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Archivio per la categoria ‘Biotecnologie’

Antonio Pascale: Ogm, la fregatura non è nel piatto

Pubblicato da Federico Tulli su 20 Febbraio 2009

maisbt«È falso che il cibo biotech sia dannoso per l’uomo». L’autore di Scienza e sentimento denuncia i luoghi comuni che favoriscono il potere delle multinazionali di Federico Tulli

«È un falso mito quello delle biotecnologie applicate all’agricoltura responsabili della scomparsa del “buon cibo di una volta”, ancor più lo è quello degli organismi geneticamente modificati pericolosi per la salute umana». Antonio Pascale, agronomo e autore del prezioso saggio Scienza e sentimento (Einaudi), è un appassionato fautore della necessità di fare chiarezza sulla presunta tossicità degli Ogm, dato che questa ipotesi è alla base del divieto di sperimentazione in campo aperto che in Italia blocca la ricerca biotech in agricoltura.
Dottor Pascale, su che basi lei sostiene che gli Ogm non siano dannosi per l’uomo?
Mi riferisco in particolare alle varietà di mais, soia e cotone biotech più diffuse al mondo, vale a dire le Bt. Che si chiamano così perché nel loro corredo genetico è stato introiettato il Bacillus thuringiensis, un batterio che produce una tossina letale per i lepidotteri, i coleotteri e una parte di ditteri, ma innocua per gli esseri umani.
Ci spieghi meglio…
Il batterio che produce questa tossina è il più analizzato al mondo. Migliaia di studi dicono che non può far male all’uomo. E il motivo è semplice: il Bt si attiva in ambiente alcalino e ha bisogno di un recettore che sta nei villi intestinali. Il nostro stomaco è acido e lo respinge. Mentre l’apparato digerente degli insetti è alcalino, e quindi lo assorbe decretando la loro morte. C’è poi un altro punto a favore del Bt…
Vale a dire?
Premesso che è un composto usato negli insetticidi per l’agricoltura biologica da oltre 30 anni, cosa che da sola dovrebbe zittire i suoi più acerrimi nemici, l’inserimento di quel gene in una pianta comporta inevitabilmente un minor uso della chimica disinfestante.
E allora perché gli agricoltori sono così ostili alle biotecnologie?
È un mistero che si potrebbe spiegare con l’interesse economico a sviluppare un tipo di agricoltura piuttosto che un’altra.
Minori costi dice, ma come la mettiamo con quello del brevetto che l’azienda produttrice dei semi biotech fa ricadere pesantemente sull’agricoltore?
Il discorso è complesso. È innegabile che ci siano dei costi “supplementari” per via dei diritti di proprietà, ma la colpa di questa situazione è di chi demonizza il biotech agli occhi della società civile, poiché così facendo ha stroncato qualsiasi possibilità per la ricerca pubblica di fare concorrenza alle equipe scientifiche sovvenzionate dalle multinazionali. Il caso del nostro Paese è emblematico. A metà anni 80 la sperimentazione della tecnica del Dna ricombinante avveniva solo negli istituti di ricerca pubblici. Grazie alla ricerca universitaria sono state ricavate tante colture ottime e gli scienziari non si curavano certo dell’esistenza della Monsanto.
E poi cosa è successo?flickr2
La sperimentazione è stata vietata e le multinazionali hanno sfruttato la paura ingiustificata del transgenico che gli anti-Ogm hanno fatto venire alle persone.
Come l’hanno sfruttata?
Creare una coltura Ogm costa pochissimo. Chiunque potrebbe farlo acquistando l’attrezzatura con poche migliaia di euro. Il problema è il “dopo”. Per passare i controlli di sicurezza e mettere il prodotto transgenico sul mercato si spendono dai 20 ai 50 mln di dollari. Controlli che “grazie” alle campagne ostili che creano consumatori atterriti sono così approfonditi (e sicuri) che non si fanno per nessun altro “frutto” della terra, ma che comportano un costo che si possono permettere solo le grandi corporation. Le quali non battono ciglio. Perché sanno bene di poter così fare il prezzo che vogliono e spartire in poche fette l’immensa torta dei guadagni. Tutto ciò in fin dei conti è insensato perché il biochimico della multinazionale modifica solamente un gene. Mentre, per dire, l’agronomo che incrocia due varietà ne modifica a iosa. In questo caso basta iscrivere la nuova coltura al registro varietale pagando poche centinaia di euro, ed eccoci al mercato. Dove nessuno si preoccuperà se quella pannocchia è tossica o no. Left 07/2009

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Ogm, la Francia chiede chiarezza

Pubblicato da Federico Tulli su 27 Giugno 2008

L’Authority europea che certifica la sicurezza delle piante biotech è sospettata di favorire chi le produce. Sarkozy spinge perché l’Ue cambi le regole di valutazione scientifica di Federico Tulli

Il sistema adottato dall’Unione europea per la valutazione scientifica degli studi sugli organismi geneticamente modificati è nel mirino del governo francese. Sotto accusa sono l’affidabilità delle analisi del rischio ambientale, ma anche la breve durata dei test sui pesticidi (tre mesi invece dei due anni richiesti dall’Ue per quelli non biotech). Il principale imputato è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha il compito di dare a Bruxelles il parere scientifico sui dossier delle industrie biotecnologiche che hanno chiesto l’autorizzazione al commercio di ogm in Ue. Compito che secondo Parigi l’authority non svolgerebbe al meglio. Per questo motivo la Francia, cui tocca il turno di presidenza Ue dal primo luglio prossimo, si candida a principale ispiratrice di una profonda modifica del metodo di valutazione e quindi di autorizzazione all’introduzione di ogm in Europa.

Una modifica che peraltro è richiesta a gran voce anche da parte della comunità scientifica transalpina. Come testimonia l’invito a dimettersi ricevuto nel marzo scorso dal direttore esecutivo dell’Efsa, Catherine Geslain-Lanéelle, formulato dal Comitato di ricerca e informazione indipendente sulla genetica per bocca del presidente, il bioingegnere Gilles Eric Seralini. Il quale, dopo aver sconfessato l’Efsa su un dossier della Monsanto relativo al mais ogm Mon863, ha accusato l’authority di aver concordato le conclusioni favorevoli con gli esperti della multinazionale. Attorno allo stesso Seralini ruotano molte delle dinamiche che potrebbero cambiare completamente la procedura di autorizzazione al commercio di ogm in Europa. È lui che il ministro dell’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo, ha incaricato di creare un progetto per organizzare il metodo di controanalisi sugli studi che le aziende biotecnologiche consegnano all’Efsa. Piano che sarà presentato dalla Francia ai partner europei nelle prime settimane di presidenza Ue.

L’obiettivo è creare una sorta di contraddittorio scientifico con l’Efsa tramite l’istituzione di un fondo comunitario per i gruppi di ricerca di ingegneria genetica qualificati e indipendenti dalle multinazionali. A Bruxelles, è noto, i fautori degli ogm a tutti i costi godono di notevole appoggio politico. Ma i presupposti per la creazione di un sistema di valutazione scientifica più cristallino auspicato dal governo di Parigi ci sono tutti. Nel maggio scorso, per la prima volta, la Commissione europea ha rimandato indietro all’Efsa i fascicoli relativi a un discreto numero di ogm in attesa di autorizzazione chiedendo di riesaminare i rischi. Questo dopo che proprio la Francia aveva invocato la clausola di salvaguardia e sospeso la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810 della Monsanto, in seguito alle evidenze di rischi ambientali accertate da una ricerca indipendente. All’inizio di giugno, il Consiglio dei ministri Ue per l’ambiente ha approvato la richiesta, presentata sempre dalla Francia, di riesaminare le procedure di omologazione degli organismi geneticamente modificati, tenendo maggiormente in conto l’aspetto dei rischi sull’ecosistema. Alla riunione che si è tenuta a Lussemburgo, la delegazione francese ha presentato alcune proposte per risolvere il blocco creatosi nel processo di approvazione. Proposte accolte anche dalla Commissione che ha fissato un incontro per ottobre o al più tardi a dicembre. In quella occasione i ministri hanno convenuto di organizzare, a luglio, un tavolo di alto livello per discutere il dossier sulle procedure di omologazione proposto da Parigi. Che giocherà in casa.
Left 26/2008

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