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Lunga vita ai Clash

Pubblicato da Federico Tulli su 16 Gennaio 2009

LEX001_CLASH 56805Sono stati per anni il più grande gruppo rock del mondo. E meritatamente. In edizione limitata il primo libro ufficiale di Strummer, Jones, Headon e Simonon di f.t.

«Mi misi il nome Joe Strummer, Joe lo Strimpellatore, perché sono capace di suonare solo le sei corde tutte insieme, oppure nessuna». Forse nessun’altra frase descrive l’essenza dei Clash meglio di questa pronunciata dal loro leader, fondatore e chitarrista. Strummer si racconta, insieme ai suoi tre compagni d’avventura nel rock a cavallo degli anni 70, Mick Jones, Paul Simonon e Nicki “Topper” Headon, nella prima biografia ufficiale realizzata dalla band britannica, The Clash appunto, pubblicata in edizione limitata da una casa editrice coraggiosa, di controinformazione, come Isbn. Un libro che è il risultato di circa 20 ore d’interviste inedite a tutti i componenti del gruppo, con immagini esclusive, pieno di notizie e di ricordi di sette frenetici anni di favoloso rock’n’roll. Sette anni, ma musicalmente contano quanto un’intera era. Dal ’76 all’83, in cui, come si deduce dalle parole di Strummer, la ribellione punk dei Clash non è stata solo una rivoluzione musicale. Il fatto che lui stesso abbia imparato a suonare sul campo, «di concerto in concerto», la dice lunga su quanto la forza del gruppo fosse fatta anche di altri elementi oltre quello naturale, almeno per una rock-band. E che l’obiettivo prioritario dei Clash non fosse solo quello di far musica lo conferma Headon, il batterista, la cui uscita dal gruppo coinciderà con il declino della band. In uno dei tanti gustosi passaggi della sua intervista Headon racconta di aver superato il provino ed essere stato preso nella band non tanto per la bravura tecnica («Iniziai da bimbo, immobilizzato a letto con una gamba rotta, suonavo almeno otto ore al giorno per vincere la noia») quanto per essere riuscito a fare «un gran rumore» picchiando sui tamburi. Clash_Jacket.QXDE i Clash di rumore, da quel giorno, ne hanno fatto tanto in tutti i sensi. Riuscendo a interpretare meglio di qualunque altro gruppo dell’epoca le tensioni razziali, quelle legate alla crescente disoccupazione, allo sfruttamento e alle disuguaglianze della società inglese nel passaggio cruciale dagli anni 70 agli anni 80. Così, se agli inizi ciò che più contava per Strummer, Jones, Simonon e Headon era far rumore ai concerti e «intimidire gli altri» con un look aggressivo, ben presto cominciarono a prendere atto di essere divenuti il più grande gruppo rock del mondo. E «lo sono rimasti per diverso tempo», racconta il curatore della biografia, Mal Peachey. «Nati nell’ondata del punk inglese – osserva Peachey – i Clash hanno subito iniziato a incrociare reggae, dub, blues, funk, rap in un modo mai sentito prima, scandalizzando tutti e segnando la strada per la musica che ascoltiamo oggi». Left 02/2009

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