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	<title>I miei articoli e altre storie</title>
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	<description>Il blog di Federico Tulli, giornalista e scrittore</description>
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		<title>I mostri sacri</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e pedofilia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune i gerarchi della Chiesa cattolica, Freud e Foucault? Un&#8217;&#8221;idea&#8221; talmente perversa e insensata della realtà umana, che legittima la pedofilia. Su Cronache Laiche ecco la tesi dello psichiatra Masini intervenuto a un coraggioso convegno sul tema Federico Tulli Nell&#8217;applicare una tecnica di disinformazione piuttosto ricorrente tra i gerarchi della Chiesa cattolica &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2012/01/21/i-mostri-sacri/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2794&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/vescovi_spalle_adn-400x300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2801" title="vescovi_spalle_adn--400x300" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/vescovi_spalle_adn-400x300.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>Cosa hanno in comune i gerarchi della Chiesa cattolica, Freud e Foucault? Un&#8217;&#8221;idea&#8221; talmente perversa e insensata della realtà umana, che legittima la pedofilia. Su <a href="http://www.cronachelaiche.it/2012/01/i-mostri-sacri/" target="_blank">Cronache Laiche</a> ecco la tesi dello psichiatra Masini intervenuto a un coraggioso convegno sul tema</strong></em></p>
<p><span style="color:#333300;">Federico Tulli</span></p>
<h6></h6>
<p>Nell&#8217;applicare una tecnica di disinformazione piuttosto ricorrente tra i gerarchi della Chiesa cattolica romana, il vescovo emerito di Grosseto, <a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/giacomo-babini/" target="_blank"><strong>Giacomo Babini</strong></a>, è stato senza dubbio uno dei più espliciti negatori di una storia criminale che ha radici antiche: la violenza pedofila. Per farlo, il 9 aprile 2010, scelse un <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/religiosi/3973-massoni-ed-ebrei-contro-il-papa-sbagliato-chiedere-perdono-di-che-cosa-gli-ebrei-da-sempre-nemici-della-chiesa-e-deicidi-omosessuali-misericordia-ma-gli-animali-sono-piu-ordinati-di-loro-caso-claps-sconsacrata-la-chiesa" target="_blank">blog</a> noto per ospitare e rilanciare le idee di personaggi che non disdegnano ancora oggi i princìpi della Chiesa preconciliare. Secondo il presule, dietro le decine di migliaia di casi di abusi compiuti da uomini di Chiesa che tra il 2009 e il 2010 hanno travolto decine di diocesi cattoliche in tutto il mondo non c&#8217;è altro che un piano congegnato da diaboliche menti «<em>nemiche dei cristiani e del cristianesimo</em>». E chi sarebbero costoro? Risposta scontata: «<em>I nemici di sempre del cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei</em>». Da comunicatore esperto, il vescovo ha poi smentito di aver detto queste cose. Ma il titolare del blog, Bruno Volpe, ha assicurato di avere la registrazione dell’intervista nella quale, tra l’altro, l’uomo di Chiesa osserva: «<em>L’<strong>Olocausto</strong> fu una vergogna per l’intera umanità ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca</em>». Come dire, sono stati gli stessi ebrei a provocare lo sterminio che fu a un passo dall&#8217;annientarli: se la sono cercata. Pronunciate o no da Babini, le sue frasi ricalcano sia l’idea negazionista dei presuli tradizionalisti seguaci del <strong>cardinal Lefebvre</strong> (scomunicati nel 1988 e riabilitati da <strong>papa Ratzinger</strong> nel gennaio del 2010), sia quella che ispirò i gerarchi nazisti che nel 1941 pianificarono la “soluzione finale”. <strong>Negazionismo</strong>: le vittime diventano colpevoli. Dopo l’eliminazione fisica, deve scomparire il concetto stesso di vittima. C’è in questo pensiero un inquietante nesso con quello che traccia la lunga storia delle violenze su bambini e adolescenti da parte di uomini e donne di Chiesa. Una storia millenaria di abusi pedofili e di giustificazione dei colpevoli.</p>
<p>Conferme (agghiaccianti) viengono dalla Spagna. Quando il tema della pedofilia clericale ricomincia a spuntare sulle prime pagine dei giornali iberici, puntualmente vengono riproposte e commentate le frasi del pari grado di Babini a Tenerife, <strong>Bernardo Alvarez</strong>. Costui in una tristemente famosa <a href="http://www.publico.es/espana/31531/un-obispo-justifica-la-pederastia-porque-hay-ninos-que-provocan" target="_blank">intervista</a> del dicembre del 2007 rilanciata in questi giorni su <a href="http://www.elpais.com/articulo/opinion/elevada/castidad/obispo/elpepuopi/20120116elpepiopi_7/Tes" target="_blank"><em>El Pais</em></a>, disquisisce di sessualità umana e quant&#8217;altro non si sa bene a che titolo. Dice testualmente Alvarez: «<em>La sessualità disorganizzata</em> [che nella mente... disorganizzata... del vescovo di Tenerife sono indistintamente la pedofilia e l'omosessualità, <em>ndr</em>] <em>è come una bomba a orologeria. Se viene provocata scoppia». E poi ancora: «Ci sono bambini di 13 anni che ti provocano, anche se tu non ti prendi cura di loro</em>». Perché lo fanno? «<em>Per avere rapporti sessuali con gli adulti</em>». Ovvio, no? No. C&#8217;è qui l&#8217;idea, violentissima, del “bambino seduttore” direttamente mutuata dal quella cristiana che l&#8217;essere umano sia per natura (ovvero per nascita) peccatore. E quella altrettanto violenta &#8211; perché anch&#8217;essa priva del tutto di rapporto con la realtà umana &#8211; di una sessualità sviluppata già in età preadolescenziale. Curiosamente, formulando questo assurdo pensiero (che non tiene nemmeno conto del mero fatto biologico: come si può parlare di sessualità se non c&#8217;è il completo sviluppo degli organi genitali?), i gerarchi vaticani si ritrovano in compagnia di personaggi appartenenti a una sponda culturale diametralmente opposta alla loro. O almeno così è secondo un pensare comune e forse poco attento.</p>
<div id="attachment_34623" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/Michel_Foucault.jpg"><img class="size-medium wp-image-34623" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/Michel_Foucault-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il filosofo Michel Foucault</p></div>
<p>La concezione di <strong>peccato originale</strong>, l’idea del bambino peccatore per natura, quindi diabolico, che attraversa venti secoli saldandosi con l’idea platonica del bimbo tavoletta di cera da plasmare per renderlo umano, non ha influenzato profondamente solo la cultura cristiana. Dice lo psichiatra <strong>Andrea Masini</strong> durante un convegno che si è tenuto all&#8217;Università di Chieti Gabriele d&#8217;Annunzio nel maggio del 2010, dal titolo “<strong>La pedofilia tra psichiatria e diritto</strong>”: «<em>Chi nell’epoca moderna ci ripropone questo pensiero è <strong>Sigmund Freud</strong>. Considerato a torto un grande pensatore della psicologia moderna, l’inventore della psicoanalisi sul tema della pedofilia, come su molti altri, fece una grande confusione. Alimentando il dramma, propone la definizione, rimasta storica, che il bambino è polimorfo perverso. Secondo Freud, il bambino normale, il bambino sano, il neonato (quindi tutti i bambini) è invece perverso per costituzione, per patrimonio genetico. E nella definizione che usa c’è la parola “perverso” che è la stessa con cui ancora oggi si caratterizza la pedofilia. Freud ripropone dunque l’idea millenaria, ammantandola di implicazioni patologiche, che soltanto con la ragione, con il raggiungimento dei sette-otto anni, l’essere umano impara a controllare i suoi “istinti” che sono naturalmente perversi</em>» (cfr <em>Chiesa e pedofilia</em> di F. Tulli, L&#8217;Asino d&#8217;oro 2010).</p>
<p>Questo dramma culturale originato da Freud viene riproposto durante il Sessantotto dal filosofo francese <strong>Michael Foucault</strong> quando sostiene che il bambino è un seduttore, nel senso che provoca, cerca, ricerca il rapporto sessuale con l’adulto (<em>Follia e psichiatria</em> di Michel Foucault, Raffaello Cortina Editore 2006). Nota ancora lo psichiatra Masini: «<em>È Freud a teorizzare la sessualità nell’infanzia. Ma questo, che è una specie di dogma tuttora presente, è un obbrobrio culturale, scientifico, intellettuale, morale e anche penale. Il bambino non ha sessualità, punto. Per sessualità s’intende una dimensione che riguarda l’adulto, che prevede lo sviluppo puberale, che prevede la presenza di tutta una serie di realtà fisiche e biologiche, prima di tutto, e mentali, che il bambino non ha. Tutta la sua dimensione di rapporto, che è potentissima, si svolge in un ambito che possiamo chiamare “di affetti” che di sessuale non ha assolutamente nulla, e non lo può nemmeno avere. Possiamo pertanto ribadire che, mutuando il pensiero aristotelico prima e quello della Bibbia poi, Freud teorizza che il bambino non “esiste”</em>».<br />
Insomma per costoro, Freud, Foucault, Babini, Alvarez e compagnia, il bambino non è un essere umano. Dunque diventa lecito violentarlo con la “scusa” di forgiarlo. Fino a giustificare il più orrendo dei crimini (derubricato, in Chiesa, a peccato), il più vile degli abusi che un essere umano nel pieno degli anni in cui si definisce l&#8217;identità, possa subire. Dopo di che è sufficiente calare la pietra tombale della sua cancellazione dalla storia. E avanti un altro.</p>
<br />Filed under: <a href='http://federicotulli.wordpress.com/category/chiesa-e-pedofilia/'>Chiesa e pedofilia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/2794/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/2794/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2794&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il futuro è loro</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crescono a un ritmo del 40 per cento annuo le iscrizioni di alunni figli di immigrati. Nelle scuole primarie uno scolaro su tre è straniero. Entro il 2030 saranno 8,5 milioni i migranti residenti in Italia. La fotografia di una realtà socio-culturale che solo una politica miope fa ancora fatica a inquadrare, scattata dal Rapporto &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2012/01/06/il-futuro-e-loro/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2806&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/bambinirom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2807" title="BambiniRom" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/bambinirom.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a>Crescono a un ritmo del 40 per cento annuo le iscrizioni di alunni figli di immigrati. Nelle scuole primarie uno scolaro su tre è straniero. Entro il 2030 saranno 8,5 milioni i migranti residenti in Italia. La fotografia di una realtà socio-culturale che solo una politica miope fa ancora fatica a inquadrare, scattata dal Rapporto Ismu sull&#8217;immigrazione</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>Lungo tutto il 2011, nei Paesi europei più interessati dal fenomeno dei flussi migratori il dibattito pubblico sul multiculturalismo ha spesso occupato le prime pagine dei giornali. Fino a quando leader influenti del calibro di Angela Merkel e David Cameron, hanno dovuto dichiarare il melting pot culturale un&#8217;esperienza conclusa, forse fallita. Questa tesi è rilanciata da <strong>Vincenzo Cesareo</strong> nel saggio introduttivo al  <strong><em>XVII Rapporto sulle migrazioni</em></strong> redatto dalla Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità, che scrive: «Il dibattito sul multiculturalismo e sui rischi a esso collegati, come per esempio quello di esasperare le differenze o di privilegiare alcuni gruppi rispetto ad altri, inducono […] ad assumere un atteggiamento problematico nei suoi confronti. Di qui la ricerca di nuove prospettive come quella dell&#8217;interculturalismo». Si è quindi entrati nel campo del dialogo «tra le differenti culture con la conseguente apertura nei confronti di ognuna di esse e un&#8217;attenzione alla dinamicità delle trasformazioni culturali». Questo altrove. E qui da noi? Sebbene l&#8217;Italia sia anch&#8217;essa terra d&#8217;approdo, si può dire che nemmeno il dibattito sul multiculturalismo sia mai cominciato. Negli anni in cui <strong>Monica Ali</strong> pubblicava <em>Brick Lane</em> raccontando la cruda realtà della comunità bangladese “trapiantata” nell&#8217;East end londinese, oppure <strong>Fatih Akin</strong> vinceva l&#8217;<strong>Orso d&#8217;Oro</strong> a Berlino con <em>La sposa turca</em>, nel nostro Paese la scellerata <strong>legge Bossi-Fini</strong> sull&#8217;immigrazione e la scarsa sensibilità dei partiti di sinistra nei confronti di queste tematiche mettevano una pietra tombale sulla possibilità di sviluppare una dialettica socio-culturale con gli “altri” e “tra” gli “altri”. Fortunatamente c&#8217;è chi di fronte a questi scenari non si è scoraggiato. Chi attraversa deserti riarsi e mari in tempesta con il “solo” obiettivo di farsi una vita, di realizzare un&#8217;identità sociale altrove preclusa, evidentemente ha una forza interiore che consente di resistere alla cinica perversione di cui grondano i divieti imposti da norme reazionarie. Almeno così pare guardando i numeri del <em>XVII Rapporto sulle migrazion</em>i. Ecco brevemente i dati più significativi. Il Rapporto analizza in tutti i suoi aspetti (lavoro, sanità, istruzione, ecc.) il fenomeno dell&#8217;immigrazione, alla luce degli eventi che hanno caratterizzato il 2011, anno della “<strong>Primavera araba</strong>”, e anno in cui la crisi economica ha colpito soprattutto le fasce deboli della popolazione, tra cui appunto i migranti. Ebbene, se da un lato la crisi ha rallentato gli ingressi (solo 70mila in più rispetto all&#8217;anno precedente), dall&#8217;altro ha evidenziato la capacità di adattamento dei “nuovi” cittadini alle situazioni avverse. Tra il 2010 e il 2011 la forza lavoro immigrata è cresciuta di quasi 276mila unità (275.895) con un incremento del 14 per cento. Nello stesso periodo gli italiani hanno perso 160 mila posti di lavoro (-0,8 per cento). Imprescindibili per la tenuta economica dell&#8217;Italia in questa particolare congiuntura, i migranti hanno il futuro dalla loro. Basti pensare che sono oltre 700mila gli alunni con cittadinanza non italiana (+37 per cento rispetto al 2009/2010), quasi l’8 per cento della popolazione scolastica, con picchi di oltre il 30 per cento nella scuola primaria. Insomma se il dialogo tra culture “diverse” non avrà input dalla asfittica società “italiana”, questo presto si diffonderà sulla spinta dei diretti interessati. Nonostante le polpette avvelenate disseminate dalla <strong>Lega Nord</strong> et similia. Se non altro per una questione di numeri. Nel 2030, secondo una stima dell&#8217;Ismu, gli stranieri residenti saranno quasi 8 milioni e mezzo &#8211; oggi sono 5,4 milioni -, e aumenteranno le acquisizioni di cittadinanza passando dalle 50-60mila attuali a 220mila annue. Non ci resta che attendere.</p>
<p><span style="color:#800000;"><em><strong>left 1/2012</strong></em></span></p>
<br />Filed under: <a href='http://federicotulli.wordpress.com/category/societa/'>Società</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/2806/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/2806/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2806&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La fisica della resurrezione</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 10:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Ramsey]]></category>
		<category><![CDATA[Cicap]]></category>
		<category><![CDATA[Colorazione simil-sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto]]></category>
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		<description><![CDATA[Il chimico Luigi Garlascelli analizza la relazione tecnica dell&#8217;Enea di Frascati secondo cui la Sindone non sarebbe un manufatto prodotto da un falsario nel Medioevo. Solo una fibra su centinaia di migliaia risponde alle caratteristiche desiderate. L&#8217;esperto del Cicap: «Non sembra un risultato tale da meritare tanto clamore» Federico Tulli Quando nel 2010 fu esposta &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2012/01/06/la-fisica-della-resurrezione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2821&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/sindone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2822" title="sindone" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/sindone.jpg?w=244&#038;h=300" alt="" width="244" height="300" /></a>Il chimico Luigi Garlascelli analizza la relazione tecnica dell&#8217;Enea di Frascati secondo cui la Sindone non sarebbe un manufatto prodotto da un falsario nel Medioevo. Solo una fibra su centinaia di migliaia risponde alle caratteristiche desiderate. L&#8217;esperto del Cicap: «Non sembra un risultato tale da meritare tanto clamore»</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>Quando nel 2010 fu esposta al Duomo di Torino, la <strong>Sindone</strong> arrivò ad attirare in un giorno anche più di 50mila visitatori. A testimonianza che il business delle immagini sacre cattoliche non si arresta nemmeno quando l&#8217;evidenza scientifica e storica rivelano che di sacro c&#8217;è ben poco. Stiamo infatti parlando di un lenzuolo di lino che reca impressa un&#8217;impronta umana dalla tradizione religiosa attribuita a Gesù, ma che nel 1988 è stato datato a metà del XIV secolo dall&#8217;esame al radiocarbonio condotto nei tre migliori laboratori a livello mondiale, sotto il controllo del <strong>British Museum</strong> di Londra. Certo, non sarebbe fede se vacillasse di fronte a realtà incontrovertibili. Meno comprensibile, almeno a prima vista, è se a “vacillare” siano scienziati. È il caso di un&#8217;equipe dell&#8217;<strong>Enea di Frascati</strong> che ha pubblicato un rapporto tecnico dal titolo <em>Colorazione simil-sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto</em>, in cui si escluderebbe la possibilità che la Sindone sia opera di un falsario medievale. Left ha chiesto lumi a <strong>Luigi Garlaschell</strong>i, docente di Chimica all’università di Pavia e responsabile delle sperimentazioni per il <strong>Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale</strong> (<a href="http://www.cicap.org" target="_blank">Cicap</a>), noto per aver riprodotto in laboratorio il telo che ai credenti evoca la Passione del Signore, confermando la tesi di un&#8217;operazione costruita a tavolino (vedi intervista su <em>left</em> 47/2009). «Un esame critico di questo rapporto deve considerare alcuni punti» spiega Garlaschelli. «Si tratta di un rapporto tecnico, non di un articolo scientifico in senso stretto; in più, afferma espressamente che “i contenuti tecnico-scientifici dei rapporti tecnici  rispecchiano l’opinione degli autori e non necessariamente quella dell’Enea”. Inoltre, gli autori si limitano a studiare le caratteristiche delle fibre di lino ingiallite che formano l’immagine sulla Sindone. <strong>Non si fa cenno</strong>, ad esempio, del fatto che fibre simili si trovino anche al di fuori dell’immagine». I tecnici hanno ottenuto una colorazione superficiale delle fibrille del lino molto simili alle “originali” con un laser che genera radiazioni ultraviolette. «<strong>Non si dice</strong> esplicitamente che la Sindone non può essere un falso (anche se l’ipotesi del falso è qualificata come “non ragionevole”) né tanto meno è stata riprodotta l’immagine» prosegue Garlaschelli. «D&#8217;altra parte, affermare che l&#8217;ipotesi di un falso è irragionevole, e anche che solo con un laser si ottiene una perfetta imitazione delle caratteristiche dell&#8217;immagine della sindone, implica evidentemente che radiazioni simili siano state emanate dal corpo di Cristo, <strong>fornendo una  spiegazione “miracolistica”</strong> come unica possibile, e iniziando a studiare &#8211; letteralmente -  la “<strong>fisica della resurrezione</strong>”». Garlaschelli sottolinea poi che i risultati della colorazione del lino con laser sono stati valutati principalmente ad occhio nudo, basandosi sulla colorazione dei fili dopo il trattamento, fino ad ottenere la “giusta” tonalità. Ma soprattutto, gli autori affermano di aver «analizzato al microscopio un migliaio di fibrille su un totale di circa mezzo milione di fibrille irraggiate». Tra queste, ne hanno trovata «una che si avvicina allo spessore di colorazione dell’immagine sindonica». Una sola fibra con le caratteristiche desiderate, su centinaia di migliaia, «non sembra certo un risultato tale da meritare tanto clamore» osserva l&#8217;esperto del Cicap, e conclude citando lo humour very british di <strong>Christopher Ramsey</strong>, dell’Università di Oxford, che eseguì la radiodatazione della Sindone nel 1988 collocandone la nascita tra il 1260 e il 1390: «Il fatto di avere ottenuto risultati simili con un laser ultravioletto, non significa che questo sia il solo modo nel quale un manufatto potrebbe essere stato fatto in origine».</p>
<p><em><strong>left 1/2012</strong></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://federicotulli.wordpress.com/category/ricerca-scientifica/'>Ricerca scientifica</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/2821/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/2821/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2821&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il finanziere di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 14:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dentro i misteri dell&#8217;Opus Dei. Un libro inchiesta, scritto a quattro mani per Feltrinelli da Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo, ricostruisce la fitta trama di rapporti d&#8217;affari e di fede che ruotavano intorno a Gianmario Roveraro, soprannumerario dell&#8217;Opera ucciso nel 2006 Federico Tulli Nell’afosa estate del 2006 un cadavere smembrato in sette pezzi viene ritrovato &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/12/23/il-finanziere-di-dio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2779&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2780" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/escrivc3a0_gpii.jpg"><img class="size-medium wp-image-2780" title="PAPA GIOVANNI PAOLO II" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/01/escrivc3a0_gpii.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Paolo II nel giorno della canonizzazione di Jose Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell&#039;Opus Dei</p></div>
<p><em><strong>Dentro i misteri dell&#8217;Opus Dei. Un libro inchiesta, scritto a quattro mani per Feltrinelli da Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo, ricostruisce la fitta trama di rapporti d&#8217;affari e di fede che ruotavano intorno a Gianmario Roveraro, soprannumerario dell&#8217;Opera ucciso nel 2006</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>Nell’afosa estate del 2006 un cadavere smembrato in sette pezzi viene ritrovato in un casolare dalle parti di Parma. Sembrerebbe solo l&#8217;esito cruento di un fatto di cronaca nera, ma non è così. La vittima è <strong>Gianmario Roveraro</strong>, un noto finanziere e soprannumerario dell’<strong>Opus Dei</strong> che quattro anni prima si era imbarcato in una operazione finanziaria internazionale. Il suo feroce assassino, <strong>Filippo Botteri</strong>, è anche il suo socio: arrestato e processato, verrà condannato all’ergastolo con i due complici. In principio sembra tutto chiaro. L&#8217;affare, che ha coinvolto istituti bancari e società fantasma in Inghilterra e Austria, non va in porto e Botteri, ritenendo di essere stato truffato, si vendica uccidendo Roveraro. Per quasi 20 anni il finanziere era stato considerato l’antagonista cattolico di Enrico Cuccia, eminenza grigia di Mediobanca. La sua morte provoca subito molto scalpore, poi tutto passa in sordina. Processo incluso. La sentenza lascia irrisolti inquietanti interrogativi sulla natura del business che Roveraro stava conducendo. Si sa solo che <strong>era entrato in affari con pregiudicati</strong> ma non si sa con precisione il perché. La tesi più convincente sostiene che il finanziere voleva distribuire i guadagni milionari dell&#8217;operazione tra alcune strutture legate all’Opus Dei. In prelatura la definiscono “beneficenza”. Parte da qui, dai risultati dell’inchiesta giudiziaria, l&#8217;indagine di Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo elaborata in <strong><em>Opus dei, il segreto dei soldi</em></strong> (Feltrinelli). Ripercorrendo la vita di Roveraro e i suoi rapporti d’affari e incrinando il muro di omertà che cela i meccanismi di reclutamento e finanziamento dell’Opera, per la prima volta i due giornalisti riescono a mettere a fuoco la galassia opaca di società controllate e gestite da uomini della prelatura della Santa croce.</p>
<p><strong>L’Opus Dei è una macchina che aspira denaro</strong>. Scrivono gli autori: «Nel 2006 il settimanale Times ne ha stimato il patrimonio intorno ai tre miliardi di dollari. L&#8217;organizzazione punta a dare, sempre e in ogni circostanza, il meglio di sé: le residenze più comode, le scuole più avanzate, le università più prestigiose, gli ospedali più all&#8217;avanguardia, le sedi più avvenieristiche, come quella sulla Lexington Avenue di New York, dove l&#8217;Opera occupa diciassette piani di un lussuoso grattacielo. E tutto questo è ricoperto sia dai suoi militanti, sia da donazioni di cooperatori e simpatizzanti».<br />
<a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/12/finanziere-di-dio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2783" title="finanziere di dio" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2012/12/finanziere-di-dio.jpg?w=95&#038;h=150" alt="" width="95" height="150" /></a>Nella visione del fondatore <strong>Josè Maria Escrivà</strong> la pecunia non è affatto “lo <strong>sterco del diavolo</strong>” ma la benzina dell&#8217;Opera. E non importa da dove provenga. Ecco un esempio. Negli anni 80 il Centro Elis che fa capo alla Prelatura incassa gran parte di «un versamento di 3,3 miliardi di lire che il presidente dell&#8217;<strong>Italstat</strong> (<strong>Gruppo Iri</strong>, ndr), <strong>Ettore Bernabei</strong>, cooperatore dell&#8217;Opus Dei, elargisce ad alcuni centri impegnati nel sociale». Come si scoprirà in seguito quei soldi sono stati prelevati «da un fondo nero di centinaia di miliardi di lire costituito da due società dell&#8217;Italstat» per pagare mazzette a politici e imprenditori e ambienti cattolico-democratici.</p>
<p>Ma torniamo a Roveraro. L’inchiesta evidenzia la fitta trama di rapporti d&#8217;affari e di “fede” che ruotano intorno alla sua figura, tutti caratterizzati dalla massima segretezza. Tanto che c&#8217;è chi ipotizza legami tra Opus Dei e la massoneria, cosa che Roveraro almeno a parole considerava una iattura. Ma ad avvalorare l&#8217;idea dell&#8217;esistenza di una sorta di “<strong>P Dei</strong>” cattolica c&#8217;è un documento firmato da centinaia di fuoriusciti, indirizzato al Vaticano, che in un passo denunciano: la Prelatura «è viziata alla radice da metodi illegali, immorali e non trasparenti per l’autorità della Chiesa e nemmeno per la maggioranza dei propri sudditi». Dunque, qual è la “verità” di questo omicidio? Come in un giallo, la chiave del rebus si trova alla fine del libro. E, scrivono Mincuzzi e Oddo citando il finale del film di Francesco Rosi, <em><strong>Cadaveri eccellenti</strong></em>, «la verità non è sempre rivoluzionaria».</p>
<p><em><strong>Left 50-51/2011</strong></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://federicotulli.wordpress.com/category/vaticano/'>Vaticano</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/2779/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/2779/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2779&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Prigionieri di una fiction</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 10:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cresce l&#8217;autonomia degli italiani dai dettami delle gerarchie vaticane. Ma la Chiesa reagisce con un&#8217;invasione mediatica favorita dai politici genuflessi. Dal VII Rapporto sulla secolarizzazione, redatto da Critica liberale, la fotografia di un Paese sempre più laico. Nonostante il ventennio berlusconiano aumenta l’indifferenza al modello di famiglia imposto dalla Santa Sede, diminuiscono i battesimi e &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/12/16/prigionieri-di-una-fiction/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2749&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/ratz132.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2750" title="ratz132" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/ratz132.jpg?w=300&#038;h=173" alt="" width="300" height="173" /></a>Cresce l&#8217;autonomia degli italiani dai dettami delle gerarchie vaticane. Ma la Chiesa reagisce con un&#8217;invasione mediatica favorita dai politici genuflessi. Dal </strong></em>VII Rapporto sulla secolarizzazione<em><strong>, redatto da </strong></em>Critica liberale<em><strong>, la fotografia di un Paese sempre più laico. Nonostante il ventennio berlusconiano aumenta l’indifferenza al modello di famiglia imposto dalla Santa Sede, diminuiscono i battesimi e prosegue l&#8217;ascesa delle unioni civili e dei matrimoni non concordatari</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>Un Paese diviso in due, ma non a metà. Da un lato i cittadini sempre più autonomi rispetto alle direttive delle gerarchie cattoliche. Dall&#8217;altro i rappresentanti politici che, in maniera trasversale, si dimostrano incapaci di fare a meno del sostegno di uno Stato estero, Città del Vaticano, nello svolgimento delle attività istituzionali. Una nazione in cui si registra una crescente richiesta di secolarizzazione in linea con i dettami costituzionali e con il trend che caratterizza i principali Paesi europei, guidata però da persone del tutto aderenti a una cultura di matrice cattolica profondamente reazionaria con tutto ciò che questo comporta in sede legislativa specie su temi che riguardano il rispetto dei diritti civili. L&#8217;Italia del 2011, fotografata dal <em>VII Rapporto sulla secolarizzazione</em> redatto da <strong>Fondazione Critica liberale</strong> e <strong>Cgil nazionale sezione Nuovi diritti</strong>, è così. Con il corpo istintivamente proteso verso il futuro, verso il nuovo, verso l&#8217;“altro”, e la testa ancora avvolta in un pesante cappuccio da frate premedievale.</p>
<p>Sfogliando il corposo dossier appena pubblicato sul mensile <em>Critica liberale</em> diretto da <strong>Enzo Marzo</strong> (da sempre <em>Left</em> è uno dei pochissimi media che ne dà notizia), sono numerosi gli indicatori che evidenziano il costante aumento di inequivocabili segnali di rifiuto verso il “pensiero unico” cattolico. Lo certifica in primis l&#8217;Indice di secolarizzazione che ha toccato quota +1,52 (era 1,48 nel 2008 e -1,59 nel 1991) e che sintetizza in un numeretto il livello di laicità della società italiana sulla base di fonti ufficiali che vanno dai rapporti <strong>Istat</strong> a quelli dell&#8217;<strong>Ufficio statistico del Vaticano</strong>. «Non appena ne hanno l&#8217;opportunità &#8211; osserva a <em>Left</em> Enzo Marzo &#8211; gli italiani assumono comportamenti e prendono decisioni improntate all&#8217;autodeterminazione, scartando l&#8217;opzione imposta dalla tradizione religiosa e opponendosi alle sue ingerenze nella vita privata». Una rivolta silenziosa e composta contro cui i gerarchi della Chiesa hanno messo in campo una propaganda mediatica battente sfruttando la sponda politica per ottenere una smodata presenza nei programmi televisivi più seguiti. «Altro che laicità e pluralità di pensiero &#8211; prosegue Marzo -, secondo il <strong>cardinale Bagnasco</strong> lo stato etico deve rifiutare il pluralismo delle morali e imporre quella della chiesa. Inoltre, ai privilegi, alle immunità, alle ingerenze, ai denari, alla disparità giuridica di cui gode in territorio italiano, lo Stato vaticano non vuole assolutamente rinunciare». Il tutto è documentato con estrema precisione in due ricerche sulla <strong><em>Presenza delle Chiese nei media televisivi: talkshow, fiction, cerimonie religiose</em></strong> e sui <strong><em>Tempi di notizia e di parola del Papa Benedetto XVI e dei soggetti confessionali</em></strong>. I due studi, anch&#8217;essi pubblicati su <em>Critica liberale</em>, ed effettuati dall’Osservatorio Isimm Ricerche grazie al contributo finanziario dell’Otto per mille della <strong>Chiesa Valdese</strong>, riportano i dati effettivi della sperequazione televisiva a solo vantaggio della rappresentanza cattolica rispetto a qualsiasi altra confessione religiosa.</p>
<p>Vediamo insieme alcune delle cifre più significative ricavandole prima del Rapporto sulla secolarizzazione,<a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/donmatteo7.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2751" title="DonMatteo7" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/donmatteo7.jpg?w=300&#038;h=204" alt="" width="300" height="204" /></a> e poi dai due dossier sulla “presenza” televisiva della Chiesa. Partiamo dai classici indicatori che segnalano la diffusione della pratica religiosa e quindi la presenza della Chiesa nella società. Essi si riferiscono a riti di passaggio come il battesimo, la prima comunione, la cresima e il matrimonio religioso. «Tutti presentano una tendenza alla diminuzione» scrive Silvia Sansonetti, curatrice della ricerca insieme con Giovanna Caltanissetta e Laura Caramanna. Nel 2009, ultimo anno di rilevazione,<strong> i battesimi sono scesi al 70,3 per cento</strong> con una perdita di ben 19,6 punti rispetto al 1991 (quando erano l&#8217;88,9), primo anno preso in considerazione per la serie storica che compone l&#8217;Indice di secolarizzazione. Anche per il tasso delle prime comunioni e per quello delle cresime si conferma la tendenza alla diminuzione costante. Il primo è passato dal 9,9 del 1991 al 7,5 per mille cattolici del 2008; il secondo dall’11,1 al 7,6 per mille cattolici. Cresce, inoltre, pure l’indifferenza al modello di <strong>famiglia</strong> imposto dalla Chiesa cattolica: «Purtroppo le informazioni sulla stima delle libere unioni non è disponibile per tutti gli anni della serie storica ma il dato di 820mila del 2009 conferma la tendenza al costante aumento che già si rilevava tra il 1993-2003, quando erano passate da 207mila a 556mila». In sostanza, pur non esistendo una legge che le tutela e nonostante lo spropositato sbilanciamento del fisco a favore delle coppie sposate, le unioni di fatto in Italia sono quadruplicate in 20 anni. Nello stesso periodo i divorzi sono più che raddoppiati (da 23mila a oltre 54mila) e i matrimoni civili sono quasi triplicati (da 11mila a oltre 27mila).</p>
<p>Dal canto suo il Vaticano, e più in particolare la <strong>Conferenza episcopale italiana</strong>, segna un punto non irrilevante a suo favore: aumentano i soldi versati alla Chiesa sotto forma di<strong> Otto per mille</strong> e altre innumerevoli forme di contributo pubblico. Lo dice il Rapporto ed è confermato anche da una capillare <strong><a href="http://www.icostidellachiesa.it/" target="_blank">inchiesta</a> della Uaar</strong> (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) che ha quantificato in oltre 6 miliardi di euro l&#8217;anno, tra denaro dei contribuenti, fondi pubblici nazionali e locali ed esenzioni, la somma che ogni anno incassano gli emissari della Santa Sede in Italia. A livello privato la musica è diversa. «Le <strong>donazioni</strong> volontarie &#8211; scrive Sansonetti &#8211; tra il 1991 ed il 2009 sono scese da 21.200 a 14.908 milioni di euro». Nello stesso periodo «il numero delle offerte ricevute era passato da 185mila a 146mila, e per il valore medio dell’offerta da 115 euro a 102 euro». Non va meglio (alla Chiesa) quando c&#8217;è da decidere che tipo di <strong>scuola</strong> far seguire ai propri figli. «La proporzione di iscritti alle scuole cattoliche rispetto al numero di iscritti in tutte le scuole, pur con lievi oscillazioni da un anno all’altro, mostra una tendenza di fondo alla diminuzione anche se tra il 2008 ed il 2009 si è assistito ad un lieve recupero (nel 1992 erano il 9,1 per cento, nel 2009 sono stati il 7,1). Un&#8217;altra fonte di preoccupazione in Vaticano sono le vocazioni. Mostrano una chiara tendenza alla diminuzione «gli indicatori della numerosità di sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche consacrati, catechisti, missionari laici: tra il 1991 ed il 2009 i sacerdoti sono passati da 57.274 a 48.333, i religiosi da 5.000 a 2.988, le religiose da 125.800 a 93.391, i laici consacrati da 500 a 200 e le laiche consacrate da 13.500 a 8.546». In totale si tratta di una perdita secca di quasi 50mila unità in 20 anni.</p>
<p>«Va sottolineato con forza &#8211; spiega il direttore di Critica liberale &#8211; che <strong>la “rivolta” degli italiani</strong> si è sviluppata durante il ventennio berlusconiano al quale la Chiesa cattolica ha offerto un appoggio convinto e incessante». Aumenta l’autonomia dei cittadini ma anche la reazione delle gerarchie vaticane decise a non perdere potere. «È una scelta politica consapevole la soppressione televisiva del pluralismo in materia di opinioni e sensibilità religiosa» precisa Marzo e aggiunge: «C&#8217;è una <strong>fabbrica politico-mediatica</strong> che costruisce un’identità cattolica e papalina dell’Italia e che è una vera finzione. La presenza televisiva cattolica è dilagata soprattutto negli ultimi anni e si è fatta sempre più ossequiosa e di regime. La qualità dell’offerta televisiva in fatto di religione è ridotta al sostegno passivo e alla diffusione del messaggio della gerarchia. Quel che è peggio, la cultura della controriforma e la sua capacità egemonica continuano a esercitare un fascino sugli intellettuali di formazione comunista». Le sue parole introducono i numeri più eclatanti emersi dai due dossier sul dilagare dei temi religiosi di matrice cattolica in tv, sia pubblica sia privata. Per quanto riguarda i talk-show (da <em>Ballarò</em> all&#8217;<em>Infedele</em>, a <em>Porta a Porta</em> a <em>Matrix</em> e altri) gli esponenti della Chiesa cattolica hanno ottenuto complessivamente il 95 per cento del tempo di parola, i soggetti di religione musulmana il 3, l’1,2 i rappresentati della Comunità ebraica, 0,2 e 0,3 per cento rispettivamente i cristiani ortodossi e i buddisti; zero minuti ai protestanti. Questi, si fa per dire, si rifanno con la trasmissione <em>Protestantesimo</em> (a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia) in onda ogni due settimane a notte fonda, alternata a <em>Sorgente di vit</em>a (a cura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane), ma le trasmissioni di cultura dedicate esclusivamente alla Chiesa cattolica sono ben 38 a settimana. A tutto ciò vanno aggiunte le fiction che da mattina a sera mostrano tra i personaggi principali il fascinoso prete di turno, senza contare quelle di carattere storico dedicate a questo o a quel santo. «Noi riportiamo fatti, non opinioni», conclude Marzo. «I politici laici fanno finta di non accorgersene, la Chiesa cattolica invece lo sa bene e cerca di correre ai ripari. La stessa gerarchia vaticana, modificando una tradizione millenaria, si dichiara ipocritamente a favore della libertà religiosa e di pensiero. Però poi sentiamo dire che la libertà religiosa deve prescindere da situazioni di privilegio. Questa è una contraddizione che gli italiani devono conoscere ma certamente già sospettano perché non è che non si accorgono che la Chiesa è onnipresente in televisione e mette bocca su qualsivoglia situazione. Da liberale dico che la libertà religiosa è stato un punto cruciale nel processo di modernità. Invece in Italia la libertà religiosa trova la sua contraddizione assoluta nella pretesa da parte della Chiesa cattolica di conservare tutta una serie di privilegi molto forti ed esclusivi».</p>
<p><em><strong>Left 49/2011</strong></em></p>
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		<title>Un cielo di rifiuti</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra la fine di dicembre e l&#8217;inizio di gennaio una sonda russa senza controllo e imbottita di carburante precipiterà al suolo. Sono oramai migliaia i satelliti abbandonati e i rottami di missioni spaziali disintegrati nella collisione con l&#8217;atmosfera, che orbitano attorno alla Terra. Da anni le principali agenzie mondiali stanno studiando senza successo come procedere &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/12/09/un-cielo-di-rifiuti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2769&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2770" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/space-junk.jpg"><img class="size-medium wp-image-2770" title="space-junk" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/space-junk.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Kazakhstan, un contadino dell&#039;Altai passeggia accanto al relitto di un satellite russo</p></div>
<p><em><strong>Tra la fine di dicembre e l&#8217;inizio di gennaio una sonda russa senza controllo e imbottita di carburante precipiterà al suolo. Sono oramai migliaia i satelliti abbandonati e i rottami di missioni spaziali disintegrati nella collisione con l&#8217;atmosfera, che orbitano attorno alla Terra. Da anni le principali agenzie mondiali stanno studiando senza successo come procedere alla raccolta della spazzatura cosmica</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>Fino a poche settimane fa il satellite Phobos-Grunt era considerato uno dei fiori all&#8217;occhiello della tecnologia aerospaziale russa e tra gli strumenti di conoscenza più all&#8217;avanguardia a disposizione della scienza che studia i segreti dell&#8217;Universo. Oggi, bloccato nell&#8217;orbita terrestre dopo il fallimento del lancio verso una delle lune di Marte avvenuto l&#8217;8 novembre scorso, non è che uno degli innumerevoli rifiuti “spaziali” che impestano l&#8217;atmosfera terrestre e, peggio ancora, rischia di diventare il nostro nemico pubblico numero uno. Come è accaduto il 24 settembre all&#8217;Upper atmosphere research satellite (Uars), un vecchio satellite scientifico della Nasa caduto improvvisamente nel Pacifico dopo oltre 14 anni di onorato servizio nello spazio a caccia di informazioni sull’atmosfera e altri sei trascorsi a spasso per il cielo in stato di completo abbandono, Phobos-Grunt potrebbe terminare da un momento all&#8217;altro la sua orbita precipitando sulla Terra. A nulla fino a oggi sono valsi i tentativi di contatto radio con il modulo da parte degli esperti della Agenzia spaziale europea e della Agenzia spaziale russa Roskosmos. Per di più si è oramai chiusa la “finestra” che avrebbe consentito di rimettere Phobos-Grunt sulla giusta rotta verso Marte. Dovranno quindi passare due anni prima che si ripresentino le condizioni favorevoli per indirizzare una sonda con le sue caratteristiche verso il pianeta Rosso. Bene che vada per tutto questo tempo ci ritroveremo con un aggeggio imbottito di 7,5 tonnellate di carburante parcheggiato sulle nostre teste a 250 km di altezza. Il problema è che secondo gli esperti Phobos-Grunt perderà velocemente quota entro la fine del mese. I russi sono convinti che ci siano poche possibilità che si abbatta al suolo. «Non abbiamo dubbi, esploderà rientrando nell&#8217;atmosfera», ha spiegato Vladimir Popovkin direttore della Roskosmos. Ma anche Uars si sarebbe dovuto disintegrare. Così non è stato, come del resto in decine di altri casi in cui satelliti russi e non, scientifici e non, hanno gettato nel panico ignari abitanti di sperduti paesini siberiani o della taiga che si son visti cadere in cortile pezzi più o meno pesanti (anche 200 kg) di “macchine volanti”. Famosa è la sorte del satellite “Raduga” (Arcobaleno) che è precipitato il 6 luglio 1999 nel villaggio Karbuscevka in Kazakhstan, ancora collegato a un intero stadio del razzo vettore.</p>
<p>Sicurezza dei “terrestri” a parte, la vicenda di Phobos-Grunt accende i riflettori anche su un&#8217;altra questione non meno delicata. I cervelloni della Nasa la definiscono “space junk”, qui da noi si può chiamare più prosaicamente “spazzatura spaziale”. Secondo l&#8217;ultimo censimento eseguito dall&#8217;equivalente statunitense del nostro Consiglio nazionale delle ricerche sono oltre 22mila i rottami spaziali di tutte le dimensioni che ruotano nell&#8217;orbita terrestre a una velocità di 28 mila km/ora. La pattumiera “rotante” è costituita da vecchi satelliti fuori uso, da quelli ridotti in particelle al rientro nell&#8217;atmosfera, da moduli di razzi vettori esausti e altri relitti della corsa allo spazio. Ad aggravare la situazione di recente è stata la pratica comune di far disintegrare nell&#8217;atmosfera i satelliti a fine vita. I frammenti possono infatti creare seri danni alla stazione spaziale internazionale (l&#8217;ultimo allarme collisione risale al giugno scorso, con relativa evacuazione degli astronauti presenti a bordo), ma sono pericolosi anche per gli altri satelliti e le astronavi. Per farsi un&#8217;idea, nel 2007 i cinesi hanno distrutto un satellite in disuso per provare un missile, lasciando in orbita 150mila frammenti più grandi di un centimetro. Nel 2009 due satelliti, uno in disarmo e uno in funzione, si sono scontrati in orbita, creando altri detriti.</p>
<p>I principali responsabili di questa situazione sono le tre “superpotenze spaziali”: Cina, Stati Uniti e Russia. Sul 93 per cento dei relitti è impresso il marchio delle loro agenzie. Secondo le stime ufficiali della Roskosmos il 40 per cento dei rifiuti è di produzione cinese, il 27,5 statunitense, il 25,5 russa. Il restante 7 per cento è stato generato da tutti gli altri Paesi che hanno preso parte alle diverse spedizioni e missioni spaziali. Italia inclusa. Il problema è divenuto talmente serio che esistono vari progetti per la raccolta dei rifiuti cosmici, tra cui uno dell&#8217;Agenzia spaziale giapponese per la realizzazione di una speciale rete da pesca, lunga diversi chilometri, da lanciare in orbita. Un progetto simile era stato ipotizzato anche dal Darpa, l&#8217;ente per la ricerca del Pentagono Usa, che ha studiato la realizzazione di speciali arpioni, reti o ombrelli raccogli-detriti, per spingere i rifiuti verso l&#8217;atmosfera e farli bruciare, oppure verso orbite più alte e più sicure. Mentre l&#8217;agenzia russa Energia, tre anni fa, ha annunciato il progetto di una navicella a propulsione nucleare in grado di raccogliere i detriti in orbita. Tutto però è ancora in fase di studio, nessuno è ancora certo di saper evitare il rischio che i mezzi di raccolta dei rifiuti spaziali diventino anch&#8217;essi spazzatura.</p>
<p>***</p>
<p>Indignazione verde</p>
<p>L’Italia “degli italiani a tempo pieno” resiste. Senza clamori. È un’Italia ancora da salvare, certo e fatta di paradossi. Perché nel Paese con la maggiore diversità di paesaggi in rapporto all’estensione del territorio, la parola “paesaggio” spesso resta un concetto astratto. Basta ripercorrere gli ultimi 35 anni per accorgersene, dal disastro di Seveso del ’76 all’orrore dell’amianto, agli scempi ambientali di ogni dimensione che hanno sfregiato il nostro Paese. Ma da una visione d&#8217;insieme della penisola quella che viene fuori non è una fotografia del tutto pessimista. Sono tante le storie di chi ce l’ha fatta. Nasce così, <em>L&#8217;Italia diversa. L&#8217;ambientalismo nel nostro Paese: storia, risultati e nuove prospettive</em>, firmato per Gribaudo dal giornalista Gabriele Salari, tra i massimi esperti di queste tematiche. Un’avventura illustrata che racconta non solo di disastri, ma di sfide vinte: dal patrimonio delle aree protette alla crescita del biologico e della rivalutazione del paesaggio rurale, dal rimboschimento alla tutela della splendida culla di biodiversità da difendere che è il nostro Paese. E dietro questi risultati non c’è la classe politica, impreparata e in ritardo, ma il lavoro tenace delle tante associazioni ambientaliste, che hanno contributo alla progressiva crescita di una radicata cultura ecologica nel nostro Paese. Un lavoro che non fa notizia e che in pochi conoscono davvero. Ecco, dunque, la missione del libro: raccontare quanto di buono si è fatto e si fa per la natura. Dando voce ai veri protagonisti di queste battaglie. Non manca uno sguardo rivolto al futuro: nella sezione “Le sfide che ci attendono”, curata da Luca Carra, 13 studiosi fanno il punto dei problemi attuali e tracciano le prossime sfide. Dal cambiamento climatico alla civiltà dello spreco, dalla salute dei mari all’agricoltura, dal futuro del paesaggio al destino dei beni comuni.</p>
<p>Ma l’Italia diversa raccontata da Salari è anche un romanzo ricco di storie. Come «quella di Sergio che ha creato in Valtrigona un’oasi alpina unica &#8211; racconta l’autore nel suo blog -; o di Emanuele che con Arte Sella, una biennale permanente di opere d’arte in mezzo ai boschi, ha fuso natura e arte e aperto nuovi orizzonti. L’Italia del volontariato dove l’associazionismo fa miracoli». Un’Italia di indignati veri. Che non si rassegnano.</p>
<p><em><strong> Left 48/2011</strong></em></p>
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		<title>Scienza, laicità, religione</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la mia relazione introduttiva al convegno (semi-clandestino) che si è svolto alla sala Conferenze della Camera il 28 ottobre 2011 *** Il 17 settembre 2011 si è svolta a Londra la IV Marcia di sostegno alla Campagna per un’Europa Laica. Nella capitale inglese migliaia di persone, in gran parte giovani, hanno manifestato per &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/12/08/scienza-laicita-religione/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2734&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2738" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/img_0614.jpg"><img class="size-medium wp-image-2738" title="IMG_0614" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/img_0614.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Londra, 17 settembre 2011</p></div>
<p><em><strong>Questa è la mia relazione introduttiva al convegno (semi-clandestino) che si è svolto alla sala Conferenze della Camera il 28 ottobre 2011</strong></em></p>
<p>***</p>
<p>Il 17 settembre 2011 si è svolta a Londra la <strong>IV Marcia di sostegno alla <a href="http://secular-europe-campaign.org/" target="_blank">Campagna</a> per un’Europa Laica</strong>. Nella capitale inglese migliaia di persone, in gran parte giovani, hanno manifestato per sensibilizzare le istituzioni europee e dei singoli stati ai temi della libertà di pensiero e religiosa, dei diritti delle donne in materia di aborto e contraccezione, per porre fine alle discriminazioni nei confronti di persone gay, lesbo, transgender, per porre fine ai privilegi di cui gode una religione in particolare, uno Stato in particolare: la <strong>religione cattolica</strong> e <strong>Città del Vaticano</strong>. Se mai fosse possibile organizzare un evento così partecipato anche in Italia, a questi temi aggiungeremmo, la difesa della libertà di ricerca scientifica in biologia e genetica, della legge 194 sull’aborto dal dilagare di una sospetta obiezione di coscienza, la richiesta di una legge per il testamento biologico e non “contro” quale è il disegno di legge Calabrò sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento in discussione al Senato, lo smantellamento definitivo della spregevole legge 40/2004 sulla fecondazione assistita (peraltro già duramente colpita dalle sentenze della Corte costituzionale).</p>
<p>Lo scorso anno, la terza edizione della marcia (organizzata come nel 2011 da <strong>Secular europe campaign</strong>) confluì il 18 settembre nella manifestazione “<a href="http://www.protest-the-pope.org.uk/" target="_blank"><strong>Protest the Pope</strong></a>” indetta contro la visita pastorale di <strong>Benedetto XVI</strong> che proprio in quei giorni si trovava in Gran Bretagna. Al Papa, oltre 20mila persone contestavano sia l’atteggiamento – diciamo così – poco chiaro mantenuto nei confronti dei crimini pedofili compiuti da persone di Chiesa durante gli anni in cui lui era stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede (che un tempo fu l’<strong>Inquisizione</strong>), sia le inadeguate risposte che la Chiesa di Roma sotto il suo comando stava dando a fronte di migliaia di casi di violenze, stupri e abusi compiuti da religiosi che lungo il 2010 erano stati scoperti in quasi tutto il mondo occidentale. La scintilla dell’indignazione di massa fu il costo del viaggio, totalmente a carico dei contribuenti inglesi, di 20 milioni di sterline. Se pensiamo che tra ottopermille, sgravi fiscali e altri benefit pubblici, <strong>la Conferenza episcopale italiana incassa dai cittadini del Belpaese oltre 6 miliardi l’anno</strong>, noi saremmo autorizzati a fare una manifestazione al giorno.</p>
<p>Per quanto riguarda lo scandalo della pedofilia clericale, l’attualità dice che lo “scandalo” è tutt&#8217;altro che</p>
<div id="attachment_2736" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/img_0641.jpg"><img class="size-medium wp-image-2736" title="IMG_0641" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/img_0641.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Londra, 17 settembre 2011</p></div>
<p>risolto. Pochi giorni fa, negli Stati Uniti, è stato arrestato un vescovo responsabile di aver coperto per anni un sacerdote che tra le altre cose trafficava file pedopornografici. Mentre il 28 ottobre in Gran Bretagna è stato incriminato per possesso di 4mila immagini pedopornografiche, <a href="https://norational.wordpress.com/2011/10/28/abusi-in-gran-bretagna-la-chiesa-di-londra-affida-a-un-pedofilo-la-guida-dellinchiesta-ansa/" target="_blank"><strong>Chris Jarvis</strong></a>, il funzionario laico incaricato dalla Chiesa cattolica locale di indagare su alcune accuse di abusi sessuali nella diocesi di Plymouth. Dunque, dopo la marcia del 2010 poco è cambiato. Il papa aveva chiesto scusa alle vittime prima, ha continuato a farlo dopo. Presso una parte dell’opinione pubblica tanto è bastato per considerare risolto il problema. Peccato che nessuno abbia mai chiesto ai sopravvissuti di quegli abusi cosa ne pensassero di queste scuse. I sopravvissuti chiedono al Vaticano fatti concreti, per ridurre al minimo il rischio che dei pedofili indossino l’abito talare. Da un lato norme più restrittive, collaborazione obbligatoria con le autorità “civili” e maggiore trasparenza nel fare luce sul passato [quindi commissioni d'inchiesta laiche e indipendenti], dall’altro la prevenzione che consiste soprattutto nella chiusura dei seminari minori. Gli istituti religiosi cioè in cui si “formano” i bambini dagli 8-16 anni. È qui, e lo denunciano da anni con forza numerosi sacerdoti italiani, oltre che le vittime, che si consuma la maggior parte delle violenze. Non è un caso che in base alla <a href="https://norational.wordpress.com/documenti/" target="_blank"><strong>Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia</strong></a> – strumento giuridico vincolante in vigore dal 1989 che in prima pagina «riconosce che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione» – in tutti i Paesi in cui si sono verificati casi di pedofilia ecclesiale i seminari hanno cominciato a chiudere. Giova ricordare che il Vaticano non ha mai ratificato questa convenzione, e che secondo l’ultimo censimento della Cei, nel 2008 in Italia c’erano ancora <strong>142 seminari minori</strong>.</p>
<p><strong>Federico Tulli</strong>  (Roma, 28 ottobre 2011)</p>
<p>***</p>
<p>Di questi temi si è parlato approfonditamente all’incontro dal titolo “Scienza, laicità, religione” organizzato il 28 ottobre scorso alla sala Conferenze della Camera da <a href="http://www.anticlericale.net/" target="_blank"><strong>anticlericale.net</strong></a> e <a href="http://survivorsvoice-europe.org/" target="_blank"><strong>Survivors voice europe</strong></a>. Sono intervenuti Maurizio Turco deputato radicale e presidente di anticlericale.net, <strong>Sue Cox</strong> e<strong> Ton Leerschool</strong>, fondatori di SvE, Marco Tranchino, promotore della Secular Europe Campaign, <strong>Edward Presswood</strong>, membro del Secular Medical Forum, <strong>Mirella Parachini</strong>, ginecologa e vice presidente della Fiapac (Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione) e <strong>Maria Antonietta Farina Coscioni</strong> deputata radicale e fondatrice dell’<strong>Associazione Coscioni per la libertà di ricerca scientifica</strong>.</p>
<p>La conferenza ha inaugurato una serie di iniziative che hanno animato il week end romano dedicato alla denuncia degli abusi pedofili nel clero e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Eventi culminati sabato 29 ottobre nel presidio dei “sopravvissuti” in via della Conciliazione a pochi passi dal confine di Stato vaticano indetto da Survivors voice Europe per celebrare il “II <strong>Annual Survivors of catholic clergy abuse day</strong>”.</p>
<br />Filed under: <a href='http://federicotulli.wordpress.com/category/societa/'>Società</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/federicotulli.wordpress.com/2734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/federicotulli.wordpress.com/2734/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2734&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Unità al microscopio</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esce per Einaudi una raccolta di saggi dedicati a «scienze e cultura dell&#8217;Italia unita». Curata da Francesco Cassata e Claudio Pogliano, evidenzia con estremo rigore il ruolo del sapere e della ricerca nella nascita e nello sviluppo della nazione. I curatori: «Ci s&#8217;imbatte spesso nell&#8217;ansioso interrogativo, da quale genere e grado di declino sia afflitto &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/12/02/lunita-al-microscopio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2773&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/150.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2774" title="150" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/12/150.jpg?w=300&#038;h=168" alt="" width="300" height="168" /></a>Esce per Einaudi una raccolta di saggi dedicati a «scienze e cultura dell&#8217;Italia unita». Curata da Francesco Cassata e Claudio Pogliano, evidenzia con estremo rigore il ruolo del sapere e della ricerca nella nascita e nello sviluppo della nazione. I curatori: «Ci s&#8217;imbatte spesso nell&#8217;ansioso interrogativo, da quale genere e grado di declino sia afflitto il “sistema Italia”. Di fonte a indicatori per lo più negativi, si oscilla fra l&#8217;estremo della sconsolata rassegnazione al peggio e quello dell&#8217;esortazione alla riscossa».</strong></em></p>
<p><strong>Federico Tulli</strong></p>
<p>«Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani» disse Massimo D’Azeglio dopo la proclamazione ufficiale del Regno d&#8217;Italia. In una sola breve frase la sintesi perfetta della situazione storica, ma soprattutto culturale del Paese che, nel giorno in cui veniva promulgata la legge che assegnò a Vittorio Emanuele II il titolo di re (17 marzo 1861), si ritrovava frantumato non solo dal punto di vista geopolitico. Quella che le gesta di Garibaldi e la sagacia di Cavour consegnarono alla storia era una nazione segnata sia da profondi squilibri economici interni sia da un livello medio di istruzione tra la popolazione assolutamente inadeguato a perseguire il fine di una coesione stabile. Eppure nel 1866 seguirono la liberazione del Veneto e nel 1870 quella di Roma con conseguente fine dello Stato Pontificio. E di lì a poco l&#8217;Italia avrebbe dato i natali a illustri letterati e cominciato a esportare nel mondo la preziosa “merce” del sapere scientifico e delle innovazioni tecnologiche. Come è potuto accadere? Di certo non si è trattato di estemporanei “miracoli italiani” ante litteram. Basti pensare a quale sia stato il “peso” della scienza nella nascita del nostro Paese. Un ruolo che emerge con estrema nitidezza dai saggi contenuti in <em>Storia d&#8217;Italia. Scienze e cultura dell&#8217;Italia unita</em>, una raccolta che a tratti assume l&#8217;affascinante veste di un&#8217;approfondita inchiesta, curata per Einaudi da Francesco Cassata (storico del pensiero politico e delle culture scientifiche) e Claudio Pogliano (a lungo ricercatore presso la Normale di Pisa e oggi consigliere dell&#8217;Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze). Senza nulla togliere a Garibaldi e a Cavour, si può dire infatti che il “genio italiano” sia nato ancora prima dell’Italia: ben prima del fatidico 17 marzo di 150 anni fa. Risale al 1839, quando la Penisola era ancora smembrata in sette piccoli stati, la prima grande riunione di scienziati italiani che contribuì a ispirare i movimenti risorgimentali. Si tenne a Pisa di fronte a un vasto pubblico e segnò il battesimo della Società italiana per il progresso delle scienze. Sebbene &#8211; a causa dei tempi avversi e dell&#8217;ostilità dei governi che allora tiranneggiavano i futuri italiani &#8211; non si potesse costituire un sodalizio nazionale, stabile e legalmente riconosciuto, pure, con il ripetersi di quei congressi, si riuscì a formare quell&#8217;unità spirituale della Nazione, che fu premessa e fondamento della successiva unità politica. E di ciò danno conferma gli Atti delle Riunioni, e le testimonianze degli scrittori, italiani e stranieri del tempo. Seguirà un secolo e mezzo di invenzioni, ricerche, lampi di genio, da Antonio Meucci a Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi a Stanislao Cannizzaro, chimico e uomo di governo, e al matematico Vito Volterra, che sarà tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti nel 1925. Fino a Rita Levi Montalcini e Margherita Hack. Sono questi solo alcuni dei nomi che facendo da anello di congiunzione con la società e politica dell&#8217;Italia unita hanno traghettato il nostro Paese nella modernità, rendendolo punto di riferimento scientifico e culturale nel mondo.</p>
<p>L&#8217;Annale curato da Cassata e Pogliano delinea il quadro complessivo della realtà multiforme dell&#8217;impresa scientifica italiana, attraverso tre diverse punti d&#8217;osservazione: la periodizzazione storica, le implicazioni di lungo periodo e la situazione della “nuova Italia”. Si parte dall&#8217;età liberale, con la costruzione del sistema scolastico e universitario e la fondazione della Società italiana per il progresso delle scienze, si approda al ventennio fascista &#8211; con il mito della scienza nazionale, la nascita del Consiglio nazionale delle ricerche, la ricerca tra eugenetica e razzismo &#8211; per concludere con l&#8217;età repubblicana, la divulgazione e l&#8217;inizio della “rivoluzione delle macchine”. La seconda sezione è dedicata all&#8217;indagine sull&#8217;evoluzione delle discipline scientifiche su un orizzonte di ampio respiro, dal processo di costruzione teorica di una materia alle interazioni con la sfera pubblica, fino alle comparazioni e alla diffusione internazionale. L&#8217;Annale si conclude con l&#8217;analisi del «tempo ormai lungo della nuova Italia» attraverso il vettore «interno-esterno»: dai flussi migratori degli scienziati alle correnti che hanno permesso il diffondersi del sapere in Italia, fino a un repertorio biografico sulle donne di scienza. Un prezioso libro di storia in cui però non mancano i nessi col presente. «Ci s&#8217;imbatte spesso nell&#8217;ansioso interrogativo, da quale genere e grado di declino sia afflitto il “sistema Italia”» scrivono i due curatori nell&#8217;introduzione. «Sono numerose e varie le diagnosi formulate. Di fonte a indicatori per lo più negativi, si oscilla fra l&#8217;estremo della sconsolata rassegnazione al peggio e quello dell&#8217;esortazione alla riscossa. Sarebbe sicuramente troppo pretendere che dalla lettura di questo Annale vengano illuminazioni su un incertissimo futuro. Nondimeno, a tentar di comprendere i molti perché dell&#8217;attuale impasse, forse questa quarantina di saggi potrà fornire qualche utile indizio».</p>
<p>***</p>
<p><em><strong>Fondi alla ricerca, il piatto piange</strong></em></p>
<p>Francia batte Italia 39 a 6. Non è il risultato di una partita di rugby ma sono i miliardi di euro stanziati rispettivamente dai due Paesi per i fondi pubblici alla ricerca e all&#8217;istruzione superiore nell&#8217;ultimo triennio. Per questo motivo il Gruppo 2003, che raccoglie scienziati italiani altamente citati nella letteratura scientifica internazionale, ha fatto un appello al presidente del Consiglio Mario Monti in cui si indicano sette punti per rilanciare i settori della ricerca scientifica e dell&#8217;innovazione che, scrivono gli esperti, «costituiscono uno dei terreni su cui si gioca il futuro dell&#8217;Italia». I sette punti critici sono l&#8217;affidabilità, la valutazione e la trasparenza nell&#8217;erogazione dei fondi, l&#8217;eliminazione dei “lacci e lacciuoli” burocratici, l&#8217;aumento dei “cervelli” in entrata e una maggiore interazione con l&#8217;industria. In cima alla classifica c&#8217;è però il problema degli investimenti: ««I dati disponibili dimostrano che il Paese dispone ancora di un patrimonio di risorse intellettuali, passione e dedizione che chiede solo di essere messo a frutto. Nel contesto della crisi finanziaria mentre alcuni Paesi hanno scommesso sulla ricerca (ad esempio la Francia con un investimento di 39 miliardi di euro), in Italia la ricerca scientifica e l&#8217;istruzione superiore hanno subito tagli lineari come tutte le altre attività, senza tener conto dei rischi per la sopravvivenza stessa della ricerca nel nostro Paese». Nei giorni scorsi il ministro dell&#8217;Istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, ha firmato lo schema di decreto di riparto del “Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero” (Foe). Per il 2011, lo stanziamento iniziale del Foe ammonta a quasi 1,8 miliardi (precisamente 1,794.212.530 milioni di euro, 25 milioni in più rispetto al 2010). Di questi, 14 milioni di euro sono stati assegnati alla Società Sincrotrone di Trieste (che gestisce il laboratorio d&#8217;eccellenza Elettra) e poco più di 125 milioni, il 7 per cento dello stanziamento complessivo, saranno distribuiti agli enti sulla base di specifici criteri di merito e qualità dei progetti sviluppati. La somma rimanente (pari 1,655.114.653 miliardi), è stata ripartita tra i dodici enti di ricerca nazionali sulla base della loro programmazione, elaborata tenendo presenti le indicazioni contenute nel Piano nazionale di ricerca 2011-2013. Riuscirà questo lieve aumento di risorse a bloccare l&#8217;emorragia di giovani ricercatori? Probabilmente no. L&#8217;astrofisica Margherita Hack, una che di queste cose se ne intende, a una studentessa di Firenze che, durante la presentazione del suo libro Perché le stelle non ci cadono in testa? (Editoriale Scienza), le chiedeva quali fossero i Paesi più sensibili alla ricerca dove un giovane studioso possa scappare per fare fortuna, ha risposto così: «Quasi tutti i Paesi sono più sensibili dell&#8217;Italia. Però &#8211; ha aggiunto &#8211; io a questi ricercatori direi: cerchiamo di restare in Italia, perché si deve contribuire ad affossare questo nostro Paese? Piuttosto, invece di scappare, cerchiamo tutti di votare meglio». <em>f.t.</em></p>
<p><em><strong>Left 47/2011</strong></em></p>
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		<title>Corte penale internazionale de L&#8217;Aja, pedofilia e colpe del Papa</title>
		<link>http://federicotulli.wordpress.com/2011/11/29/corte-penale-internazionale-de-laja-pedofilia-e-colpe-del-papa/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 10:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Sodano]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Center for constitutional rights]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista al giudice Silvana Arbia, cancelliere della Corte «Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» compiuti sistematicamente da esponenti del clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata il 12 settembre scorso alla Corte penale internazionale (Cpi) de L’Aja dall’associazione di vittime &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/11/29/corte-penale-internazionale-de-laja-pedofilia-e-colpe-del-papa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2704&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/11/bertone_ratzinger.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2705" title="bertone_ratzinger" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/11/bertone_ratzinger.jpg?w=300&#038;h=187" alt="" width="300" height="187" /></a>Intervista al giudice Silvana Arbia, cancelliere della Corte</strong></em></p>
<p>«Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» compiuti sistematicamente da esponenti del clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata il 12 settembre scorso alla <strong>Corte penale internazionale</strong> (Cpi) de L’Aja dall’associazione di vittime statunitense <strong>Snap</strong> (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa, il Vaticano e i suoi vertici: papa <strong>Benedetto XVI</strong>, il segretario di Stato, cardinale <strong>Tarcisio Bertone</strong>, il suo predecessore, il cardinale <strong>Angelo Sodano</strong>, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale <strong>William Levada</strong>. A oltre due mesi dalla clamorosa denuncia tutto tace. Che fine ha fatto quel dossier? Ci sono possibilità che scatti l&#8217;incriminazione nei confronti di persone tanto influenti? <em>Left</em> lo ha chiesto a <strong>Silvana Arbia</strong>, cancelliere della Corte, nell&#8217;ambito di un seminario organizzato a Milano dall&#8217;Ordine dei giornalisti della Lombardia.</p>
<p><em>Giudice Arbia, la <strong>tratta di esseri umani</strong> e la riduzione in schiavitù rientrano nei crimini di cui si occupa la Cpi?</em></p>
<p>Sì, ci sono i presupposti. Ma per qualificare un reato come un <strong>crimine contro l&#8217;umanità</strong> compreso nella lista indicata nello statuto della Cpi, deve essere commesso in un contesto di attacco generalizzato o sistematico contro la popolazione. Se non c&#8217;è questo contesto sono crimini comuni, gravissimi, ma non si tratta di crimini contro l&#8217;umanità. Saranno perseguiti dai singoli Stati coinvolti.</p>
<p><em>Collegati alla tratta ci sono sempre altri orrendi crimini: pedopornografia, prostituzione forzata, sfruttamento di manodopera clandestina. Nei suoi quasi dieci anni di vita, la Cpi si è mai occupata di questi reati?</em></p>
<p>Al momento che io ricordi, no.</p>
<p><em>Lo stupro è considerato un crimine contro l&#8217;umanità?</em></p>
<p>Sì, se commesso nell&#8217;ambito di un attacco generalizzato o sistematico. Siamo sempre là, bisogna valutare il contesto.</p>
<p><em>Cosa pensa della denuncia contro il Papa presentata dalle vittime di preti pedofili?</em></p>
<p>Non si può avere opinione. Ognuno è libero di mandare alla Cpi denunce o petizioni. Però poi la Corte deve vedere se ci sono i presupposti per un&#8217;azione legale, se c&#8217;è la competenza per materia, se è rispettato il criterio temporale (la Cpi si occupa solo dei crimini compiuti dopo la sua fondazione avvenuta nel 2002, <em>ndr</em>) e tutti gli altri presupposti indicati nello statuto. Si tratta di crimini gravi, ma queste sono le valutazioni iniziali, è la prassi da seguire, non ci sono discriminazioni.</p>
<p><em>Sono passati due mesi, quanto ci vorrà per esprimere una risposta?</em></p>
<p>Non ci sono dei termini entro cui la Corte è tenuta a rispondere. E al momento questo non è accaduto, siamo ancora nella fase preliminare di valutazione della denuncia.</p>
<p><strong>Federico Tulli</strong>, <strong><em>left 46/2011</em></strong></p>
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		<title>«Lo vuole Gesù»</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 17:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Postfazione al libro di Mario d&#8217;Offizi &#8220;Bless me father&#8221; (Traduzione italiana a cura di Raphael d&#8217;Abdon e Lorenzo Mari, Prefazione di Raphael d&#8217;Abdon &#8211; Compagnia delle Lettere, settembre 2011) Ancora oggi tra i luoghi considerati più sicuri in cui portare i propri figli ci sono l&#8217;oratorio, la parrocchia, le scuole e gli istituti gestiti da &#8230; <a href="http://federicotulli.wordpress.com/2011/11/25/lo-vuole-gesu/">Continue reading <span class="meta-nav">&#187;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=federicotulli.wordpress.com&amp;blog=5526347&amp;post=2654&amp;subd=federicotulli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/11/bess-me-father.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2656" title="Bless-me-father" src="http://federicotulli.files.wordpress.com/2011/11/bess-me-father.jpg?w=264&#038;h=300" alt="" width="264" height="300" /></a>Postfazione al libro di Mario d&#8217;Offizi &#8220;Bless me father&#8221;</em></strong> (Traduzione italiana a cura di Raphael d&#8217;Abdon e Lorenzo Mari, Prefazione di Raphael d&#8217;Abdon &#8211; Compagnia delle Lettere, settembre 2011)</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Ancora oggi tra i luoghi considerati più sicuri in cui portare i propri figli ci sono l&#8217;oratorio, la parrocchia, le scuole e gli istituti gestiti da congregazioni religiose cattoliche. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">In almeno un quarto del Pianeta, dagli Stati Uniti al Sud America, dall&#8217;Europa occidentale a buona parte dell&#8217;Africa sub sahariana, il sacerdote e la suora, il salesiano e la missionaria sono le persone su cui i genitori fanno sovente affidamento per la crescita morale e l&#8217;istruzione della prole. Una scelta praticamente obbligata nei Paesi più poveri, non di rado uno status symbol nelle economie sviluppate.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Come dimostrano le vicende venute alla luce di recente ma che attraversano tutto il secolo scorso fino ai nostri giorni, tale fiducia è stata troppo spesso mal ripagata. La pedofilia, l&#8217;abuso sistematico su bambini e adolescenti è una piaga annidata in profondità nella Chiesa di Roma. Un fenomeno che se indagato a fondo rivela radici millenarie ma che, incluso nella sfera dei peccati, non è mai stato veramente considerato un reato e come tale affrontato dalle gerarchie ecclesiastiche incaricate di perseguirlo. Eppure stiamo parlando di un crimine tra i più efferati, che provoca ferite psico-fisiche talmente laceranti da rimanere aperte in maniera più o meno latente nella vittima, per tutta la sua vita. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Mario d&#8217;Offizi, in questo libro, non racconta solamente la propria storia. Ciò che emerge da queste pagine non è un grido di dolore né tanto meno risultano uno sfogo di fredda rabbia nei confronti dell’aguzzino. L’autore nella maniera più semplice possibile, che consiste nel raccontare i fatti così come li ha vissuti, riesce a descrivere anche ciò che “materialmente” non dice. Le vicende si svolgono prevalentemente in Sud Africa, ma il suo racconto ha una valenza universale, senza confini. I drammi dei “sopravvissuti”, così oggi si autodefinisce chi in tenera età ha subito questo particolare tipo di violenza, sono difatti tutti tristemente molto simili. Le dinamiche di cui sono protagonisti loro malgrado, sono sovrapponibili, ovunque dette storie siano accadute. Perché chi comanda il “gioco” lo fa sempre nello stesso modo. Ecco allora il progetto subdolo, lucidamente pianificato del pedofilo che da astuto manipolatore non cerca mai rapporti paritetici, e si organizza la vita in funzione della possibilità di approcciare soggetti in particolare stato di inferiorità. “Creando” le situazioni in cui rimanere solo con la preda senza insospettirla, avendone carpito in precedenza la fiducia, spesso alimentata da un forte ascendente nei suoi confronti. Per poi colpire, senza scrupoli. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Questo è ciò che accade in qualsiasi caso di pedofilia. L’orco non è quasi mai sconosciuto al minore di cui ha abusato. Il maestro, l’allenatore di calcio, l’istruttore di nuoto, il catechista, lo zio, il nonno, un amico di famiglia; è dietro un loro falso sorriso, un loro mellifluo incoraggiamento che si cela la trappola. La rete cala invisibile sull’oggetto delle loro attenzioni, il quale, lusingato in ogni modo, viene indotto a credere di essere speciale. E si fida di lui più che di ogni altro. Questa “regola” vale ovunque nel mondo. Con una postilla a parte per i sacerdoti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">In un&#8217;intervista rilasciata nell’aprile del 2010 a Il Giornale, che gli ha procurato non pochi guai, il procuratore aggiunto della Repubblica a Milano, Pietro Forno, capo del pool specializzato in molestie e stupri, da oltre vent’anni impegnato nella battaglia contro la pedofilia, spiega cosa significa l’abuso sessuale da parte di un sacerdote. «Il discorso &#8211; dice Forno &#8211; viene spesso liquidato come un problema di pedofilia. Ma il prete che abusa di un bambino è più paragonabile a un genitore incestuoso che a un pedofilo di strada che insidia i bambini ai giardinetti. Bisogna partire da un dato di fatto: il sacerdote ha un enorme potere spirituale, tanto che spesso viene chiamato “padre”, e questo è significativo. Se guardiamo questi episodi in senso non biologico ma spirituale e morale, ci troviamo di fronte più a un abuso incestuoso che a un classico stupro. Ricordo che anche nelle cronache si parla di atti avvenuti in confessionale. E io mi chiedo: perché proprio in confessionale? Perché proprio in quel luogo e in quel momento? Perché è in quel momento che più intensamente il sacerdote si presenta come rappresentante di Dio. È stato condannato a Milano un sacerdote che nel confessare ragazze di quattordici o quindici anni le faceva spogliare e le palpeggiava dicendo: “Lo vuole Gesù”. Ecco, il concetto del “lo vuole Gesù” è il punto d’arrivo dell’incesto spirituale». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">A febbraio 2011 in Italia è stata emessa una sentenza in primo grado che ha fatto scalpore. Ruggero Conti, l’ex parroco della chiesa romana Natività di Maria Santissima, è stato condannato a 15 anni e 4 mesi per aver abusato di sette bambini tra i 10 e i 12 anni, che gli erano stati dati in custodia tra il 1998 e il 2008 in oratorio e nei campi estivi; e per prostituzione minorile. Secondo il pm Francesco Scavo, il sacerdote ha indotto due ragazzini «a compiere e/o subire atti sessuali in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)». Abusi che il pm ha definito «di inaudita gravità» perché «prolungati negli anni» e perché avrebbe approfittato dei situazioni «di debolezza o di difficoltà familiare in cui si trovavano i piccoli». In un caso un bambino era stato affidato al prete dalla madre indigente, perché lo aiutasse a superare i problemi dovuti alla perdita del padre. Ma il sacerdote ne avrebbe approfittato per violentarlo circa quaranta volte in cambio di abiti o denaro (dai dieci ai trenta euro). Come è potuto accadere? Gli stessi accusatori del sacerdote definiscono don Ruggero come una «persona sensibile, un tipo molto carismatico». Insomma, uno di cui fidarsi che «si ricordava subito i nomi di tutti quanti, che ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo». Questa storia mi è ritornata alla mente leggendo le pagine cruciali di <em>Bless me father</em> e con essa, le parole dell&#8217;avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, e dello psichiatra Andrea Masini che ho intervistato nel 2009 sul settimanale <em>Left</em> per commentare alcuni clamorosi scandali che avevano per protagonisti sacerdoti italiani condannati per pedofilia. Dice il legale, tra i pochi in Italia con una lunga esperienza in questo campo dalla “parte” delle vittime: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze del “processo Conti” e che ricorre in molti casi di pedofilia, come confermato dal pm Forno, è così spiegato da Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Lo psichiatra tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione degli abusi nel clero e nell&#8217;ambito di determinati ambienti lavorativi e professionali, suggeriscono l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta particolari professioni. «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogeno, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia». Questa tesi è avvalorata dal fatto che a carico di don Ruggero Conti, nel corso del processo, siano emersi altri abusi che risalgono a quando ancora non era stato ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale. Ciò significa che l’ex parroco della Natività di Maria Santissima ha indossato l’abito talare consapevole di essere un pedofilo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Come detto, la capacità di guadagnarsi la fiducia della vittima e sostituirsi gradualmente alle sue ideali figure di riferimento, prima di passare all’azione e violentarla, è un segno tipico nell’identikit del pedofilo. Altrettanto ricorrente nel suo “profilo” è la lucida razionalità mediante la quale il “cacciatore” di bambini si organizza la vita in funzione del proprio scopo. Non di rado la cronaca racconta dell’arresto di un istruttore sportivo, di un maestro elementare, di un parente o un amico di famiglia con l’hobby del baby sitter che «era tanto affettuoso e sembrava una brava persona». Questi “vincoli” affettivi costruiti a tavolino rendono quasi impossibile per la piccola vittima (oppressa da vergogna e sensi di colpa) riuscire a denunciare il proprio carnefice. In ogni caso, l’elaborazione della devastazione psico-fisica subita può richiedere decenni, una manna per chi ha commesso l&#8217;abuso. Che pertanto ne può compiere altri e difatti non di rado questo crimine è caratterizzato dalla serialità. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">E poi ci sono i preti. Per loro la sorta di garanzia d’impunità che vale per qualsiasi violentatore è resa praticamente certa dal fatto che la Chiesa cattolica, ponendosi al di sopra delle leggi degli Stati, consideri ancora oggi la pedofilia un peccato e non un crimine. </span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Basta ricordare che la “sanzione” a cui va incontro un chierico non è di certo il carcere. Un caso per tutti è quello del reverendo Lawrence Murphy della diocesi statunitense di Milwaukee. Accusato di «sollecitazione in Confessione» e reo confesso di abusi compiuti tra gli anni 70 e 80 su oltre 200 bambini sordomuti a lui affidati, finisce di fronte alla magistratura vaticana solo nel 1998. Al termine di una riunione della Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal segretario, il cardinale Tarcisio Bertone, Murphy viene “condannato” alla «restrizione territoriale della celebrazione eucaristica» e subisce un ammonimento «per indurlo a mostrarsi pentito». Nella sostanza deve </span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">«</span></span><em><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">riflettere sulla gravità del male fatto</span></span></em><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">»</span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;"> fino a quando non darà </span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">«</span></span><em><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">prove di ravvedimento</span></span></em><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">»</span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">. È scritto nero su bianco sul resoconto stenografico della riunione (Prot. N. 111/96), recante il timbro «confidenziale» che il New York Times è riuscito a pubblicare sul proprio sito.</span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;"> Questo spiega perché si contino sulle dita di una mano i vescovi che nel mondo hanno denunciato all’autorità giudiziaria “civile” un pastore di anime sospettato di abusi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Quando un prete finisce alla sbarra</span></span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;"> è solo perché una vittima o i suoi familiari sono riusciti a fare breccia nell’impenetrabile cortina che le gerarchie ecclesiastiche e le leggi vaticane alzano intorno al pedofilo. Leggi che si rifanno a una cultura dalle radici antiche. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Sue Cox vive nel Warwickshire in Gran Bretagna e ha 63 anni. Nonna e madre di sei figli, è una “sopravvissuta” agli abusi di un prete. Violenze che ha subito dai dieci ai tredici anni. Ne è “uscita” con «dipendenza dall’alcool, disordini alimentari, paura, sensi di colpa, incapacità di instaurare relazioni o di fidarsi di qualcuno». Poi un giorno ha detto basta. E ora lavora da quarant’anni nell’assistenza sociale occupandosi del recupero di alcolisti e tossicodipendenti. Ma per ritrovare la sua «voce di sopravvissuta » ne ha impiegati quasi cinquanta. Con l&#8217;olandese Ton Leerschool, il 26 marzo 2011 ha fondato a Londra “Survivors voice Europe” un&#8217;organizzazione internazionale di sostegno alle vittime. È qui che l&#8217;ho incontrata ed ecco cosa mi ha raccontato: «In Gran Bretagna, soltanto negli ultimi anni la pedofilia ha attirato l’interesse dei mass media. Nel Regno Unito fanno clamore soprattutto i casi che coinvolgono i preti cattolici e i relativi insabbiamenti. Abbiamo raramente notizie di abusi che chiamano in causa la Chiesa anglicana. Una delle “difese” usate dalla Chiesa cattolica è sostenere che i pedoﬁli si nascondono anche altrove. Non c’è dubbio. Ci sono pedoﬁli dappertutto, nelle grandi organizzazioni internazionali, nelle chiese, nelle scuole, e così via. Ovunque ci sia una costante scorta di prede. Tuttavia da nessun’altra parte hanno avuto la garanzia di una copertura come all’ombra del Vaticano. Le chiese cattoliche sono diventate nel tempo i luoghi in cui i pedoﬁli hanno continuato a commettere i loro crimini, certi di essere nascosti dai continui spostamenti e protetti dall&#8217;ininterrotto tentativo della Chiesa di Roma di salvare la faccia. È diventata una gigantesca “Petri dish” (un vetrino per la “coltura di cellule, <em>ndr</em>), piena di microbi. Metti lì dentro un pedoﬁlo e, come i batteri, potrà crescere e moltiplicarsi». </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Come è potuto accadere? Il 16 marzo 1962 Giovanni XXIII approva in gran segreto la seconda edizione del <em>Crimen sollicitationis</em> che porta la firma del cardinale Alfredo Ottaviani. La prima è del 1922, fu emanata da Pio XI. Il documento, mai pubblicato negli “Acta Apostolicae Sedis” (la gazzetta ufficiale vaticana) è indirizzato dalla Nuova suprema congregazione del Sant’Uffizio (già Inquisizione) a «tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e altri membri del clero dei luoghi “anche di rito orientale”», e contiene le «Istruzioni sulla procedura nelle cause di molestia» da «conservarsi diligentemente nell’archivio segreto della curia in rapporto alla norma interna da non pubblicare e da non accrescere con alcun commento». Pena la scomunica, nessun religioso che viene a conoscenza di crimini pedofili commessi da chierici è autorizzato a denunciarli altrove. In una parola: omertà.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Per quarant’anni il <em>Crimen sollicitationis</em> è rimasto sconosciuto (fu scoperto nel 2003 da Daniel Shea un avvocato texano legale di un “sopravvissuto”), protetto dall’imposizione di assoluta segretezza che ricade anche sulla conoscenza della reale dimensione degli abusi subiti da bambini e bambine in ogni angolo del globo per mano di suore e sacerdoti cattolici.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Un meccanismo talmente efficace che al Crimen sollicitationis si rifanno una serie di norme che richiamano all’assoluta segretezza, emanate dai successori del “papa buono”, che la dicono lunga sulle reali intenzioni del Vaticano riguardo la soluzione della questione pedofilia. Ad esempio, nel 1974 Paolo VI approva l’Istruzione <em>Secreta continere</em> e nel 1988 Giovanni Paolo II ribadisce l&#8217;esclusiva competenza dell’ex Sant’Uffizio, la Congregazione per la dottrina della fede, in materia di delitti inerenti la sessualità commessi dai sacerdoti. Infine c&#8217;è il <em>De delictis gravioribus</em> del 2001, ultimo anello di una lunga catena. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Con questo documento, la Congregazione per la dottrina della fede “rimodula” il <em>Crimen sollicitationis</em>. Nel testo, firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, si legge tra l’altro che tra «i delitti più gravi sia nella celebrazione dei sacramenti sia contro la morale, riservati alla Congregazione per la dottrina della fede» c’è quello «contro il sesto comandamento commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età». E poi ancora: «Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato [alla Congregazione, ndr] la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede». Infine il testo conclude: «Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio». A causa di quella firma, nel gennaio 2005, il tribunale di Houston citò il cardinale Ratzinger a comparire in una causa civile che vedeva la diocesi accusata di “coprire” un prete colpevole di pedofilia. Divenuto capo di Stato, Ratzinger ha avanzato richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti. Richiesta accolta dal governo Usa a settembre dello stesso anno. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Dalla piaga degli abusi, non è «esente» nemmeno la Chiesa africana, ha ammesso monsignor Buti Tlhagale, capo dei vescovi dell&#8217;Africa australe e arcivescovo di Johannesburg, nei giorni in cui Benedetto XVI si accingeva a festeggiare il suo quinto anno di pontificato. «So che soffre degli stessi mali», ha detto Tlhagale riferendosi «agli scandali dolorosi della Chiesa d&#8217;Irlanda e di Germania». A distanza di poche ore dal suo vago mea culpa la Conferenza dei vescovi del Sudafrica ammise di aver ricevuto in 14 anni oltre 40 denunce di abusi sessuali compiuti da preti. In oltre la metà dei casi le vittime erano ragazzine adolescenti. Padre Chris Townsend, portavoce della Conferenza dei vescovi, disse senza fornire troppi particolari, che alcuni sacerdoti sono stati giudicati colpevoli e nei loro confronti sono stati adottati dei provvedimenti, sebbene i vescovi siano responsabili di queste misure.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Risale al Concilio di Elvira del 305 d.C. la prima fonte documentale che testimonia l&#8217;esistenza di un “problema” all&#8217;interno della Chiesa, stabilendo come punizione per gli «stupratores puerorum» il rifiuto della comunione. Poi, per un migliaio di anni poco o nulla viene tramandato. Certamente non perché miracolosamente gli abusi siano cessati. Lo storico e giornalista Eric Frattini, ad esempio, ha provato l&#8217;esistenza di diciassette papi “stupratores puerorum” tra il 366 (san Damaso) e il 1550 (Giulio III).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">«La storia dell&#8217;infanzia è un incubo dal quale solo recentemente abbiamo cominciato a svegliarci» disse una volta lo storico Lloyd de Mause convinto che più a fondo scaviamo nella storia e più è probabile di portare alla luce casi di bambini seviziati, terrorizzati e violentati. È nella fredda e calcolata noncuranza per la loro sorte che affondano le radici dello sbarramento protettivo innalzato fino a oggi intorno ai chierici stupratores.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-size:large;">Il libro di Mario d&#8217;Offizi è un potente antidoto contro questa criminale indifferenza.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color:#333300;"><em><strong>Federico Tulli, maggio 2011</strong></em></span></p>
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