ai fini dell’autorizzazione al commercio (che difatti è stata rilasciata ovunque l’aborto è legale), poiché qualsiasi farmaco comporta dei gravi rischi se consumato contravvenendo alle basilari indicazioni. Vale anche per l’aspirina venduta senza ricetta.</p>
<p>**</p>
<p><em><strong>Mortalità</strong></em></p>
<p><span style="color:#800000;"><em><strong>Uno, nessuno e centomila</strong></em></span></p>
<p>Secondo la consulente del ministero Assuntina Morresi, nel mondo c’è stato un decesso ogni 100mila Ivg farmacologiche. Le francesi, evidentemente, sono molto fortunate. Dal 1988, su 2,5 milioni di Ivg effettuate oltralpe, è morta una sola donna. «Nemmeno in quel caso la colpa era del mifepristone ma dalla prostaglandina associata, all’epoca, alla Ru486. Che poi infatti è stata sostituita con quella oggi in uso», nota Mirella Parachini, ginecologa e presidente della Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione. <span style="color:#800000;"><em><strong>left 47/2006</strong></em></span></p>
 Tagged: Assuntina Morresi, Fiapac, Mirella Parachini, RU486, Salute <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1487/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1487&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pubblica insicurezza</title>
		<link>http://federicotulli.wordpress.com/2009/11/20/pubblica-insicurezza/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senso d’impunità e nostalgia per gli anni della militarizzazione. Nasce così la violenza gratuita delle forze dell’ordine di Federico Tulli
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>Senso d’impunità e nostalgia per gli anni della militarizzazione. Nasce così la violenza gratuita delle forze dell’ordine</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli</strong></span></p>
<p>C&#8217;è il fallimento di una delle più importanti svolte democratiche del nostro Paese dietro la lunga scia di sangue dei cittadini rimasti “vittime” di operazioni delle forze dell’ordine. Era il primo aprile del 1981 quando, sul finire degli anni di piombo, entra in vigore la legge 121 che trasforma la Polizia di Stato da corpo militare a corpo civile, avviando un processo di smilitarizzazione di agenti e funzionari. Iter che si concretizza in aperture democratiche rappresentate, ad esempio, da un’idea più rigorosa del rispetto della Costituzione (che difende i diritti delle persone fermate o arrestate). Ma anche dalla possibilità di costituire sindacati interni e da un approccio nell’ordine pubblico sempre più orientato verso la prevenzione e non la repressione. È questa una stagione che dura troppo poco. <strong>Nel corso degli anni Novanta l’immagine di una polizia più “vicina” ai diritti dei cittadini sbiadisce.</strong> Il «corpo civile militarmente organizzato», in maniera strisciante, lascia per strada quella seconda parola della sua nuova definizione, che costituisce l’essenza della legge 121/81 e che in un Paese democratico fa la differenza. E quella scia che dagli anni Ottanta si stava assottigliando, all’improvviso, nel 2001 riprende a grondare copiosamente. Sotto i colpi ricevuti al G8 di Genova dalle ragazze e dai ragazzi che dormivano alla scuola Diaz, per mano degli agenti comandati da Vincenzo Canterini, e alla caserma di Bolzaneto. E così via, fino a oggi, come testimoniano gli agghiaccianti omicidi di Federico Aldrovandi e Gabriele Sandri. Insieme a Lorenzo Guadagnucci &#8211; giornalista, promotore del Comitato verità e giustizia per Genova e autore di vari libri fra cui <em>Noi della Diaz. La “notte dei manganelli” al G8 di Genova</em> (Terre di Mezzo) &#8211; ripercorriamo le tappe cruciali che segnano quel fallimento e che ripropongono un’idea di polizia che si pensava superata negli anni Settanta. Quando cioè l’esercizio sistematico della repressione violenta viene “immunizzato” dalla famigerata legge Reale, la norma 152/75  che, ribadendo il diritto delle forze dell’ordine a usare le armi, lo estende a situazioni di ordine pubblico. Una licenza di uccidere rilasciata allo Stato (e tuttora in vigore) neanche tanto mascherata. Visto che, secondo il Libro bianco sulla legge Reale, tra il ‘75 e l’89 vengono colpite 625 persone (254 morti, 371 feriti), di cui 270 (103 morti, 167 feriti) dalla Ps.  «Gradualmente &#8211; osserva Guadagnucci &#8211; rallenta quel processo di svolta che coincide con gli anni in cui nei sindacati di polizia prevalgono le posizioni di chi si ispira ai principi della legge 121». <strong>Tutto ruota intorno alle scuole di Polizia dove si addestrano gli agenti.</strong> «A dirigerle rimangono le menti militari di prima della riforma &#8211; nota il giornalista -. Si è investito troppo poco in formazione e cultura e nel cambiamento di mentalità. Una volta chiusa la stagione politico culturale di democratizzazione delle istituzioni, questo humus ha favorito il ritorno a dinamiche di carattere militare». Con la crescita del fenomeno no global la situazione precipita. Il G8 mette a nudo il cambiamento di strategia. Lo Stato abbandona la logica della prevenzione e sancisce il ritorno a quella della repressione. L’azione è premeditata e attecchisce facilmente tra i ranghi della polizia. A tutti i livelli. Lo si deduce da come le forze dell’ordine si preparano all’evento. Fatti ricostruiti negli anni dalle migliaia di carte processuali e dai libri pubblicati per tenere alta l’attenzione della società civile su quei drammatici giorni. Diversi elementi ci dicono che le forze di polizia sono arrivate a Genova in un’ottica di scontro. L’esperienza vissuta sulla propria pelle alla Diaz ha permesso a Guadagnucci di capire, nel corso dei processi, come si erano preparati all’“evento” Canterini e i suoi uomini. Un manipolo di agenti usato in più situazioni, e che si è distinto sia nei pestaggi della Diaz sia in quelli del 20 luglio a via Tolemaide. «Quel reparto &#8211; ricorda &#8211; è stato addestrato a Ponte Galeria da istruttori statunitensi, e armato con dotazioni speciali». Tra queste spicca il tonfa, manganello col manico “a sette” che era stato sperimentato a Napoli pochi mesi prima e poi adottato a Genova. «Porto ancora sulle braccia i segni degli squarci che mi provocò quell’aggeggio», dice. «È lo stesso che il vice di Canterini, Michelangelo Fournier ,ha definito in aula “uno strumento letale”». La svolta di Genova da sola non basta a spiegare la deriva di rimilitarizzazione latente della polizia e la sostanziale impunità di cui gode chi indossa una divisa. «Un altro spunto di riflessione è fornito dalla riforma dell’arruolamento. Oggi il 100 per cento degli ingressi in polizia è rappresentato dai riservisti volontari dell’esercito, evidentemente già  addestrati secondo una logica militare». Secondo Guadagnucci, poi, non si può ignorare l’effetto creato dalle promozioni dei responsabili dei pestaggi, alcune delle quali avvenute addirittura durante i processi che li vedevano imputati. «Gli abusi, che in situazioni particolari (carceri e commissariati) diventano violenza fisica, sembrano oggi essere considerati sempre più una eventualità contemplata come possibile. Io credo che in questo abbia giocato un ruolo fondamentale l’atteggiamento della polizia definito “omertoso come in un processo di mafia” dal pm del caso Diaz. Non solo. L’assenza di “pulizia” interna ha dato la sensazione di legittimazione di impunità morale e professionale che poi viene interpretata come viene interpretata». In tutto questo non si può non notare che i governi di diverso colore hanno tenuto un identico atteggiamento. «La copertura garantita a tutti gli alti in grado, a partire dal prefetto De Gennaro, fa capire che c’è qualcosa di guasto negli apparati della politica,  e che questa è molto debole nei confronti delle forze dell’ordine». Proprio come negli anni di piombo.</p>
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<p><strong>Sì al reato di tortura</strong></p>
<p><em><strong>Il magistrato Livio Pepino, membro togato del Csm e direttore della rivista Questione giustizia, interviene su detenzione e diritti</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Donatella Coccoli</strong></span></p>
<p><strong>Giudice Pepino, dai processi d’appello per i fatti di Genova al caso Cucchi, che ne pensa?</strong><br />
Due sono gli aspetti. Il primo riguarda una obiettiva emergenza della situazione generale di tutela della salute e della incolumità delle persone in stato di restrizione, non solo detenzione. Siamo al 65esimo caso di suicidio in carcere, ieri (martedì 17, ndr) si è ucciso un ragazzino nel carcere minorile di Firenze. Se affianchiamo a questo il fatto che si ripetono episodi di maltrattamenti di persone che sono per qualche ragione affidati ad autorità di polizia e se aggiungiamo il terzo elemento, e cioè che manca, per una colpevole inerzia del Parlamento, il reato di tortura, emerge un quadro in cui la tutela della salute delle persone che sono in condizione di privazione della libertà è molto a rischio. Il secondo aspetto, poi, che per ragioni diverse questi reati siano raramente accertati, è uno dei problemi che la magistratura di un Paese democratico deve porsi.<br />
<strong>Cosa pensa di un corpo separato delle forze dell’ordine per queste indagini?</strong><br />
Qui si dovrebbe dimostrare l’indipendenza e la capacità di fare accertamenti adeguati da parte della magistratura. Istituire un corpo ad hoc&#8230; non mi sembra opportuno mentre il reato di tortura faciliterebbe. Penso che le forze di polizia sane avrebbero tutto l’interesse a indagare su se stesse per restituire trasparenza laddove trasparenza non c’è stata e a isolare comportamenti che sono lesivi dei diritti delle persone e anche della autorevolezza della polizia stessa.<br />
<strong>Dei processi di appello di Genova per ora non se ne parla molto. I media possono influenzare la cultura?</strong><br />
Su temi come questo la tensione e l’attenzione della stampa sono fondamentali. Nel senso che in un clima come quello attuale, in cui c’è una vera e propria ossessione per la sicurezza, la preoccupazione della tutela dei diritti tende a scomparire. Se l’opinione pubblica, i media prestassero un’attenzione maggiore, credo che questo determinerebbe una cultura diversa, e ciò non potrebbe che avere effetti positivi sull’operato della polizia e della magistratura.<br />
<strong>E sull’operato delle forze di polizia non le sembra che ci sia stata una deriva?</strong><br />
Difficile una spiegazione. Forse le ragioni sono molte. Certo, un clima culturale in cui si presta meno attenzione a questi profili di cui stiamo discutendo favorisce un’attenuazione della cultura delle garanzie e può determinare comportamenti come quelli a cui abbiamo assistito. Ora sui casi Diaz e Bolzaneto, la discussione verte sull’accertamento delle responsabilità ma entrambe le sentenze di primo grado hanno descritto una situazione che definire di tortura è dir poco. Per cui il punto aperto è chi ne sono stati i responsabili, su questo la discussione è aperta con esiti che in primo grado sono stati insufficienti a detta degli stessi giudici.</p>
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<p><strong>Precedente Bolzaneto</strong></p>
<p><em><strong>Al processo d’appello per le violenze nella caserma del G8, i legali di parte civile citano il caso Cucchi. «Le assoluzioni in primo grado creano un clima di impunità. Così i pestaggi in carcere continuano»</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Sofia Basso</strong></span></p>
<p>Impossibile non aver visto le raffiche di calci, schiaffi, pugni e sputi che poliziotti e agenti di custodia hanno inferto ai no global rinchiusi nella piccola caserma di Genova Bolzaneto. Impossibile non aver sentito le minacce, gli insulti e le grida inneggianti al nazifascismo delle forze dell’ordine, o le urla di dolore degli arrestati. Impugnando la sentenza di primo grado che ha assolto 30 dei 45 imputati e comminato solo 23 dei 76 anni di carcere chiesti dai pm, il 12 novembre gli avvocati di parte civile sono tornati nell’aula magna del Tribunale di Genova per dire la loro verità: dal 20 al 22 luglio 2001 a Bolzaneto è andata in scena una mattanza permanente, giorno e notte, nel cortile, nelle celle, nel corridoio, nei bagni e persino in infermeria. Tutti quelli chiamati in causa dall’accusa sono responsabili e vanno puniti con l’aggravante di aver agito per «motivi futili e abietti». Sia quando imponevano la “posizione vessatoria”, costringendo gli arrestati a stare per ore in piedi, a gambe divaricate e braccia alzate, sia quando lasciavano che Tabbach venisse picchiato sull’unica gamba sana, che ad Azzolina venisse aperta la mano divaricandogli le dita, che a Larroquelle si rompessero tre costole con calci e pugni. Ogni volta, insomma, che gli uomini in divisa e in camice in servizio a Bolzaneto in quei tre giorni compivano o assistevano alle grandi e piccole vessazioni contro i 252 fermati che si sono costituiti parti lese. «Ogni due o tre minuti qualcuno tirava una sberla, un insulto o un colpo agli arrestati», ha calcolato l’avvocato Stefano Bigliazzi. Il collegio di primo grado ha riconosciuto «le condotte inumane e degradanti», comprese nella «nozione di tortura», ma non ha ritenuto «pienamente provata la sicura consapevolezza» degli imputati. Così, oltre a lasciare impuniti i tanti autori materiali delle violenze, rimasti senza volto e senza nome per la mancata collaborazione delle forze dell’ordine, sono andati assolti anche molti graduati.<!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong> </strong>Prendendo la parola in un’aula semideserta, senza imputati, senza parti offese, senza giornalisti, gli avvocati di parte civile del processo d’appello iniziato il 20 ottobre hanno tentato di modificare una sentenza che, malgrado gli scarsi effetti pratici per il sopraggiungere della prescrizione e dell’indulto, ha però una fortissima valenza simbolica. Perché si tratta di sanzionare i fatti del G8 che Amnesty ha definito «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale». Dicendo una volta per tutte se in Italia le forze dell’ordine possono abusare del monopolio della forza e farla franca. «Questa sentenza ha creato, perpetuato, il clima di violenze che vediamo in questi giorni, a partire dal caso di Teramo in cui le guardie ricordano che i massacri si fanno di sotto. Gli agenti sanno che saranno impunti e quindi continuano. Purtroppo i magistrati non hanno avuto il coraggio di dare sentenze giuste», sottolinea a margine del processo l’avvocato Simonetta Crisci. Di un’occasione persa per dare una «valenza esemplare» parla anche l’avvocato Riccardo Passeggi: «Così i pestaggi in carcere continuano». «È mancata la consapevolezza della gravità inaudita dei fatti da giudicare. Se non c’è stato il morto è stato solo per un caso», dice l’avvocato Paolo Sodani, rievocando in aula il recente caso Cucchi. «C’è un problema di democraticità delle forze dell’ordine». E c’è il vuoto «vergognoso» del reato di tortura che il nostro Paese non ha ancora introdotto.  A puntare il dito contro il mancato aggravante per motivi abietti e futili è l’avvocato Alessandro Gamberini: «È importante che la Corte dia il senso della gravità dei fatti anche attraverso questo indicatore. Il trattamento inumano e degradante, che la sentenza elenca, designa l’abiezione morale di chi ha compiuto quegli atti. Purtroppo il tribunale non ha tratto le conseguenze». Per Gamberini il fatto che qualche imputato sia intervenuto per fermare alcune violenze, come lo spruzzo di spray urticante nelle celle, dimostra una loro «complicità consapevole della soglia di impunità: si preoccupano che emerga la loro responsabilità se ci scappa il morto». Né si deve dimenticare che le vessazioni sono continuate anche in infermeria: «Le violenze da parte dei medici sono la cosa peggiore e indicano l’assoluta violazione del giuramento d’Ippocrate e dei loro doveri», denuncia Bigliazzi, che chiede alla Corte di condannare tutti e cinque i medici, non solo il responsabile Giacomo Toccafondi, e pure i carabinieri che, dice, non saranno stati «i bravi di don Rodigo ma i don Abbondio sì». Il legale di parte civile ricorda che dei 209 testimoni di parte offesa, solo 3 sono stati condannati. I primi a mettere in discussione la sentenza del 14 luglio 2008 erano stati, in apertura del processo d’appello, i pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Per i due magistrati «è illogico che gli imputati abbiano avuto contezza di una serie così consistente di condotte vessatorie e non di altre, essendovi prova certa del fatto che le violenze fisiche e morali si sono protratte per tutti i tre giorni». I reati consumati a Bolzaneto, fa notare la pubblica accusa, «sono indubbiamente gravi e assolutamente ingiustificati e non necessitati dai comportamenti dei fermati ma da una volontà di vessazione originata dalle caratteristiche e dalla condizioni delle persone arrestate (no global). Il movente è assolutamente sproporzionato, un’occasione per l’agente per dare sfogo al suo impulso criminale». I pm sottolineano che è «naturale che sulle vessazioni sistematiche e ricorrenti, costituenti la base del complessivo trattamento disumano, vi siano plurimi riscontri incrociati», non sempre possibili anche per i singoli episodi di violenza. Tra le prove del dolo, per l’accusa, c’è il fatto che molti imputati ridono delle umiliazioni e delle sofferenze subite dalle vittime. Molte delle quali, dopo otto anni, non hanno ancora avuto giustizia.</p>
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<p><em><strong>Diaz, massacro negato</strong></em></p>
<p>Sembrava il caso più semplice perché le brutali aggressioni erano confermate dalla documentazione filmata e dalle gravissime lesioni subite dai no global. Tutte “da difesa”, come i traumi cranici ripetuti, le braccia spezzate a protezione del capo, le lesioni traumatiche alle gambe e in parti del corpo raggiungibili solo se la vittima è a terra. Invece è proprio nel processo sul massacro alla scuola Diaz che sono arrivate le assoluzioni più pesanti, condannando solo, e parzialmente, Vincenzo Canterini e gli uomini del reparto mobile. L’appello inizia il 20 novembre, sempre a Genova. L’impugnazione dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini è durissima. Ai giudici di primo grado contestano «forzature», «errori grossolani», «carenza delle ragioni giustificatrici» e tante contraddizioni. «Non basta il bilancio complessivo degli 87 feriti su 93 arrestati per arrivare all’ossimoro della colluttazione unilaterale», lamenta l’accusa. I giudici ammettono l’esistenza di un accordo tra agenti e superiori del settimo nucleo per «garantire l’impunità» dei sottoposti ma assolvono tutti gli altri corpi, malgrado riconoscano che fossero presenti all’azione. Soprattutto non accolgono quello che i pm definiscono il «ruolo di incitamento trainante degli imputati capisquadra e comandanti che guidano alla carica e all’azione violenta». Il collegio, tra l’altro, si preoccupa anche di valutare se la perquisizione alla Diaz fosse o meno giustificata. Tema ritenuto non rilevante da Zucca e Albini, la cui tesi è che «l’operazione abbia rappresentato il culmine di una linea di azione di politica repressiva, frutto di una decisiva svolta nella gestione delle forze dell’ordine, diretta al raggiungimento di un risultato visibile, che avrebbe consentito di risollevare, in una sorta di decisivo e irripetibile riscatto finale, l’immagine di una polizia rimasta inerte di fronte agli episodi di saccheggio e devastazione». Da qui la fabbricazione di prove false, come l’aggressione a un agente e le bottiglie molotov, quando era evidente il fallimento dell’operazione e il suo alto costo umano. Un mutamento di strategia che il giudice si prende la briga di definire legittimo («era giunto il momento di dedicare tutte le forze dell’ordine a individuare e arrestare i colpevoli delle devastazioni»). Eppure dubbi, a un certo punto, pare li avesse avuti addirittura il prefetto Arnaldo La Barbera, che di fronte al nervosismo evidente degli agenti avrebbe sconsigliato di procedere: «Ognuno conosce gli animali suoi, dottore&#8230;».      <span style="color:#800000;"><strong>s.b.</strong></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>**</strong></span></p>
<p><em><strong>Cie, diritti “sedati”</strong></em></p>
<p><em><strong>Nei Centri di identificazione ed espulsione la violenza ha vari nomi. Dalla coercizione fisica a quella psichica si arriva a negare anche la tutela della salute</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Rossella Anitori e Rocco Vazzana</strong></span></p>
<p>Il manganello non è il solo mezzo che lo Stato ha a disposizione per esercitare il proprio potere di coercizione. Nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) italiani può accadere di tutto. E la violenza può assumere forme diverse. Più che nelle carceri è difficile riuscire a reperire informazioni certe di ciò che avviene all’interno. Le voci di chi è recluso nei Centri parlano di maltrattamenti e umiliazioni. «Ogni sera ci sedano col Minias &#8211; denuncia un detenuto del Cie di Ponte Galeria a Roma che chiede di rimanere anonimo &#8211; una medicina molto potente che ci fa dormire». Il farmaco in questione rientra nella categoria delle benzodiazepine, che il bugiardino definisce sedativo-ipnotico, «indicato soltanto quando il disturbo è grave e provoca notevole disagio al paziente», perché presenta numerose controindicazioni e facile dipendenza. La gestione dei Centri non è trasparente. A partire dalle modalità con cui le persone vengono rinchiuse. Se in una normale prigione, infatti, finisce chi ha commesso un reato “classico” rigidamente stabilito da un corpus giuridico, in un Cie, invece, entra l’immigrato che ha come unica colpa quella di non essere in possesso di un documento di riconoscimento. Reato “moderno” stabilito dal Pacchetto sicurezza. E non è raro essere sprovvisti di documenti se ad esempio stai scappando da una guerra, un regime dittatoriale o dalla fame. Ma capita spesso di trovare all’interno dei Cie anche persone che proprio non dovrebbero starci, per legge. È il caso richiedenti asilo, che dovrebbero essere ospitati in strutture differenti, non militarizzate, come i Cara (Centri d’accoglienza per richiedenti asilo). Eppure nei Cie italiani il diritto si calpesta molto facilmente. «Spesso segnaliamo alla questura casi controversi &#8211; spiega Simone Ragno, consulente del garante dei detenuti della Regione Lazio che presta servizio presso il Cie di Ponte Galeria a Roma -. Molte volte, ad esempio, ci sono legami di parentela con persone italiane. Questi detenuti non dovrebbero stare qui, bisognerebbe riconoscere loro il diritto al ricongiungimento familiare. La cosa assurda è che viene contestato il reato di clandestinità anche a chi vive nel nostro Paese da molti anni e che magari ha creato in Italia una famiglia». E per la legge voluta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, un clandestino in attesa di identificazione può essere trattenuto in un centro fino a 6 mesi. Centottanta giorni di limbo giuridico che sospendono il destino di migliaia esseri umani. A ciò si aggiunge il ping pong tra carcere e Cie a cui sono sottoposti i clandestini. «Il nostro lavoro è soprattutto da ponte tra il centro e il carcere &#8211; prosegue Ragno -. La maggior parte dei detenuti maschi di Ponte Galeria proviene proprio dagli istituti di pena. Il grosso problema sta nel fatto che queste persone non vengono identificate in prigione, se così fosse al Cie rimarrebbero al massimo 10 giorni. A volte si sfiora l’assurdo. Di recente, ad esempio, ho seguito il caso di un uomo che si è trovato in questa condizione: è stato trattenuto nel Cie, una volta uscito è stato sorpreso dalle forze dell’ordine senza documenti ed è finito in carcere. Quando avrà finito di scontare la pena tornerà al Cie, è un gioco senza fine». Spesso, dunque, in nome della sicurezza, il rispetto della dignità umana passa in secondo piano. «Due giorni fa &#8211; racconta Alain (nome di fantasia) &#8211; sono caduto mentre ero in bagno. Il pavimento era bagnato e non c’era neanche la luce. Il medico mi ha detto che non ho niente di grave ma il ginocchio è gonfio e mi fa male. Non riesco ad alzarmi, ho chiesto le stampelle ma mi è stato detto che se non ce la faccio a camminare posso pure rimanere in cella».  Non è difficile passare sulla testa di un clandestino che, per definizione, vive di nascosto. E lontano da occhi indiscreti, in queste galere per migranti si consumano quotidianamente piccole e grandi ingiustizie. A parte i casi di violenze fisiche, più volte denunciate nei centri sparsi nella penisola, è il trattamento sanitario che preoccupa molti. Nella maggior parte dei casi, gli ambulatori sono gestiti dalla Croce rossa e, tranne il servizio di primo soccorso, sono totalmente assenti gli specialisti. E in una contingenza particolare, come quella attuale con l’allarme legato all’influenza A, le contraddizioni di un sistema debole escono, esplodono. A Ponte Galeria, venerdì scorso, un detenuto è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Spallanzani col sospetto di aver contratto il virus H1N1. In un luogo sovraffollato e promiscuo, come il Cie romano, il rischio pandemia è dietro l’angolo. Come avrà agito l’amministrazione della struttura per arginare il pericolo? «A noi che lavoriamo a contatto con i clandestini &#8211; afferma Simone Ragno &#8211; è stato consigliato di stare a distanza, visto che ci sono stati casi sospetti. Hanno parlato di un paio di casi di contagio. Ma un paio potrebbe voler dire anche più di due. Da quello che so io, non c’è stata alcuna vaccinazione degli altri detenuti, si sono limitati a trasferire le persone a rischio. La Croce rossa dice che sta facendo tutto il possibile per risolvere questa situazione ma al momento non si muove nulla. D’altronde quando si verificano episodi del genere, come in passato con la tubercolosi, si provvede all’allontanamento dei contagiati. Controllare tutti i detenuti non è semplice». Controllare i detenuti non sarà semplice ma se lo Stato prende in custodia degli esseri umani è responsabile di tutto ciò che potrebbe accadere loro. E per chiedere attenzione, i detenuti hanno portato avanti per due giorni uno sciopero della fame. Anche perché, turbati dal malessere improvviso di un loro compagno, portato d’urgenza in ospedale, si era diffusa la voce che fosse morto. Ho incontrato il vicedirettore del Cie &#8211; racconta la consigliera regionale Anna Pizzo che si è recata in visita al Centro &#8211; e ho chiesto spiegazioni su questi casi. Mi è ha detto che una persona ha avuto un’ischemia cerebrale ed è ancora in prognosi riservata al San Camillo, e ha confermato il caso sospetto di influenza suina. A ogni modo, le condizioni di detenzione sono pessime. Il vicedirettore ha ammesso che nel Cie non funzionano i riscaldamenti e non ci sono coperte sufficienti per i detenuti. Non funzionano neanche i bagni, e alcuni reparti, soprattutto quelli femminili, sono stati chiusi». Diritti negati, indifferenza e violenza: piccole Guantanamo made in Italy. <span style="color:#800000;"><em><strong>left 46/2009</strong></em></span></p>
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		<title>Un tranquillo rivoluzionario</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Charles Darwin impiega 21 anni per dare alle stampe L’origine delle specie. Il filosofo Pievani: «Quel 24 novembre 1859 cambiò il modo di concepire il posto dell’uomo nella natura» di Federico Tulli
È la mattina del 24 novembre 1859, a Londra, quando vede la luce una delle più dirompenti opere scientifiche della storia, L’origine delle specie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1478&subd=federicotulli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><strong>Charles Darwin impiega 21 anni per dare alle stampe L’origine delle specie. Il filosofo Pievani: «Quel 24 novembre 1859 cambiò il modo di concepire il posto dell’uomo nella natura»</strong></em> di <span style="color:#800000;"><strong>Federico Tulli</strong></span></p>
<p>È la mattina del 24 novembre 1859, a Londra, quando vede la luce una delle più dirompenti opere scientifiche della storia, <em>L’origine delle specie</em> di Charles R. Darwin. L’effetto provocato è lo stesso di un tappo per lo champagne. «Frenato dal timore di una reazione negativa della società dell’epoca profondamente religiosa e dal giudizio della comunità scientifica più conservatrice &#8211; spiega a <em>left</em> Telmo Pievani, docente di Filosofia della scienza alla Bicocca di Milano &#8211; Darwin aveva tenuto chiuse nel cassetto le sue idee sulla selezione naturale delle specie sin dal 1838. Improvvisamente, in tutta fretta, comincia a raccoglierle in un libro che darà alle stampe in pochi mesi. Dopo 21 anni di gestazione». Era successo che il collega Alfred Russel Wallace stava arrivando alle sue stesse conclusioni. Darwin rischiava di perdere la paternità della teoria evoluzionista. «Chiuso nella sua tenuta di Down &#8211; prosegue Pievani &#8211; il nostro si decide a riassumere gli scritti che stava preparando da anni in modo inconcludente. La moglie  correggeva le bozze, lamentandosi della sua punteggiatura. Alla fine, comunque, come riassunto gli è venuto bene». Non c’è dubbio. E anche se l’opera non andò subito esaurita, il successo di critica fu immediato. Anzitutto, al contrario di quanto temeva Darwin la reazione delle gerarchie anglicane non fu poi così tremenda. Tutto sommato L’origine delle specie non trasformò il suo autore nel diavolo. «Tanto è vero che quando nel 1882 muore &#8211; nota Pievani &#8211; viene sepolto a Westminster, il tempio dell’anglicanesimo. In definitiva, in Inghilterra l’evoluzionismo non ha mai avuto grandi problemi. E infatti il creazionismo nasce negli Usa. Da tutt’altra parte, 50 anni dopo». Dato il prezzo del libro, gran parte degli estimatori apparteneva alla borghesia. Ma come tutte le teorie destinate a cambiare il corso della storia, il pensiero darwiniano cominciò a propagarsi pure tra i ceti meno abbienti. «Si diffuse l’idea che questa rivoluzione scientifica e culturale dovesse essere condivisa anche da un pubblico di persone non acculturate e non facoltose». In tal senso, racconta Pievani, quanto accaduto 150 anni fa è paradigmatico del fenomeno dell’“evoluzione culturale”. «<em>L’origine delle specie</em> è un sasso nello stagno della cultura. È un’opera scritta per tutti e non solo per esperti, proprio perché nel suo stile si percepisse il segno di una campagna culturale, non solo scientifica. Insieme al <em>Dialogo di Galileo</em>, è un capolavoro di “scienza in prosa”. I naturalisti italiani lo capirono così bene da dedicare le prime conferenze “darwiniane” non alle accademie ma al pubblico più ampio, con quelle che in varie città furono chiamate “lezioni popolari”». Come ad esempio agli operai di Torino. «Un caso felice di ricezione rapida, condivisa (anche se non da tutti) e democratica di una rivoluzione scientifica che cambiava il modo di concepire il posto dell’uomo nella natura ma anche il metodo delle scienze naturali che trovavano finalmente una grande cornice teorica coerente e corroborata. Fosse successo oggi &#8211; conclude il filosofo &#8211; non so se sarebbe andata altrettanto bene. Segno che forse l’evoluzione culturale non necessariamente progredisce».</p>
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<em><strong>L’evoluzione delle idee, in libreria</strong></em></p>
<p>«Per evoluzione culturale si intende quell’insieme di processi di trasformazione e di trasmissione che riguardano non le specie biologiche ma le idee e i comportamenti appresi, nella nostra specie soprattutto ma non solo», spiega Pievani che è curatore di <em>Scienze e tecnologie</em>, l’ottavo volume dell’opera Utet <em>La cultura italiana</em>, diretta dal genetista Luigi Luca Cavalli Sforza. In questo tomo, pubblicato a ottobre, il filosofo della scienza mette in evidenza analogie e differenze fra evoluzione biologica e culturale, adottando come caso proprio la storia della cultura italiana e la sua grande diversità. Ne è derivato un affresco interdisciplinare ricchissimo, in cui si seguono gli sviluppi della cultura italiana nelle sue somiglianze con l’evoluzione biologica («selezioni, derive di idee, innovazioni, diffusioni geografiche, scuole che resistono, svolte cruciali») e nelle specificità della cultura come soggetto evolutivo: «La sua rapidità di diffusione in orizzontale, come un contagio di idee, la sua progettualità, la sua capacità di influenzare ormai profondamente anche l’evoluzione biologica umana». <span style="color:#800000;"><em><strong>left 46/2009</strong></em></span></p>
 Tagged: Alfred Russel Wallace, Charles Darwin, Crezionismo, Dialogo di Galileo, Evoluzione culturale, Evoluzionismo, Galileo Galilei, L’origine delle specie, Luigi Luca cavalli Sforza, Telmo Pievani, Utet <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/1478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/1478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/1478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/1478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/1478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/1478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/1478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/1478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/1478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/1478/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&blog=5526347&post=1478&subd=federicotulli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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